Archivio per dicembre, 2008



Verità di sé


Lotta dura contro il
natale tarocco. L’avvento ci permette di recuperare il senso autentico
del Natale, di non lasciarci travolgere dall’onda melensa di emozioni
che dovremmo dover vivere. Salviamo il Natale dall’approssimazione e
dal (falso) buonismo per ricuperarne il senso teologico, scomodo ma
salutare.


Non siamo qui a far finta che poi Gesù nasce e a commuoverci davanti a
questo bambino ignudo. Siamo qui a digerire la più brutta figura della
storia dell’umanità, che, peraltro, reitera tale atteggiamento.


Dio è venuto, stanco di essere frainteso, esasperato dalle nostre proiezioni.


Dio è venuto e si è raccontato in Gesù di Nazareth.


Dio è venuto ma, ad accoglierlo, poca gente, semplice e dimessa, che farebbe poco "gossip" in questi (fragili) tempi mondani.




Cristi

Occorre svegliarsi per accorgerci di Dio, occorre riconoscere i profeti
presenti in mezzo a noi e diventare consolatori dei troppi fratelli
persi, occorre avere la fiducia incosciente di Maria di Nazareth (che
abbiamo celebrato in settimana) per cambiare il nostro destino.


Per vivere autenticamente il Natale, fatte tacere le tante cassandre
che ci scoraggiano, superata la tentazione di un Natale senza Dio,
dobbiamo imitare il Battista nella sua lucida auto-consapevolezza.


Giovanni è il più grande tra i figli di donna, un profeta austero e
coerente, energico e carismatico. Verso le sponde arse del mar Morto,
giù nella depressione vicino a Gerico, Giovanni ha radunato un
movimento eterogeneo di cercatori di Dio, di insoddisfatti bisognosi di
senso.


Non è tenero Giovanni, disilluso e acre, chiede un cambiamento radicale
per poter incontrare il Messia di Dio. Quasi alla fine della sua breve
ma intensa vita, Giovanni riceve la visita degli inviati del Sinedrio
che si interrogano, loro, i detentori del potere religioso, di questo
strano personaggio che non si spaventa neppure ddi fronte alle autorità
religiose.


Giovanni è chiaro: lui non è il Cristo.


Potrebbe pensarlo, gli altri lo pensano di lui (bisognosi come siamo di Cristi).


Potrebbe approfittarne, cedere alla più subdola delle tentazioni, quella del delirio di onnipotenza.


No, dice Giovanni, lui non si prende per Dio. Anche lui, come i penitenti, ne è disperatamente alla ricerca…


Giovanni ci ammonisce: solo riconoscendo il proprio limite, che è
opportunità, non mortificazione, possiamo essere liberi di accogliere
il Dio fragile che nasce. Solo riconoscendo che non abbiamo in noi
tutte le risposte, possiamo metterci alla ricerca.




Voce

"Chi sei, allora?"


Chi siamo, allora?


La logica mondana dice: sei ciò che produci, sei ciò che appari, sei
ciò che guadagni, sei ciò che guidi, sei ciò che conti. Giovanni sa che
non è così, che è illusoria e menzognera questa logica, che, mai, siamo
ciò che possediamo o facciamo.


Giovanni ha pensato e ha capito. Il sole del deserto e la polvere che
raschia la gola, gli occhi bruciati dalla luce e il corpo ormai piegato
alla durezza delle scelte, lo hanno portato a capire chi è lui nel
profondo. Un mistico? Un provocatore? Un guru?


No, egli è voce.


Voce, voce prestata ad una Parola, voce che amplifica un’idea non sua,
voce, che fa riecheggiare un’intuizione di cui anch’egli è debitore.


Poco, vero?


O tutto?


Ci immaginiamo sempre di essere dei grandi, di compiere (o scrivere)
cose memorabili, di restare nella storia o, perlomeno, nella piccola
storia delle persone che amiamo.


Dio ci svela cosa siamo in profondità.


Tu, amico lettore, cosa sei? Cosa dici di te stesso?


Forse sei pazienza, o attesa, o sorriso, o perdono, o sogno, o inquietudine.


Contrariamente alla falsa idea del cattolicesimo che mortifica e castra
le ambizioni degli uomini ("Se Dio c’è io sono fregato", pensa Erode),
il Vangelo ci svela un Dio che mi aiuta a cogliere la verità di me
stesso.




Gioie

Non so come stiate arrivando a questo Natale: l’importante è che ci arriviate in maniera autentica.


Forse non è un gran periodo, forse non siete affatto soddisfatti di voi e delle vostre scelte.


Pazienza, Dio viene lo stesso, se avete il coraggio di invocarlo.


Perciò state (stiamo) nella gioia, rallegriamoci sempre nel Signore,
teniamo buone le cose che egli ci ha donato, gioiamo pienamente in
questo Dio che non meritiamo e che si dona.


Questo mite Dio che attendiamo e che già amiamo.

Renato Zero  in
"Il dono" – 2005

La vita è un dono

Nessuno
viene al mondo

per
sua scelta
non è questione

di
buona volontà.
Non per meriti si nasce
e non per colpa
non è un peccato

che
poi si sconterà.
Combatte ognuno

come
ne è capace
chi cerca nel suo cuore
non si sbaglia…
La vita è un dono

legato
a un respiro
dovrebbe ringraziare
chi si sente vivo
ogni emozione

che
ancora ci sorprende
l’amore sempre diverso
che la ragione non comprende.
Il bene che colpisce il male
persino quello che fa più soffrire
è un dono che si deve accettare
condividere poi restituire,
tutto ciò che vale veramente
che toglie il sonno e dà felicità.
Si impara presto

che
non costa niente
non si può vendere
ne mai si comprerà.
E se faremo un giorno l’inventario
sapremo che per noi

non
c’è mai fine.
Siamo l’immenso
ma pure il suo contrario
il vizio assurdo

e
l’ideale più sublime…
Ogni emozione ogni cosa è grazia
l’amore sempre diverso
che in tutto l’universo spazia
e dopo un viaggio
che sembra senza senso
arriva fino a noi…

 

“Nessuno viene al mondo per sua scelta”: all’origine di
ogni vita c’è Qualcuno che, da sempre, ci ha pensati e voluti, un Amore che
ha creato ogni cosa e la mantiene in vita. Ogni essere che respira sulla
terra non è frutto del caso, ma nasce dal cuore di Dio. Senza di Lui non
potremmo esistere! Solo in Dio, nostro Padre, troviamo la spiegazione e il
senso della nostra esistenza, che è interamente nelle sue mani, dal suo
inizio al suo termine: “Nessuno può pagare il riscatto di una vita o
chiederne a Dio il prezzo, per quanto si paghi il riscatto di una vita non
potrà mai bastare per vivere senza fine” (Sal
49,8-10).
“Non per meriti si nasce e non per colpa”:
la gratuità è la dimensione più importante della vita, che è un dono. Nessuno
di noi ha fatto niente per venire al mondo, per “meritarsi” di vivere! Siamo
un regalo a noi stessi! E lo stupore è l’atteggiamento giusto da coltivare
davanti a un dono così grande.
“La vita è un dono legato a un respiro /
dovrebbe ringraziare chi si sente vivo”
: in una società che
mercifica anche le relazioni e dà a tutto un prezzo, la gratitudine spesso
non trova cittadinanza. “Grazie”, invece, è la parola che dovremmo
pronunciare di più, nella consapevolezza che niente ci è dovuto, ma tutto ci
è regalato. Ringraziare è sorprendersi continuamente di fronte alla vita e ai
gesti che rompono la catena del “do ut des” e del puro calcolo.
“l’amore sempre diverso che la ragione non
comprende”
: amare, nella sua più profonda verità, significa
donarsi. Le ragioni del cuore sono diverse da quelle della razionalità, del
calcolo matematico. Lo dice anche Pascal: “Il cuore ha ragioni che la ragione
non comprende”. La vita è una palestra dove si impara ad amare, assumendo
sempre di più questa “logica” e traducendola in gesti e atteggiamenti
concreti. La vita è davvero l’arte di amare, di donarsi. Tanti testimoni lo
hanno sperimentato in prima persona: s.Francesco
nella “Preghiera semplice” dice: «È dando che si riceve»; s.Paolo,
che ha speso tutta la vita per l’annuncio del Vangelo, afferma: «Dio ama chi
dona con gioia» (2Cor 9,7)… e anche Giovanni Paolo II, a cui è dedicata
questa canzone.
“Il bene …è un dono che si deve accettare,
condividere e poi restituire”
: un altro termine nel vocabolario
del dono è “condividere”. È nella natura del dono l’apertura all’Altro, agli
altri. La parabola dei talenti ce lo ricorda: i doni che abbiamo ricevuto
(intelligenza, forza fisica, fede…) dobbiamo essere capaci di condividerli,
di investirli senza tenerli egoisticamente per noi stessi. Di essi ci verrà
chiesto conto: “A chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza, ma a chi non
ha sarà tolto anche quello che ha” (Mt 25,29).
“…tutto ciò che vale veramente, che toglie il
sonno e dà felicità”
: i semi di bene nella nostra giornata sono,
in fondo, le cose che poi restano, che valgono veramente e riempiono di
significato il nostro agire. Il dono è come un boomerang: lo “lanci” e ti
ritorna più carico di prima. È il miracolo dell’amore!
“Ogni emozione, ogni cosa è grazia”:
tutto è dono: ogni incontro, ogni sorriso, ogni avvenimento, lieto o triste…
Ogni giorno è una occasione unica per diventare quello che siamo: amore che
si dona! È il segreto che può trasformare davvero il mondo. Qualcuno su una
Croce ce lo ha insegnato. Consapevole di quello che stava vivendo ha detto:
“La vita non mi è tolta ma sono io che la dono” (cf
Gv 10,18). Quel gesto di amore ha cambiato la
storia e continua a interrogare, in ogni tempo, la coscienza degli uomini.
 

 

 

 

Per riflettere

* Sei cosciente che la tua vita è dono di Dio, che niente ti è dovuto,
ma che tutto è “grazia”?
* Ringrazi Dio per il dono della vita, per le persone che hai accanto,
per i beni di cui disponi, per le meraviglie del creato…?
* Sei capace di condividere i tuoi doni, materiali e spirituali con i tuoi
amici e con chi ne ha più bisogno?
* Ciò che conta è amare: nella tua scala di valori che spazio trova
l’amore, la capacità di donarti?

 

mons Angelo Comastri 
 

L’Immacolata scuote dalla ‘narcosi da peccato’     

padre Raniero Cantalamessa

Con il dogma dell’Immacolata Concezione la Chiesa cattolica afferma che Maria, per singolare privilegio di Dio e in vista dei meriti della morte di Cristo, è stata preservata dal contrarre la macchia del peccato originale ed è venuta all’esistenza già tutta santa. Quattro anni dopo essere stata definita dal papa Pio IX, questa verità fu confermata dalla Madonna stessa a Lourdes in una delle apparizioni a Bernardetta con le parole: "Io sono l’Immacolata Concezione.

La festa dell’Immacolata ricorda all’umanità che c’è un sola sola cosa che inquina veramente l’uomo ed è il peccato. Un messaggio quanto mai urgente da riproporre. Il mondo ha perso il senso del peccato. Ci scherza come se fosse la cosa più innocente del mondo. Condisce con l’idea di peccato i suoi prodotti e i suoi spettacoli per renderli più attraenti. Parla del peccato, anche dei peccati più gravi, al vezzeggiativo: peccatucci, vizietti, passioncelle. L’espressione "peccato originale" viene usata nel linguaggio pubblicitario per indicare qualcosa di ben diverso dalla Bibbia: un peccato che conferisce un tocco di originalità a chi lo commette!

Il mondo ha paura di tutto, fuorché del peccato. Ha paura dell’inquinamento atmosferico, dei "mali oscuri" del corpo, della guerra atomica, oggi del terrorismo; ma non ha paura della guerra a Dio che è l’Eterno, l’Onnipotente, l’Amore, mentre Gesù dice di non temere coloro che uccidono il corpo, ma di temere solo colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geenna (cf Lc 12, 4-5).

Questa situazione "ambientale" esercita un influsso tremendo anche sui credenti che pure vogliono vivere secondo il Vangelo. Produce in essi un addormentamento delle coscienze, una specie di anestesia spirituale. Esiste una narcosi da peccato. Il popolo cristiano non riconosce più il suo vero nemico, il padrone che lo tiene schiavo, solo perché si tratta di una schiavitù dorata. Molti che parlano di peccato, hanno di esso un’idea del tutto inadeguata. Il peccato viene spersonalizzato e proiettato unicamente sulle strutture; si finisce con identificare il peccato con la posizione dei propri avversari politici o ideologici. Un’inchiesta su che cosa pensa la gente che sia il peccato darebbe dei risultati che probabilmente ci spaventerebbero.

Anziché nel liberarsi dal peccato, tutto l’impegno è concentrato oggi nel liberarsi dal rimorso del peccato; anziché lottare contro il peccato, si lotta contro l’idea di peccato, sostituendola con quella assai diversa del "senso di colpa". Si fa quello che in ogni altro ambito è ritenuta la cosa peggiore di tutte e cioè negare il problema anziché risolverlo, ricacciare e seppellire il male nell’inconscio anziché rimuoverlo. Come chi crede di eliminare la morte, eliminando il pensiero della morte, o come chi si preoccupa di stroncare la febbre, senza curarsi della malattia, di cui essa è solo un provvidenziale sintomo rivelatore. San Giovanni diceva che se affermiamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e facciamo di Dio un bugiardo (cf 1 Gv 1, 8-10); Dio, infatti, dice il contrario, dice che abbiamo peccato. La Scrittura dice che Cristo "è morto per i nostri peccati" (cf 1 Cor 15, 3). Togli il peccato e hai vanificato la stessa redenzione di Cristo, hai distrutto il significato della sua morte. Cristo avrebbe lottato contro dei semplici mulini a vento; avrebbe versato il suo sangue per niente.

Ma il dogma dell’Immacolata ci dice anche qualcosa di sommamente positivo: che Dio è più forte del peccato e che dove abbonda il peccato sovrabbonda la grazia (cf. Rom 5,20). Maria è il segno e la garanzia di questo. La Chiesa intera, dietro di lei, è chiamata a divenire "tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata" (Ef 5, 27). Un testo del concilio Vaticano II dice: "Mentre la Chiesa ha già raggiunto nella beatissima vergine la perfezione, con la quale è senza macchia e senza ruga, i fedeli si sforzano ancora di crescere nella santità debellando il peccato; e per questo innalzano gli occhi a Maria, la quale rifulge come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti" (LG, 65).

 

Pubblico di nuovo questo articolo, per gli studenti della IIIa A (grazie a tutti)

   

Un senso (Vasco Rossi)

Nel suo Album “Buoni o Cattivi”, il rocker Vasco si propone ai suoi fans con la pungente critica nei confronti di una società che guarda sempre più all’apparire e meno alla sostanza, con la sua rabbiosa voglia di ribellione contro un sistema teso alla massificazione, con il suo carico di dubbi e di insofferenze. Qui proponiamo la canzone “Un senso” che con realismo invita a una seria riflessione sull’esistenza.


Voglio trovare un senso a questa sera
anche se questa sera un
senso non ce l’ha.

Voglio trovare un senso a questa vita
anche se questa vita un
senso non ce l’ha.
Voglio trovare un senso a
questa storia
anche se questa storia un
senso non ce l’ha.
Voglio trovare un senso a
questa voglia
anche se questa voglia un
senso non ce l’ha.
Sai che cosa penso che se non ha un senso
domani arriverà…
Domani arriverà lo stesso senti che bel vento
non basta mai il tempo domani un altro giorno
arriverà…
Voglio trovare un senso a
questa situazione
anche se questa situazione un
senso non ce l’ha.
Voglio trovare un senso a
questa condizione
anche se questa condizione un
senso non ce l’ha.
Domani un altro giorno… ormai è qua!
Voglio trovare un senso a
tante cose…

“Voglio trovare un senso a questa vita anche se questa vita un senso
non ce l’ha”:
la nostra vita si muove tra il “non senso” e la ricerca di
senso. Tutta la vita è disseminata di “perché”. Fin da bambini ci poniamo una
serie di domande… Ma a volte questa “arte di farci domande” e di sfidare gli
altri con i nostri “perché” viene meno. Ci lasciamo trascinare come un turbine
dagli eventi e dalle situazioni che a lungo andare creano in noi un senso di
vuoto, una scontentezza interiore, un disagio esistenziale. E allora è
importante fermarsi per riappropriarci di noi stessi.

“Voglio trovare un senso a questa voglia anche se questa voglia un
senso non ce l’ha”:
ci sono due modi di vivere la vita: uno è quello di
seguire i nostri istinti naturali assecondandoli in tutto, l’altro è quello di
seguire quei valori etici e spirituali che vengono dalla nostra coscienza e che
costituiscono un quadro di riferimento per le nostre scelte e le nostre azioni.
Anche nella Bibbia viene descritto questo duplice modo di vivere: “Quelli che
vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che
vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. Ma i desideri della carne
portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla
pace” (Rm 8, 5-6).

L’esperienza stessa ci insegna
che la felicità (pienezza di senso) non ci è data dal poter soddisfare solo e
subito le nostre esigenze materiali, ma dall’avere davanti a noi quei valori
spirituali che soddisfano davvero la nostra sete di verità, come per esempio il
rispetto degli altri, la solidarietà, la pace… La società in cui viviamo, così
impregnata di consumismo, crea in noi bisogni spesso inutili dandoci
l’illusione che la felicità stia nell’avere, nell’accaparrarsi le risorse. In
effetti la vera felicità non la troviamo in primo luogo nel possesso dei beni
materiali, ma nello star bene con noi stessi, con la nostra coscienza, con gli
altri, nel vivere in armonia con l’ambiente che ci circonda, nell’apertura a
Dio.

“Sai che cosa penso / che se non ha un senso / domani arriverà”: ci
capita, a volte, di vivere situazioni incomprensibili, assurde in cui non
riusciamo a trovare nessuna spiegazione né a intravedere una via di uscita…
Eppure ogni situazione che viviamo ha un suo significato nascosto che spesso
non siamo capaci di decifrare. C’è bisogno di tempo e di non far morire in noi
la speranza: prima o poi il senso si svelerà! Coltivare sempre in noi “l’arte
di farci domande” ci permette un approccio diverso alla vita, che è quello di
guardarla faccia a faccia, penetrandola in profondità per scoprire in essa il significato
nascosto… e strada facendo le risposte arriveranno.

“Voglio trovare un senso a tante cose: quante volte facciamo le
cose senza sapere il “perché”! A volte a spingerci è la forza d’inerzia o
l’abitudine, a volte la moda (“tutti lo fanno”)… e tanti altri condizionamenti
culturali e sociali. Quando invece le nostre azioni sono il frutto di una
scelta responsabile e consapevole allora possiamo dire di aver dato un senso a
quello che facciamo.

Se nelle nostre scelte, nelle
nostre relazioni con gli altri e anche nei momenti poco felici della nostra
vita non coltiviamo “l’arte di farci domande” tutto diventerà un non-senso, e
la vita stessa un peso insopportabile. La questione del “senso della vita”
allora è fondamentale… ne va di mezzo la nostra felicità e la nostra
realizzazione personale. Non tenerne conto sarebbe davvero un grosso errore!

PER RIFLETTERE:

Riesci sempre a dare un senso alle cose che fai?

Fai le cose per convinzione personale o perché trascinato dagli eventi e dalle mode?

Credi davvero che il segreto della tua felicità stia nell’arte di farti domande?

Ti ritieni un ragazzo/a istintivo, materialista oppure razionale, spirituale?

Cosa riempie veramente di senso la tua vita?