Archivio per 8 marzo 2011

Mc 12,13-17          Vangelo del giorno

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?». Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». E rimasero ammirati di lui.

Gesù afferma: “ Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio ”
Che cosa significa dare a Dio ciò che gli è dovuto? come e quando darglielo?
La giustizia verso Dio è chiamata “virtù di religione”, proprio per indicare che c’è una giustizia da esercitare verso Dio. Non però nel senso che possiamo davvero rendere a Dio in proporzione del nostro debito; infatti, essendo noi creature, tutto è suo, tutto dobbiamo a lui. La religione è una giustizia che sa di dover rendere a Dio – al di là dell’obbedienza pura e semplice – adorazione, lode, amore, fiducia, culto. La religione è un atto di giustizia che, non potendo colmare il suo debito, si esprime in atteggiamenti profondi, veri, come appunto la lode, il silenzio del cuore, l’ascolto, il ringraziamento.

* Provate a chiedervi: nelle preghiere quotidiane, ho coscienza di quanto debbo a Dio? ho coscienza di quanto sono ingiusto verso di lui quando lo dimentico? Perché ogni peccato, ogni dimenticanza di Dio è in qualche modo un’ingiustizia. Nelle mie preghiere, lo adoro, lo lodo, lo benedico, gli professo umiltà e amore? do tempo a Dio nella mia giornata?

* Ancora: do tempo a Dio nella mia settimana? partecipo alla Messa domenicale come un atto di giustizia verso Dio? Non dobbiamo credere che il nostro andare a Messa o il nostro pregare siano un piacere, una gentilezza che facciamo a Dio. Noi gli siamo debitori di tutto e, con alcuni atti di culto, riconosciamo la nostra creaturalità, i nostri sentimenti di gratitudine.

* Le comunità religiose dovrebbero in proposito ricordare che tutto questo si esprime per loro nella preghiera quotidiana, nella meditazione assidua, nel silenzio, nell’esercizio della lectio divina, nel modo con cui si assiste e si vive la liturgia quotidiana: rendendo lode, onore e gloria a Dio anche per coloro che non lo fanno.

2. Riprendiamo la prima parte del versetto per chiederci: che cosa significa dare al prossimo ciò che gli è dovuto? quali gli ostacoli, i mezzi, lo stile? Abbiamo davanti un campo immenso, perché la giustizia tra gli uomini giunge a coprire tutte le nostre relazioni sociali. Chi è il prossimo di cui sono tenuto a rispettare i diritti? a chi debbo giustizia?
Evidenzio quattro cerchi concentrici, cominciando dal più ristretto.

* Il prossimo sono i genitori ai quali devo onore, riverenza, rispetto, obbedienza; sono i familiari ai quali devo fraternità, affetto, amore; sono coloro con i quali ho rapporti di incontro, di conversazione, di amicizia. Per questo cerchio, in realtà, non si può parlare di giustizia nel senso stretto, in quanto non è giustizia di scambio, bensì di risposta amorosa, fraterna. Tuttavia è fondamentale per l’esistenza.

* Nella vita sociale, il prossimo sono tutti coloro con cui ho rapporti di scambio: di contratto, di lavoro, di commercio, di associazione, di compravendita, di prestazioni reciproche.
Come rendo giustizia in questo tipo di rapporti?

* Un cerchio ancora più grande è quello della giustizia nella vita politica. Tale giustizia riguarda quanti hanno una responsabilità amministrativa, sociale, politica: amministratori, funzionari di enti privati e pubblici, responsabili di qualche realtà sociale, tutti i politici. Dalle deviazioni drammatiche che emergono in questi mesi, ci accorgiamo come sia importante questo campo della giustizia e come le deviazioni rompano il tessuto della società, quel tessuto base di fiducia sul quale si instaura la capacità di vivere insieme.

* C’è un quarto cerchio, dove il prossimo sono coloro verso cui ho una responsabilità più remota, perché sono lontani; e però si tratta di una responsabilità reale: i paesi del Terzo mondo, per esempio, rispetto ai quali i paesi del Nord devono fare giustizia. E poi ciascuno di noi, ogni gruppo sociale, ha una responsabilità verso l’ambiente, perché il problema tocca le generazioni presenti, ma anche quelle future, di cui siamo responsabili.

Dunque, il campo delle nostre responsabilità è largo: va dai luoghi dove la giustizia è più facilmente determinabile con criteri minuziosi, ai luoghi dove la giustizia ci responsabilizza per gli altri, per l’umanità intera, per il futuro dell’umanità.

Cardinal Martini