Archivio per maggio, 2011

Gv 14, 27-31

Vangelo del giorno


Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate. Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; egli non ha nessun potere su di me, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato». Alzatevi andiamo via di qui.

 

 Stiamo leggendo, in questa seconda parte del tempo pasquale, il lungo discorso che Gesù – secondo Giovanni – pronuncia dopo l’ultima Cena: parole che sono come la sintesi di tutta la predicazione del Maestro, rivolte in particolare ai discepoli, parole intime, profonde, cordiali, che manifestano l’amore del Signore per i propri discepoli. Il Signore oggi ci dona la sua pace, che è una pace diversa da quella che dona il mondo. L’abbiamo sperimentato e lo sperimentiamo in questo inizio di terzo millennio: il mondo si è svegliato impaurito e guerriero e tutte le conquiste che sembravano aver portato i buissimi anni del 20mo secolo sono dimenticate. Abbiamo visto i cortei pacifisti, abbiamo soprattutto sentito il grido forte e addolorato del vecchio Papa stanco di dover ammonire gli uomini. E’ bello condividere, anche con i non-credenti, l’anelito alla pace e alla giustizia profonda, è un segno dei tempi anche quando viene male interpretato o manipolato; occorre comunque ribadire che la pace del cristiano parte da un incontro, da un dono del Risorto, non è atto spontaneo, né generosa concessione: la pace è condizione essenziale per potersi dire autenticamente discepoli; e questa pace si raggiunge anzitutto nel profondo, nell’intimo, nel cuore di ciascuno, cuore toccato e convertito dal sentirsi amato. Proprio perché amato e perdonato divento capace di amare e perdonare, di donare la mia vita, di vedere nell’altro un fratello e mai un nemico. Conserviamo la pace nelle piccole cose, diventiamo pacificatori, non solo pacifisti, perché le grandi guerre non sono che la somma delle nostre piccole guerre e dei nostri piccoli egoismi. Dona la pace, Signore, a chi confida in te e rendici testimoni della tua pace!

Preghiera a Maria

Ricordati, o purissima vergine Maria, che non si è mai udito che qualcuno sia ricorso al Tuo patrocinio, abbia implorato il Tuo aiuto, chiesto la Tua protezione e sia stato abbandonato. Animato da tale fiducia, a te ricorro, o Madre, o Vergine delle vergini, a te vengo e, peccatore pentito, mi prostro davanti a Te. O Madre di Gesù, non disprezzare le mie preghiere, ma benevolmente ascoltami ed esaudiscimi. Amen. Ave Maria!

Dal Vangelo del giorno

secondo Giovanni 14,21-26. 


Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

« Lo Spirito v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto »

        Sarà lo Spirito ad insegnarvi ogni cosa. Infatti vana è la parola di coloro che insegnano, se il cuore di coloro che ascoltano non viene toccato dallo Spirito. Nessuno dunque attribuisca ad un maestro umano l’intelligenza che egli ha del suo insegnamento. Se il Maestro interiore non c’è, la lingua del maestro esteriore parla  al muro.

        Tutti voi udite la mia voce nello stesso modo ; eppure non comprendete nello stesso modo quello che udite. La parola del predicatore è inutile se essa non è capace di accendere nei cuori il fuoco dell’amore. Avevano ricevuto quel Fuoco, per bocca della Verità, coloro che dicevano : « Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le scritture ? » (Lc 24, 32). Quando si ode una omelia, il cuore si scalda, e lo spirito comincia a desiderare i beni del Regno dei cieli. L’amore autentico che lo riempie gli strappa lacrime, ma questo ardore lo riempie pure di gioia. Quanto allora siamo felici di udire questo insegnamento che viene dall’alto e diviene in noi come una fiaccola che brucia, ispirandoci parole di fuoco ! Lo Spirito Santo è il grande artefice di queste trasformazioni in noi.

San Gregorio Magno

Dal Vangelo del giorno

secondo Giovanni 14,1-12. 

Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre.

Vedere e possedere Dio, o meglio la vita piena e felice che si pensa lui abbia, è anelito di ogni uomo e strada di ogni religione. Ma questo è, prima ancora, disegno antico di Dio: ha creato l’uomo esattamente per comunicare se stesso e la sua vita.

CRISTO IN VOI

“Signore, mostraci il Padre e ci basta”. L’invocazione di Filippo esprime l’anelito dell’uomo. E Dio ha risposto rendendosi visibile e accessibile nell’uomo chiamato Gesù. “Chi ha visto me, ha visto il Padre. Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me”. Lui è l’immagine vera di Dio, lui è la “verità”, la manifestazione reale e concreta di Dio all’uomo. “Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto”. Tutto quello che Dio voleva dire all’uomo, lo ha detto tramite Cristo: “Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso”. Tutto quello che Dio vuol fare per l’uomo, lo fa tramite Cristo: “Il Padre, che rimane in me, compie le sue opere”. Alla fine Gesù dirà: “Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10,30). Egli appunto è la “via”. “Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. Paolo, perentorio, afferma: “Uno solo è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù” (1Tm 2,5). Cristo è la strada giusta che conduce al vero Dio e alla vita con lui: “Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6,40). Per questo Gesù ci esorta ad aver fiducia in lui: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. Sono io che vi conduco a Dio, verso la sicurezza e il possesso della vita piena!
Proprio perché Dio s’è reso in Cristo totalmente presente agli uomini, noi entrando in comunione con lui entriamo in comunione col Padre: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23). Dio dimora con noi, dentro di noi, tramite Cristo, il cui segno efficace vistoso è l’Eucaristia. “Io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi” (Gv 14,20), fino a che “tutti siano una cosa sola come tu, Padre, sei in me e io in te. Siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17,21). Questa è l’essenza della vita cristiana: l’anticipata intimità con la Trinità, che noi chiamiamo “vita di grazia”, in attesa della “vita di gloria” in paradiso.

SPERANZA DELLA GLORIA

“Io sono la vita”. E’ dunque questione di vita. Da Dio la riceviamo. Col peccato la perdiamo. Per dono gratuito la possiamo riacquistare, fino al suo massimo compimento di diventare “simili a Lui, perché lo vedremo così come egli è” (1Gv 3,2). Per questo oggi Gesù afferma: “Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: ‘Vado a prepararvi un posto’? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi ”. Fino alla promessa nella sera del suo testamento: “Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria” (Gv 17,24). Oggi si tratta di possedere Cristo, o meglio essere da lui posseduti, per garantirci “la gloria”, la vita piena stessa di Dio. Tutta qui la vita cristiana, che Paolo sintetizza così bene: “Cristo in voi, speranza della gloria” (Epist.). Cerchiamo la vita, la vita piena; la possiede solo Dio, l’ha data al Figlio perché la passi a noi: “Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me, così anche chi mangia me vivrà per me” (Gv 6,57). “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). Appare chiaro che Gesù è la strada al Padre, alla vita piena, alla “gloria”, ma non tanto in senso morale, quando piuttosto in senso “sacramentale”, cioè frutto di un legame interiore con lui che opera questo “trascinarci” al Padre. Più precisamente: siccome v’è sintonia piena, anzi sostanziale, tra il Figlio e il Padre, l’unirci a lui, l’assimilarci a lui, – o, come dice Paolo: “Non vivo più io, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20) – produce gradualmente un possesso di Dio, forse anche una particolare esperienza di lui, che diviene quell’indefinibile certezza di fondo che chiamiamo “fede”, radice di quella sicura “speranza della gloria”. 

 

Gesù ci invita a un passaggio di coscienza, da servi a figli

 Dal Vangelo del giorno

secondo Giovanni 14,7-14. 
Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre.
Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

 Consideriamo prima di tutto i punti salienti dell’intenso dialogo tra Cristo e i discepoli riportato in Gv 14,1-12. Poco avanti il Maestro aveva detto: «Per breve tempo ancora starò con voi; dove andrò né i Giudei, né voi potrete venire, vi devo aprire la strada» (Gv 13,33); ora soggiunge: «Non angustiatevi per quello che mi succederà. Vi precederò nella casa del Padre, nell’eternità, oltre lo spazio e il tempo, nella verità, ove la vostra umanità potrà fiorire senza impoverimenti ed errori. Vi traccerò la strada, la percorrerete dopo di me». Tommaso, ricordando le parole sull’ignoranza dei discepoli riguardo al luogo ove Cristo sarebbe andato, domanda: «Se non possiamo sapere dove vai, come potremo scoprire la strada?». La risposta che Cristo dà è del tutto imprevista: «La strada sono io, io sono la strada che va percorsa, essendo io la verità, cioè la luce che fa da guida lungo il percorso; io sono la vita, il termine cui la strada conduce. La vita infinita che troverò e troverete nel Padre, non è un luogo distinto dalla via, è identica a essa; chi si incammina per essa giunge a conoscere il Padre e a conoscere me. Non per una nuova nozione che acquisisce, ma per una misteriosa fecondazione del suo interiore essere. Io e il Padre siamo una sola cosa».

La novità sottintesa dalle parole di Cristo è questa: il Padre era la via, la verità e la vita, gli uomini la percorrevano non nella qualità di figli, ma come parti di un popolo eletto, come schiavi o servi di un assoluto Monarca, come monadi di un’unica e sovrana coscienza nella quale si sarebbero fusi dopo aver assaporato l’illusione delle apparenze dell’esistenza. Ora, nella realtà cristiana, la via, la verità, la vita sono il Figlio, e il Figlio è la nuova rivelazione del Padre, gli uomini raggiungono l’Assoluto, l’Infinito assumendo la piena e chiara coscienza di essere figli di Dio. Non più schiavi, servi, ma figli e amici. Novità ostica per i discepoli; Filippo esprime la sua incapacità di comprendere: «Signore, mostraci il Padre». Con infinita pazienza Gesù risponde: «Da anni sono con voi, e pur avendo visto la novità della mia vita, delle mie parole, delle mie opere, tu ancora chiedi che ti mostri il Padre? Il Padre è nella novità della mia coscienza di Figlio. Io sono in lui ed egli è in me; le mie parole, differenti da tutte quelle che finora sono state dette, sono sue per quella novità che è in esse; le mie opere sono sue, sempre per quella novità che le insapora. Se non volete credere in me, prestate attenzione a quanto di nuovo c’è nelle mie parole e opere; allora la novità della religione del Figlio vi feconderà, armonizzando la vostra coscienza con la mia avrete fede in me. Potrete fare non solo quello che io ho fatto nel tempo che sono stato in mezzo a voi, ma molto di più. Tra poco tempo, per la morte dell’Adamo che è ancora in me, io sarò più strettamente in lui e lui in me».

Certo, le parole che leggiamo nel vangelo di Giovanni: «Io sono la via, la verità e la vita», se non teniamo presente che sottintendono un passaggio dallo stato di coscienza che caratterizza la religione del Padre, a quello che è specifico della religione del Figlio, costituirebbero un paradossale non-senso. La coscienza della figliolanza divina costituisce il punto centrale, essenziale della novità cristiana, la permanenza della religione del Padre nella cristianità è il segno del non compiuto risveglio dei cristiani dopo duemila anni dall’inizio della nuova coscienza di figli.

Ciò spiega la sofferenza, la tormentosa ricerca della nostra inquieta generazione, la quale, sentendosi chiamata alla grandezza di figli di Dio, si attarda ancora su posizioni che dovevano essere spazzate via dalla religione del Figlio. Cercando di attaccarsi ad idoli che sono già morti.

Dal vangelo del giorno

secondo Giovanni  14, 1-6

«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

 

 Sì, amici: bisogna avere fede, lasciar perdere la paura, i dubbi, fidarci di lui perché ci conduce nel Regno del Padre. Insomma, il Signore ci invita ad alzare lo sguardo sull’immortalità, a tirare giù i muri dell’indifferenza. Non si parla più molto dell’immortalità: forse per mancanza di termini adatti all’uomo d’oggi, forse per paura di scivolare nella retorica, forse perché avere troppo insistito su questo tema ha provocato, nel passato, non pochi allontanamenti dalla realtà terrena… Non possiamo però scavalcare a pié pari questo nodo centrale della nostra fede. Siamo immortali, tout-court, e la nostra vita è un cammino di pienezza in pienezza, un addestramento ad accogliere, se lo desideriamo, la totalità di Dio. Il Regno è già in mezzo a noi, come esorta Gesù, ma esiste una dimensione di pienezza del Regno che oltrepassa di molto il nostro desiderio e la nostra conoscenza. Avere fede significa credere che esiste un destino di bene per ciascuno di noi, che esiste un’eternità (che è un modo d’essere, non un noioso tempo infinito!) dopo questa vita. La vita eterna è già iniziata e la nostra morte non farà che segnare un’evoluzione di questo nostro esistere! Gesù si presenta come la “via, la verità, la vita”. E’ di nuovo il tema del Pastore che torna: Gesù pretende di essere la risposta ai bisogni e alle attese degli uomini, e di essere la strada che conduce alla verità, anzi di essere lui la verità. Un’affermazione forte, sconvolgente, inquietante. E’ davvero così? Nella mia quotidianità di cristiano, è davvero lui la via? E’davvero lui colui che seguo, a cui mi rivolgo? Una pagina, come vedete, che ci invita ad approfondire la nostra fede, a prendere sul serio il nostro cammino. Solo così potremo arrivare alla gioia della Pasqua, all’atteggiamento interiore che ci porta alla pienezza e alla felicità di vita. Che il Signore ci conceda davvero di credere in Lui! Tu sei la strada che ci porta alla verità, che ci dona vita. Lode a te, Signore Gesù!

Preghiera a Maria

 Sta nella mia camera.La guardo nei vari momenti della mia vita: quando sono turbato, smarrito, più sereno, più forte.Sento le sue parole nel silenzio: «Ecco sono la serva del Signore,  avvenga di me secondo la Tua parola». Costruisce per me un ponte che va da me a Lui. Ella mi aiuta a sopportare serenamente le più gravi difficoltà della vita. Non mi ha mai dato  una risposta fatta di parole. Ma mi sorride. Ave Maria! (Martin Gutl)

Un pensiero per riflettere

Gesù, che regnava in cielo con l’umanità santissima che aveva preso dalle viscere della Vergine, volle pure che la Madre sua non solo con l’anima, ma bene anche col corpo si riunisse a lui e dividesse a pieno la sua gloria. E ciò era ben giusto e doveroso: Quel corpo che neppure un istante era stato schivo del demonio e del peccato, non lo doveva essere neppure della corruzione (p.Pio).

Dal Vangelo del giorno

secondo Giovanni 13,16-20

[Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù] disse loro: «In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono. In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

« Chi accoglie colui che io manderò, accoglie me »

        Dopo l’amore del nostro Signore, ti raccomando l’amore della Chiesa, sua Sposa. Essa è, in un certo senso, la colomba che cova e fa nascere i piccoli dello Sposo. Rendi grazie sempre a Dio di essere figlia della Chiesa, sull’esempio di tante anime che ci hanno preceduti in questa via beata. Abbi molta compassione per tutti i pastori, i predicatori e le guide spirituali ; ce ne sono su tutta la faccia della terra… Prega Dio per loro, affinché, salvando se stessi, siano fecondi e procurino la salvezza alle anime.

        Pregate per le persone perfide come per quelle ferventi, pregate per il Santo Padre, per tutte le necessità spirituali e temporali della Chiesa ; essa infatti è nostra madre. Fate anche una preghiera speciale per tutti coloro che operano alla salvezza delle anime per la gloria del Padre.

San [Padre] Pio di Pietrelcina (1887-1968)

Dal Vangelo del giorno

secondo Giovanni 12,44-50. 


Gesù allora gridò a gran voce: «Chi crede in me, non crede in me, ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho annunziato lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me, ma il Padre che mi ha mandato, egli stesso mi ha ordinato che cosa devo dire e annunziare. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico come il Padre le ha dette a me».

« Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre  »

        « Dio è luce » (1 Gv 1,5), una luce infinita e incomprensibile. Il Padre è luce, il Figlio è luce, lo Spirito è luce ; i tre sono luce unica, semplice, pura, fuori dal tempo, in un’eterna identità di dignità e di gloria. Ne consegue che quanto viene da Dio è luce e ci viene distribuito come venuto dalla luce : luce la vita, luce l’immortalità, luce la sorgente della vita, luce l’acqua viva, la carità, la pace, la verità, la porta del Regno dei cieli. Luce lo stesso Regno dei cieli ; luce la stanza nuziale, il letto nuziale, il paradiso, le delizie del paradiso, la terra dei miti, le corone della vita, luce gli stessi abiti dei santi. Luce il Cristo Gesù, il salvatore e re dell’universo, luce il pane della sua carne immacolata, luce il calice del suo sangue preziosissimo, luce la sua risurrezione, luce il suo volto ; luce la sua mano, il suo ditoa, la sua bocca, luce i suoi occhi ; luce il Signore, la sua voce come luce da luce. Luce il Consolatore, la perla, il chicco di senapa, la vigna vera, il lievito, la speranza, la fede : luce !

Simeone il Nuovo Teologo