Archivio per giugno, 2008

OGGI RAFFAELE MARCELLO E ALBERTO SARANNO PRETI NELLA CHIESA DI RIMINI

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UN TEST

Pubblicato: 27 giugno 2008 in Senza categoria

Più ci addentriamo nell’uso della tecnologia o di metodi moderni nei vari campi del sapere e dell’agire, più ci accorgiamo di dover fare i conti con una nuova terminologia o con nuovi significati di parole a noi già note. I nuovi termini ai quali ci stiamo abituando sono per lo più di provenienza inglese. Fra di essi c’è il “test”. Il vocabolario mi dice che significa: “prova”, “esperimento”. Il nostro orecchio si sta abituando anche all’uso del verbo “testare”.

        Prima di avviarci in una professione ci si sottomette a test attitudinali; all’inizio o durante un curriculum di studio ci si sottomette a un test scolastico; in maniera generalizzata si adottano test psicologici, spesso adottati in maniera più o meno discriminata anche al campo vocazionale.

        Lascio a persone più competenti di me il giudizio sulla validità e opportunità di un uso generalizzato e quasi meccanico dei test. Voglio solo ritornare su una riflessione spontanea e semplice che ha divertito la mia mente assistendo ad una piacevole scena in un supermarket. Passavo davanti a una ricca esposizione di profumi. Naturalmente, tutti i prodotti erano rigorosamente ed elegantemente confezionati, eccetto un esemplare collocato nella prima fila di ogni prodotto  e che un’etichetta segnalava come “test”. Davanti all’esposizione si divertiva un gruppo di ragazze che con grande regolarità eseguivano un rito a tre tempi: prendevano in mano una confezione e ne leggevano la descrizione; poi la deponevano e prendevano in mano il test per spruzzarselo sulla mano; quindi  portavano la mano al naso per assaporarne il profumo; solo allora si notava un  mutamento nell’espressione del loro viso, segno di un’emozione positiva o negativa.

Per arrivare al gusto di questa emozione il rito veniva ripetuto più volte, con i diversi profumi, in una divertente sequenza: il profumo veniva spruzzato prima sul dorso della mano, poi sul palmo, poi su un dito e quindi tutte le dita; quando tutte le parti delle due mani erano spruzzate, si ricorreva al braccio,  oppure si chiedeva in prestito la mano o un dito o un fazzolettino dell’amica: l’importante era arrivare al gusto del profumo.

        La scena è stata divertente per me e mi ha rimandato ad altre esperienze affini. Ho pensato alla cucina: non mi bastano le descrizioni del cibo né il giudizio dell’assaggiatore ufficiale: perché io possa fare una scelta definitiva il cibo deve piacere a me e per sapere questo lo devo assaggiare personalmente: non ci sono vie sostitutive. Solo il test e l’assaggio danno il via alle scelte definitive e impegnative.

        Il mio pensiero è andato avanti. Mi sono accorto che noi non facciamo assaggiare niente: noi descriviamo e vendiamo, oppure anche offriamo, e poi ci meravigliamo se la nostra offerta non interessa a nessuno. Spesso ci lamentiamo per tante fatiche sprecate senza risultati, catechesi e insegnamenti non accolti … Abbiamo dimenticato l’invito del salmo: “Gustate e vedete che buono è il Signore” (Sal 34,9). Siamo preoccupati di dimostrare che determinati elementi fondamentali della vita cristiana ed ecclesiale sono importanti, fondamentali e irrinunciabili, ma non ci curiamo di far vedere concretamente e assaggiare quanto sono belli, gustosi.

        Seguendo il moto del mio pensiero mi sono accorto che anch’io mi preoccupo più di capire che di gustare il vangelo e i fondamenti della mia vita cristiana e francescana. Per questo li propongo più come idee importanti e interessanti che come esperienze gustose. Per questo non interessano gran che agli altri.

        Ritornando alla scena delle ragazze in profumeria, ho notato che quando un volto diventava radioso al gusto di un profumo, tutte le altre accorrevano per applicarsi il medesimo test e gustare la medesima emozione. Forse dovremmo cercare il vangelo in una qualche profumeria, inspirarlo profondamente ed inebriarcene, per sentirne tutto il gusto. Allora impareremmo a trasmetterlo agli altri non come idea giusta e importante ma come gusto e delizia della vita.

 

"Asterischi" dal sito Teclise


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nuovo episodio

Pubblicato: 25 giugno 2008 in Senza categoria

NATIVITA’ DEL BATTISTA



Solennità importante quella che celebriamo oggi… tanto che prende il sopravvento sulla normale domenica del Tempo ordinario. Celebriamo una nascita allora, e la prima cosa che mi viene da dire è questa: va bene il Natale, la nascita di Gesù, oppure l’otto settembre, natività di Maria, ma perché celebrare anche la nascita del Battista con tale solennità? Perché è importante farne memoria? Mi do questa risposta: perché Giovanni è colui nel quale desiderio di Dio e desiderio degli uomini si incrociano. Giovanni raduna in sé tutta l’attesa della storia e bene lo capiamo dall’importanza che assume nella liturgia della parola del tempo di Avvento… il desiderio dell’uomo di incontrare Dio lo possiamo raccogliere nel Precursore. Non dunque soffocare i desideri dell’uomo. Se mai, ingigantirli. Non censurare le attese. Se mai, dilatarle. Non squalificare le vibrazioni del cuore umano. Se mai, leggerle, leggerle in profondità così che ognuno, con i ritmi che gli sono propri, possa scoprire che le sue attese più profonde trovano risposta e luce nel Signore Gesù. (don A. Casati)
Giovanni è il suo nome… Mi colpisce molto la cura con cui Luca sottolinea i nomi delle persone… mi colpisce molto l’importanza che viene data al nome… chiediamoci allora insieme che cosa significa avere un nome. Avere un nome significa avere una identità, essere qualcuno, ma questo è possibile solo se c’è qualcuno che ce lo riconosce perché nessuno si dà il nome da sé sono sempre gli altri a dirci veramente siamo, a consegnarci una identità. Per questo sono i genitori a scegliere il nostro nome, perché è un tutt’uno con il dono della vita. Spesso nel vangelo notiamo l’assenza del nome quando si parla di qualcuno… proprio qualche giorno fa durante il secondo campo scuola, insieme agli altri sacerdoti dicevamo questa cosa ai ragazzi parlando loro di Lazzaro e del ricco epulone: il ricco non ha nome perché ha lasciato che le cose potessero riempire la sua vita. Le cose, per quanto grandi, belle, speciali o tante, non possono darci una identità. La nostra vita, quando è solo piena di cose, è come una bellissima casa splendidamente arredata, magari pulita ed in ordine, ma disabitata: che tristezza! Noi non siamo fatti per le cose, ma per le relazioni. E non secondario a tutto questo i significati dei nomi: Zaccaria, ovvero Dio si ricorda; Elisabetta, il mio Dio è giuramento; Giovanni, Dio fa grazia.
Sempre riguardo al nome non può non colpire la nostra attenzione il fatto che la circoncisione qui passa in secondo piano… ciò che conta non è la circoncisione, bensì l’imposizione del nome; è importante perché è il nome indicato dall’angelo e non un nome determinato dalle consuetudini familiari è l’azione di Dio non è prigioniera delle consuetudini. Giovanni è un dono della misericordia di Dio e Dio vuole per lui un nome che ne dica l’identità e la missione, non un nome che semplicemente indica la parentela. (don D. Simonazzi)
Volevano chiamarlo con il nome di suo padre… ma sua madre intervenne… C’è una disputa sul nome da dare al bambino e in questa disputa è come se si confrontassero due modi di intendere la vita: quello di chi si limita a constatare i fatti, in questo caso gioiosi, che accadono e quello invece che ha scoperto che la vita e la storia degli uomini sono guidate da Dio. In questo senso è molto importante che Zaccaria dia la conferma che il nome è quella stabilito da Dio… non è obbedienza cieca, accettazione passiva, ma adesione responsabile al progetto di Dio, è far proprio il suo disegno. Zaccaria ed Elisabetta possono fare questo perché sono dei poveri… la vita stessa li ha resi poveri, umili; in questo senso sono anche persone molto libere in quanto non hanno nulla da difendere, non hanno una immagine da difendere, nessuno su cui contare se non Dio. C’è un’ultima cosa secondo me bella proprio su questo: Elisabetta e Zaccaria, chiamando Giovanni il loro figlio, è come se interrompessero una parentela… non c’è continuità con la parentela degli uomini perché Dio chiama Giovanni a vivere un qualcosa di nuovo. Nella misura in cui riconosciamo la nostra vita all’interno di una chiamata divina, non solo nel Battista Dio fa grazia, ma in ogni persona. Ogni persona può dare origine a dei legami non di parentela ma di misericordia.


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Discussione su HEAVEN OUT OF HELL

Pubblicato: 20 giugno 2008 in Musica

   HEAVEN OUT OF HELL  (il brano è in streming sul player di questo Blog)

postato da——-  ellicleo@gmail.it
 

 HEAVEN OUT OF HELL – ELISA (Then comes the sun)

 

So are you turning around your mind
do you think the sun won’t shine this time
are you breathing only half of the air
are you giving only half of a chance
Don’t you wanna shake because you love
cry because you care
feel ‘cause you’re alive
sleep because you’re tired

make heaven, heaven out of hell now

Are you locked up in you counting the days
oh how long untill you have your freedom
just shake because you love
cry because you care
feel ‘cause you’re alive
sleep because you’re tired
shake because you love
bleed ‘cause you got hurt
die because you lived

make heaven, heaven out of hell now…

are you still turning around the same thing
are you still trying that way
are you still praying the same prayers
are you still waiting for that same day to come

climbing the same mountain
you’re not getting higher
you’re running after yourself
can’t let go
hiding in that place you don’t wanna be
you push happiness so far away
but it comes back
to give you all that you’ve given before
to love you the way that you do, like a mirror
look in the air ‘n catch that boomerang
can’t fall anywhere else but in your own hands

and make heaven
heaven out of hell now
make heaven
heaven out of hell now…
make heaven, heaven out of hell now
make heaven
heaven out of hell now
are you still waiting
meke heaven
heaven out of hell now
are you still praying
make heaven
heaven out of hell now
are you still losing
make heaven
heaven out of hell now
make heaven
heaven out of hell now
I wanna fly because
I dream
dream
dream

IL PARADISO DALL’INFERNO

Allora stai davvero tornando sulle tue decisioni?
Sei davvero convinto che questa volta il sole non tornerà a splendere
E ti manca il respiro
Stai concedendo solo mezza possibilità
Non vorresti sentirti scosso da un fremito amando
Non vorresti piangere se perdi ciò a cui tieni
Emozionarti perché sei vivo
Dormire perché ti senti stanco

Fai nascere il paradiso dall’inferno, fallo ora

Ti sei imprigionato in te stesso
Contando disperatamente i giorni che ti separano dalla tua libertà?
L’unica cosa che devi fare è scuotere la tua anima se davvero ami
Piangere per ciò a cui tieni
Emozionarti perché sei vivo
Lasciare che il sangue scorra se sei stato ferito
Morire perché hai vissuto davvero

Stai ancora percorrendo la stessa strada pur sapendo che è sbagliata
Stai ancora provando a risolvere tutto nella stessa maniera senza nessun risultato
Stai ancora pregando per le stesse cose
Stai ancora aspettando invano che arrivi quel giorno

Non sarà scalando le stesse impervie montagne che riuscirai a salire più in alto
Stai scappando da te stessa
Non puoi far finta di niente
Nascondendoti nel posto in cui non vorresti mai trovarti
Non fai altro che respingere la felicità il più lontano possibile da te
ma lei ritorna
Per restituirti tutto ciò che hai sempre dato
Per restituirti l’amore come il riflesso di uno specchio
Alza lo sguardo e afferra quel boomerang
Non potrà che cadere nelle tue mani

Fai nascere il tuo paradiso dall’inferno
Crea il paradiso dal tuo inferno
Che cosa stai aspettando?
Fai nascere il paradiso dall’inferno
Stai ancora pregando
Ma nonostante tutto stai ancora perdendo
Crea il paradiso dall’inferno
Ho voglia di volare
Perché sogno
sogno

CURIOSANDO TRA LE PAROLE…
“Heaven out of hell” è solo una delle innumerevoli
canzoni di Elisa in cui, dietro semplici vocaboli inglesi, si cela in realtà un universo di sensazioni che la cantautrice vuole trasmettere all’ascoltatore.
La sua scelta lessicale è infatti tutto fuorché casuale: la lingua
inglese che Elisa usa per la maggior parte delle sue canzoni rispecchia perfettamente la semplicità che la caratterizza e la rende unica, caratteristica che la lingua italiana, a suo dire, non soddisfa pienamente.
In molti si trovano d’accordo con lei: chi non si troverebbe in difficoltà a dover tradurre semplici parole come “feel” o “shake” laddove i corrispondenti vocaboli italiani “sentire” e “muovere” lascerebbero piuttosto a desiderare?
Lasciando ai posteri l’ardua sentenza è indiscutibile il fatto che, già dopo una prima rapida lettura, il testo di “heaven out of hell” arriva dritto al cuore del lettore, sia quest’ultimo un intenditore di lingua inglese o sia un perfetto profano: elisa riesce sempre a farsi capire!
Irene Vecchiotti

IL PARADISO DALL’INFERNO
Come dichiarato dalla stessa cantante,questo testo così forte e pregno di significato è dedicato a sua madre;sono parole commoventi che arrivano dritte al cuore,un messaggio disperato di una figlia che esorta la madre a reagire,che cerca di convincerla del fatto che si può avere di più,che si può arrivare alla felicità,basta combattere per ottenerla. Elisa descrive una persona stanca e demotivata,che ha creato con le sue stesse mani una prigione fatta di sogni e di illusioni. Una donna intrappolata in un limbo,condannata a convivere con una sensazione di perenne soffocamento,ma che preferisce chiudersi a chiave nella sua gabbia piuttosto che affrontare la dura realtà,che per lei è solo sinonimo di delusioni e sofferenze. La cantante sembra quasi non tollerare l’atteggiamento della donna,quasi come se lo considerasse una manifestazione di debolezza,un capovolgimento dei ruoli che una figlia non può sopportare. “ Fai nascere il paradiso dall’inferno, fallo ora.Ti sei imprigionato in te stesso contando disperatamente i giorni che ti separano dalla tua libertà?L’unica cosa che devi fare è scuotere la tua anima se davvero
ami,piangere per ciò a cui tieni,emozionarti perché sei vivo….”. Questa canzone ha un testo semplice quanto profondo,si arriva al punto focale senza passare per inutili giri di parole:”Non sarà scalando le stesse impervie montagne che riuscirai a salire più in alto.Stai scappando da te stessa,non puoi far finta di niente,nascondendoti nel posto in cui non vorresti mai trovarti.”Elisa lancia un messaggio a tutti coloro che ascolteranno la sua canzone:nella vita bisogna saper rischiare,avere il coraggio di mettersi in gioco,perché ogni emozione vale la pena di essere vissuta,positiva o negativa che sia. Tutto dipende da noi,il nostro vero nemico è nella nostra mente,spesso respingiamo la felicità convinti di non meritarla e ci limitiamo a sopravvivere Si deve lottare contro i propri demoni,le proprie angosce,imparare dagli errori commessi,sperimentare,provare,assaporare tutto ciò che la vita ha da offrirci e lasciare che la felicità finalmente possa arrivare anche da noi
..Nei momenti di sconforto mi dedico sempre questa canzone: ha un qualcosa di magico;sarà che a cantarla è quel dolce folletto dalla voce fatata e sublime,sarà che solo leggendo il titolo trovo la forza per reagire,ma con me funziona davvero,e oggi volevo regalarla a tutti voi.
Sabrina Morelli


Sai cosa è successo oggi?              

Il Vangelo di oggi
 
Mt 6,19-23    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignuola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignuola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore. La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!”.
Spesso ricorrono nella Parola di Dio questi due termini: tesoro e cuore.

Cosa significano?

TESORO: alle concezioni pagane e consumistico-materialistiche (successo, denaro, potere, fama …) si oppone la visione di fede:

Dt 30,20: Israele impara ben presto, nelle difficoltà del deserto, che il Signore è la sua vita e la sua longevità.

Gb 22,24-26: le ricchezze umane sono polvere. Di fronte ad esse Dio è oro e argento.

Sl 4,8: Dio concede più abbondanza di quella concessa della terra (vino e frumento).

Sl 16,5-6: Il Signore è nostra eredità.

Nm 18,20: “Io sono la tua parte e il tuo possesso” (ai leviti).

Lm 3,24: “Mia parte è il Signore, per questo in Lui voglio sperare”.

Sl 6,4-6: la grazia del Signore vale più della vita: questo sazia.

Sl 84,11: un giorno con Dio è più che mille altrove!

Is 58,14: se si pratica la giustizia, si trova la delizia nel Signore.

Mt 13,44: il tesoro è il Regno di Dio.

Mt 19,21: il tesoro si ottiene se si vende ciò che si possiede.

Mt 6,19-21: il tesoro si trova lì dov’è il cuore.

Ef 1,18: l’eredità che ci attende nei cieli è il tesoro di gloria.

CUORE: nell’antropologia biblica è la sede delle decisioni, il luogo in cui si esercita la libertà, il centro d’azione della volontà. Designa la persona nella sua globalità e dignità di essere responsabile chiamato a rispondere a Dio in quanto libero.

Dt 30,2.6: convertirsi al Signore con tutto il cuore, ossia scegliere Lui. Se l’uomo si converte, volge a Lui il suo cuore, Dio lo colma di beni (tesoro) e  il bene più grande e Dio stesso che si lascia trovare Ger 29,13.

Dt 10,16: questa conversione è operata dal Signore, che circoncide il cuore (Ger 4,4).

Dt 30,13: il cuore è il luogo in cui la parola della conversione si fa vicina.

Os 2,16: al cuore parla direttamente Dio ma devono tacere le altre voci (deserto).

Rm 10,9-10: il cuore è il luogo dell’atto di fede in Gesù Risorto.

Dt 6,6: nel cuore devono rimanere impressi i comandamenti di Dio.

Mt 13,18-23: il cuore è il luogo in cui è seminata la Parola.

Sl 139,13-14.23: il cuore dell’uomo è conosciuto profondamente da Dio, come Gesù conosce perfettamente l’interiorità di ogni uomo (Gv 2,25).

Gen 8,21: Il cuore è l’interno dell’uomo, distinto da ciò che si vede e separato dalla “carne”. È la sede delle facoltà e della personalità, da cui nascono pensieri e sentimenti, parole decisioni, azioni. Dio lo conosce a fondo, qualunque sia l’apparenza (1Sam 16,7; Sl 17,3; Ger 11,20; Ger 17,10; 1Re  8,39; Sl 7,10; Sl 17,3; Sl 44,22; Sl 133,13; Sl 139,23; Pr 15,11; Pr 17,3; Gv 2,25).

Il cuore è il centro della coscienza religiosa e della vita morale (Sl 51,12.19; Ger 4,4; Dt 30,6-8; Ger 31,33; Ez 13,19).

Con il cuore l’uomo cerca Dio  (Dt 4,29; Dt 30,1-5; Gen 29,13; Sl 27,8; Sl 105,3 ss; Sl 119,2-10).

Con il cuore l’uomo lo ascolta (1Re 3,9; Os 2,16; Dt 30,14).

Con il cuore l’uomo serve Dio (1Sam 12,20-24), lo loda (Sl 111,1), lo ama (Dt 6,5).

Il cuore semplice, retto, puro, è quello che non è diviso da nessuna riserva o secondi fini o finzioni ipocrite riguardo a Dio o agli uomini (Sl 79; Sir 2; Ger 17,1-10).

Sap 1,6: I “reni” sono la sede delle passioni e degli impulsi (Gb 19,27; Sl 16,7; Pr 23,16).

Cuore è la sede dell’attività cosciente sia intellettiva che affettiva (v. sopra)

“Cuore” e “reni” sono spesso uniti per indicare l’insieme delle potenze interiori dell’uomo.

Ef 1,18: “Cuore” o anche “mente”, in quanto sede dell’intelligenza.

Dio conosce il cuore (Lc 16,15; At 1,2; Rm 8,27).

L’uomo è chiamato ad amare Dio con tutto il suo cuore (Mc 12,29-30).

Nel cuore Dio ha disposto il dono del Suo Spirito (Rm 5,5; 2Cor 1,22; Gal 4,6).

Nel cuore abita Cristo (Ef 3,17).

I cuori semplici (At 2,46; 2Cor 11,3; Ef 6,5), retti (At 8,21), puri (Mt 5,8; Gc 4,8) sono aperti senza reticenza alla presenza e all’azione di Dio.

Abbiamo messo a fuoco cosa significano nel linguaggio biblico, il “cuore” e il “tesoro”.

Cosa intende, invece, Gesù quando parla di “tesori sulla terra” che vengono consumati da tignola e ruggine? Esistono dei tesori che passano. Ger 17,5-10: “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo …”.

Quando il cuore si allontana da Dio e pone nell’uomo mortale il suo sostegno, la sua speranza, quello diventa il suo “tesoro”. Ognuno di noi ha esperienza di questo. Quando il cuore non si lascia più illuminare da Dio e lascia campo libero agli istinti, perdendo progressivamente il controllo di sé. Si hanno attaccamenti, passioni disordinate … pigrizia, freddezza e indifferenza nella preghiera.

In questo stato l’uomo non capisce più nulla, sovverte tutti i valori e “ragiona” secondo una logica di istinti e di piacere.

Crede di aver trovato un “tesoro”, si illude di accumulare “ricchezze” e di costruire la sua casa sulla roccia. In realtà, prima o poi tutto questo gli sfuggirà dalle mani. Sarà spazzato via. L’uomo si riduce a stare davanti a Dio come un animale: non vive più secondo lo Spirito ma secondo la carne, gli istinti (Gal 5,16-25).

Sl 73,21-22: “Quando si agitava il mio cuore e nell’intimo mi tormentavo, io ero stolto e non capivo, davanti a te stavo come una bestia”.

Il cuore è fallace e difficilmente guaribile (Ger 17): quali sono le sue “malattie”?

l’amore senza se e senza ma………….

Pubblicato: 17 giugno 2008 in Libri

 

Visto l’incontro con i giovanissimi di ieri sera….vedi foto sbiadite nell’album suggerisco alcuni spunti per continuare a riflettere sull’argomento….anche personlmente

 

Affettività:

l’amore senza se e senza ma 
Alcune letture …..
– Giovanni, 29, 15-24 (mi ami tu, Pietro?)
– I Corinzi 13,1-13  (inno alla carità)
– I Corinzi 6,12-20 ("Glorificate Dio nel vostro corpo")
– I Giovanni 4,7-21 ("Dio è amore")
– A. LEONARD, Gesù e il tuo corpo, ed. Paoline.
– H.J.M. NOUWEN, Sentirsi amati, ed. Queriniana.
– C.S. LEWIS, I quattro amori, ed. Jaka Book.
 La rivolta contro l’amore: estratto da H. HENDIN, The Age of Sensation [riportato a fine scheda]
Deus caritas est, enciclica di Benedetto XVI
 

1. La ricchezza di una parola

Per dire "amore" i greci avevano tre parole: eros, filìa, agàpe.

Il primo termine indica l’amore sensuale, fatto di attrazione fisica per un’altra persona, fonte di piacere ma anche causa di passioni di cui la persona può sentirsi in balìa.

Il secondo è l’amore proprio dell’amicizia, dell’affetto: l’amore che ci fa sentire in sintonia con chi ci è simile, che si nutre di interessi comuni e di affinità psicologiche. amicizia intensa, amicizia vera, amore per gli amici che soffre se non è ricambiato.

Il terzo segnala l’amore gratuito, quello disinteressato, l’amore nella sua espressione più alta di dono di sé fino alla dimenticanza di sé. Indica il modo di amare proprio di una mamma e di Dio. È l’amore disposto al sacrificio, l’amore che ama senza curarsi di essere riamato. 

2. Dio è amore: cioè?

Quando diciamo "Dio è amore", diciamo che lui è "agàpe", o – con parola a noi più familiare – "carità". Il significato di quest’ultimo termine si è forse ristretto, nella percezione comune, a "atto di elemosina": questo sarebbe, però, un amore che i greci descriverebbero con "filìa". La profondità del termine "carità" si può invece cogliere dalla descrizione che ne fa san Paolo nella prima lettera ai Corinzi: si tratta di un amore "senza se e senza ma", veramente gratuito, che viene da Dio e parla di lui. Gesù Cristo, peraltro, ci rivela l’amore/carità di Dio in tutta la sua portata e ci propone una strada: quella della misericordia e del perdono come espressioni genuine del modo di essere e di amare di Dio Padre. 

3. La carità dà forma a ogni espressione di amore

Vivere da discepoli l’amore che Gesù ci ha rivelato non significa mortificare le altre dimensioni dell’amore: anche l’amore erotico e quello di amicizia trovano il loro senso pieno dentro l’orizzonte del dono sincero di sé. Non è rinunciare agli altri tipi di amore, ma “amare meglio” anche nelle altre due dimensioni. È ben diverso chiudersi nella ricerca del piacere fine a se stesso o fare anche dell’amore fisico un gesto di dono; è diverso vivere l’amicizia sul solo piano degli interessi comuni e del "passatempo" o farne un ponte su cui può passare Cristo… Illuminata dalla carità, ogni dimensione dell’amore trova il suo senso e la sua bellezza, e anche le rinunce connesse alla scelta di vivere il proprio corpo come tempio dello Spirito Santo assumono il significato di un "sì" più grande all’amore che è stato riversato nei nostri cuori.

 

 

 

per chi ha voglia di leggere……………………

 

LA RIVOLTA CONTRO L’AMORE

Stato di guerra nei "campus"

Estratto da: H.HENDIN, The Age of Sensation, Boston, 1975.

 

Sta diventando più difficile crescere uomo o donna in questa cultura. Il tasso di suicidi tra i giovani dai 15 ai 24 anni è cresciuto più del 250% negli ultimi vent’anni. L’uso di droga è un fatto comune per molti. Un fenomeno meno familiare, ma ugualmente drammatico, è il crescere della rabbia tra i due sessi.

In superficie c’è una tale apertura, una sorta di cameratismo nel modo in cui i giovani di classe media e le ragazze si considerano reciprocamente, che molti credono che stiamo entrando in un’epoca di inedita armonia tra i sessi. Secondo la mia esperienza, al contrario, questa conclamata apertura ha comportato anche maggior esposizione alla paura e alla rabbia, a un cinismo generale, alla disillusione, all’amarezza; il tutto in proporzioni raramente riscontrabili tra i giovani di vent’anni fa.

Nella sua forma più lieve la rabbia è espressa dai molti studenti maschi che continuamente sminuiscono le donne che mostrano interesse per loro. Di fronte a simile ostilità le ragazze – inutile dirlo -cercano di proteggersi. Molte evitano allora una reale intimità con un uomo, sentendo che già il solo interessamento per qualcuno è autodistruttivo.

Ragazzi e ragazze sembrano mettersi insieme aspettandosi poco sostegno o tenerezza, e anche quando vengono offerti c’è timore ad accettarli. Spesso, addirittura, ricevono molto meno di quanto si aspettavano, e il senso di delusione si fa acuto. Per dirla semplicemente, gli uomini spesso si sentono presi in un’ostilità che non sanno controllare; le donne si sentono sopraffatte da una vulnerabilità che temono sarebbe loro fatale.

Incapaci di venirsi incontro per sostenersi e confortarsi, maschi e femmine sono di fronte a una spirale di agitazione in ogni aspetto della loro vita. Gli studenti che ho visto provavano molte vie di fuga. Le principali muovevano in due direzioni apparentemente differenti: una verso il torpore emotivo e esperienze limitate e controllate, l’altra verso l’impulsività e la stimolazione sensuale frammentata. Fare ma non sentire, acquisire esperienze sensoriali senza coinvolgimento emotivo, sono speranze che riflettono il consumante desiderio di non conoscere o riconoscere i propri sentimenti. Ciò che distingue questa generazione di studenti è proprio il perseguimento del disimpegno, del distacco, della frammentazione e del torpore emotivo. Molti della generazione precedente a quell’età stimavano l’impegno, e cercavano il coinvolgimento come fonte di soddisfazione nella vita. I loro figli percepiscono una verità differente: credono che l’impegno affettivo avvii al disastro, e che il cinismo offra migliori probabilità di sopravvivenza.

Tutte le relazioni sono progressivamente ridotte alla domanda: "Cosa ci sto guadagnando?" Sembra che gli uomini vogliano dare alle donne sempre meno, mentre le donne vedono le richieste degli uomini come intrinsecamente umilianti. Gli uni e le altre tendono a misurare tutto con la stessa scala di valore: la gratificazione personale. Come scappare a questa autentica guerra tra i sessi? Tre le risposte: non puoi essere ucciso se sei già morto (torpore); non puoi essere ferito se ti ritiri (distacco, cinismo); non puoi essere completamente spazzato via se dividi le tue forze (frammentazione). Che questi criteri siano oggi ritenuti necessari da un gran numero di persone, dà una misura delle nostre difficoltà sociali.

La fuga dall’emozione sembra la sola via di soluzione in una cultura dove la gente è sempre più avvoltolata nello scontento. La fiducia nella società o almeno nel cambio sociale in passato ha reso a tanta gente possibile trovare uno scopo nella vita superando l’infelicità personale. Ma la disaffezione circa la possibilità stessa di felicità tra uomo e donna trova ora poche risorse nelle istituzioni politiche, religiose. Anzi, i movimenti sociali e politici ora riflettono e rinforzano la sfiducia e la delusione. Siamo piagati dall’erosione della fiducia reciproca, ma facciamo poco per invertire la tendenza. Se vale la pena salvaguardare il nostro ambiente fisico, quello emozionale è ancora più meritevole di protezione, dal momento che il primo ci provvede i mezzi per sostenere la vita, il secondo è la nostra umanità; il primo ci offre ciò che è necessario alla sopravvivenza, l’altro una vita che valga la pena d’essere vissuta.


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