Archivio per agosto, 2007

frase del giorno

Pubblicato: 31 agosto 2007 in Senza categoria
Ci hai fatti per te, o Signore,
e il nostro cuore non ha posa
finché non riposa in te.

(Confess. S.Agostino)


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Frase del giorno

Pubblicato: 30 agosto 2007 in Senza categoria
“Se fai del bene ti diranno che lo fai per secondi fini egoistici. Non importa fai del bene.”

Madre Teresa di Calcutta


C’è una nuova amica su Messenger… E’ Doretta!

Liberi di Amare

Pubblicato: 29 agosto 2007 in Senza categoria

Liberi di amare

 

 “Voi (…) siete stati chiamati a libertà” (Gal 5, 13)

Negli anni 50 l’apostolo Paolo aveva visitato la regione della Galazia, al centro dell’Asia minore, l’attuale Turchia. Erano sorte comunità cristiane che avevano abbracciato la fede con grande entusiasmo. Paolo aveva rappresentato davanti ai loro occhi Gesù crocifisso, ed essi avevano ricevuto il battesimo che li aveva rivestiti di Cristo, comunicando loro la libertà dei figli di Dio. “Correvano bene” nella nuova via, come riconosce Paolo stesso.

Poi, improvvisamente, cercano altrove la loro libertà. Paolo si stupisce che così presto abbiano voltato le spalle a Cristo. Di qui il pressante invito a ritrovare la libertà che Cristo aveva dato loro:

“Voi (…) siete stati chiamati a libertà”

A quale libertà siamo chiamati? Non possiamo già fare quanto vogliamo? “Non siamo mai stati schiavi di nessuno”, dicevano, ad esempio, i contemporanei di Gesù quando egli affermava che la verità da lui portata li avrebbe resi liberi. “Chiunque commette il peccato è schiavo del peccato”, aveva risposto Gesù[1].

C’è una schiavitù subdola, frutto del peccato, che attanaglia il cuore umano. Ne conosciamo bene le sue molteplici manifestazioni: il ripiegamento su noi stessi, l’attaccamento ai beni materiali, l’edonismo, l’orgoglio, l’ira…

Da soli non saremo mai capaci di svincolarci fino in fondo da questa schiavitù. La libertà è dono di Gesù: ci ha liberato facendosi nostro servo e dando la vita per noi. Di qui l’invito ad essere coerenti con la libertà donataci.

Essa “non è tanto la possibilità di scegliere fra il bene e il male, quanto di andare sempre più verso il bene”. Così Chiara Lubich parlando ai giovani. “Ho costatato – continua – che il bene libera, il male rende schiavi. Ora, per avere la libertà bisogna amare. Perché ciò che ci rende più schiavi è il nostro io. Quando invece si pensa sempre all’altro, o alla volontà di Dio nel fare i propri doveri, o al prossimo, non si pensa a se stessi e si è liberi da se stessi”.[2]

“Voi (…) siete stati chiamati a libertà”

Come vivere dunque questa Parola di vita? Ce lo indica Paolo stesso quando, subito dopo averci ricordato che siamo chiamati a libertà, spiega che questa consiste nel mettersi “a servizio gli uni degli altri”, “mediante la carità”, perché tutta la legge “trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso”[3].

Si è liberi – ecco il paradosso dell’amore – quando per amore ci si pone a servizio degli altri, quando, contrastando le spinte egoistiche, ci si dimentica di noi stessi e si è attenti alle necessità degli altri.

Siamo chiamati alla libertà dell’amore: siamo liberi di amare! Sì, “per avere la libertà bisogna amare”.

“Voi (…) siete stati chiamati a libertà”.

Il vescovo Francesco Saverio Nguyen Van Thuan, imprigionato per la sua fede, rimase in carcere 13 anni. Anche allora si sentiva libero perché gli restava sempre la possibilità di amare almeno i carcerieri.

“Quando sono stato messo in isolamento – racconta – fui affidato a cinque guardie: a turno, due di loro erano sempre con me. I capi avevano detto loro: ‘Vi sostituiremo ogni due settimane con un altro gruppo, perché non siate ‘contaminati’ da questo pericoloso vescovo’. In seguito hanno deciso: ‘Non vi cambieremo più; altrimenti questo vescovo contaminerà tutti i poliziotti’.

All’inizio le guardie non parlavano con me. Rispondevano solo sì e no. Era veramente triste (…). Evitavano di parlare con me.

Una notte mi è venuto un pensiero: ‘Francesco, tu sei ancora molto ricco, hai l’amore di Cristo nel tuo cuore; amali come Gesù ti ha amato’.

L’indomani ho cominciato a voler loro ancora più bene, ad amare Gesù in loro, sorridendo, scambiando con loro parole gentili. Ho cominciato a raccontare storie dei miei viaggi all’estero (…). Hanno voluto imparare le lingue straniere: il francese, l’inglese… Le mie guardie sono diventate miei scolari!”[4]

 

[1] Cf Gv 8, 31-34.

[2] Risposte alle domande dei giovani, Palaeur, Roma, 20 maggio 1995.

[3] Cf Gal 5, 13-14.

[4] Testimoni della speranza, Città Nuova, Roma, 2000, p. 98.


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Fermati sul monte

Pubblicato: 24 agosto 2007 in Fermati sul monte
Desideri disordinati fanno un cuore schiavo
 
Decidere quale Dio seguire… per farlo è necessario lottare continuamente
con le forze della disintegrazione e frammentazione causate dal seguire i
propri desideri disordinati sotto la maschera di una personale necessità.
Avere un solo Dio e servirlo con tutto il cuore non è facile tra tutti gli
dèi" che ci vengono offerti. Questa Presenza profonda nella nostra vita si
incontra nel mondo attorno a noi, ovunque… come dice Teresa d’Avila:
”Lasciate parlare le creature al loro Creatore”. Nella nostra esuberanza
invece noi chiediamo avidamente per noi più di ciò che è possibile e
regolarmente gettiamo i desideri del nostro cuore in poche creature,
chiedendo di essere noi stessi l’appagamento che cerchiamo: quasi fossimo
increati, scegliamo qualcosa come bene e pensiamo di essere "DIO". Il cuore
stanco del suo continuo
peregrinare cerca di fermarsi e di costruire un’oasi
rifugiandosi in essa e placandosi con dèi minori cercando qualche gioia,
pace, identità, sicurezza o altre cose che allievino i suoi desideri. Questo
breve periodo di sollievo nasconde un problema spirituale e anche un
problema dello sviluppo umano della persona. Giovanni della Croce era
convinto che quando un individuo centra o qualcosa o qualcuno al di fuori di
Dio la personalità subisce una disfunzione. Tali “attaccamenti” creano una
situazione di morte. A qualunque cosa o a chiunque io posso chiedere di
essere il mio Dio, ma in ogni caso cresce l’appagamento del mio desiderio in
quanto non può soddisfare l’aspettativa. L’idolo comincerà a sgretolarsi
sotto tale pressione come io cerco di essere il mio “tutto”. E poiché non
possiamo crescere oltre i nostri dèi un "dio" inferiore significa un
essere
umano inferiore. Ciò a cui io sono “attaccato” muore sotto il mio bisogno e
io muoio con lui perché i miei desideri profondi non possono trovare niente
e nessuno che gratifichi la loro intensità. Il dinamismo di questa
trascendenza di sé con la propria umanità non può portare ad affermare di
essere “arrivati” alla fine del viaggio. Dichiarando una vittoria prematura,
appena ci attacchiamo agli idoli siamo ingaggiati in una non autentica
trascendenza di noi. In altre parole il cuore non è ancora libero di sentire
e seguire gli inviti dell’Amato. Questa schiavitù del cuore è il risultato
del nostro desiderio disordinato. La soluzione, la liberazione del cuore è
non acconsentire all’annichilimento del desiderio ma al suo ri-orientamento.


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VANGELO DELLA DOMENICA

Pubblicato: 11 agosto 2007 in Senza categoria

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 12,32-48.

Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno. Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati
loro!
Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Qual è dunque l’amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro. In verità vi dico, lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: Il padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi,
il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l’aspetta e in un’ora che non sa, e lo punirà con rigore assegnandogli il posto fra gli infedeli.

Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.

L’Attesa
La vita, allora, diventa inquieta attesa, l’attesa del ritorno, l’attesa dell’incontro del padrone che torna dalle nozze. Attesa: la mia vita, la tua vita è attesa. Di un senso, del superamento del tuo dolore, della chiave per capire la tua vita, di una persona da amare, di un figlio da stringere e baciare, di un mondo migliore, della luce infinita che illumini le tue paure, di Dio. Attesa. L’uomo è l’unico essere vivente capace di attendere, di vegliare, di insistere, di credere. Nella notte, spesso, nel lungo e corposo silenzio della notte, sentiamo crescere la nostra fede, abbandonarsi il nostro cuore, capiamo cosa ci è essenziale. Nella notte, come le sentinelle che aspettano l’aurora, diventiamo dei credenti, dei discepoli. Quando le ginocchia vacillano, quando la fatica è tanta, quando ci sembra di non farcela ad attendere, quando la
disperazione fa pressione alla porta del cuore, possiamo guardare ai testimoni, guardare ai padri della fede, ai tanti, tantissimi che hanno, come noi creduto nella notte, e visto la luce, infine. La fede è questo misterioso già e non ancora, questo silenzio assordante, questa notte luminosa.
Vegliamo, dunque.
 
 
« Vegliate e pregate in ogni tempo » (Lc 21,36)

O ! Quanto vorrei, amico di Dio, che in questa vita fossi sempre nello Spirito Santo. « Renderò a ciascuno secondo lo stato in cui lo troverò » dice il Signore (Ap 22, 12). Guai a noi se ci troverà appesantiti dalle preoccupazioni e dalle pene di questo mondo, perché chi potrà sopportare la sua ira e chi potrà resistirle ? Perciò è stato detto : « Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione » (Mt 26, 41). Cioè per non essere privi dello Spirito di Dio, perché le veglie e la preghiera ci danno la sua grazia.

Certo ogni opera buona fatta nel nome di Cristo conferisce lo Spirito Santo, ma la preghiera più di ogni altra cosa, essendo essa sempre a nostra disposizione. Avresti per esempio voglia di andare in chiesa, ma la chiesa è troppo lontano, o l’ufficio è finito ; avresti
voglia di fare l’elemosina, ma non vedi nessun povero o non hai moneta. Vorresti rimanere vergine, ma non lo puoi a causa della tua costituzione e delle insidie del nemico, contro le quali la debolezza della tua carne umana non ti permette di resistere ; vorresti forse trovare un’altra opera buona da fare nel nome di Cristo, ma non ne hai la forza, o l’occasione non si presenta. Invece, nessuna di tutte queste cose può impedire la preghiera : ognuno, sempre, ha la possibilità di pregare, il ricco come il povero, il notabile come l’uomo comune, il forte come il debole, quello che sta bene come il malato, il virtuoso come il peccatore…

Tale è, amico di Dio, la potenza della preghiera. Più di ogni altra cosa, essa ci dà la grazia dello Spirito e, più di ogni altra cosa, è sempre alla nostra portata. Beati noi quando Dio ci troverà vegliando nella pienezza dei doni del suo Spirito.
Potremo allora sperare di essere « rapiti tra le nuvole, per andare incontro al Signore nell’aria » (1 Tes 4, 17) quando verrà con grande potenza e gloria, a giudicare i vivi e i morti e dare a ciascuno il suo dovuto (Mt 13, 26 ; 2 Tm 4, 1).


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Fermati sul monte

Pubblicato: 1 agosto 2007 in Fermati sul monte
 

" Fuggisti dopo avermi ferito, ti cercai, ti eri involato!" (san Giovanni della Croce)

I santi si avvicinarono alla fiamma del desiderio
interiore scoprendola nel profondo della loro
umanità e furono bruciati e purificati da essa nel
loro incontro. Teresa d’Avila capì che era l’acqua
offerta da Gesù alla donna samaritana, molto più
fuoco che acqua, a far crescere il desiderio.
"Quanto assetati diventiamo grazie a questa sete!" E
Giovanni della Croce: "Dove ti nascondesti in
gemiti lasciandomi, o Diletto? Come il cervo
fuggisti, dopo avermi ferito; ti uscii dietro
gridando: ti eri involato!". Qui è la nostra
umanità, in questo svegliarsi in mezzo a una storia
d’amore. Qualcuno ha toccato il nostro cuore, lo ha
ferito e ci ha reso bramosi di appagamento. Chi ci
ha fatto questo, e dove se n’è andato?
Domande che
accompagnano il viaggio di ogni essere umano, e
muovono ogni passo… dal camminare carponi del
bambino al pellegrinaggio del Papa in Terra Santa,
dallo scrutare le stelle a posare i piedi sulla
luna… ogni passo! I nostri desideri – dice
Giovanni della Croce – sono simili a un bambino
piccolo: quando poniamo loro attenzione, li
plachiamo per un po’, ma di lì a poco tornano e
rumorosamente disturbano la pace della casa;
oppure, i nostri desideri sono simili a un giorno
con l’amato a lungo desiderato; ma il giorno si
traduce in una grande delusione! Come non avvertire
il nostro essere uomini in questa fame che ci
divora? Fame di qualcosa di profondo che solo Dio è
in grado di nutrire? Teresa di Lisieux trova i suoi
desideri profondi catturati nell’immagine del cielo:
domenica senza fine, rifugio eterno, eterna
spiaggia.
L’eterna spiaggia: espressione
particolarmente evocativa a rappresentare il
desiderio del cuore. Lei che aveva scelto di vivere
tutto, di mangiare il pane dell’incredulità alla
mensa dei peccatori, di essere una pallina da gioco
nelle mani del Cristo bambino, anelava all’eterna
spiaggia, nonostante la muraglia della notte si
fosse alzata nella sua fede. L’eterna spiaggia:
espressione di tutto ciò che possiamo desiderare e
che non riusciamo talvolta a delineare al nostro
sguardo interiore. Come ancora lei dice: "Io mi
sentivo incapace a esprimere in un linguaggio umano
i segreti del cielo, e dopo aver scritto pagina su
pagina, mi resi conto che avevo appena cominciato.
Gli orizzonti sono così vari e tante le sfumature di
infinita varietà…" (SS.189). Ci capita di arrivare
continuamente a una meta, affascinati da una
promessa di
appagamento, ma continuamente torniamo
via delusi. Chissà che la spiaggia da noi trovata
non sia un angolo nascosto di quel mare per noi
ancora sconosciuto che si chiama Altrove? Usando
l’immagine di Teresa, noi arriviamo a molte spiagge
ma ogni volta ci rendiamo conto che non siamo giunti
a quella "giusta". Se però le nostre labbra sanno di
amaro, non sarà forse che il mare l’abbiamo trovato,
ma per noi non è la spiaggia giusta perché
aspettavamo il mare fosse dolce? Svegliamo il nostro
uomo che si è assopito: l’acqua del mare non può
essere che salata!! Siamo arrivati sull’eterna
spiaggia dell’OGGI di Dio… le sue acque stanno
toccando le nostre rive…


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