Archivio per 15 maggio 2011

Vangelo del giorno Giovanni (10,1-10)

In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».

Dopo averci presentato per tre domeniche la risurrezione del Signore attraverso i racconti delle sue manifestazioni ai discepoli, oggi la liturgia ci invita a contemplarlo vivente quale pastore della Chiesa, «Pastore dei pastori delle pecore» (Eb 13,20), che indica al gregge e ai pastori la via da percorrere.

Siamo a Gerusalemme, e Gesù ha appena guarito di sabato un cieco, suscitando lo sdegno dei farisei. Per rivelare l’autorevolezza che lo abilita ad agire in questo modo, Gesù pronuncia il discorso sul “buon pastore”. Israele conosceva la vita dei pastori: per questo era giunto a rivolgersi a Dio quale «pastore di Israele» (Sal 80,1), capace di condurre chi confida in lui «sul giusto sentiero, in pascoli di erbe verdeggianti e ad acque quiete» (Sal 23,1-3). Per svolgere questa sua opera Dio si serve anche di pastori umani, che dovrebbero essere mediatori del suo amore, ma che a volte finiscono per «far perire e disperdere il gregge del suo pascolo» (Ger 23,1). Sicché la formula solenne, «In verità, in verità vi dico», con cui Gesù apre la sua rivelazione, è un monito alle nostre menti e ai nostri cuori. La prima parte del suo discorso è incentrata sulla contrapposizione tra il vero pastore e chi, pur dicendosi tale, si comporta come un ladro e un brigante. Il pastore entra nel recinto delle pecore attraverso la sola entrata legittima, la porta, mentre il ladro vi penetra furtivamente, per altra via.

Tutto ciò che segue è una conseguenza: il guardiano – cioè il Padre – apre l’ovile al pastore, il quale chiama una per una le pecore, le conduce fuori e cammina davanti a loro: esse, in risposta, lo seguono perché ascoltano e conoscono la sua voce. Ecco descritta la nostra relazione con Gesù, l’unico vero pastore delle nostre vite: una relazione fatta di ascolto, conoscenza e sequela fiduciosa, impossibile da instaurare con chi ci è estraneo. I farisei però non capiscono la similitudine, e allora Gesù ricorre a un’altra immagine: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore… Se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo». Le due immagini del pastore e della porta si sovrappongono: Gesù è «il buon pastore che offre la vita per le pecore» (Gv 10,11) ed è la via che conduce al Padre, la via divenuta porta per noi. Egli è nel contempo il mediatore della salvezza e la salvezza stessa: lo stile con cui ha vissuto la sua esistenza è divenuta la via sulla quale siamo chiamati a camminare noi discepoli, se vogliamo vedere salvata la nostra vita.

Al contrario, dice Gesù, «tutti coloro che sono venuti prima di me sono ladri e briganti, ma le pecore non li hanno ascoltati». Qui Gesù non si riferisce ai personaggi della prima alleanza. Sono infatti passati attraverso di lui i pastori e i profeti fedeli di Israele, da Abramo a Giovanni Battista, ma altri sono venuti con pretese ingiustificate: i falsi messia e profeti, che cercavano la propria gloria; i falsi pastori già duramente criticati da Geremia ed Ezechiele.Ma lo sguardo di Gesù va anche ai pastori della sua Chiesa: «Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita». Coloro che nella Chiesa svolgono il servizio di guidare il gregge sono avvertiti: l’alternativa è tra l’essere pastori che si prendono cura delle pecore con amore e donano loro la vita in abbondanza oppure essere ladri e banditi che si preoccupano di pascere sé stessi. E il modello posto davanti ai loro occhi è uno solo: Gesù, «il Pastore dei pastori» (1Pt 5,4), lui che «aveva compassione alla vista delle folle, perché erano come pecore senza pastore» (Mc 6,34).