Archivio per novembre, 2010

Cineforum “Si può fare”

Pubblicato: 30 novembre 2010 in Cineforum

Genere: Commedia
Regia: Giulio Manfredonia
Interpreti: Claudio Bisio (Nello), Anita Caprioli (Sara), Andrea Bosca (Gigio), Giovanni Calcagno (Luca), Giorgio Colangeli (dott. Del Vecchio

Distribuzione: Warner Bros Pictures Italia

Anno di uscita: 2008
Dur.: 111′

Milano, primi anni ’80. In una cooperativa per malati mentali, formatasi come altre in seguito alla chiusura dei manicomi prevista dalla legge Basaglia, arriva il sindacalista Nello. Questi, a digiuno di psichiatria e contro il parere del medico, comincia ad applicare verso i degenti una sorta di buon senso fatto di ascolto, di messa in comune dei problemi, di stimolo alla capacità di risolverli. Responsabilizzati, i ‘malati’ scoprono l’opportunità di affidare al lavoro la loro occasione di affacciarsi alla vita ‘esterna’ e al contatto con gli altri. Da qui i momenti di gioia e di dolore si succedono imprevedibili, innestandosi anche nella difficile relazione di Nello con Sara. L’inatteso suicidio di Gigio provoca dolore e sgomento. Ma é forse l’ultimo, tragico prezzo da pagare per riaffermare la piena dignità di quelle persone.

“L’HANDICAPPATO MENTALE

MI RIVELA LA MIA POVERTÀ”

Il fondatore delle comunità dell’Arca chiama a “vivere la differenza”

“Il povero, l’handicappato mentale mi rivela la mia povertà e quando scopro la mia povertà ho più bisogno di Dio”. Lo ha affermato Jean Vanier, fondatore delle comunità dell’Arca, che lo scorso fine settimana ha offerto nel seminario della località di Vic (Barcellona) un ritiro su come vivere la differenza in un mondo pluralista.

Circa le comunità che ha fondato nel 1964 e che attualmente offrono a persone con problemi psichici più di cento case con laboratori, sparse in trenta Paesi di tutto il mondo, in cui condividere la vita e il lavoro, Vanier ha spiegato che “all’inizio volevo mostrare ai poveri quanto erano importanti vivendo con loro”.

“Ho scoperto allora che quello era un cammino del Vangelo, perché il povero ci fa vivere in verità – ha spiegato –: siamo tutti poveri e condannati a morte; siamo tutti fragili, tutti vogliamo dimostrare di essere migliori degli altri; in questo modo fuggiamo continuamente da ciò che è più importante in noi e non sappiamo davvero chi siamo”.

“Le persone con handicap mentali mi mostrano il mio handicap – ha proseguito –. La loro violenza rivela la mia violenza, iniziamo a scoprire la verità del nostro io e allora cominciamo a scoprire anche la verità di Dio”.

“La persona handicappata che accoglie il proprio handicap mi mostra la difficoltà che ho io ad accettare le mie debolezze, in maniera simile alle persone che stanno per morire e che, quando accolgono la propria morte, fanno scoprire a quanti li curano la loro paura di morire”, ha continuato.

“Per questo motivo l’Arca è un cammino verso Dio – ha aggiunto –. Un cammino di poveri, perché per accogliere Gesù bisogna essere poveri; Egli stesso, che è la bellezza del Verbo di Dio, è un grande povero, ma un grande povero che accoglie la forza di Dio; non c’è Cristianesimo se non scopriamo la nostra povertà”.

La solidarietà ed il senso di colpa

“La raccolta di una così grande quantità di denaro per le vittime dello tsunami ci mostra molte cose sulla solidarietà e sulla capacità di compassione del cuore umano, ma anche sul senso di colpa”, ha segnalato Vanier.

“Dato che viviamo molto bene e abbiamo tante cose, non possiamo vedere in televisione persone che hanno perso tutto – ha spiegato –. Nell’essere umano esiste un desiderio di aiutare, che si esplicita anche nei confronti delle persone handicappate, ma questo si scontra contemporaneamente con il desiderio di volersi sbarazzare di quella persona diversa”.

“E’ innegabile che le persone diverse ci danno fastidio – ha continuato, riferendosi più concretamente agli handicappati –, e molti le affrontano internandole in istituzioni o uccidendole prima della nascita”.

Per spezzare i pregiudizi nei confronti degli handicappati, il fondatore delle comunità dell’Arca propone “di incontrarli veramente” e scoprire ciò che ci rivelano su di noi e sulla presenza di Dio in loro.

Di fronte alla malattia o alla morte, Vanier consiglia di non trascorrere troppo tempo a interrogarsi su di loro o in dispute teologiche, ma di concentrarsi di più sul fatto di accogliere e di aiutare: “Ciò che conta non è chiedersi il motivo della sofferenza, ma mettersi in cammino per alleviarla – ha affermato –. Ciò che conta non è chiedersi perché la morte, ma mettersi in cammino per accompagnare la gente a morire”.

domenica 5 dicembre · 21.00 – 23.00

Luogo Casa Marvelli

f.lli Cervi, 12
Bellaria, Italy


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Una riflessione di una ragazza sulle domande del Liga


 

HAI UN MOMENTO DIO?

«Tutti
abbiamo un po’ di traffico nell’anima ed è per questo che siamo alla
ricerca continua di risposte…». Non so quanti anni abbia con esattezza,
ma a scrivere è una giovanissima ragazza. Le domande del Liga,
continua, sono le stesse che tutti prima o poi ci facciamo…

Hai un momento Dio?
C’ho un po’ di traffico nell’anima, non ho capito che or’è 

C’ho il frigo vuoto, ma voglio parlare perciò, paghi te.

Che tu sia un angelo od un diavolo, ho 3 domande per te:

chi prende l’inter, dove mi porti e poi dì, soprattutto perché?

Perché ci dovrà essere un motivo, no?

Perché forse la vita la capisce chi è più pratico.

Hai un momento Dio?

No, perché sono qua, insomma ci sarei anch’io.

Hai un momento Dio?

O te o chi per te, avete un attimo per me?

Li pago tutti io i miei debiti, se rompo pago per tre

quanto mi conta una risposta da te, di su, quant’è?

ma tu sei lì per non rispondere, e indossi un gran bel gilet

non bevi niente e io non ti sento com’è?

Perché?

Perché ho qualche cosa in cui credere

perché non riesco mica a ricordare bene che cos’è.

Hai un momento Dio?

No perché sono qua, se vieni sotto offro io.

Hai un momento Dio?

Lo so che fila c’è ma tu hai un attimo per me.

Nel mio stomaco son sempre solo, nel tuo stomaco sei sempre solo

ciò che sento, ciò che senti, non lo sapranno mai….

Almeno dì se il viaggio è unico e se c’è il sole di là

se stai ridendo, io non mi offendo però, perché

perché nemmeno una risposta ai miei perché

perché non mi fai fare almeno un giro col tuo bel gilet.

Hai un momento Dio?

No perché sono qua , insomma ci sarei anch’io

Hai un momento dio?

O te o chi per te avete un attimo per me?

«Tutti abbiamo un po’ di traffico nell’anima ed è per questo che siamo alla ricerca continua di risposte…».
Non so quanti anni abbia con esattezza, ma a scrivere è una
giovanissima ragazza. Le domande del Liga, continua, sono le stesse che
tutti prima o poi ci facciamo…

Una
fede piena di troppe domande, qualcuno la definisce adolescente, come
se la maturità del credere non vivesse di dubbi, di confronti, di luce
chiesta e accolta, ogni giorno. Ci si stupisce poi se si scopre che
santi e sante di una certa popolarità abbiano vissuto notti profonde,
totalmente immerse nel silenzio costante di Dio… forse qualcuno lassù
ama a intermittenza?

Mi piacerebbe spostare l’attenzione su due aspetti, a mio parere centrali: la bellezza del chiedere e la visibilità di Dio.

Chiedere, porre e porsi domande, dubitare non è principio di allontanamento, ma di ricerca e di profondità.
Non è pericoloso che qualcuno dubiti di Dio; infondo nella scienza il
dubbio è stata la condizione di possibilità di ogni conoscenza, ma è
estremamente rischioso che al dubbio non si mostri la luce, che al
viandante non si indichi la via. Troppe volte davanti al dubbio,
consentitemelo, lecito di gente di ogni età sulla reale presenza di Dio
in una storia troppo ferita, l’unica risposta è stata una porta
sbattuta in faccia. Questo è pericoloso ed estremamente grave. Questo è
principio di un allentamento.

Chi chiede cerca la verità e con la Verità in persona ha bisogno di entrare in contatto.

Beati coloro che hanno il coraggio di dubitare: incontreranno Dio faccia a faccia.

Ehi
Dio! Dove cercarti per incontrarti seriamente, per poterti parlare con
calma, per dirti finalmente quello che penso? Hai un momento?

Ligabue
fa un inciso di non poco conto: «O te o chi per te…». Uomini e donne,
tutti chiamati in causa. In quel chi per te ci siamo tutti… tutti quei
figli che hanno incontrato il Padre, che lo hanno visto in azione nella
propria vita, che si sentono amati. Qualcuno più di un altro, perché
chiamato a una scelta più radicale, ma tutti, perché cristiani siamo
chiamati a essere visibilità di Dio oggi.

Ai cristiani, è stato riconsegnato un importante mandato: essere testimoni, annunciare Dio presente.

Non
si tratta di costruire al di là della storia, ma di tenere aperte le
porte di ogni storia perché Dio vi entri. Testimoni della Verità che
vuole incontrare il dubbio; della Via che da tutti vuole essere
percorsa; della Vita che dà senso a ogni esistere .

Beati coloro che accoglieranno chi cerca e indicheranno loro sentieri di Vita: il Padre farà di loro la sua dimora.

 

Dopo “La voglia che non vorrei” che ha avuto un grandissimo successo, ecco il secondo singolo da “Cambio direzione” che ha venduto oltre 70mila copie dalla sua uscita raggiungendo la status di disco di platino. Nek si conferma per l’ennesima volta una realtà della musica italiana, che ha un discreto successo anche all’estero. 

La canzone è ispirata all’inno d’amore di San Paolo: La vita, se non si ha qualcuno con cui condividerla, significa davvero poco. “Se non ami, non hai un vero motivo per vivere…” .Ecco una slide con la canzone ed a seguire il testo

testo:
Puoi decidere le strade che farai
puoi scalare le montagne oltre i limiti che hai
potrai essere qualcuno se ti va
ma se non ami
se non ami
non hai un vero motivo motivo per vivere
se non ami
non ti ami e non ci sei
se non ami
non ha senso tutto quello che fai
puoi creare un grande impero intorno a te
costruire grattaceli e contare un po’ di più
puoi comprare tutto quello che vuoi tu
ma se non ami
se non ami
non hai un vero motivo per vivere
se non ami
non ti ami e non ci sei
se non ami
se non ami
non hai il senso delle cose più piccole
le certezze che non trovi e che non dai
l amore attende e non è invadente e non grida mai
se parli ti ascolta tutto sopporta crede in quel che fai
e chiede di esser libero alle porte
e quando torna indietro ti darà di più
se non ami
se non ami
tutto il resto sa proprio di inutile
se non ami
non ti ami
non ci sei…
senza amore noi non siamo niente mai…

INNO ALLA CARITA’ (San Paolo ai Corinzi)

” Se anche parlo le lingue degli uomini e degli angeli, ma non ho la carità, sono un bronzo sonante o un cembalo squillante: E se anche ho il dono della profezia e conosco tutti i misteri e tutta la scienza; e se anche possiedo tutta la fede, si da trasportare le montagne, ma non ho la carità, non sono niente. E se anche distribuisco tutte le mie sostanze, e se anche dò il mio corpo per essere bruciato, ma non ho la carità, non mi giova a nulla. La carità è magnanima, è benigna la carità, non è invidiosa, la carità non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità; tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine; le profezie scompariranno: il dono delle lingue cesserà; la scienza svanirà; conosciamo infatti imperfettamente e imperfettamente profetizziamo. Ma quando verrà la perfezione sarà abolito ciò che è imperfetto. Quando ero bambino parlavo da bambino, pensavo e ragionavo da bambinio. Ma quando mi sono fatto adulto ho smesso ciò che era da bambino. Adesso vediamo come in uno specchio, in immagine, ma allora vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in parte, ma allora conoscerò perfettamente,come perfettamente sono conosciuto. Ora esistono tre cose: la fede, la speranza e la carità; ma la più grande di esse è la carità.”

domenica 21 novembre · 21.00 – 23.00

Casa Marvelli, via f.lli Cervi 12 Bellaria Rn

Titolo originale O ano em que meus pais saíram de férias

Regia Cao Hamburger

Origine Brasile, 2006

Durata 104’

Distribuzione Lucky Red

Film di formazione brasiliano con toni da commedia
Locandina italiana L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza
Presentato in concorso alla cinquasettantesima edizione della Berlinale, L’anno in cui i miei genitori andarono in vacanza rappresenta bene l’evoluzione cinematografica che un paese come il Brasile ha realizzato negli ultimi dieci anni. Dal 1995 sembra viva una stagione felice, la cosiddetta “retomada”. Il suo “processo di risensibilizzazione” consiste nel riscoprire le identità e nel far conoscere e rendere protagoniste le problematiche della vita urbana, le zone di frontiera e le aree di frattura sociale.
Lungi dal voler essere un semplice film di formazione in cui si mostra il passaggio del protagonista dall’infanzia alla sfera adulta, la vicenda tratta un tema impegnativo e importante come quello dell’esilio. Ognuno dei protagonisti si scontra con questa realtà sia letteralmente che metaforicamente. I genitori del protagonista sono costretti a lasciare il proprio figlio in quanto attivisti politici. Mauro non riesce a gustare fino in fondo le bellezze dell’infanzia in quanto perennemente in bilico tra il mondo reale e quello sognato. Il Brasile, stesso, risulta essere un personaggio in esilio. La passione e il calore che il suo popolo dimostra attraverso il tifo per i Mondiali del 1970 non ha nulla da spartire con il regime interno schiacciato dal potere di pochi.
Con un tono tipico della commedia, il piccolo protagonista sembra ricoprire il ruolo di regista. Grazie al suo sguardo curioso e alla vivace voce (è anche il narratore della storia) diveniamo quasi complici della sua capacità di adattamento a un mondo per lui ignoto e ostile. Fondamentali nella pellicola i colori del Bom Retiro, il frenetico quartiere in cui Mauro vive e che rappresenta, a suo modo, un vero e proprio universo in scala ridotta. Portoghese, yiddish, tedesco e italiano sono le lingue parlate. La ricca offerta di stimoli culturali viene assorbita da Mauro e dai suoi giovanissimi amici con un candore e una leggerezza che controbilancia bene le tragedie di quegli anni.

Cineforum “Gli sgangheroni”

Pubblicato: 9 novembre 2010 in Cineforum
domenica 14 novembre · 21.00 – 23.00

Luogo Casa Marvelli

BELLARIA RN

 

Via F.lli Cervi

Per adempiere alle ultime volontà del suo defunto marito la ricca ed anziana ereditiera Lillian Oglethorpe (Nancy Marchand) decide di istituire una compagnia di danza classica e a tale scopo si affida all’aiuto del bizzarro e logorroico avvocato Roland T. Flakfizer (John Turturro). Costui, aiutato dal silente giardiniere tuttofare Jacques (Bob Nelson) e dall’iroso tassista Rocco (Mel Smith)cerca in tutti i modi di scritturare i giovani Alan (Spike Alexander) e Lisa (Juliana Donald)ma viene osteggiato dal perfido consigliere di Lillian Edmond Lazlo (John Savident)che ha dalla sua l’appoggio del famoso e arrogante ballerino Roberto Volare (George De La Pena). La “sfida finale” si consumerà durante la “prima” del balletto a teatro, che verrà sconvolta con furia iconoclasta dal terzetto di sabotatori.

Titolo originale: Brain Donors
Regia: Dennis Dugan
Cast: John Turturro, Nancy Marchand, Bob Nelson, Mel Smith
Genere: Comico
Anno di produzione: 1992
Durata: 80 min

Il risultato e un seguito di risate difficili da frenare, specie quando, pepatissime, si colgono qua e là della frecciate da levar la pelle o quando, perfino tra le pieghe di un piccolo intreccio amoroso, volutamente tradizionale, si intuiscono graffi e sberleffi che non risparmiano nessuno. Bravo Turturro comico. Farà invidia aWoody Allen. (Gian Luigi Rondi, Il Tempo)

GIOVANI DI BELLARIA ALL’ARSENALE DELLA PACE

Anche quest’anno la nostra parrocchia propone per i giovani un campo di servizio,

la bellissima proposta del Sermig di Torino e’ quella di condividere la vita della Fraternita’. La sistemazione che riesce ad offrire e’ molto semplice, percio’ chiediamo di portare sacco a pelo e materassino; i pasti li condivideremo insieme al servizio self-service della comunità.

L’Arsenale della Pace puo’ vivere solo grazie alle donazioni e agli aiuti di amici e sostenitori,

chiediamo percio’ di contribuire con un’offerta

a coprire le spese vive che abbiamo per l’accoglienza

(indicativamente 80 euro a persona per il periodo che va dal 27 al 30,

110 euro se si rimane fino al 1 gennaio) e che è possibile consegnare all’arrivo.

È possibile iscriversi entro e non oltre il 30 novembre (cell don Pedro 3312019905)

le iscrizioni sono da farsi presso la parrocchia, con caparra di 50 euro o saldando il complessivo costo comprensivo di viaggio in treno, che in totale sarà:

per chi farà dal 27 al 30 dicembre —— (130 euro)

per chi farà dal 27 al 1 gennaio —— (160 euro)

ps

come ogni anno l’Arsenale della Pace propone il capodanno alternativo, che sostituisce al tradizionale cenone un momento di riflessione e di restituzione, e la marcia della Pace che si concludera’ con la Celebrazione Eucaristica di mezzanotte.

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