Archivio per marzo, 2007

registrazione dell’intervento di "Ficarra e Picone" nella
2a o 3a serata di Sanremo… hanno fatto un bellissimo omaggio a don
Pino Puglisi… merita veramente… ascoltatelo attentamente…
ci sentiamo presto
a tutti mando un abbraccio caloroso dei miei…
Ciao ciao
ricerc@tore (raffa)

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La sorella di Andrea Santoro: “È più forte il perdono della rabbia”
Parla la sorella del sacerdote ucciso in Turchia un anno fa

ROMA, mercoledì, 28 marzo 2007 (ZENIT.org).- “Non ho mai sentito rabbia: è stato più forte il dolore, e dal dolore è nato il perdono”. Sono le parole a ZENIT di Maddalena Santoro, sorella di don Andrea Santoro (1945-2006), il prete romano ucciso il 5 febbraio 2006 in Turchia, mentre pregava in chiesa con in mano una Bibbia in lingua turca.

Maddalena Santoro racconta il senso dell’Eucaristia di don Andrea e rivela a ZENIT che secondo lei il processo di beatificazione di suo fratello “andrà avanti”.

La sorella di questo sacerdote
martire ha creato insieme ad altre persone un’associazione per promuovere il dialogo interculturale e interreligioso sull’esempio di suo fratello, l’Associazione Don Andrea Santoro (http://www.associazionedonandreasantoro.org/).

Un anno senza suo fratello. Cos’è più forte, il dolore e la rabbia della sua perdita oppure il perdono?

Santoro: La rabbia non l’ho mai provata perché è stato molto più forte il dolore, che non ha lasciato assolutamente spazio alla rabbia. Ha lasciato invece spazio al perdono come credente e per continuare la bontà e l’opera di don Andrea per il dialogo. Se si odia e si ha rabbia, ci si chiude al dialogo.

Non è tanto automatico il passo al perdono, nel senso che è uno sfociare dal dolore. Dal dolore può nascere odio,
amarezza, desiderio di vendetta. Il dolore è un terreno da cui possono nascere molte cose. Tra queste vi è anche il perdono e la volontà di continuare l’operato di don Andrea sulla linea del dialogo.

Si vedono già i frutti del martirio di don Andrea?

Santoro: Guardi, io non so se parlare di frutti o conseguenze. Dal 5 febbraio 2006, giorno in cui è stato ucciso, sono accadute cose inaspettate, a parte lo stesso omicidio, inaspettato. Ecco, la lettura di questo omicidio è veramente stata quella del martirio, è emersa questa lettura da sé, sia per le condizioni in cui è avvenuto, un uomo in preghiera, con la Bibbia in turco in mano, con la chiesa aperta… questo ci fa pensare che chi l’ha voluto uccidere ha voluto uccidere proprio lui, un uomo di preghiera e di fede.

E poi le conseguenze sono state quelle di una risonanza talmente grande che è stata inaspettata.
L’eco è continuata e la richiesta di testimonianza su don Andrea, questo è secondo me il frutto, forse il miracolo, non so come chiamarlo.

La gente vuole sentire il suo stare in Turchia, il suo essere lì, e quindi questa apertura di cuore da parte di un cristiano, un sacerdote, ad altre persone di altre religioni, luoghi e cultura. Questo mi sembra veramente un miracolo, perché c’è stata una risonanza che ha suscitato questo interesse in tutti, persone religiose, persone non credenti e anche a livello politico mi sembra che ci sia stato un risveglio.

Ma la mia preoccupazione è proprio questa: a un certo livello sociale e politico le cose possono non svilupparsi. Mentre a livello di popolo la gente si commuove e sente una conversione, si sente di poter intraprendere un cammino così come è stato testimoniato da don Andrea, ad altri livelli non so se si bloccherà, questo
processo. Ci vuole una grande volontà per operare un cambiamento, è necessario sia dell’Oriente sia dell’Occidente rispetto alla fede, alla religione, a una apertura…

Quale era e quale è il lascito spirituale di don Andrea Santoro?

Santoro: Spiritualmente lui ha lasciato un profondo senso di interiorità rispetto alla Parola di Dio. Un altro elemento molto importante a livello spirituale è la comprensione che don Andrea ha avuto dell’Eucaristia, questo “Cristo agnello immolato” come lui diceva, Cristo che si è dato per noi.

Riscoprendolo sappiamo che Cristo vuole essere presente oggi attraverso l’Eucaristia, attraverso la nostra mente, il nostro andare, il nostro amare, il nostro esserci nei luoghi e negli ambienti… Cristo è presente nell’Eucaristia realmente e questa Eucaristia ci trasforma in lui per essere presente ancora lui in mezzo alla gente. Questa
comprensione lui la viveva così.

Nelle sue lettere è scritto, quando nel 1980 lui si allontanato in Medio Oriente, una delle prime meditazioni a Betania è stata proprio sull’Eucaristia. Essere Eucaristia noi con Cristo e Cristo attraverso di noi presente.

Pensa che ci siano delle possibilità per cui la Chiesa riconosca suo fratello come beato?

Santoro: Dal mio punto di vista personale di sorella, come dice mia mamma “a me non importa che lo facciano santo dal punto di vista formale, a me manca lui, so che è presso il Signore e l’ha amato tanto e questo mi consola”.

Da un punto di vista della Chiesa come istituzione credo di sì, perché il Cardinale Camillo Ruini si è espresso in maniera chiara, lui conosceva don Andrea bene. Credo che andrà avanti, così mi sembra.


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VANGELO DEL GIORNO (Gv 10,31-42)

Cercavano di prendere Gesù, ma egli sfuggì dalle loro mani.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, i Giudei portarono pietre per lapidare Gesù. Egli disse loro: "Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio; per quale di esse mi volete lapidare?".
Gli risposero i Giudei: "Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio". Rispose loro Gesù: "Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dei? Ora, se essa ha chiamato dei coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio (e la Scrittura non può essere annullata), a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo, voi dite: Tu bestemmi, perché ho detto: Sono Figlio di Dio? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete almeno alle
opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre". Cercavano allora di prenderlo di nuovo, ma egli sfuggì dalle loro mani. Ritornò quindi al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui si fermò. Molti andarono da lui e dicevano: "Giovanni non ha fatto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero". E in quel luogo molti credettero in lui.

Una volta ancora Gesù sta per essere lapidato, e le parole che scambia con i suoi persecutori mettono in rilievo il vero motivo del suo martirio ormai prossimo. Gesù non è stato condannato a morte, come Giovanni Battista, perché predicava la giustizia e nemmeno perché i suoi miracoli preoccupavano i potenti, ma piuttosto perché si dichiarava Figlio di Dio e, per la legge di Mosè, una simile affermazione meritava la morte. Durante tutta la vita, egli ha voluto conoscere nella sua sensibilità ardente questa sofferenza di essere rifiutato perché era Figlio del Padre, mentre il suo solo desiderio era di donarci suo Padre.
Alcuni l’hanno riconosciuto e sono venuti a lui. Sono quelli che, attraverso la sua parola dolce e pacata, ma affilata come una spada, attraverso le sue opere di misericordia, i miracoli, le risurrezioni che manifestavano la
gloria di Dio, oppure attraverso la testimonianza del suo precursore, hanno percepito lo Spirito del Padre che li toccava nel più profondo del loro cuore e sono stati abbastanza umili, abbastanza poveri per aprirsi all’adorazione. Allora costoro sono stati rinsaldati nella fede e hanno riconosciuto che Gesù è nel Padre e che il Padre è in lui.
In questi ultimi giorni prima della Passione, la Chiesa ci spinge ad attaccarci, con una fede amorosa e piena, a "colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo".

Melitone di Sardi ( ? – circa 195), vescovo
Omelia sulla Pasqua, 57-67 ; SC 123

Il mistero della Pasqua del Signore

Il mistero della Pasqua si è compiuto nel corpo del Signore. Tuttavia egli aveva preannunciato le sue sofferenze ai patriarchi, ai profeti e a tutto il suo popolo ; le aveva confermate con un sigillo nella Legge e i Profeti.  Questo futuro inaudito e grandioso era stato preparato da lunga data ; prefigurato da molto tempo, il mistero del Signore è stato reso visibile oggi, perché antico e nuovo è il mistero del Signore…

Vuoi dunque vedere il mistero del Signore ? Guarda Abele, come lui assassinato, Isacco, come lui legato, Giuseppe, come lui venduto, Mosè, come lui esposto, Davide, come lui perseguitato, i profeti, come lui disonorati a causa del nome di Cristo. Infine guarda l’agnello immolato sulla terra d’Egitto, che colpì l’Egitto e salvò Isarele col proprio sangue.

Anche dalla voce dei profeti,
veniva annunciato il mistero del Signore. Mosè disse al popolo : « La tua vita ti sarà dinanzi come sospesa a un filo ; e non sarai sicuro della tua vita » (Dt 28, 66). E Davide : « Perché le genti congiurano, perché invano cospirano i popoli ? Insorgono i re della terra e i principi congiurano insieme contro il Signore e contro il suo Messia » (Sal 2, 1-2). E Geremia : « Ero come un agnello mansueto che viene portato al macello. Non sapevo che essi tramavano contro di me dicendo : … Strappiamolo dalla terra dei viventi ; il suo nome non sia più ricordato » (Ger 11, 19). E Isaia : « Era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Chi si afflige per la sua sorte ? » (Is 53, 7).

Molte cose sono state predette dai profeti riguardanti il mistero della Pasqua, che è Cristo… Egli infatti ci liberò dal modo di vivere del mondo
come dall’Egitto, e ci salvò dalla schiavitù del demonio come dalla mano del Faraone.


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VANGELO DEL GIORNO (Gv 8,51-59)

Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai Giudei: "In verità, in verità vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte". Gli dissero i Giudei: "Ora sappiamo che hai un demonio. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: ”Chi osserva la mia parola non conoscerà mai la morte”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti; chi pretendi di essere?". Rispose Gesù: "Se io glorificassi me stesso, la mia gloria non sarebbe nulla; chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: ”È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. E se dicessi che non lo conosco, sarei come voi, un
mentitore; ma lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò". Gli dissero allora i Giudei: "Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?". Rispose loro Gesù: "In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono". Allora raccolsero pietre per scagliarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.
 
Per non morire, basta osservare l’insegnamento di Gesù, osservarlo per intero. Di quale morte sta parlando Cristo? Spesso Gesù torna alla carica con questo argomento nei vangeli, è sicuro che per il Suo insegnamento la morte più importante è quella dell’assenza di Dio. Per il Figlio di Dio era difficile da mandar giù l’atteggiamento di quegli ebrei osservanti che stavano tanto tempo sulla scrittura è non lo riconoscevano, questi erano vivi, ma come morti. Chi non incontra la Sua Parola vive quindi per la morte. Il Nuovo Testamento è il complemento e, insieme, il compimento dell’insegnamento dell’Antica Alleanza. Non possiamo capire del tutto l’Antico Testamento se non lo leggiamo con il Nuovo Testamento come un tutto. Ma il Nuovo Testamento non sarà comprensibile in tutte le sue implicazioni se lo leggiamo separatamente. Gesù
ricorda oggi l’unità dei due Testamenti. Gli interlocutori di Gesù non vogliono prendere atto di ciò. Ne hanno semplificato la prospettiva, e si sono trovati in errore. Abramo ne possedeva invece la prospettiva globale, perché, grazie alla sua fede, guardava verso l’avvenire, verso il Messia. Gesù è il Messia promesso, atteso, colui che salverà Israele, ma gli Ebrei non ci credono. Si ostinano a guardare soltanto alla vita terrena, nel suo circolo chiuso che va dalla nascita alla morte, mentre la vita eterna, di cui parla Gesù, comincia con la nascita nell’acqua e nello spirito ed è infinita. Per giungere a questa vita eterna, bisogna osservare per intero l’insegnamento di Gesù. Chi si costruisce la salvezza da solo oggi è come questi, come chi non necessita di nulla e pensa di essere veramente libero, così facendo si lascia condizionare da qualcosa d’altro che infine non gli rende pienezza, ma vuotezza.

 

Sant’Ambrogio (circa 340-397), vescovo di Milano e dottore della Chiesa
Su Abramo, I, 67-78

« Abramo vide il mio giorno »

“Dio disse ad Abramo: Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va’ nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò” (Gen 22,2). Isacco prefigura Cristo che sta per soffrire. Viene su un’asina…; quando il Signore venne per soffrire per noi la sua Passione, sciolse il puledro, figlio dell’asina sul quale salì… Abramo disse ai suoi servi: “Torneremo da voi”; ha profetizzato ciò che ignorava… Isacco ha portato la legna; Cristo, il legno della croce. Abramo acompagnava suo figlio; il Padre accompagnava Cristo. Disse infatti: “Mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me” (Gv 16,32). Isacco disse a suo padre… “Ecco qui la legna ma dov’è l’agnello per l’olocausto?” Disse delle parole profetiche, pur senza saperlo; il Signore infatti preparava un agnello per l’olocausto. Anche Abramo ha profetizzato
rispondendo : “Dio stesso provvederà l’agnello per l’olocausato, figlio mio”…

“L’angelo del Signore gli disse: “Abramo, Abramo… non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che temi Dio e non hai risparmiato il tuo figlio prediletto per me” (cfr Rm 8,32)… Abramo alzò gli occhi e vide un ariete appeso con le corna in un cespuglio” . Perché un ariete? È quello che ha il valore più grande nel gregge. Perché appeso? Per farti vedere che questa non era una vittima terrena… Il nostro corno, la nostra forza, è Cristo (lc 1,69), che è superiore ad ogni uomo, come leggiamo: “Tu sei il più bello tra il figli dell’uomo” (Sal 44,3). Solo lui è stato innalzato da terra ed esaltato, come insegna lui stesso con queste parole: “Io non sono di questo mondo. Sono di lassù” (Gv 8,23). Abramo in quell’olocausto ha intravvisto la sua Passione; per questo il Signore
disse di lui: “Abramo vide il mio giorno e se ne rallegrò”. Egli è apparso ad Abramo, rivelandogli che il suo corpo avrebbe sofferto la Passione grazie alla quale egli ha riscattato il mondo. Indica pure il genere di Passione che avrebbe sofferto mostrandolo appeso; quel cespuglio è il legno della croce. E, innalzato su quel legno, la guida incomparabile del gregge ha attirato tutti a sé, per farsi conoscere da tutti.


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Vangelo del giorno

Pubblicato: 27 marzo 2007 in Senza categoria


Vangelo  Gv 8,21-30
Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io Sono.

Dal vangelo secondo Giovanni
 

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Forse si ucciderà, dal momento che dice: Dove vado io, voi non potete venire?». E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che io sono, morirete nei vostri peccati». Gli dissero allora: «Tu chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che vi dico. Avrei molte cose da dire e da giudicare sul vostro conto; ma colui che mi ha mandato è veritiero, ed io
dico al mondo le cose che ho udito da lui». Non capirono che egli parlava loro del Padre. Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io Sono e non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo. Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

 

Gesù pronuncia una strana sentenza, in contraddizione con tutto il Vangelo, se tolta dal suo contesto: "Dove vado io, voi non potete venire". In altri termini, non possiamo seguire Cristo se siamo nel peccato, cioè se rifiutiamo Dio e colui che egli ha mandato, Gesù Cristo. Secondo san Giovanni, il rifiuto di Cristo è il peccato più grande. Come Mosè nei confronti del suo popolo, Cristo parla in nome di Dio. Mosè nel tempo in cui era il pastore del popolo di Israele, aveva ascoltato le seguenti parole: "Io-Sono mi ha mandato a voi… Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi" (Es 3,14-15). Il nome di Dio bastava
agli Ebrei perché avessero fiducia in Mosè, per fuggire dalla schiavitù e partire verso la terra promessa. Questo nome celava in sé la potenza e il dinamismo dell’Esodo. Grazie a questo nome, s’è compiuta la Pasqua in cui non è mancata né manna né acqua. Ci furono le quaglie e il serpente di rame a salvare dalla morte.
Evocando questo nome, che è il suo nome, Gesù ricorda tutta la strada percorsa dalla schiavitù alla libertà, perché ciascuno di noi deve intraprendere questo cammino dalla morte alla vita. Per provare in sé questa Pasqua, bisogna credere in Gesù, credere a Gesù. Credere che egli è l’inviato, il Messia, e credere nelle sue parole. Allora si impara a seguirlo nel mistero pasquale, nella passione, nella morte sulla croce e nella risurrezione.

San Bernardo (1091-1153), monaco cistercense e dottore della Chiesa
Dicorsi diversi, n° 22

« Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io Sono »

A Cristo Gesù devi tutta la tua vita, poiché egli ha dato la sua vita per la tua vita, e ha sopportato amari tormenti perché tu non sopportassi tormenti eterni. Cosa potrà essere per te duro o tremendo, quando ricorderai che colui che era di natura divina nel giorno della sua eternità, prima che nascesse l’aurora, tra santi splendori, lui, l’irradiazione della gloria di Dio e l’impronta della sua sostanza, è venuto nel tuo carcere, ad  affondare fino al collo, come è detto, nella profondità del tuo fango (Fil 2,6; Sal 109,3; Eb 1,3; Sal 68,3).

Cosa potrà non sembrarti dolce, quando avrai raccolto nel tuo cuore tutte le sofferenze del tuo Signore e ricorderai prima la sottomissione della sua infanzia, poi le fatiche della sua predicazione, le tentazioni dei suoi digiuni, le sue veglie nella preghiera, le sue lacrime di compassione, le trame ordite contro di
lui… e poi le ingiurie, gli sputi, i colpi, la frusta, la derisione, le canzonature, i chiodi, e quanto egli ha sopportato per la nostra salvezza?

Quale compassione immeritata, quale amore gratuito così manifestato, quale stima inaspettata, quale mitezza stupenda, quale invincibile bontà! Il re della gloria (Sal 23) crocifisso per uno schiavo così spregevole! Chi ha mai udito una tale cosa, che ha mai visto una cosa simile? Infatti, “a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto” (Rm 5,7). Ma lui è morto per dei nemici e degli ingiusti, sciegliendo di rinunciare al cielo per ricondurci in cielo, lui il mite amico, il saggio consigliere, il fermo sostegno. Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato (Sal 115,3) ?

 


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(Lc 1,26-38) VANGELO DEL GIORNO

Ecco, concepirai e darai alla luce un figlio.
+
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: "Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te". A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.L’angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine". Allora Maria disse all’angelo: "Come è possibile? Non conosco uomo". Le
rispose l’angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio".
Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". E l’angelo partì da lei.
Parola del Signore.

Maria di Nazaret aveva scelto una vita di dono totale a Dio, come vergine. Ma Dio decise altrimenti. Ciò che colpisce, nell’Annunciazione, è che una "religione pura" esige un dialogo vivente e costante fra Dio e ogni uomo. Qui Dio ha pronunciato la sua ultima Parola a Maria, perché si compissero le parole che, nella storia di Israele, erano state dette ad Abramo, a Mosé e ai profeti. Essi avevano ascoltato e obbedito; lasciarono entrare nella loro vita la Parola di Dio, la fecero parlare nelle loro azioni e la resero feconda nel loro destino.I profeti sostituirono alle loro proprie idee la Parola di Dio; anche Maria lasciò che la Parola di Dio si sostituisse a quelle che erano le sue convinzioni religiose. Di fronte alla profondità e all’estensione di questa nuova Parola, Maria "rimase turbata". L’avvicinarsi del Dio infinito
deve sempre turbare profondamente la creatura, anche se, come Maria, è "piena di grazia".Assolutamente straordinario è poi che questo Dio non solo si avvicina a Maria, ma le offre il proprio Figlio eterno perché divenga il suo Figlio. Come è possibile che il "Figlio dell’Altissimo" diventi suo Figlio? "Lo Spirito Santo scenderà su di te". Come scese sul caos, in occasione della creazione, lo Spirito Santo scenderà su Maria e il risultato sarà una nuova creazione. L’albero appassito della storia fiorirà di nuovo. "Maria disse: Eccomi sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". Nell’Annunciazione si ha il tipo di dialogo che il Padre del nostro Signore Gesù Cristo vorrebbe avere con ciascuno di noi. L’esperienza di Maria a Nazaret sottolinea questa verità per tutto il popolo di Dio. Il suo "sì" in risposta all’offerta divina e il cambiamento drammatico di vita che ne
sarebbe seguito, mostrano che la venuta di Dio in mezzo a noi esige un cambiamento radicale.Ma, cosa più importante, l’Annunciazione a Maria ci pone di fronte ad una grande verità: ognuno di noi ha avuto un’"annunciazione" personale. Sto esagerando? No di certo. Se esaminate la vostra vita passata, troverete un’esperienza che è stata decisiva; forse non ebbe allora conseguenze immediate, o almeno non vi sembrò, ma, ripensandoci adesso, vi accorgete che è stata fondamentale, sia essa la scuola che avete frequentato, un libro che avete letto, un discorso che avete ascoltato, una frase delle Scritture che vi ha colpito, gli amici a cui vi siete sentiti uniti o un ritiro che avete fatto. Era il Dio di Maria di Nazaret che si annunciava a voi. Voi avete dunque avuto una "vostra" annunciazione. E se non avete risposto "sì", o se avete pronunciato soltanto un "sì" timido? Basta riconoscere
l’annunciazione ora e cercare di recuperare il tempo perduto vivendo per Dio e per gli altri."Eccomi sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto".

 

Giovanni Paolo II
Mulieris dignitatem © Libreria Editrice Vaticana

« Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna » (Gal 4,4)

[In risposta alle aspirazioni] dello spirito umano in cerca di Dio… la «pienezza del tempo», mette in rilievo la risposta di Dio stesso…  L’invio di questo Figlio, consustanziale al Padre, come uomo «nato da donna» (Gal 4,4), costituisce il culminante e definitivo punto dell’autorivelazione di Dio all’umanità… La donna si trova al cuore di questo evento salvifico. L’autorivelazione di Dio, che è l’imperscrutabile unità della Trinità, è contenuta nelle sue linee fondamentali nell’annunciazione di Nazareth. «Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Egli sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo – Come avverrà questo? Non conosco uomo – Lo Spirito Santo scenderà su di te, su di te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio… Nulla è impossibile a Dio» .

E’
facile pensare a questo evento nella prospettiva della storia d’Israele, il popolo eletto di cui Maria è figlia; ma è facile anche pensarvi nella prospettiva di tutte quelle vie, lungo le quali l’umanità da sempre cerca risposta agli interrogativi fondamentali ed insieme definitivi che più l’assillano. Non si trova forse nell’Annunciazione di Nazareth l’inizio di quella risposta definitiva, mediante la quale Dio stesso viene incontro alle inquietudini del cuore dell’uomo? Qui non si tratta solo di parole di Dio rivelate per mezzo dei profeti, ma, con questa risposta, realmente «il Verbo si fa carne» (Gv 1,14). Maria raggiunge così un’unione con Dio tale da superare tutte le attese dello spirito umano. Supera persino le attese di tutto Israele e, in particolare, delle figlie di questo popolo eletto, le quali, in base alla promessa, potevano sperare che una di esse sarebbe un giorno
divenuta madre del Messia. Chi di loro, tuttavia, poteva supporre che il Messia promesso sarebbe stato il «Figlio dell’Altissimo»? A partire dalla fede monoteista veterotestamentaria ciò era difficilmente ipotizzabile. Solamente in forza dello Spirito Santo, che «stese la sua ombra» su di lei, Maria poteva accettare ciò che è «impossibile presso gli uomini, ma possibile presso Dio» (Mc 10,27).


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BUONA DOMENICA

Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 8,1-11
In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma all’alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: "Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?". Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: "Chi di voi è senza
peccato, scagli per primo la pietra contro di lei". E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: "Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?". Ed essa rispose: "Nessuno, Signore". E Gesù le disse: "Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più".

È vicino il momento in cui Cristo farà la rivelazione più radicale – e la più incomprensibile per l’uomo – della sua potenza: morire sulla croce. È uno "scandalo per gli Ebrei, follia per i popoli pagani" (1Cor 1,23).
Già prima Gesù aveva parlato ai suoi discepoli della croce, che li stupì e confuse. Quello che osservavano, nel comportamento sociale, è che l’uomo utilizza la debolezza degli altri per affermare il proprio potere. Ma Gesù diceva
loro: "I re delle nazioni… e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi però non sia così" (Lc 22,25). E i farisei che pretendono di usare una povera donna, colta in flagrante delitto di adulterio, per compromettere Gesù, gli danno in effetti l’occasione di insegnare con un esempio i suoi nuovi metodi. In primo luogo Gesù mette in evidenza l’ipocrisia dei farisei: "Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra. Dopo, toglie loro qualsiasi argomentazione. Mette in evidenza la loro ignoranza colpevole della legge che insegna che Dio, essendo potente sovrano, giudica con moderazione e governa con indulgenza, perché egli opera tutto ciò che vuole (Sal 115,3). Infine – e questo è il punto più importante del Vangelo -, Gesù insegna alle folle che non esiste più grande manifestazione di potere che il perdono. La morte
stessa non ha un così grande potere. In effetti, solo il potere di Cristo, che muore crocifisso per amore, è capace di dare la vita. E soltanto il potere che serve a dare la vita è vero potere.

Simeone il Nuovo Teologo (circa 949-1022), monaco ortodosso
Inno 45 ; SC 196, 103


« Neanch’io ti condanno… Io sono la luce del mondo » (Gv 8,11-12)

O, mio Dio che ti compiaci nel perdonare, mio Creatore,
fa sorgere su di me il chiarore della tua inaccessibile luce
per colmare di gioia il mio cuore.
Ah! non irritarti! Ah! non abbandonarmi!
ma illumina la mia anima con la tua luce,
poiché la tua luce, sei tu, o mio Dio,…

Mi sono allontanato dalla via retta, dalla via divina,
e sono caduto miseramente dalla gloria che mi avevi data.
Sono stato spogliato del vestito di luce, del vestito divino,
e, caduto nelle tenebre, giaccio ormai nelle tenebre,
senza sapere che sono privo di luce…
Perché, se tu hai brillato dall’alto, se sei apparso nell’oscurità,
se sei venuto nel mondo, o Misericordioso,
se hai voluto vivere con gli uomini, secondo la
nostra condizione,
per amore dell’uomo,
se… ti sei detto la luce del mondo (Gv 8,12),
mentre noi, non ti vediamo,
non è forse perché siamo totalmente ciechi
e più sfortunati dei ciechi, o mio Cristo?…

Ma tu, che sei in persona tutti i beni, li dai senza sosta
ai tuoi servi, a coloro che vedono la tua luce…
Chi possiede te, possiede realmente in te ogni cosa.
Ch’io non sia privo di te, Maestro! ch’io non sia privo di te,
Creatore!
Ch’io,  l’umile straniero, non sia privo di te, Misericordioso…
Ti prego, prendimi con te,
anche se ho moltiplicato i peccati più che tutti gli uomini.
Accogli la mia preghiera come quella del pubblicano (Lc 8,13),
come quella della peccatrice della città (Lc 7,38), Maestro, anche se non piango come lei…
Non sei forse sorgente di pietà, fonte di misericordia,
e fiume di bontà:
a questo titolo, abbi pietà di me!
Sì, tu che hai avuto le mani e i piedi inchiodati sulla croce,
e il cui fianco è stato traffito dalla lancia, o Compassionevole,
abbi pietà di me e strappami dal fuoco eterno…
Ch’io, in quel giorno, stia senza condanna davanti a te
per essere accolto nella tua sala di nozze
dove condividerò la tua felicità, mio buon Maestro,
nella gioia inesprimibile, per tutti i secoli. Amen.


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