La colpa di far nascere un figlio “imperfetto”

Pubblicato: 7 ottobre 2008 in Fermati sul monte
La settimana scorsa, nel silenzio quasi assoluto dei media italiani, si
sono chiuse le Paralimpiadi. Eppure, proprio per il Paese che le ha
ospitate, questa edizione merita qualche riflessione, allargabile anche
alla situazione di casa nostra. Per poter accogliere gli atleti diversamente abili, la Cina ha fatto
uno sforzo gigantesco a livello organizzativo ed economico. Così, ad
esempio, grazie a quasi due milioni di dollari (con cui si sono
abbassati lavandini, costruite rampe, aggiunti cartelli in braille e
trasformati oltre 200 bagni in toilette accessibili) ,
l’aeroporto di Pechino è stato in grado di accogliere gli "esigenti"
ospiti. Ben più complessa la questione sul piano culturale. Cogliendo
nel segno, un lungo articolo di Maureen Fan comparso qualche giorno fa
nella pagina degli esteri del Washington Post titolava «Beijing
Welcomes The Disabled as China Never Has» (Pechino accoglie i disabili
come la Cina non ha mai fatto). Nella sola Pechino si trovano quasi un milione di disabili che, come
gli altri 83 milioni che vivono sparsi nel Paese, conducono
un’esistenza di reclusi in casa. Il dileggio e lo scherno di cui sono
oggetto, la totale mancanza di supporti (per strada, nei mezzi di
trasporto e nei locali pubblici) nonché, più in generale, l’assenza di
qualsiasi progetto di inserimento educativo e lavorativo, rendono tale
condizione quasi obbligata. Per certi versi, però, nelle ultime
generazioni, il problema sembra pressoché risolto: la politica del
figlio unico ha fatto sì che oggi in Cina la nascita di bimbi disabili
costituisca una rarità quasi assoluta. Così, una civiltà che per secoli
si è costruita sul tradizionale rispetto per anziani e deboli, registra
ora rifiuto e marginalizzazione. Basti pensare che prima delle
Olimpiadi il manuale informativo ufficiale distribuito ai 100 mila
volontari, in vista dell’evento definiva i disabili «ostinati, ribelli
e introversi, con un forte senso di inferiorità». Non che, nella sostanza, le cose da noi vadano molto meglio. Se le
leggi offrono un qualche aiuto, il disprezzo continua però a regnare
pressoché indisturbato, come dimostrano le cronache quasi quotidiane
che raccontano (sia pure marginalmente, quasi in nota) le violenze
sessuali di cui sono oggetto bambine e giovani disabili un po’ ovunque.
Per anni la società ha fatto finta che i disabili non esistessero, e
molto spesso, per le ragioni più diverse, sono stati innanzitutto i
genitori a nascondere o ignorare i loro figli, rinchiudendoli in casa o
in istituto (a prescindere dallo status sociale o economico: pensiamo
alla drammatica storia del figlio minore di Arthur Miller, David, la
cui esistenza è stata completamente negata dal famoso drammaturgo).
A tale invisibilità la scrittrice americana Flannery O’Connor ha dato
una precisa qualificazione: «L’atteggiamento sentimentale nei confronti
dei bambini portatori di handicap, che implica il tentativo di tenere
loro e la loro sofferenza lontani dagli occhi della gente, è
paragonabile alla mentalità che ha portato ad alimentare il fumo nei
forni crematori di Auschwitz». Le cose sembravano migliorate negli ultimi tempi. Recentemente, però,
nel panorama già complesso, si è insinuato un ulteriore elemento, che
sembra orientarci ad un nuovo atteggiamento verso la disabilità. Il
pietistico sentimento nei confronti dei "poveri infelici" si sta
trasformando in un giudizio di colpevolezza verso chi li ha messi al
mondo. Data la panoplia di esami e di analisi che permettono di accertare la
salute del nascituro durante la gravidanza, la diagnosi prenatale si è
trasformata in un obbligo a cui non è moralmente lecito sottrarsi. La
colpa massima diventa, così, quella di aver fatto nascere un figlio
disabile quando esami, test e analisi ci avrebbero potuto "illuminare".
È in nome di questa luce oscurata (drammatica rivisitazione della
parabola evangelica) che in alcuni Paesi, come la Francia, figli
"imperfetti" hanno trascinato in giudizio madri e medici che li hanno
"lasciati" nascere. Generale è la condanna verso quelle madri
incoscienti che rifiutano esami e analisi per sapere "come sta" il feto
che portano in grembo. È così diventato una rarità l’essere contrari
all’amniocentesi (ormai, scandalosamente, esame di routine) e a tutte
le indagini che dovrebbero illuminare il ventre materno alla ricerca di
gravi malattie e di inaccettabili imperfezioni. Mettiamo anche che un
esame così invasivo non rischi di causare quel rischio che vorrebbe
invece evitare, davvero possiamo rinunciare al tentativo di capire cosa
sia un essere umano, cosa faccia di un essere un essere umano? Parallelamente, in forme eleganti e positive, si sta facendo strada
l’idea che coloro che si prendono la responsabilità di far nascere un
bambino handicappato debbano assumersi le conseguenze di tale scelta,
in particolar modo quelle economiche. Costoro, cioè, non possono
pretendere che la collettività, che ha fornito loro gli strumenti per
evitare il danno, si faccia poi carico di una scelta personale. Da pena (per i figli) a colpa (dei genitori) dunque. Non si può certo
dire che le nostre società si stiano evolvendo. Io posso solo ripensare
alle parole di Ornella, mamma di due figli, Lisa (che è down) ed
Enrico.«Quando i nostri figli nacquero, ormai una quarantina di anni
fa, vedemmo nel bambino la nostra gioia e la nostra speranza, in
Lisetta una fonte di preoccupazione. Oggi lei vive, sorridente e
serena, in una casa famiglia, e quando torna da noi il week-end è fonte
di gioia perché è una donna felice. Nostro figlio invece si è separato
dalla moglie quando erano in attesa del loro terzo bimbo. Come nonni ci
facciamo in quattro per questi nipotini che sono già infelici e
depressi, a causa dei tremendi conflitti tra i loro genitori». E dire
che ancora ci crediamo in grado di valutare cosa sarà un bene, e cosa
invece un male.

Giulia Galeotti  Avvenire 25 settembre 2008

commenti
  1. sonia ha detto:

    Condivido appieno queste considerazioni di giulia galeotti, pubblicate su avvenire in data 25 settembre 2008… Un invito alla riflessione per tutti!!!

  2. Davide ha detto:

    Mi è stata spedita da una news letter (Amici di Lazzaro), a cui sono iscritto……..ora aggiorno grazie

  3. biscotti ha detto:

    io sono disabile intellettiva parziale a causa di un maledetto incidente avvenuto alla mia nascita……capisco e riesco a fare quasi tutto…..ho solo una lieve lentezza nei movimenti…..spero di non essere una vergogna per i miei genitori….e sopratutto per i parenti…..non ci sono parole per esprimere la mia grande
    sofferenza….ale77…..

  4. Davide ha detto:

    Credo che tu sia un dono per chi ti incontra Ale!!! Tu sei una creatura pensata e voluta da Dio, e come tutti ne porti l\’immagine .Chi non lo coglie dovrebbe lui…essere una vergogna. Un abbraccio e grazie del tuo intervento

  5. Lucilla ha detto:

    salve Don   sempre molto bellooooo e fa riflettereeeeeee
    serena domenicaaaaa e per farla sorridereeee
    Anestesia.Il primo ad usare l\’anestesia fu un dentistaamericano, certo Horace Wells.Prima di togliere i denti anestesizzava i pazienti conil \’ protossido di azoto\’che ha effetti esilaranti.Quando però volle illustrare la sua scopertaad una commissione di medici dell\’Universitàdi Boston cercò di non far ridere il paziente.Non sarebbe stato serio! Così ne usò poco, anzitroppo poco. Risultato: il paziente urlò in modoindecoroso e Wells fu buttato fuori dall\’Università.Purga.Nel 500, contro la stitichezza , si usavaun metallo: l\’antimonio.Veniva somministrato sottoforma di pastiglia da ingurgitare.Faceva il suo effettonello stomaco e nell\’intestino e poi veniva espulsainsieme alle feci.Fin qui nulla di strano…ma succesivamente la pastiglia di antimonio venivalavata e riutilizzata per un altro paziente. ah ah ah ah ah.
    salutoni

  6. Luana ha detto:

    Un figlio è la certezza di poter amare per sempre! In ogni caso e in qualunque condizione ci si trovi. Se si potesse scorgere la meravigliosa oppotunità che un figlio ci offre di poter amare e di poter essere riamati , non si  guarderebbe all\’imperfezione . 

  7. Davide ha detto:

    Grazie a tutti, per quello che testimoniate e scrivete

  8. Donatella ha detto:

     
    LA MADRE SPECIALE

    Vi è mai capitato di chiedervi come vengono scelte la madri di figli handicappati? In qualche maniera riesco a raffigurarmi Dio che dà istruzioni agli angeli, che prendono nota in un registro gigantesco."Armstrong, Beth, figlio. Santo patrono, Matteo""Forest, Marjorie, figlia. Santa patrona, Cecilia""Rutledge, Carrie, gemelli. Santo patrono … diamo Gerardo. E\’ abituato alla scarsa religiosità"Finalmente, passa un nome a un angelo e sorride: "A questa, diamole un figlio handicappato".L\’angelo è curioso. "Perché a questa qui, Dio? E\’ così felice""Esattamente" risponde Dio sorridendo, "Potrei mai dare un figlio handicappato a una donna che non conosce l\’allegria? Sarebbe una cosa crudele"."Ma ha pazienza?", chiede l\’angelo."Non voglio che abbia troppa pazienza, altrimenti affogherà in un mare di autocommiserazione e pena. Una volta superati lo chock e il risentimento, di sicuro ce la farà"."Ma, Signore, penso che quella donna non creda nemmeno in te".Dio sorride. "Non importa. Posso provvedere. Quella donna è perfetta. E\’ dotata del giusto egoismo".L\’angelo resta senza fiato. "Egoismo? E\’ una virtù?"Dio annuisce. "Se non sarà capace di separarsi ogni tanto dal figlio, non sopravviverà mai. Sì, ecco la donna cui darò la benedizione di un figlio meno che perfetto. Ancora non se ne rende conto, ma sarà da invidiare".Non darà mai per certa una parola. Non considererà mai che un passo sia un fatto comune. Quando il bambino dirà "mamma" per la prima volta, lei sarà testimone di un miracolo e ne sarà consapevole. Quando descriverà un albero o un tramonto al suo bambino cieco, lo vedrà come poche persone sanno vedere le mie creazioni.Le consentirò di vedere chiaramente le cose che vedo io – ignoranza, crudeltà, pregiudizio – , e le concederò di levarsi al di sopra di esse. Non sarà mai sola. Io sarò ai suo fianco ogni minuto di ogni giorno della sua vita, poiché starò facendo il mio lavoro infallibilmente come se fosse al mio fianco"."E per il santo patrono?", chiese l\’angelo, tenendo la penna sollevata a mezz\’aria.Dio sorride. "Basterà uno specchio".
     

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