Archivio per luglio, 2007

Fermati sul monte

Pubblicato: 25 luglio 2007 in Fermati sul monte
Un cuore anelante: il nostro desiderio di Dio
 

Noi scegliamo tutto: “I nostri cuori sono senza riposo” scriveva sant’Agostino, e questa verità rimane fondamentale nella condizione umana. L’inquietudine umana, l’umano desiderio, la brama umana – nessuno di questi potrà mai essere definitivamente e pienamente soddisfatto. Il bambino inizia da piccolo ad esplorare l’ambiente che lo circonda con un’espressione di umana inquietudine; il viaggio di chi lascia per andare è animato dallo stesso desiderio. Noi siamo veramente pellegrini. Noi uomini non abbiamo mai abbastanza perché, dice s. Teresa di Lisieux, noi scegliamo tutto. E non avremo riposo finché non lo otterremo. Questa fame nel cuore umano dice che noi siamo fatti per cercare e ricercare, per bramare e desiderare ardentemente, finché il cuore trovi finalmente qualcosa o qualcuno che soddisfi la
profondità del suo desiderio, finché il cuore trovi il nutrimento sufficiente per la sua fame. Noi chiamiamo questo cibo, questo appagamento, questa meta dell’umano desiderio: Dio. “Volevo vivere” , scriveva s. Teresa d’Avila, “ma non avevo nessuno che mi desse la vita…”. Nominandola o no, ogni essere umano vive questa ricerca. Ogni studente della nostra scuola, ogni membro della nostra parrocchia, ogni pellegrino del nostro santuario, ogni candidato del nostro seminario ha un’apertura al mistero trascendente che chiamiamo Dio. Man mano che il tempo passa il desiderio può essere camuffato, la fame temporaneamente soddisfatta, la brama soffocata, distratta, indebolita. Ma c’è e emergerà in una forma o in un’altra. Diamo nome a questa fame, parole al desiderio, e .pone la fine del viaggio in Dio. Il cuore umano avrà sempre bisogno di chiarificare i suoi desideri. Non possiamo soddisfare la
nostra fame ma possiamo aiutare a trovare le parole per essa e sapere dove essa ci porta. Noi possiamo e dobbiamo farlo, nell’arte, nella poesia e nel canto, nel consigliare e nell’insegnare, o semplicemente ascoltando e comprendendo. E se le nostre parole fallissero, comunque avrebbero aiutato noi e le persone accanto a noi a capire che cosa è il desiderio. Un serio problema nella spiritualità oggi è l’ingenuità circa il desiderio o l’energia che ci guida. Il nostro Dio dona il desiderio spirituale, che si può esprimere in molti modi, inclusa l’energia creativa, erotica; è pericoloso per noi non orientarla attentamente. Noi siamo ingenui circa questo desiderio profondo dentro di noi e non siamo vigili ai suoi rischi. Se non c’è rispetto verso questa energia e i modi di accedervi e custodirne il contenuto, gran parte degli adulti vacillano nell’alienazione da questo ardore e spesso
vivono nella depressione, oppure si lasciano consumare da esso e vivono in uno stato di passività. La depressione in tal senso è data dall’incapacità di cogliere la gioia innocente della vita, di sentire la vera gioia. La passività si riferisce alla nostra tendenza, ai tempi, a identificare con questo ardore, qualcosa di magico. “…Siamo generalmente così pieni di noi stessi che siamo una minaccia per le nostre famiglie, per i nostri amici, per le nostre comunità, per noi stessi”. Incapaci di usare questa energia, noi ci sentiamo morti dentro oppure siamo iper-attivi e senza pace.“La spiritualità è quindi trovare il giusto modo, le discipline, con cui accedere a questa energia e contenerla


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Marta e Maria

Pubblicato: 22 luglio 2007 in Senza categoria

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 10,38-42.

Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».

San Bernardo (1091-1153), monaco cistercense e dottore della Chiesa
Discorso 3 per l’Assunzione

Marta e Maria

Chi meglio di quelli che hanno il carico di una comunità meritano che si applichi loro queste parole:  "Marta, Marta, tu ti preoccupi di molte cose" ? Chi si preoccupa di molte cose se non quello ha il compito di occuparsi sia di Maria la contemplativa che di suo fratello Lazzaro e di altri ancora? Riconoscete Marta inquieta e prostrata dalle mille preoccupazioni: è l’apostolo che ha " la preoccupazione per tutte le Chiese"  (2 Cor 11,28), che vigila perché i pastori si prendano cura delle loro pecorelle. "Chi è debole, che anch’io non lo sia? Chi riceve scandalo, che io non frema?"  (v. 29). Che Marta riceva dunque il Signore nella sua casa, poiché a lei è stata affidata la direzione della casa… Che anche quelli che condividono i suoi compiti ricevano il Signore, ciascuno secondo il suo ministero particolare;  che
accolgano Cristo e che lo servano, che l’assistano nelle sue membra, nei malati, nei poveri, nei viaggiatori e nei pellegrini.

Mentre costoro si fanno carico di queste attività, che Maria rimanga a riposo, che conosca "quanto è buono il Signore"  (Sal 33,9). Che abbia molta cura di tenersi ai piedi di Gesù, con il cuore pieno di amore e con l’anima in pace, senza distogliere gli occhi da lui, attenta a tutte le sue parole, ammirando il suo bel viso ed il suo linguaggio. "La grazia è diffusa sulle sue labbra;  egli è il più bello tra i figli dell’uomo"  (Sal 44,3), più bello anche degli angeli nella loro gloria. Conosci la tua gioia e rendi grazia, Maria, tu che hai scelto la parte migliore. Beati gli occhi che vedono ciò che vedi, gli orecchi che meritano di ascoltare ciò che ascolti! (Mt 13,16) Quanto sei beata soprattutto di sentire battere il
cuore di Dio in questo silenzio nel quale è buono per l’uomo aspettare il suo Signore!


C’è una nuova amica su Messenger… E’ Doretta!

VANGELO DEL GIORNO

Pubblicato: 11 luglio 2007 in Senza categoria

SAN BENEDETTO, ABATE
PATRONO D‘EUROPA
FESTA
 


 

Vangelo  Gv 15,1-8
Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto.


Dal Vangelo secondo Giovanni
   
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio
che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. 
Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. 
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 
Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».  

 

In questo brano Gesù scongiura i suoi amici di rimanere in lui, nel suo amore, per portare molto frutto e per godere la gioia in pienezza. L’espressione dominante di questo testo è "rimanere in", che ricorre sette volte.

Gesù si presenta come la vite della verità: in questo modo afferma di essere il Cristo, il profeta definitivo atteso dagli ebrei e la fonte della rivelazione piena e perfetta.

Nell’Antico Testamento la vite ha simboleggiato il popolo d’Israele. Il salmo 80 canta la storia del popolo di Dio utilizzando l’immagine della vite che Dio ha divelto dall’Egitto per trapiantarla in Palestina, dopo averle preparato il terreno.

La presentazione del Padre, come
l’agricoltore che coltiva la vita identificata con Gesù, richiama il canto d’amore di Isaia 5,1-7 nel quale il Signore è descritto come il vignaiolo che cura la casa d’Israele.

La vite-Gesù produce numerosi tralci; non tutti però danno frutto. Il portare frutto dipende dal rapporto personale del discepolo con Gesù, dall’unione intima con il Cristo. L’opera purificatrice di Dio nei discepoli di Gesù ha come scopo una fecondità maggiore.

Dio purifica i discepoli dal male e dal peccato per mezzo della parola di Gesù. Per Giovanni la purificazione è legata alla parola di Cristo, cioè all’adesione, per mezzo della fede, alla sua rivelazione.

Gesù parla della mutua immanenza tra lui e i suoi amici. Nel passo finale del discorso di Cafarnao, egli aveva fatto dipendere questa comunione perfetta tra lui e i suoi discepoli dal mangiare la sua carne e dal bere il suo sangue
(Gv 6, 56). La finalità della comunione intima con Gesù, il frutto che ogni tralcio deve portare è la salvezza.

L’uomo separato da Cristo, che è la fonte della vita, si trova nell’incapacità di vivere e operare nella vita divina. Senza l’azione dello Spirito Santo è impossibile entrare nel regno di Dio (Gv 3,5); senza l’attrazione del Padre, nessuno può andare verso il Cristo e credere in lui (Gv 6,44.65).

Come il mondo incredulo si trova nell’incapacità totale di credere (Gv 12,39) e di ricevere la Spirito della verità (Gv 14,17), così i discepoli, se non rimangono uniti al Cristo, non possono operare nulla sul piano della fede e della grazia (v.5).

Chi non rimane in Cristo, vite della verità, non solo è sterile, ma subirà la condanna del giudizio finale (v.6).

Una conseguenza benefica del rimanere in Gesù è l’esaudimento delle preghiere dei discepoli da
parte del Padre. L’unione intima e profonda con Gesù rende molto fecondi nella vita di fede e capaci di glorificare Dio Padre (v.8).


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Cari amici arriva il nuovo vescovo!allego la sua intervista
 
Rimini: Arriverà a inizio settembre Monsignor Lambiasi. Intervista al nuovo Vescovo
 

Si insedierà a settembre, dopo il pellegrinaggio dei giovani a Loreto con il Papa, il nuovo Vescovo di Rimini, Monsignor Francesco Lambiasi. Lo ha detto nell’intervista rilasciata telefonicamente alla nostra redazione.
L’intervista:
Come sta vivendo la nomina e l’attesa di venire qui a Rimini?

"Vivo questo momento con tanta pace ma anche con grande trepidazione, perché è una cosa che non viene da me e che interpreto come dono del Signore non come un premio, non come un merito, ma come una cosa bella che il Signore vuole affidare alle mie mani, che si sa, sono sempre un po’ inadeguate. Il senso della sproporzione tra l’incarico che mi attende e le mie risorse umane è grande, però è una
sproporzione che sento non mi schiaccia, non mi angoscia perché sono sicuro che posso contare sull’aiuto del Signore perché è Lui che vuole questa cosa, mi conosce e sa quindi che deve fare tutta la sua parte. Questo mi dà serenità perché sono in Chi ho posto la mia fiducia."

Lei è già stato più volte a Rimini. Come è stato il primo approccio con la nostra realtà?

"Il primo approccio risale a qualche anno fa. Ricordo benissimo che arrivai dai voi e mi vennero ad accogliere all’aeroporto il presidente diocesano dell’azione Cattolica di allora Silvia Tagliavini, l’assistente diocesano Don Guido Benzi, perché ero stato invitato dal Vescovo in qualità di assistente generale dell’AC. Il primo impatto me lo conservo con tutti i dettagli che sono ancora molto vivi nel mio cuore, fu un impressione straordinaria. Non ero mai stato nel centro storico e mi lasciai percuotere
da questo passato, che sentivo come passato vivo; da quello più remoto fino a quello più recente con i martiri della resistenza in piazza Tre Martiri. Poi l’incontro con il vescovo e con i preti che è stato un incontro molto cordiale e ho avuto l’occasione dei vedere tante belle persone. E poi l’incontro con i laici. Queste cose me lo porto dentro e in questo momento mi danno tanto conforto."

Nel suo primo messaggio lei ha fatto riferimento ad Alberto Marvelli, beato riminese di Azione Cattolica, molto caro ai riminesi. Che cosa la affascina di questa figura?

"Anche la figura di Alberto Marvelli, che io non conoscevo, è stato un dono di quella prima visita. Ricordo che mi venne regalato il libro di Monsignor Lanfranchi su Marvelli che lessi nel viaggio di ritorno in aereo e che subito mi colpì. Mi affascino la figura di questo giovane che nella sua quotidianità
viveva questo grade amore per l’Eucarestia che si traduceva in un grande amore per i poveri. Credo che questo sia un messaggio molto attuale."

Nel messaggio lei ha messo al centro i giovani, le persone in ricerca e quelle in difficoltà. Perché questa particolare sottolineatura?

"Perché i giovani sono davvero il nostro futuro, non è retorica questa. E’ un dato anagrafico che però si deve tradurre in una attenzione, in una simpatia, in una capacità di compagnia che non viene mai delusa ed è sempre ben corrisposta. Io so che il cammino di fede di tanti giovani in Diocesi è un segno di futuro e di speranza e sono sicuro che si potrà fare un bel cammino. Perché una chiesa senza giovani è come una famiglia senza figli e quindi senza futuro. Sento di aver bisogno di loro perché per far capire la bellezza del Vangelo a tanti giovani in ricerca che magari senza saperlo
sentono il bisogno, la fame di Dio, di Vangelo con questi giovani credenti si può fare un bel cammino che diventi attraente e praticabile anche per tanti altri coetanei."

Rimini, capitale del turismo, si dice sia una realtà complessa. Sente questa responsabilità?

"Questa responsabilità mi fa un po’ tremare. Nella mia vita ho avuto modo di fare diverse esperienze ma questa è una novità per me pur provenendo da una città di mare come Latina, dove ho passato tanti anni, e pur essenso stato Vescovo di Anagni e Alatri, una diocesi dove c’è Fiuggi anch’essa meta di tanti turisti. Sento che qui avrò sicuramente bisogno di imparare, e non lo dico per falsa modestia. Devo mettermi in ascolto, capire le esigenze, le possibilità. Quello che mi conforta è il sapere che anche in questo si è fatto un bel tratto di strada: io spero solo di poter fare qualche altro passo avanti con
la nostra Chiesa."

Quali sono le urgenze pastorali che sente come preponderanti per la nostra Chiesa italiana e anche per quella locale?

"Per quanto riguarda la Chiesa locale ho bisogno prima di immergermici dentro ed avere il tempo di conoscere da vicino la situazione.
Per quanto riguarda l’Italia l’urgenza si chiama Nuova Evangelizzazione perchè è importante aiutare tanta gente a riscoprire la bellezza del Vangelo. Questo si può fare solo attraverso persone capaci di contagiare gli altri con la loro esperienza. La cosa che ci incoraggia ad intraprendere o a proseguire questa opera (mi risulta infatti che Rimini ha già fatto una bella esperienza con la missione diocesana di qualche anno fa) è che non si tratta solo di un’urgenza ma anche di una possibilità e quindi è un importante cammino da portare avanti."

Come vede il rapporto tra movimenti e
chiesa locale?

"Io penso che il rapporto non possa che essere nel segno della Comunione, perchè siamo Chiesa, siamo nella stessa Chiesa e qundi non può non essere un rapporto fatto di un dialogo sincero e di sostegno. Non però tra realtà parallele, perchè non sono due realtà parallele, perchè il Vescovo ha questa responsabilità che gli viene non di essere la sintesi dei carismi, ma di avere lui, non per suo merito, ma per dono di grazia il Ministero della sintesi."

Quale sarà, se ci ha già pensato, la prima cosa che farà quando arriverà a Rimini?

"Sinceramente ancora non lo so, perché adesso sto pensando alle cose che precederanno il mio arrivo. Vorrei essere disponibile, arrivare non tanto con idee già belle e fatte, o con dei programmi preconfezionati. Vorrei vedere un po’, ecco. Mi auguro che la prima cosa sia quella che piace soprattutto al signore,
allora sarà la prima cosa giusta."

Qual è il periodo in cui le piacerebbe arrivare a Rimini?

"Vorrei arrivare a Rimini nel periodo più opportuno. Il periodo più opportuno per me sarà quello più opportuno per la Diocesi, e quindi mi auguro e sono sicuro che ci sarà questa coincidenza. Certamente sarà dopo il grande pellegrinaggio dei giovani a Loreto, nel periodo di settembre, settimana più settimana meno. Non sono ancora in grado di precisare la data, perché questa va concordata con il Vescovo e con il Presbiterio."

Insomma, festeggeremo tra il suo compleanno, il 6 settembre, e l’anniversario della sua ordinazione, il 23?

Lambiasi ride. "Sì, settembre è un mese significativo nella mia vita per queste date e anche per altri eventi. Ripeto, io adesso non lo so perché il futuro è sempre nelle mani del Signore, comunque dovrebbe essere in quel
periodo"

Monsignor Lambiasi, per finire: che augurio le possiamo fare?

"Io mi sento sempre nelle mani del Signore. La preghiera che oggi faccio è la preghiera di Papa Luciani, non è mia ma la sento molto mia: che il Signore mi tenga le mani sulla testa ma che anch’io tenga la mia testa sotto le sue mani. Questo è l’augurio di cui sento il bisogno".

(intervista di Simona Mulazzani)


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