Archivio per agosto, 2008

ci sentiamo in Settembre

Pubblicato: 17 agosto 2008 in Intrattenimento
Ciao amici grazie MILLE!!!!
per tutti i bellissimi commenti, domani parto per due campiscuola
primo: dal 18 al 24 sarò con i lupetti
 a Limisano (Rocca San Casciano)

secondo: dal 25 al 31 con i bambini delle elementari
 a Benedello (Pavullo nel Frignano)

ci risentiamo in Settembre……un abbraccione ed una preghiera a tutti!!!

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Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li sgridavano.  Gesù però disse loro: “Lasciate che i bambini vengano a me, perché di
questi è il regno dei cieli”. E dopo avere imposto loro le mani, se ne
partì.

Prendersi cura dei
bambini e preoccuparsi di loro perché di essi è il regno dei cieli.
L’amore di Gesù per i bambini ci deve far riflettere, soprattutto in
un’epoca in cui, spesso, li si trascura o li si rifiuta in molti modi. Si richiede una grande generosità soprattutto ai genitori, ma anche a
tutti noi nel nome di Cristo, perché non si tema di avere bambini, di
dedicare più tempo e di pensare di più alla loro educazione. Potrebbe
essere questo un modo di compiere ciò che piacque tanto al nostro
Signore, quando le madri gli portarono i loro bambini perché imponesse
loro le mani. Ciò implica il fatto che i bambini possano ricevere il
sacramento del battesimo molto presto e che vengano ben preparati
perché approfittino presto nella loro vita della confessione e,
soprattutto, della santa Eucaristia, mentre assimilano a poco a poco la
dottrina cristiana che viene loro insegnata perché siano in grado di
rispondere alla vocazione ricevuta da Dio. Ciò non riguarda soltanto le madri, ma deve essere compreso, grazie
all’aiuto di Cristo, da tutti i fedeli, sacerdoti e laici, così come
non ci si deve curare solo dei bambini piccoli, ma del processo di
formazione nel suo insieme: in ciò consiste il divenire simili ai
bambini, cioè il divenire più simili a Cristo.

Chi Ha Sete Venga A Me

Pubblicato: 15 agosto 2008 in Testimoni

Chi Ha Sete Venga A Me

Evangelizzazione di strada e di spiaggia
11-17 agosto 2008 Riccione

Simpaty

Pubblicato: 12 agosto 2008 in Intrattenimento

L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi,

ma nell’avere nuovi occhi.


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Salì sul monte, solo…

Pubblicato: 9 agosto 2008 in Vangelo del giorno
MEDITAZIONE SULLE LETTURE DI QUESTA DOMENICA



Salì sul monte, solo, a pregare… ogni esperienza di vita trova
il suo pieno significato sul monte della solitudine in un incontro
fatto del mormorio del silenzio che appena muove l’aria… lì i pani
moltiplicati, la folla sazia, i discepoli sulla barca prendono il
sapore del proprio pane e, spogli della voce del tempo, si posano lievi
nella memoria di una parola udita: Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore!…

La folla è sazia. I pani consumati danno la forza di andare. E tutti
vanno. I discepoli sulla barca si avviano verso l’altra sponda; la
folla, rimasta sola con Gesù, ascolta la sua parola di congedo; Gesù
sale sul monte, a pregare. È solo. La vita scorre via lasciandoti
incerto e vuoto se non accogli nel silenzio della preghiera il tuo
vissuto. I miracoli della sazietà attraversano le tue giornate, ma se
non sali sul monte e ti fermi, solo, a pregare, sfuggono alla tua
comprensione, e del miracolo ti resta solo l’ansia del volerlo ancora,
per sentirti sazio… Puoi essere discepolo, stare con altri discepoli,
ma è sufficiente un vento contrario e qualche onda agitata per gettarti
nel panico. Ciò che ti crea più angoscia è il fatto che le onde non
puoi fermarle, come anche il vento. Avverti di essere in balia di forze
superiori a te, e questo ti sembra ingiusto, perché la tua barca ha il
diritto di un mare tranquillo… Il buio accresce il senso di
solitudine dei discepoli nella tempesta. Una solitudine diversa da
quella di Gesù sul monte. La solitudine della paura che fa vedere come
fantasmi anche le persone più familiari e amiche. Gesù cammina sul
mare. Non ha bisogno di barca perché la sua signoria è naturale.
Turbamento, paura, urla… aspettavano Gesù che li raggiungesse da
altre parti, non certo sulle acque. E non basta una voce, la Sua voce,
a rassicurarli: «Coraggio, sono io, non abbiate paura». La sfida di
Pietro è un po’ il simbolo del nostro modo di accostarci al Dio
potente: anch’io voglio camminare sull’acqua, tu puoi concedermelo… e
qui si conosce chi veramente sia il Dio dell’universo. La Sua potenza è
partecipazione di vita: qualunque cosa tu, uomo, volessi fare, ciò che
è mio è tuo, fallo! Il problema però non sta in me che non ti do la
possibilità di essere, ma in te che non ci credi… e preferisci
restare nelle tue onde agitate e nel suono del vento… Se tu sapessi
chi veramente sei, comanderesti al vento e lui ti obbedirebbe perché ti
ho costituito Dominus del creato, al mio posto. Scendere dalla barca,
camminare sulle acque, andare verso Gesù… è possibile. Ma se ascolti
la violenza del vento e questa diventa più eloquente della presenza
silenziosa di Dio davanti a te, tu affondi. Quando qualcosa ti fa
affondare, non pensare sia la situazione che vivi… è la paura di quel
vento contrario che ti sgretola la solidità del cammino. Sali allora
sul monte, incontra il tuo Dio non più come un fantasma nella tua
notte, ma come mano che ti afferra e ti salva. E quando il vento
cesserà non potrai che riconoscere in quella salvezza il Figlio di Dio
che è venuto a te!

PREGHIERA
Fermati sul monte, alla presenza del Signore… Ed ecco, il Signore passò (1 Re 19).

CONTEMPLAZIONE
Sul monte del silenzio, nel cuore della mia vita che somiglia spesso a
una caverna dove passare le mie notti, tu, Signore, ti fai conoscere.
Quanti venti impetuosi, quanti terremoti, quanti fuochi mi sono
sembrati la tua presenza mentre ero a valle, immersa nelle cose di
sempre. Qui sul monte, nel silenzio, tutte queste cose passano come
vuote di te. E quando tu veramente arrivi, non incuti timore perché la
tua voce è appena un mormorio, una brezza leggera che accarezza il mio
volto. Tu sei qui, in questa solitudine amata dove tutto diventa parola
tua…

……..BUONA DOMENICA

ASCOLTA IL BRANO  http://media.imeem.com/m/Wv7SJH3kHi/aus=false/Potrebbe Essere Dio – Renato Zero

Renato riflette su Dio                            postato da (lu1968.cristiani@altervista.org)


Potrebbe essere Dio (Renato Zero)

Se c’era un Dio da discutere…

Adesso, non c’è più.

Sei troppo ingenuo da credere,

che un Dio, sei tu…

Dio, non sarà aritmetica,

né parapsicologia.

Non sta nei falsi tuoi simboli,

nella pornografia!

Ti giochi Dio al totocalcio, lo vendi per una dose,

lo butti via in una frase,

lo cercherai in farmacia…

Pensi Lui vada a petrolio,

la fede, non è un imbroglio…

E, non c’è Dio sulla luna,

ma in questa terra che trema!

Se mai, non sarà Dio,

sarà ricostruire…

Se mai, lo ritroverai,

in un pensiero, in un desiderio,

nel tuo delirio, nel tuo cielo…Dio!!!

…Potrebbe essere Dio…

E anch’io, con te cercherei,

nella paura una strada sicura,

un’altra promessa, magari la stessa: Dio!

Riporta Dio, dove nascerai,

la dove morirai…

Riporta Dio nella fabbrica,

nei sogni più avari che fai…

Ti giochi Dio al totocalcio,

lo vendi per una dose,

lo butti via in una frase,

lo cercherai in farmacia…

E Dio non è un manifesto,

la morte senza un pretesto…

La noia o un altro veleno,

la bocca di un altro squalo…

Se mai, un Dio, non ce l’hai,

io ti presenterò il mio…

Dove abita, io non saprei…

Magari in un cuore, in un atto d’amore,

nel tuo immenso io, c’è Dio!!

…Potrebbe essere Dio…

E tu, al posto suo,

mi tradiresti?

Mi uccideresti?

Mi lasceresti senza, un Dio?

……………………………….

Se mai, non sarà Dio,

sarà ricostruire…

Se mai, lo ritroverai,

in un pensiero, in un desiderio,

nel tuo delirio, nel tuo cielo…Dio


L’ho sentita spesso in questo mese questa canzone e mi ha fatto pensare. Non c’è un Dio da discutere, Dio c’è. Perchè chi è così ingenuo da credere che sia Dio? Non sono forse troppo visibili i nostri difetti e i nostri limiti per poter credere di essere Dei? Eppure c’è chi lo fa, c’è chi si sente un Dio e nella propria vita fa contare solo il proprio bene. Ma è difficile credersi per sempre un Dio, perché nel momento di difficoltà ti accorgi veramente della tua miseria e il tuo essere Dio viene messo in discussione. Caro Zaccheo ti sembrano lontane queste persone? Non tanto se pensiamo al modo in cui utilizziamo la scienza se pensiamo all’aborto, all’eutanasia e alla clonazione. L’uomo vuole essere Dio, ma presto o tardi si accorgerà che non lo è. Come quando ha inventato la bomba atomica facendosi del male da solo. E allora se non crediamo un Dio bisogna pur trovarlo perché noi abbiamo bisogno di un Dio. In cosa lo cerchiamo? Nella sicurezza dell’aritmetica, nella parapsicologia? A volte non crediamo a Dio ma ai maghi sì. Oppure facciamo della passione il nostro Dio e questo lo chiamiamo "vivere senza limiti" essere "liberi", e così ci buttiamo nella pornografia. Lì Dio non c’è ci urla questa canzone! Allora dove vuoi cercarlo? Nella salute e nelle medicine e così abbattiamo la nostra depressione con gli antidepressivi ecc.. Ma alla fine non fanno più effetto e ci troviamo a imbottirci di medicine e a cercare qualche altra cosa. Quanto sarebbe semplice solamente affidarci a Dio e essere felici, affrontare con lui anche le difficoltà con serenità. Ma no, cerchiamo il denaro, più se ne ha e più si ha la felicità! Quante volte ho sentito questa frase: "Altro che il denaro non dà la felicità la dà e come". Ma più se ne avrà e più se ne cercherà e si vorrà sempre ciò che non si ha, non è più semplice accettare ciò che si ha? Ciò che manca a questo mondo non è forse proprio la serenità? Io non la vedo nelle corse impazzite di qua e di là! Non è forse contrario alla serenità non riuscire ad accettare ciò che si ha? E alla fine lo troveremo Dio, ma se eliminiamo tutto ciò che non potrà mai dare la felicità, tutto ciò che ci allontana da Lui per darci un piccolo piacere che poi ci lascia a bocca asciutta e con uno stato di insoddisfazione. Io invece vedo che la serenità l’hanno trovata persone (come i santi) che si sono allontanate da tutto questo. Mi viene in mente San Francesco ora. Caro Zaccheo sono lungo come al solito spero non ti sia addormentato leggendo ciò che ti scrivo ma vorrei pregare insieme a te e a tutti quelli a cui presenterai questo testo affinché tutti riescono a vedere oltre a queste cose che oscurano Dio per arrivare alla vera felicità e serenità

 

LA PAROLA DI  OGGI (FESTA DELLA TRASFIGURAZIONE)
 

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo
fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato
davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti
divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia,
che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi
essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e
una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li
coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi
è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento.
Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi
da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e
non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno
di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai
morti».



La Trasfigurazione
non era destinata agli occhi di chiunque. Solo Pietro, Giacomo e
Giovanni, cioè i tre discepoli a cui Gesù aveva permesso, in
precedenza, di rimanere con lui mentre ridava la vita ad una fanciulla,
poterono contemplare lo splendore glorioso di Cristo. Proprio loro
stavano per sapere, così, che il Figlio di Dio sarebbe risorto dai
morti, proprio loro sarebbero stati scelti, più tardi, da Gesù per
essere con lui al Getsemani. Per questi discepoli la luce si infiammò
perché fossero tollerabili le tenebre della sofferenza e della morte.
Breve fu la loro visione della gloria e appena compresa: non poteva
certo essere celebrata e prolungata perché fossero installate le tende!
Sono apparsi anche Elia e Mosè, che avevano incontrato Dio su una
montagna, a significare il legame dei profeti e della Legge con Gesù.  La gloria e lo splendore di Gesù, visti dai discepoli, provengono dal
suo essere ed esprimono chi egli è e quale sarà il suo destino. Non si
trattava solo di un manto esterno di splendore! La gloria di Dio
aspettava di essere giustificata e pienamente rivelata nell’uomo
sofferente che era il Figlio unigenito di Dio.
Inoltre nella Trasfigurazione, Gesù è indicato come la vera speranza dell’uomo in Lui sono raccolti Nuovo ed Antico Testamento. Luca parla dell’"esodo" di Gesù, che contiene allo stesso tempo morte e risurrezione. Gli apostoli, sono vinti dal sonno, questo atteggiamento ci dice l’incapacità dell’uomo di penetrare il mistero di Cristo. Contempliamo e sostiamo davanti a questo meraviglioso spettacolo…….erano le parole di Mosè mentre guardava il roveto ardente, queste parole oggi sono rivolte a noi, a noi che siamo chiamati all’ascolto di questa parola, Parola di Dio che ci indica come il Cristo sia il senso della storia, una storia d’amore, l’amore del Creatore per la sua creatura. Quest’amore bello(da far tremare i discepoli impauriti), si è manifestato in passato (Mosè Elia) si è manifestato nel presente dei dicepoli (nell’amore di Cristo) si manifesta ogni giorno nella Chiesa attraverso il Cristo risorto (Pietro Giacomo e Giovanni sono mandati) per tutti gli uomini che lo cercano con cuore sincero.
 

Teofano di Ceramea (12° secolo), monaco basiliano
Omelia sulla Trasfigurazione ; PG 132, 1021s

« Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro » (Mt 13,43)

Si avvicinava l’ora della Passione… Ora, bisognava che in quest’ora, i discepoli non fossero turbati nel loro spirito; bisognava che coloro che, poco prima, avevano confessato, per bocca di Pietro, che egli era il Figlio di Dio (Mt 16,16),non  credessero, vedendolo inchiodato alla croce come un malfattore, che egli fosse un semplice uomo. Per questo li ha rafforzati con questa mirabile visione.

Così quando lo avrebbero visto tradito, in agonia, mentre pregava perchè fosse allontanato di lui il calice del Sommo Sacerdote, essi si sarebbero ricordati della salita sul monte Tabor, e avrebbero capito che egli si era consegnato alla morte volontariamente… Quando avrebbero visto i colpi e gli sputi sul suo volto, non  si sarebbero  scandalizzati, ricordando la luce del suo volto più splendente del sole. Quando lo avrebbero visto rivestito per derisione del mantello di porpora, si sarebbero ricordati che quello stesso Gesù era stato vestito di luce sul monte. Quando lo avrebbero visto seppellito in terra come un morto, avrebbero pensato  alla nube nella quale egli era stato avvolto.

Ecco dunque il motivo della Trasfigurazione. E forse ce n’è un’altro: Il Signore esortava i suoi discepoli a non cercare di risparmiare la propria vita; diceva loro: “Se  qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16,24). Ma rinnegare se stesso e andare incontro a una morte vergognosa, sembra difficile; per questo il Salvatore mostra ai suoi discepoli di quale gloria saranno ritenuti degni coloro che avranno imitato la sua Passione. La Trasfigurazione non è null’altro infatti che la manifestazione anticipata dell’ultimo giorno in cui “i giusti splenderanno in presenza di Dio” (Mt 13,43).