Archivio per 3 maggio 2011

Dal Vangelo secondo Giovanni  14,6-14

In quel tempo, disse Gesù a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».  Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò»

Filippo e Giacomo, due delle colonne, diversi tra loro, portatori di luce, uomini come noi, pieni di sogni, di vicende personali, di esperienza, hanno seguito il Maestro per inseguire il sogno di Dio. Oggi pregano con noi, per noi, e ancora ci indicano il volto di Cristo.

Celebrare la solennità di due apostoli ci permette, periodicamente, di tornare alle radici delle fede, di fissare lo sguardo sulla concretezza della fede: queste persone sono avevano un volto, un tono di voce, un carattere, una famiglia, dei sogni, delle paure. Sono giunti a noi quasi coperti dalla stazza del loro Maestro, quasi come se di loro e della loro storia poco importasse. Filippo, lo abbiamo sentito, apre il suo cuore e i suoi dubbi in quell’ultima tragica notte: vuole essere rassicurato sulla sua intuizione e Gesù lo rassicura, sì, vedere lui equivale a vedere il Padre. Di Filippo sappiamo che fu tra i primi ad essere chiamato, secondo l’evangelista Giovanni e che a lui si rivolsero i greci per conoscere Gesù. Un uomo cosmopolita, abituato ad avere a che fare con i pagani della decapoli. Giacomo, invece, forse lo stesso che viene chiamato il “fratello del Signore”, detto il minore per distinguerlo dal fratello di Giovanni, sarà il primo a rendere testimonianza della sua fedeltà al Signore con la morte avvenuta a Gerusalemme. Che questi amici di Dio, che hanno conosciuto e amato il Maestro Gesù, che con lui hanno vissuto la straordinaria esperienza della loro fede, ci aiutino a richiamare alla memoria tutti i milioni di fratelli e sorelle che come noi e prima di noi hanno trovato luce e speranza del vangelo.