Archivio per aprile, 2007

Una piccola storia per l’anima

Pubblicato: 30 aprile 2007 in Senza categoria

Una piccola storia per l’anima

Una umile fioraia

Il celebre e dotto cardinale Pie, (arcivescovo di Poiters), parlo’ un giorno ad un gruppo di collaboratrici del seminario:" Gentili signore, permettetemi un esempio. Io ho conosciuto bene, anzi molto bene, un povero ragazzo, nato in un villaggio vicino a Chartres che aveva un gran desiderio di diventare prete. Ma i suoi genitori non avevano soldi per mantenerlo in seminario, anzi lo lasciarono orfano in tenera eta’. Un giorno, era l’Epifania, quel povero ragazzino, usci’ in pianto dalla Cattedrale di Poiters. Aveva contemplato la bellezza del sacerdozio, purtroppo precluso alla sua poverta’. Pero’ sulla piazza lo vide una gentile donna,
venditrice di fiori, che gli chiese:
" Perche’ piangi, piccolo mio ? ". " Vorrei diventare sacerdote; ma sono povero; non ho ne’ genitori,ne’ soldi per i miei studi ". " Ti aiutero’ io! ", disse la gentile fioraia e fu di parola. La povera donna dovette lavorare per quattro; passava le notti a cucire e a pensare come aiutare il suo " pretino " … ".

" Gentili signore ", concludeva il Cardinale Pie, con le lacrime agli occhi, " la povera donna, la gentile fioraia madame Mariette, ora e’ morta; ma quel bimbo per la sua opera, divenne sacerdote, fu vescovo e cardinale. Quel povero bimbo … sono io, che vi parlo; sono io, il vostro cardinale! "


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Gv 10,1-10

1 «In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. 2 Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. 3 Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. 4 E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. 5 Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». 6 Questa similitudine disse loro
Gesù; ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro.7 Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. 8 Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. 9 Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10 Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.

Medita

Pasqua: cinquanta giorni per accorgerci della resurrezione del Maestro. Tranquilli: anche per gli apostoli è stata dura; siamo così abituati a fermarci al venerdì santo (ricordate i discepoli di Emmaus?) da avere bisogno di tempo per accorgerci che il Signore è vivo. Anche noi rischiamo di andare al sepolcro per imbalsamare Dio, e abbiamo bisogno di molta fede per riconoscerlo nello spezzare il pane. Alla luce della Pasqua gli apostoli rileggono le parole del Maestro, che ora hanno un significato inatteso e luminoso: il Signore si presenta come un buon Pastore, che conosce e ama le sue pecore, le chiama ad una ad una e le pecore lo riconoscono e lo seguono.

Non un pastore qualunque, né un imprenditore agricolo che tiene gli animali chiusi in stalla in allevamento intensivo o cose del genere, no: un pastore buono, cioè efficace. Gesù insiste: egli vuole dare la vita in abbondanza. Gli altri pastori, in realtà, non vengono riconosciuti, le pecore diffidano della loro voce. I discepoli, sul momento, non capiscono: Gesù dice di essere una porta d’ingresso, attraverso di lui si arriva alla felicità.

Che bello, amici! Prendiamo sul serio questa Parola. Cominciamo dalle note dolenti: chi o che cosa è pastore della mia vita? Chi la conduce e dove mi conduce? Non scherziamo su questo – please – si tratta della nostra felicità! Subito, credo, viene da rispondere: “io non ho pastori, me la cavo da solo, sono libero e adulto…” Andiamo! Pastore può essere la mia carriera professionale, il giudizio degli altri, i miei appetiti, i miei sentimenti… se guardiamo bene scopriamo che dietro ogni nostra azione esiste qualcosa o qualcuno che ci ispira. Spesso, troppo spesso, siamo condotti dai bisogni suscitati dal mercato: cerco di apparire più piacevole, di essere più alla moda, di farmi accettare.

E’ normale, in parte giusto.

Ma ai discepoli, a coloro che sulla loro strada hanno incontrato il Risorto, a coloro che hanno superato la tristezza (ricordate? La gioia cristiana è una tristezza superata!), il Signore chiede di non seguire i falsi profeti, di saper distinguere le voci suadenti di chi la felicità la vende, di chi ti chiede adesione ad un sogno improbabile da chi la vita vera – in abbondanza – te la dona. Scherzo con i miei giovani (e ve l’ho già scritto): viviamo in un mondo in cui per essere felici basta poco, e sembra che tutti ne conoscano la via: bellezza, fisicità, intelligenza, salute, lavoro, soldi tanti soldi. Pensate che c’è gente che addirittura ci crede! Gente che passa la vita a dire che la ragione della propria infelicità è di non essere sufficientemente magro o alto o modesto nei guadagni. Sicuri?

Gesù pretende di proporre una vita vera, di essere la porta attraverso cui passare per raggiungere la felicità vera. Vi annuncio solennemente: io ho scelto. Voglio che sia solo il Maestro, che mi conosce per nome e di cui ormai riconosco la voce, a guidarmi nelle strade della vita. Abbiamo appena celebrato la giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Vocazione: rispondere ad una chiamata, capire quale progetto di vita il Signore ha su di me, quale tassello nel mosaico della creazione io rappresento. Una delle cose più belle del diventare cristiani è proprio la percezione di essere parte essenziale di un grande sogno d’amore, e di poter contribuire a realizzarlo! Avete mai pensato la ragione per cui esistete? Quale
missione dovete compiere negli anni della vostra vita? Oggi la grande assemblea dei cristiani sparsi nel mondo prega perché ognuno scopra il suo sogno d’amore.

Altro è volersi bene e costruire una famiglia, altro percepire questo gesto come chiamata e vocazione: abbiamo urgente bisogno di fratelli e sorelle che nella semplicità, sostenuti dal Maestro e dalla comunità, si amino come Cristo ama la Chiesa. Buona cosa è aiutare gli altri, diverso è lasciare tutto e partire a condividere con i più poveri, in nome di Cristo, speranze e sogni. Infine abbiamo bisogno di pastori secondo il cuore di Dio: uomini che dedichino la loro vita a servizio dell’annuncio e della costruzione di comunità, come gli apostoli. Mancano preti? No: manca la fede, manca
il coraggio di capire a cosa “serve” un prete oggi, mancano comunità vive e dinamiche che spingano un giovane a dedicare le proprie forze e le proprie povertà a quel pezzo di regno in mezzo alla gente che è la parrocchia.

Prega

Gesù, pastore e pascolo dei tuoi fedeli, guida sicura e sentiero di vita,

tu che conosci tutti per nome e ci chiami ogni giorno a uno a uno,

rendici capaci di riconoscere la tua voce,

di sentire il calore della tua presenza che ci avvolge,

anche quando la strada è angusta, impraticabile, e la notte profonda, interminabile.

Seguendoti senza resistenze e senza paure, giungeremo ai prati verdeggianti,

alle fresche sorgenti della tua dimora, dove tu ci farai bere e riposare.

Un pensiero per riflettere

Dio e’ un immensa ” Onda d’Amore “.

La vita e’ grande e bella! Canta con tutto il creato

l’infinito canto dell’amore! Rispondi, o anima,

all’immenso abbraccio e sentirai veramente Dio.

 


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BUONA DOMENICA VANGELO DEL GIORNO

Pubblicato: 29 aprile 2007 in Senza categoria

Vangelo

Gv 10,27-30                BUONA DOMENICA
Alle mie pecore io dò la vita eterna.

 

 

 


 

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse: “Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io dò loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano.
Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola”.

Parola del Signore

San Gregorio Magno (circa 540-604), papa, dottore della Chiesa
Omelia 14 sul vangelo ; PL 76, 1129-1130

« Io do loro la vita eterna »

Ecco che colui che è buono, non grazie a un dono ricevuto ma per natura, dice: “Io sono il buon Pastore”. E aggiunge, perché imitiamo il modello che egli ci ha dato nella sua bontà: “Il buon Pastore offre la vita per le pecore” (Gv 10,11). Egli ha attuato ciò che ha insegnato; egli ha mostrato ciò che ha comandato. Buon Pastore, ha dato la sua vita per le sue pecore, per cambiare il suo corpo e il suo sangue nel nostro sacramento, e saziare con il cibo della sua carne le pecore che aveva riscattate. La strada da seguire è indicata: questa strada è il disprezzo della morte. Ecco posto davanti a noi il modello al quale dobbiamo conformarci. Prima dedicarsi nei fatti con tenerezza alle proprie pecore; ma poi, se è necessario, offrire loro persino la propria morte.

Aggiunge poi: “Conosco le mie pecore”, cioè le amo, “e le mie, pecore conoscono me”. Come a dire apertamente:
corrispondono all’amore di chi le ama. La conoscenza precede sempre l’amore della verità. Domandatevi, fratelli carissimi, se siete pecore del Signore, se lo conoscete, se conoscete il lume delle verità. Parlo non solo della conoscenza della fede, ma anche di quella dell’amore; non del solo credere, ma anche dell’operare. L’evangelista Giovanni infatti spiega: “Chi dice: Conosco Dio, e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo” (1 Gv 2,4). Perciò in questo stesso passo, il Signore subito soggiunge: “come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore”. Come se dicesse esplicitamente: da questo risulta che io conosco il Padre e sono conosciuto dal Padre, perché offro la mia vita per le mie pecore; cioè io dimostro in quale misura amo il Padre dall’amore con cui muoio per le
pecore.


Sai cosa è successo oggi?

SINFONIA

Pubblicato: 29 aprile 2007 in Senza categoria

SE LA NOTA DICESSE…

Se la nota dicesse: non è una nota che fa la musica
…non ci sarebbero le sinfonie.
Se la parola dicesse: non è una parola che può fare una pagina
…non ci sarebbero i libri.
Se la pietra dicesse: non è una pietra che può alzare un muro
…non ci sarebbero case.
Se la goccia d’acqua dicesse: non è una goccia d’acqua che può fare un fiume
…non ci sarebbe l’oceano.
Se il chicco di grano dicesse: non è un chicco di grano che può seminare un
campo
…non ci sarebbe la messe.
Se l’uomo dicesse: non è un gesto d’amore che può salvare l’umanità
…non ci sarebbero mai né giustizia né pace, né dignità né felicità sulla
terra degli uomini.
Come la sinfonia ha bisogno di ogni nota
Come il libro ha bisogno di ogni parola
Come la casa ha bisogno di ogni pietra
Come l’oceano ha bisogno
di ogni goccia d’acqua
Come la messe ha bisogno di ogni chicco
l’umanità intera ha bisogno di te,
qui dove sei,
unico,
e perciò insostituibile.
(Michel Quoist)


Quale attrice a 31 anni ha già ottenuto 5 nomination agli oscar?

VANGELO DEL GIORNO

Pubblicato: 26 aprile 2007 in Senza categoria
VANGELO (Lc 13,1-9)
Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose: "Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Siloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo".
Disse anche questa parabola: "Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il
terreno? Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l’avvenire; se no, lo taglierai".

L’uomo non è stato creato per rovinarsi la vita. Non si può neanche immaginare che, fornito di ragione, egli lo desideri. E tuttavia tutto sembra svolgersi in modo che ciò avvenga, a tale punto che si arriva a dubitare dei propri desideri di pienezza e perfino a negare la loro possibilità. Un fatto nuovo è accaduto nella storia, che "molti profeti e re hanno voluto vedere e non hanno visto, e udire e non hanno udito". Una Presenza inevitabile, provocatoria, di un’autorità fino ad allora sconosciuta, che ha il potere di risvegliare nel cuore dell’uomo i suoi desideri più veri; un Uomo che si riconosce facilmente come la Via, la Verità e la Vita per raggiungere la propria completezza. Il momento è quindi decisivo, grave. Quest’uomo chiama tutti quelli che sono con lui a definire la propria vita davanti a lui. Ma c’è un’ultima e misteriosa resistenza dell’uomo proprio
davanti a colui di cui ha più bisogno.
Bisogna quindi ingaggiare una battaglia definitiva perché l’uomo ritrovi il gusto della libertà. E Cristo lotterà fino alla morte.
 

San Giovanni Crisostomo (verso il 345-407), vescovo di Antiochia poi di Costantinopoli, dottore della Chiesa
Discorsi sulla prima lettera ai Corinzi, n° 24

« Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo »

“Noi, pur essendo molti siamo un corpo solo” (1 Cor 10,17). Cos’è il pane che mangiamo? Il Corpo di Cristo. Cosa divengono coloro che vi comunicano? Il Corpo di Cristo, non una moltitudine, bensì un corpo unico. Così come il pane, composto di tanti chicchi di grano è un solo pane, nel quale i chicchi scompaiono, così come in una massa tanto  compatta, benché i chicchi vi sussistano, è impossibile vedere cosa li distingue, così anche noi tutti, insieme e con Cristo, facciamo una cosa sola. Infatti come in un corpo tutte le membra vengono nutrite da quel corpo e non da un altro; lo stesso Corpo li nutre tutti. Per questo l’apostolo Paolo aggiunge: “Tutti partecipiamo dell’unico pane”.

Ebbene ora, se partecipiamo tutti allo stesso pane, se tutti diveniamo lo stesso Cristo, perché dunque non
mostriamo la stessa carità?… Questo si vedeva nel tempo dei nostri padri: “La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola” (At 4,32).  Non è lo stesso adesso; anzi accade proprio il contrario. Eppure, uomo, è venuto Cristo a cercare te, che eri così lontano da lui, per unirsi a te. E tu, non vuoi unirti al tuo fratello?

Infatti, Egli non ha soltanto dato il suo corpo; ma poiché la prima carne, tratta dalla terra, era morta a causa del peccato, egli vi ha introdotto, per così dire, un altro lievito, cioè la propria carne, della stessa natura della nostra carne, ma immune da ogni peccato, piena di vita. Il Signore l’ha condivisa con tutti noi affinché, nutriti da questa carne nuova, tutti in comunione gli uni con gli altri, potessimo entrare nella vita immortale.


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Mercoledì 25 Aprile 2007
San Marco, evangelista – Festa

Commento al Vangelo di
Sant’Ireneo di Lione : San Marco trasmette la fede degli apostoli al mondo intero

Le letture del giorno

Sal 89(88),2-3.6-7.16-17.
Canterò senza fine le grazie del Signore, con la mia bocca annunzierò la tua fedeltà nei secoli, perché hai detto: "La mia grazia rimane per sempre"; la tua fedeltà è fondata nei cieli.
I cieli cantano le tue meraviglie, Signore, la tua fedeltà nell’assemblea dei santi. Chi sulle nubi è uguale al Signore, chi è simile al Signore tra gli angeli di Dio?
Beato il popolo che ti sa acclamare e cammina, o Signore, alla luce del tuo volto: esulta tutto il giorno nel tuo nome, nella tua giustizia trova la sua gloria.

Mc 16,15-20.
Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà
sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette
alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano.

Commento al Vangelo di

Sant’Ireneo di Lione (circa130-circa 208),

vescovo, teologo e martire
Contro le eresie, I, 10,1-2 ; PG 7, 550-554

San Marco trasmette la fede degli apostoli al mondo intero

La Chiesa, sparsa in tutto il mondo, fino agli ultimi confini della terra, ricevette dagli apostoli e dai loro discepoli la fede nell’unico Dio, Padre onnipotente, “che fece il cielo e la terra, il mare e tutto ciò che in essi è contenuto” (Es 20,11; At 4,24). La Chiesa accolse la fede nell’unico Gesù
Cristo Figlio di Dio, incarnato per la nostra salvezza. Credette nello Spirito Santo che per mezzo dei profeti manifestò il disegno divino di salvezza: e cioè la venuta di Cristo, nostro Signore, la sua nascita dalla Vergine, la sua Passione e la sua risurrezione dai morti, la sua ascensione corporea al cielo e la sua venuta finale con la
gloria del Padre. Allora verrà per “ricapitolare tutte le cose” (Ef 1,10) e risuscitare ogni uomo, perché dinanzi a Gesù Cristo, nostro Signore e Dio, Salvatore e Re, secondo il beneplacito del Padre invisibile “ogni gionocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua lo proclami” (Fil 2,10-11) ed egli pronunzi su tutti il suo giudizio insindacabile… Avendo ricevuto, come dissi, tale messaggio e tale fede, la Chiesa li custodisce con estrema cura, tutta compatta come abitassse in un’unica casa, benché ovunque disseminata. Vi aderisce unanimemente quasi avesse una sola anima e un solo
cuore (At 4,32). Li proclama, li insegna e li trasmette all’unisono, come possedesse un’unica bocca. Benché infatti nel mondo diverse siano le lingue, unica e identica è la forza della tradizione. Per cui le chiese fondate in Germania non credono o trasmettono una dottrina diversa
da quelle che si trovano in Spagna o nelle terre dei Celti o in Oriente o in Egitto o in Libia o al centro del mondo [la Terra Santa]. Come il sole, creatura di Dio, è unico in tutto l’universo, così la predicazione della
verità brilla ovunque e illumina tutti gli uomini che vogliono “giungere alla conoscenza della verità” (1 Tm 2,4).


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BUONA DOMENICA

VANGELO (Gv 21,1-19)
Viene Gesù, prende il pane e lo dà loro, così pure il pesce.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: "Io vado a pescare". Gli dissero: "Veniamo anche noi con te". Allora uscirono e salirono sulla barca; ma in quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: "Figlioli, non avete nulla da mangiare?". Gli risposero: "No". Allora disse loro: "Gettate la rete dalla parte destra
della barca e troverete". La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: "È il Signore!". Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi la sopravveste, poiché era spogliato, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: infatti non erano lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: "Portate un po’ del pesce che avete preso or ora". Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatrè grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: "Venite a mangiare". E nessuno dei discepoli osava domandargli: "Chi sei?", poiché sapevano bene che era il Signore.
Allora Gesù si
avvicinò, prese il pane e lo diede a loro, e così pure il pesce. Questa era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risuscitato dai morti.
Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: "Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?". Gli rispose: "Certo, Signore, tu lo sai che ti amo". Gli disse: "Pasci i miei agnelli". Gli disse di nuovo: "Simone di Giovanni, mi ami?". Gli rispose: "Certo, Signore, tu lo sai che ti amo". Gli disse: "Pasci le mie pecorelle". Gli disse per la terza volta: "Simone di Giovanni, mi ami?". Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi ami?, e gli disse: "Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo". Gli rispose Gesù: "Pasci le mie pecorelle. In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la
veste e ti porterà dove tu non vuoi".
Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: "Seguimi".

 

Giovanni Paolo II

Omelia a Pariggi 30/05/80 (© Libreria Editrice Vaticana)

« Mi ami-tu ? »

“Ami tu”?… “Mi ami tu”? Per sempre, fino alla fine della sua vita, Pietro doveva avanzare sul cammino, accompagnato da questa triplice domanda: “Mi ami tu?”. E avrebbe misurato tutte le sue attività sulla risposta che aveva allora dato. Quando fu convocato davanti al sinedrio. Quando fu messo in prigione a Gerusalemme, prigione dalla quale non doveva uscire… e dalla quale tuttavia uscì. E… ad Antiochia, e poi più lontano ancora, da Antiochia a Roma. E quando a Roma ebbe perseverato fino alla fine dei suoi giorni, conobbe la forza di quelle parole secondo le quali un Altro lo avrebbe condotto dove egli non voleva… E sapeva anche che, grazie alla forza di quelle parole, la Chiesa era assidua “nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere”… e che “il Signore aggiungeva ogni
giorno alla comunità quelli che erano salvati” (At 2,42.48)…

Pietro non può mai staccarsi da questa domanda: “Mi ami tu?”.
Egli la porta con sé ovunque vada. La porta attraverso i secoli, attraverso le generazioni. Nel mezzo di popoli nuovi e di nuove nazioni. Attraverso lingue e razze sempre nuove. La porta lui solo, e tuttavia non è più solo. Altri la portano con lui… Ci sono stati, ci sono molti uomini e donne che hanno saputo e che sanno ancora oggi che tutta la loro vita ha valore e significato solo ed esclusivamente nella misura in cui essa è una risposta alla medesima domanda: “Ami tu? Mi ami tu?” Essi hanno dato, e danno la loro risposta in maniera totale e perfetta – una risposta eroica – o talora in maniera comune, ordinaria. Ma in ogni caso essi sanno che la loro vita, la vita umana in generale, ha valore e significato nella misura in cui è la risposta a questa
domanda: “Ami tu?” Solo grazie a questa domanda la vita vale la pena di essere vissuta.


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BRACHETTO SCOUT 10

Pubblicato: 21 aprile 2007 in Senza categoria

Jovanotti – Mi Fido di Te

Pubblicato: 21 aprile 2007 in Senza categoria

Jovanotti – Mi Fido di Te

Case di pane, riunioni di rane
vecchie che ballano nelle chadillac
muscoli d’oro, corone d’alloro
canzoni d’amore per bimbi col frack
musica seria, luce che varia
pioggia che cade, vita che scorre
cani randagi, cammelli e re magi

forse fa male eppure mi va
di stare collegato
di vivere di un fiato
di stendermi sopra al burrone
di guardare giù
la vertigine non è
paura di cadere
ma voglia di volare

mi fido di te
eh mi fido di te
mi fido di te

mi fido di te
io mi fido di te
mi fido di te
cosa sei disposto a perdere

Lampi di luce, al collo una croce
la dea dell’amore si muove nei jeans
culi e catene, assassini per bene
la radio si accende su un pezzo funky
teste fasciate, ferite curate
l’affitto del sole si paga in anticipo prego

arcobaleno, più per meno meno

forse fa male eppure mi va
di stare collegato
di vivere di un fiato
di stendermi sopra al burrone
di guardare giù
la vertigine non è
paura di cadere
ma voglia di volare

mi fido di te
eh mi fido di te
mi fido di te
cosa sei disposto a perdere
mi fido di te
io mi fido di te
mi fido di te
cosa sei disposto a perdere

rabbia stupore la parte l’attore
dottore che sintomi ha la felicità
evoluzione il cielo in prigione
questa non è un’esercitazione
forza e coraggio
la sete il miraggio
la luna nell’altra metà
lupi in agguato il peggio è passato

forse fa male eppure mi va
di stare collegato
di vivere di un fiato
di stendermi sopra al burrone
di guardare giù
la vertigine non è
paura di cadere
ma voglia di volare

mi fido di te
eh mi fido di te
mi fido di te
cosa sei disposto a perdere
mi fido di te
io mi fido di te
mi fido di te
cosa sei disposto a perdere

 

Questa canzone me l’ha fatta ascoltare la prima una volta un amico a cui tengo molto e mentre parlavo con lui cercavo la canzone da trattare non trovavo niente, poi ecco che mi viene l’idea la metto e il suo titolo già mi piace “mi fido di te”, nel momento in cui nella canzone viene detto sento un’abbandono totale, è come se quel mi fido di te voglia dire mi abbandono a te, mi abbandono tra le tue braccia. E mi fa pensare a Dio e alla mia volontà di abbandonarmi tra le sue braccia, di stare a casa lì si, in un clima tranquillo come in quegli ambienti pieni di amori e di rispetto, come in quegli ambienti dove sai che puoi essere te stesso, che sei amato così come sei. Un abbraccio accogliente quello di Dio, un abbraccio simile a quello che si vive nelle vere amicizie, un abbraccio di chi si sente a
casa e si sente di poter dire tutto, di avere una persona davanti sulla quale contare al 100%, una persona con la quale poter dividere se stessi. Così tra le braccia di Dio riposarmi un po’ dopo la fatica dello stare lontano da lui del correre a desta e a manca nel mondo.  Subito dopo del “mi fido di te” Jovanotti dice “cosa sei disposto a perdere”? Per rimanere tra le sue braccia, per rimanere vicino a lui per sentire l’amore scorrere in me, per vivere d’amore cosa sono disposto a perdere? Insomma l’amore è bello si, ma chiede grande impegno, a volte chiede di fare anche qualcosa che ci pesa, qualcosa che ci fa soffrire.  Io cosa sono disposto a perdere, ora che ho orientato tutta la mia vita a Lui, non è che forse mi sto adagiando, in fondo ho fatto tanto no? Ho stravolto la mia vita da quando l’ho incontrato, basta pensare all’università che ora frequento, l’università di
Teologia.  Ma poi penso a chi è che alla fine ci ha guadagnato di più da questo cambiamento, sono io che ora sono felice, è la mia vita che ha riacquistato un senso, per questo non posso fermarmi, quel che ho fatto non vuol dire che sono arrivato, ma che devo ripartire, perché se sto volando non posso smettere di sbattere le ali altrimenti cado anche se magari sono arrivato molto in alto, devo cercare di stare più in alto, di andare sempre più in alto, è anche uno dei motti dei corsi no? E in fondo penso che più in alto si vada più ci sia bisogno di battere più forte le ali, più ci sia bisogno di energia. Ho voglia di volare dice Jovanotti, ma per volare c’è bisogno di avere fiducia, di fidarsi completamente di Dio e di sbattere le ali sempre poi, la forza? La forza ce la darà Dio e immagino che quando stanchi non riusciremo a sbatterle come una madre verrà a tenerci ancora un po’
aspettando che riniziamo a volare. Io quante volte avrei voluto smettere e lasciare tutto e sono arrivato dove sono arrivato si, ma se mi vedo dietro, se vedo il mio cammino scopro che sono arrivato qui perché c’era Lui è perché in certi momenti veramente mi ha preso in braccio Lui, mi ha preso tra le sue mani come si fa con un passerotto che non vola più, ha curato le mie ferite e mi ha spinto a volare ancora, a innalzarmi su, dove c’è amore, c’è tranquillità, quella tranquillità che ispira questa canzone quando si sente quel “mi fido di te”.


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Martedì 17 Aprile 2007

S. Roberto della Chaise-Dieu benedettino (+ 1067)
 

« Perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna »

Le letture del giorno

Sal 93,1.1-2.5.
Il Signore regna, si ammanta di splendore; il Signore si riveste, si cinge
di forza; rende saldo il mondo, non sarà mai scosso.
Il Signore regna, si ammanta di splendore; il Signore si riveste, si cinge
di forza; rende saldo il mondo, non sarà mai scosso.
Saldo è il tuo trono fin dal principio, da sempre tu sei.
Degni di fede sono i tuoi insegnamenti, la santità si addice alla tua casa
per la durata dei giorni, Signore.

Gv 3,7-15.
Non ti meravigliare se t’ho detto: dovete rinascere dall’alto.
Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e
dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito».
Replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?».
Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro in Israele e
non sai queste cose?
In verità, in verità ti dico, noi parliamo di quel che sappiamo e
testimoniamo quel che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra
testimonianza.
Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi
parlerò di cose del cielo?
Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorchè il Figlio dell’uomo che è
disceso dal cielo.
E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato
il Figlio dell’uomo,
perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».

Traduzione liturgica della Bibbia

Commento al Vangelo di

Santa Teresa Benedetta della Croce [Edith Stein] (1891-1942), carmelitana, martire, compatrona d’Europa
Poesia « Heilige Nacht »

« Perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna »

Mio Signore e mio Dio, mi hai guidata su un cammino
lungo, sassoso, oscuro
e faticoso.Sovente sembrava che le mie forze volessero abbandonarmi, non
speravo quasi più di vedere un giorno la luce.Il mio cuore stava
pietrificandosi in una sofferenza profonda quando il chiarore di una dolce
stella sorse ai miei occhi.Fedele, mi guidò ed io la seguii Con un passo,
prima timido, poi più sicuro.Giungevo finalmente alla porta della Chiesa.Si
aprì. Chiesi di entrare.La tua benedizione mi accoglie con le labbra del
tuo sacerdote.Dentro, le stelle si susseguono, delle stelle di fiori rossi
che mi indicano il cammino fino a te…E la tua bontà permette che esse mi
rischiarino lungo il mio cammino verso di te.Il mistero che dovevo tenere
nascosto nell’intimo del mio cuore, posso ormai annunciarlo ad alta voce:
Credo, confesso la mia fede!Il sacerdote mi conduce ai gradini dell’altare,
chino la fronte,
l’acqua santa scorre sul mio capo.Signore, come si può
rinascere Quando si è giunti alla metà della vita (Gv 3,4)?L’hai detto, e
questo è divenuto per me realtà. Il peso della colpe e delle pene della mia
lunga vita mi ha abbandonato.In piedi, ho ricevuto il vestito bianco posto
sulle mie spalle, simbolo luminoso di purezza!Ho portato in mano il cero la
cui fiamma annuncia che la tua vita santa brucia dentro di me.Il mio cuore
è ormai il presepio che attende la tua presenza. Per poco tempo!Maria, tua
madre che è anche mia, mi ha dato il suo nome.A mezzanotte lei depone nel
mio cuore il suo bambino appena nato.Oh! Nessun cuore umano può concepire
ciò che prepari per coloro che ti amano (1 Cor 2,9).Ormai sei mio e non ti
lascerò mai più.Dovunque vada la strada della mia vita, sei accanto a
me.Nulla potrà mai separarmi dal tuo amore (Rm 8,39).


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