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Pubblicato: 29 maggio 2007 in Senza categoria

Pensa

Pubblicato: 29 maggio 2007 in Senza categoria

" Pensa "

Testo della canzone


Ci sono stati uomini che hanno scritto pagine
Appunti di una vita dal valore inestimabile
Insostituibili perchè hanno denunciato
Il più corrotto dei sistemi troppo spesso ignorato
Uomini o angeli mandati sulla terra per combattere una guerra
Di faide e di famiglie sparse come tante biglie
Su un’isola di sangue che fra tante meraviglie
Fra limoni e fra conchiglie… massacra figli e figlie
Di una generazione costretta non guardare
A parlare a bassa voce a spegnere la luce
A commentare in pace ogni pallottola nell’aria
Ogni cadavere in un fosso
Ci sono stati uomini che passo dopo passo
Hanno lasciato un segno con coraggio e con impegno
Con dedizione contro un’istituzione organizzata
Cosa nostra… cosa vostra… cos’è vostro?
E’ nostra… la libertà di
dire
Che gli occhi sono fatti per guardare
La bocca per parlare le orecchie ascoltano…
Non solo musica non solo musica
La testa si gira e aggiusta la mira ragiona
A volte condanna a volte perdona
Semplicemente
Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto un attimo di più
Con la testa fra le mani
Ci sono stati uomini che sono morti giovani
Ma consapevoli che le loro idee
Sarebbero rimaste nei secoli come parole iperbole
Intatte e reali come piccoli miracoli
Idee di uguaglianza idee di educazione
Contro ogni uomo che eserciti oppressione
Contro ogni suo simile contro chi è più debole
Contro chi sotterra la coscienza nel cemento
Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un
attimo soltanto un attimo di più
Con la testa fra le mani
Ci sono stati uomini che hanno continuato
Nonostante intorno fosse tutto bruciato
Perchè in fondo questa vita non ha significato
Se hai paura di una bomba o di un fucile puntato
Gli uomini passano e passa una canzone
Ma nessuno potrà fermare mai la convinzione
Che la giustizia no… non è solo un’illusione
Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto un attimo di più
Con la testa fra le mani
Pensa

 

 

Guarda l’intervista – Fabrizio Moro –

Biografia


Fabrizio Moro, giovane cantautore romano, nasce il 9 aprile 1975.
Prestissimo inizia a suonare la chitarra da autodidatta, scoprendo una naturale vocazione per la musica. Musica che gli permette di vivere in pieno la dimensione della borgata che per lui rappresenta una forza piuttosto che un impedimento, tanto che proprio l’esperienza della periferia urbana fornisce l’ispirazione ai testi delle sue canzoni, dense di personaggi di quella realtà. La sua musica è espressione del suo carattere introverso e inquieto; di una sensibilità moderna ed enigmatica. Le sue canzoni sono una serie di fotografie, di immagini in sequenza di disagi quotidiani, di vicende soprattutto autobiografiche, per raccontare a suo modo nient’altro che la vita.
Per anni si esibisce live con numerose
giovani band in locali e pub, presentando un repertorio rock-pop insieme a brani dei Doors, Guns’n’Roses e U2.
Nel 1996 pubblica il suo primo singolo “Per tutta un’altra destinazione”.

Nel 2000 esce il suo primo album che porta il suo stesso nome. Un lavoro dai colori e arrangiamenti essenziali, tipici di un tempo in cui le dinamiche strumentali erano ristrette ai ruoli chiave della ritmica. Questa trama musicale, abilmente diretta da lui stesso e dalla band con cui lavora da anni, crea gli spazi giusti per la libera espressione della sua voce, di intensa ed originale personalità.

Nello stesso anno partecipa nella sezione giovani al Festival di Sanremo, con "Un giorno senza fine", un brano di forte impatto rock.

Nel 2003 l’incontro con la Don’t Worry e con Rolando D’Angeli, già scopritore e
produttore di Nek, Giorgia, Umberto Tozzi e di tanti altri artisti, segna una svolta decisiva nella strada di Fabrizio. Rolando D’Angeli intuisce le grandi potenzialità dell’artista e decide di investire su di lui e di produrlo.

Nel 2004 Fabrizio pubblica in lingua spagnola i singoli "Situazioni della vita" e "Bella come sei", che vengono inseriti, insieme a brani di Neffa, Alex Britti, Lucio Dalla, Claudio Baglioni e di altri big della canzone, nella compilation per il Sudamerica "Italianos para siempre" distribuita dalla Universal.

Il suo nuovo singolo "Eppure pretendevi di essere chiamata amore" (2004) è una power ballad, dagli arrangiamenti essenziali ma incisivi. Un disco sincero, e senza trucchi, come ama definirlo lui stesso, costruito sulla ritmica di basso, batteria e chitarre come nella
tradizione rock più pura.

Del singolo è stato girato un videoclip in concorso al Fandango Festival 2004. In autunno 2005 l’uscita del nuovo singolo "Ci vuole un business", utilizzato dalla Croce Rossa Italiana per campagne promozionali. Dal 2005 entra a far parte del team di Giancarlo Bigazzi e Marco Falagiani, con cui sta lavorando alla realizzazione del nuovo album.

[via http://www.linksanremo.it/%5D

Discografia

Fabrizio Moro (Album – 2000) Ci vuole un business (Singolo – 2005) Pensa (Album – 2 Marzo 2007)

Link


http://www.fabriziomoro.com (sito ufficiale)
http://www.myspace.com/fabriziomoro (myspace ufficiale)
http://www.laciliegiaedizioni.com (produzione)
http://www.lwclimada.com (co-produzione)
http://www.warnermusic.it (distribuzione)
http://www.joulepromo.com (promozione)

Il Festival ha incoronato il romano Fabrizio Moro e la sua "Pensa", canzone antimafia, come migliore tra i giovani

Video Fabrizio Moro "Pensa" – San Remo 2007

Videoclip molto toccante sulla canzone di Fabrizio Moro "Pensa" – San Remo 2007.

"Pensa" è un brano di forte intensita’ dedicato a Paolo Borsellino e alla sua scorta trucidati dalla mafia. Il video vanta la regia di Marco Risi ed e’ stato girato interamente a Palermo con la partecipazione di 50 comparse, gli attori di "strada" del film "Mary per sempre" e con la partecipazione ‘speciale’ di Rita Borsellino, sorella del magistrato ucciso.

L’album "Pensa" (etichetta La Ciliegia/Warner Music) contiene dieci tracce dove Fabrizio Moro testimonia la costante evoluzione della sua ricerca di cantautore.


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Vangelo del giorno 

Alleluia, alleluia.
Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà,
dice il Signore;
chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Alleluia.

Vangelo Mc 10,28-31
Riceverete già al presente cento volte tanto, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna.

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Pietro disse a Gesù: "Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito".
Gesù gli rispose: "In verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna. E molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi".

“Egli rattristatosi … se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni”; “Ecco noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”. Ecco le due possibilità inscritte nella nostra libertà; le due forme possibili di esistenza. Da una parte la tristezza amara della morte di chi non sa donare né ciò che ha né ciò che è; dall’altra la gioia stupita di chi vive la vita come dono a Cristo e agli altri. Apriamoci alla chiamata di Cristo; doniamoci a Lui. La dignità dell’uomo consiste nella sua capacità di donarsi.

Cardinal John Henry Newman (1801-1890), sacerdote, fondatore di una comunità religiosa, teologo
PPS, vol. 8, n° 2 « Divine Calls »

« Noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito »

Non veniamo chiamati una sola volta, ma tante volte ; per tutta la nostra vita, Cristo ci chiama. Ci ha chiamati dapprima nel battesimo, ma anche dopo ; sia che ubbidiamo alla sua voce oppure no, ci chiama ancora nella sua misericordia. Se veniamo meno alle promesse battesimali, ci chiama al pentimento. Se ci sforziamo di rispondere alla nostra vocazione, ci chiama sempre più avanti, di grazia in grazia, di santità in santità finché ci sarà lasciata la vita per questo.

Abramo è stato chiamato a lasciare la sua casa e il suo paese (Gen 12,1), Pietro le sue reti (Mt 4,18), Matteo il suo lavoro (Mt 9,9), Eliseo la sua fattoria (1 Re 19,19), Natanaèle il suo luogo in disparte (Gv 1,47). Senza sosta tutti siamo chiamati, da una cosa ad un’alta, sempre più avanti, senza avere nessun luogo per riposarci, ma salendo verso il nostro riposo eterno, e ubbidendo ad una chiamata
interiore nell’unico scopo di essere pronti a sentirne un’altra.

Cristo ci chiama senza sosta, per giustificarci senza sosta ; senza sosta e sempre di più, egli vuole santificarci e glorificarci. Occorre che lo capiamo, ma siamo lenti ad accorgerci di questa grande verità, che cioè Cristo cammina, in un certo senso, in mezzo a noi, e con la mano, gli occhi, la voce, ci fa cenno di seguirlo. Non comprendiamo che la sua chiamata ha luogo proprio in questo momento. Pensiamo che ha avuto luogo al tempo degli apostoli ; ma non ci crediamo, non l’aspettiamo veramente per noi stessi.


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Fissatolo lo amò

Pubblicato: 28 maggio 2007 in Senza categoria
Vangelo del giorno  Mc 10,17-27
Vendi quello che hai e seguimi.

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, mentre Gesù usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: "Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?". Gesù gli disse: "Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre".
Egli allora gli disse: "Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza". Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: "Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi". Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli:
"Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!". I discepoli rimasero stupefatti a queste sue parole; ma Gesù riprese: "Figlioli, com’è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio".
Essi, ancora più sbigottiti, dicevano tra loro: "E chi mai si può salvare?". Ma Gesù, guardandoli, disse: "Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio".

Il racconto del Vangelo di oggi è uno di quelli che ti mettono i brividi all’anima e misurano cosa voglia dire la parola amare, essere scelti o scegliere uno da amare senza limiti; da mettere insomma al primo posto senza conoscere confronti.
E’ il Vangelo del giovane ricco, che incontra Gesù e viene da Gesù amato e scelto. L’amore messo alla prova…come capita a tutti di fronte a Dio e di fronte al prossimo.
Difficile conoscere il cuore degli uomini del nostro tempo e credo sia difficile conoscere bene anche il nostro cuore. Quando dico "cuore" intendo sempre riferirmi alla sede delle nostre scelte, delle nostre preferenze, su cui poi indirizziamo non solo gli affetti, ma l’intera vita e quindi la scommessa della nostra felicità.
E’ infatti diventato il cuore dell’uomo un tale groviglio di interessi che si affacciano con la pretesa di detenere il primo
posto, subito mettendo in un angolo altri, come Dio, che nella pratica sono ciò che più conta.
Al mattino magari preghiamo così: "Ti adoro, mio Dio, ti amo con tutto il cuore e sopra tutte le creature…": poi ci accorgiamo di rincorrere altri "valori" che sono gli interessi materiali, cercati a volte disordinatamente, a volte sconfinando in scelte errate, che sono offesa all’amore, e alla fine con tanta amarezza in cuore viene da chiederci: "Ma io chi o cosa veramente amo?" O forse è meglio dire: "Qual è l’amore a cui dono il cuore? E’ ancora Dio che solo può dare senso e felicità alla mia vita e da cui prendono bellezza, senso tute le altre creature?".
Ci deve essere in ciascuno di noi uno che sia veramente l’AMORE e da cui si è più amati: uno che si è scelto come il più grande amore a cui dedicare la massima attenzione, fino a dare la vita, se necessario, un amore insomma che
è come il nostro stesso respiro. Può venire a mancare tutto, e a volte può essere sopportabile. Ma guai se venisse a mancare questo amore! Come quando due si amano totalmente e reciprocamente. Se uno dei due sta male si è disposti a vendere tutto purché sia salva la vita di chi ama che così diventa non solo il centro della vita, ma la stessa ragione di vita.
Tutti sappiamo che Dio è Amore: e il suo amore per noi è totale, infinito, fedele al punto che non esita a sacrificare tutto, anche suo Figlio Gesù, che è l’incredibile bene del Padre, per mostrarci quanto noi contiamo ai suoi occhi e quanto sia infinito il suo amore. Ciascuno di noi ai suoi occhi è un bene immenso, incalcolabile e nessuna altra creatura terrena vale un briciolo di quanto valiamo noi.  Un giorno un frate andò a casa di una signora ricca. Si vedeva che aveva tante ricchezze. Sul tavolo notò un
oggetto che somigliava ad un vetro rotto: stonava in mezzo a quella ricchezza. Lo prese tra le dita e vi giocò mentre parlava. Vedeva l’ansia della signora, che non staccava mai l’occhio dalle sue dita preoccupata per quello che continuava a credere "un vetro rotto". Fino a che, non resistendo più, gli disse : "Padre me lo dia! Lei sta giocando con un diamante di valore altissimo" ed il frate disse: E io lo credevo un vetro rotto! Agli occhi di chi ci ama in modo speciale agli occhi di Dio, noi siamo più di quel diamante. Siamo suoi figli: siamo la sua felicità. Ma ne siamo coscienti? E’ la domanda apparentemente innocua, che rivolge un tale correndo incontro a Gesù, gettandosi in ginocchio la domanda delle domande! Quella che sta a cuore a chi ama veramente la vita, vista con gli occhi di Dio Padre, una vita che vada oltre questa breve esperienza terrena: "Maestro, cosa
devo fare per avere la vita eterna?" Domanda che dovrebbe stare sulla bocca di tutti, perché a quella vita tutti, senza distinzione siamo destinati ad arrivare..magari non si sa come. Inizialmente Gesù dà una risposta tolta dal Vecchio Testamento: "Osserva i comandamenti…" ossia comportati bene, diremmo noi, "seguendo la legge del Signore…non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, onora il padre e la madre". Un poco come affermiamo tanti di noi quando vogliamo giustificare il nostro rapporto con Dio. "Non rubo, vado a Messa, rispetto la famiglia". Un amore sì, ma che non è ancora una scelta totale di Dio, sa tanto di legalismo. Di fatto possiamo non ammazzare (ma si possono uccidere le persone in tanti modi), non bestemmiare, ma neppure pregare, amare la famiglia ma non curare la sua educazione religiosa… nello stesso tempo il cuore è lontano da Dio-tutto.
Che è quanto
dire: Dio sì lo amo, ma non come il tutto della vita.
Lo rispetto. Lo si onora, ma altra cosa è metterLo sopra tutto, con tutto il cuore con tutta l’anima; come il solo Bene, grande Bene che solo può riempire il cuore ed il cuore farsi dimora del Cielo. Gesù con quel tale che gli aveva chiesto cosa fare per la vita eterna, "fissatolo, lo amò" dice il Vangelo e gli disse: "Una cosa ti manca: và vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo: poi vieni e seguimi". Ma egli rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, perché aveva molti beni. Deve essere stata grande l’amarezza di Gesù, che si vede come declassato dalle cose della terra. Forse che i beni possono anche solo minimamente meritare il nome di "bene" quando si rifiuta il vero creatore dei beni, il Bene in assoluto che è Dio? E’ un grande affronto all’amore, che offenderebbe credo ciascuno di noi
(Mc.10,17-30). Anche un ricco – cui Gesù riserba dei terribili "guai", che fanno riflettere tutti i cosiddetti "ricchi", ossia quelli che amano le cose più di Dio, potrebbe osservare i comandamenti, e da questa sicurezza magari dire a Dio "Io ti amo.." Ma da questa affermazione a prendere le distanze dai beni terreni, per mettere al primo posto Dio, può correre una bella distanza. Come dire "ti amo" ma in questo amore non vanno messe all’ordine del giorno le mie sicurezze, che debbono restare fuori dal nostro rapporto. Posso perdere Te, non i miei beni. Se osserviamo bene, tra di noi, i santi feriali, il linguaggio di Dio, che si offre come amore totale, lo capiscono bene, al punto che tutto per loro è un accessorio che serve per la vita o per l’amore. Mamma, che amava Dio davvero sopra tutto, anche più di noi, era abituata a vivere con la sola ricchezza dell’amore di Dio. Non aveva
mai nulla e non ci lasciò nulla. Un giorno che le dissi di conservare qualcosa, mi mostrò le tasche vuote e mi disse: "A me basta Dio". Oggi davvero Dio ci invita a riflettere sul posto che Gli abbiamo riservato nella vita. Il nostro posto in Lui è totale, primo. Ma il Suo in noi: qual è?. Cerchiamo di divenire sinceri, dicendogli con gioia: "Ti adoro mio Dio, ti ringrazio di avermi creato..e grazie che sei il mio tutto!"


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Fermati sul monte

Pubblicato: 23 maggio 2007 in Fermati sul monte
Fermati sul monte

Un’ansia mai sazia la ricerca di Dio…

La ricerca di Giobbe è un’ansia mai sazia. Deve capire, non può subire.

Accettare sì, ma con ragioni che valgano. Quel suo: «Verrei a sapere le

parole che mi risponde e capirei che cosa mi deve dire» (23,5) è indice

della lotta terribile che lo avvolge. «Giobbe si imbatte nel mistero di Dio.

È costretto a perdere la fede o a credere in un Dio diverso ma in questo

secondo caso Giobbe si vede obbligato a prendere le distanze da tutta una

teologia che ha da sempre nutrito la sua vita e quella del suo popolo. Ecco,

ormai chiari, i veri termini del dibattito». (B. MAGGIONI). Ciò che sta

vivendo contiene un messaggio, ma egli non riesce a decifrarlo. Eppure è

solo in questa chiarezza di motivazione al suo dolore che la pace potrà

diventare il suo pane. «Egli adotta la realtà del male lasciandola nella sua

forza di scandalo, nella sua provocazione bruta vanamente coperta dai veli

retributivi» (G. RAVASI). Per questo non tollera gli amici che volendo

salvare le certezze tradizionali restano nell’orizzonte mentale in cui sono

abituati a vivere e invece di comprendere la sofferenza di Giobbe si mettono

a fianco di Dio e pretendono di parlare in suo nome. Le parole taglienti di

chi invece sta cercando disperatamente il volto di Dio riportano la vicenda

al suo nucleo fondamentale: non servono all’uomo sentenze di cenere e difese

di argilla (cfr 13,12), è necessario il coraggio della vita. È ingenuo

pensare che tutto vada bene nel mondo perché Dio guida con giustizia ogni

cosa ed è da atei pensare che bene e male sono il frutto del capriccio di

Dio o del caos. Ostinarsi a credere nella bontà di Dio accettando la realtà

così com’è non è una risposta, ma il giusto modo di porsi di fronte al

problema. «Non tanto dunque: perché c’è il male?; quanto piuttosto: come

vivere in una situazione di contraddizione?»


Quale attrice a 31 anni ha già ottenuto 5 nomination agli oscar?

Vangelo del giorno

Pubblicato: 23 maggio 2007 in Senza categoria
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 17,11-19.

Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi.

Quand’ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura.

Ma ora io vengo a te e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.

Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu mi hai mandato nel mondo, anch’io li ho mandati nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità.

Lettera a Diogneto (circa 200)
§ 5-6 ; funk 1, 397-401

« Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno »

I cristiani non si differenziano dal resto degli uomini né per territorio, né per lingua, né per consuetudini di vita. Infatti non abitano città particolari, né usano di un qualche strano linguaggio, né conducono uno speciale genere di vita. La loro dottrina non è stata inventata per riflessione e indagine di uomini amanti della novità, né essi si appoggiano, come taluni, sopra un sistema filosofico umano.

Abitano in città sia greche che barbare, come capita, e pur seguendo nel vestito, nel vitto e nel resto della vita le usanze del luogo, si propongono una forma di vita meravigliosa e, per ammissione di tutti, incredibile. Abitano ciascuno la loro patria, ma come forestieri, partecipano a tutte le attività di buoni cittadini e accettano tutti gli oneri come ospiti di passaggio. Ogni terra straniera è patria per loro, mentre ogni patria è per essi terra straniera…
Vivono nella carne, ma non secondo la carne. Trascorrono la loro vita sulla terra, ma la loro cittadinanza è quella del cielo (Eb 11, 16). Obbediscono alle leggi stabilite, ma, con il loro modo di vivere, sono superiori alle leggi.

Amano tutti e da tutti sono perseguitati. Sono sconosciuti eppure condannati. Sono mandati a morte, ma con questo ricevono la vita. Sono poveri, ma arricchiscono molti. Mancano di ogni cosa, ma trovano tutto in sovrabbondanza… Sono ingiuriati e benedicono, sono trattati ignominiosamente e ricambiano con l’onore… In una parola i cristiani sono nel mondo quello che è l’anima nel corpo.


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In Brasile, il Papa incontra alcuni leader di altre Chiese e confessioni cristiane

Alle 12.30 di questo giovedì, dopo essere stato ricevuto dal Presidente Lula nel Palazzo dos Bandeirantes, il Papa si è diretto al Monastero di São Bento per incontrare i leader di altre Chiese e confessioni cristiane.

Secondo padre Federico Lombardi, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, “è stato un incontro di fraternità e di dimostrazione di benvenuto da parte dei rappresentanti delle diverse confessioni religiose”.

“Non sono stati pronunciati discorsi, né trattati temi specifici. È stato un momento di reciproca manifestazione di fraternità”, ha sottolineato il portavoce vaticano.

Il Rabbino Henry Sobel, 63 anni, della Congregazione Israelita Paulista, uscendo dall’incontro ha affermato che il “Papa è amico del popolo ebraico”.

“Esco sollevato e allegro. Alla fine dei conti, non è cosa di tutti i
giorni che il Rabbino riceva una benedizione del Papa”, ha detto.

Il Rabbino ha affermato che, “con la massima umiltà”, ha chiesto una benedizione ed è stato benedetto. “Ho anche chiesto al Papa il permesso di benedirlo, autorizzazione che mi è stata concessa”, ha aggiunto.

Erano presenti all’incontro monsignor Oneris Marchiori e padre Marcial Maçaneiro, della Chiesa Cattolica Apostolica Romana; il reverendo pastore Carlos Möller, del Consiglio Nazionale delle Chiese Cristiane in Brasile; il reverendo pastore Walter Altmann, della Chiesa Evangelica di Confessione Luterana del Brasile.

C’erano anche il Metropolita Tarassios, della Chiesa Ortodossa Greca; l’Arcivescovo Damaskinos Mansour, della Chiesa Ortodossa Antiochena; l’Arcivescovo Datez Karibian, della Chiesa Armena Apostolica; il Vescovo Maurício Andrade, della Chiesa Episcopale Anglicana del Brasile.

Hanno partecipato inoltre il reverendo Manuel de Souza Miranda, della Chiesa Presbiteriana Unita; Antonio Bonzoi, della Chiesa Cristiana Riformata; Henry Sobel, della Comunità Ebraica; lo sceicco Armando Hussein Saleh, della Comunità Islamica.


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