Archivio per 4 aprile 2011

I Passi dell’amore

Pubblicato: 4 aprile 2011 in Quelli della IIIa A

Titolo originale A walk to rimember

Genere: Commedia
Regia: Adam Shankman
Interpreti: Mandy Moore (Jamie Sullivan), Shane West (Landon Carter), Peter Coyote (rev. Sullivan), Daryl Hannah (Cynthia Carter).

Nazionalità: Stati Uniti
Distribuzione: Mediafilm
Anno di uscita: 2002

Origine: Stati Uniti (2002)

Soggetto: tratto dal romanzo di Nicholas Spark
Sceneggiatura: Karen Janszen
Fotografia: (Scope/a colori): Julio Macat
Musica: Mervyn Warren
Montaggio: Emma H.Hickox
Durata: 101′
Produzione: Daniel Di Novi.


Il film

In un piccolo centro della Carolina del Nord, Landon, ragazzo agiato e viziato, ne ha commessa una di troppo. Per punizione, viene condannato a lavorare per la scuola, occupandosi dell’attività teatrale. Qui incontra Jamie, figlia unica del pastore del luogo. All’inizio lei fa finta di non conoscerlo, e lo tiene lontano durante le prove. Passata la rappresentazione, Landon le chiede di uscire. Lei acconsente. Infine si baciano e si dichiarano reciproco amore. Una sera, qualche tempo dopo, lei gli dice che ha la leucemia. Sconvolto, Landon va dal padre (che è cardiologo e, separato dalla madre, non vedeva da tempo), gli chiede di aiutarla, ma non c’è più niente da fare. Jamie viene ricoverata. Landon si riconcilia con il padre. Mentre è nel letto d’ospedale, Landon chiede a Jamie di sposarsi. I ragazzi diventano marito e moglie. Dopo l’estate Jamie muore. Quattro anni dopo, Landon la ricorda.

Per riflettere dopo aver visto il film.

Che altro mi manca ancora? Essere perfetti come il Padre. È il superamento della legge che significa non operare per compiere un dovere ma essere perfetti come il Padre…nell’amore.

  • Il film riporta l’attenzione sulle priorità della vita: amore incondizionato, speranza e fede, aspetti che per millenni sono stati il fondamento della vita emotiva degli essere umani.
  • L’amore per Jamie condurrà Landon a decisioni estreme, segnando il rito di passaggio dall’adolescenza all’età adulta.
  • Nel conoscersi meglio Landon e Jamie assistono ad una trasformazione reciproca. Per ciascuno dei due si apre un mondo completamente nuovo.

Una possibile lettura

A leggere la trama, si può avere l’impressione di trovarsi in quel genere di commedia che oscilla tra il lacrimoso e il patetico, puntando alla ricerca della facile commozione. Certo tutto questo c’é, ma bisogna subito aggiungere che la misura di quelle due zone a rischio (quella ‘lacrimosa’ e quella ‘patetica’, appunto) è tenuta in limiti giusti e opportuni, comunque apprezzabili. Se l’orizzonte narrativo è abbastanza schematico, emergono altri aspetti cui viene dato spazio e giusta valenza: la religiosità, l’accostarsi alla fede, la rivalutazione dei vari ruoli familiari. Anche il cambiamento del ragazzo avviene attraverso passaggi di qualche sensibilità. Niente di straordinario, dunque, ma attenzione rispettosa per momenti e situazioni che possono lasciare tracce profonde nella vita di ciascuno.

Questa è una storia d’amore, come sottolinea il regista, ma “è anche la testimonianza che la fede, in noi e nel nostro prossimo, può trasformaci, plasmarci e farci scoprire l’essenza della vita. Landon all’inizio della storia, è arrabbiato, perso, confuso, ma riesce a scrollarsi tutto di dosso per amore di Jamie. Viene illuminato dalla fede, attraverso la spiritualità dell’amore, attraverso il rispetto, il perdono e l’accettazione.

È anche una “storia di crescita”, propone l’autore Nicholas Sparks, che ha scritto il romanzo, da cui è tratto il film. “quando vediamo Landon per la prima volta intuiamo che c’è qualcosa che desidera ma che non riesce ad afferrare. Poi arriva Jamie e lo aiuta nel suo percorso di crescita. Mi auguro che le persone che vedono il film non solo si commuovono ma si possono immedesimare perché, in fondo, tutta la vita è un lungo viaggio alla ricerca di se stessi”.

ps

il passaggio top del film , lo scritto sull’amore e tratto dalla Bibbia

Ia Lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi

Ia Corinzi 13,1-13 :Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi l’amore, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi l’amore, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi l’amore, niente mi giova. L’amore è paziente, è benigno l’amore; non è invidioso l’amore , non si vanta, non si gonfia,non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto,non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
L’amore non avrà mai fine. Le profezie scompariranno,il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta è la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto,quello che è imperfetto scomparirà. Quand’ero bambino parlavo da bambino,pensavo da bambino,ragionavo da bambino, ma divenuto uomo ciò che era da bambino l’ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio in maniera confusa, ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente come anch’io sono conosciuto. Queste dunque le tre cose che rimando : la fede, la speranza, l’amore, ma di tutte queste cose la cosa più grande è l’amore.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 4,43-54   vangelo del giorno

In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa. Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia. Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

Nel racconto del secondo segno di Cana il protagonista è un pagano. I giudei, i samaritani e i pagani erano le tre categorie che formavano l’umanità. Questi tre gruppi sono valutati in base alla loro fede in Gesù. I giudei non credono nel loro messia: Nicodemo con il suo scetticismo ne è il tipico rappresentante (Gv 3,1-12). Gli eretici samaritani invece accettano la testimonianza di una donna e soprattutto quella di Gesù, pur non avendo visto alcun prodigio (Gv 4,1-41). Il pagano crede alla parola di Gesù, ancor prima di vedere il segno (Gv 4,46-50).

La seconda visita di Gesù a Cana si riallaccia alla prima, in occasione delle nozze (Gv 2,1ss). I due miracoli di Cana costituiscono una grande inclusione di questa prima parte del vangelo di Giovanni. In essa Giovanni descrive la prima rivelazione di Gesù nelle tre principali regioni della Palestina: la Galilea, la Giudea e la Samaria, e alle tre categorie di persone che le abitavano: gli israeliti ortodossi, gli eretici samaritani e i pagani.

Dalla Samaria Gesù ritorna in Galilea perché non era stato accolto a Gerusalemme, nonostante avesse operato numerosi prodigi. Il funzionario regio di Cafarnao era al servizio di Erode Antipa, il tetrarca della Galilea. Il viaggio da Cafarnao a Cana è abbastanza disagiato: 26 chilometri in salita.

Gesù richiama subito il centurione alla fede vera, fondata sulla sua parola e non sui segni. Come i samaritani, anche questo pagano crede prontamente alla parola di Gesù e diventa, in tal modo, modello di fede per i discepoli.

Egli è tanto in ansia per la salute del figlio che non si preoccupa dell’ammonimento di Gesù, ma gli ripete con insistenza di scendere a Cafarnao prima che suo figlio muoia.

In antitesi con i giudei che non credono alle parole di Gesù, questo pagano crede immediatamente. Nell’apprendere che il figlio era guarito nell’ora nella quale Gesù gli aveva parlato, il funzionario credette, e con lui tutta la sua famiglia.

Nelle scelte, anche importanti, della nostra vita non dobbiamo cercare dei segni per credere. La parola di Gesù può bastarci per le decisioni grandi e anche per le scelte quotidiane. Dio ci ha già detto tutto in Gesù.

In caso di malattia cerchiamo ansiosamente medici, medicine, ospedali, interventi chirurgici. Gesù, Signore della vita e della morte, ha qualche significato e qualche peso nella nostra lotta contro il male e la morte?