Archivio per giugno, 2011

Dal Vangelo del giorno

secondo Matteo 8,18-22

In quel tempo, vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva.  Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».  E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti».

La fede non è un nido in cui rifugiarci, non una tana in cui ripararci dal mondo malvagio che non ci capisce. Io e la mia comunità, io e il mio movimento, io e il mio Gesù… sono atteggiamenti che, semplicemente, ci allontanano da Cristo: egli non ha dove posare il capo, non rintaniamoci nella fede, viviamo nel mondo con pienezza, senza temerlo, senza fuggirlo. Gesù chiede ai discepoli di lasciar perdere i morti. Meglio: di abbandonare una visione mortifera della fede, una fede fatta di rinunce e di “no”, per abbracciare la straordinaria novità del Vangelo di Dio. Il Signore vuole accanto a sé discepoli vivi e vivificanti, che hanno una visione luminosa e leggera della vita. Infine Gesù ci chiede di smettere di voltarci indietro, di non avere nostalgia del passato e di non verificare i frutti della semina. È il Signore che semina, a noi egli chiede di dissodare il terreno, di scavare a fondo nella realtà in cui viviamo, di fissare sempre l’orizzonte, per evitare inutili e dannosi ritorni al passato: il Signore abita il presente! Chiediamogli, oggi, di essere discepoli secondo il suo cuore, capaci di vivere nel mondo con maturità, senza voltarci indietro.

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Dal Vangelo del giorno

secondo Matteo 10,7-13


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l’operaio ha diritto al suo nutrimento. In qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se vi sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne sarà degna, la vostra pace scenda sopra di essa; ma se non ne sarà degna, la vostra pace ritorni a voi”.

 Oggi è la festa di san Barnaba. Il vangelo parla degli insegnamenti di Gesù ai discepoli su come annunciare la Buona Novella del Regno alle “pecore perdute di Israele” (Mt 10,6). Loro devono: a) guarire i malati, risuscitare i morti, purificare i lebbrosi, scacciare i demoni (v.8); b) annunciare gratuitamente ciò che gratuitamente ricevono (v.8); c) non procurarsi oro, né sandali, né bastone, né bisaccia, né due tuniche (v.9); d) cercarsi una casa dove poter esser accolti fino al termine di una missione (v.11); e) essere portatori di pace (v.13).
• Al tempo di Gesù c’erano vari movimenti che, come lui, erano alla ricerca di una nuova maniera di vivere e convivere, per esempio, Giovanni Battista, i farisei, esseni ed altri. Molti di loro formavano comunità di discepoli (Gv 1,35; Lc 11,1; At 19,3) ed avevano i loro missionari (Mt 23,15). Però c’era una grande differenza! I farisei, per esempio, quando andavano in missione, erano prevenuti. Pensavano che non potevano fidarsi degli alimenti della gente, perché non sempre erano ritualmente “puri”. Per questo, portavano bisaccia e denaro per poter occuparsi loro stessi di ciò che mangiavano. Cosi, le osservanze della Legge della purezza, invece di aiutare a superare le divisioni, indebolivano ancora di più il vissuto dei valori comunitari. La proposta di Gesù è diversa. Il suo metodo traspare nei consigli che lui dà agli apostoli quando li manda in missione. Per mezzo delle istruzioni, cerca di rinnovare e riorganizzare le comunità di Galilea in modo che fossero di nuovo un’espressione dell’Alleanza, una mostra del Regno di Dio.
• Matteo 10,7: L’annuncio della vicinanza del Regno. Gesù invita i discepoli ad annunciare la Buona Novella. Loro devono dire: “Il Regno dei cieli è vicino!” Cosa vuol dire che il Regno è vicino? Non significa una vicinanza nel tempo, nel senso che basta aspettare un poco di tempo e dopo il Regno verrà. “Il Regno è vicino” significa che già è alla portata della gente, già “è in mezzo a voi” (Lc 17,21). E’ bene acquisire uno sguardo nuovo, per poter percepire la sua presenza o prossimità. La venuta del Regno non è frutto della nostra osservanza, come volevano i farisei, ma si rende presente, gratuitamente, nelle azioni che Gesù raccomanda agli apostoli: guarire i malati, risuscitare i morti, purificare i lebbrosi, scacciare i demoni.
• Matteo 10,8: Guarire, risuscitare, purificare, scacciare. Malati, morti, lebbrosi, posseduti erano gli esclusi dalla convivenza, ed erano esclusi in nome di Dio. Non potevano partecipare alla vita comunitaria. Gesù ordina di accogliere queste persone, di includerle. Il Regno di Dio si rende presente in questi gesti di accoglienza e di inclusione. In questi gesti di gratuità umana si nota l’amore gratuito di Dio che ricostruisce la convivenza umana e ricuce i rapporti interpersonali.
• Matteo 10,9-10: Non portare nulla. Al contrario degli altri missionari, gli apostoli non possono portare nulla: “Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l’operaio ha diritto al suo nutrimento”. L’unica cosa che potete e dovete portare è la Pace (Mt 10,13). Ciò significa che devono fidarsi dell’ospitalità e della condivisione della gente. Perché il discepolo che non porta nulla con sé e porta la pace, indica che ha fiducia nella gente. Crede che sarà ricevuto, e la gente si sente valorizzata, apprezzata e confermata. L’operaio ha diritto al suo alimento. Facendo questo, il discepolo critica le leggi di esclusione e riscatta gli antichi valori della condivisione e della convivenza comunitaria.
• Matteo 10,11-13: Vivere insieme ed integrarsi in comunità. Giungendo a un luogo, i discepoli devono scegliere una casa di pace e lì devono rimanere fino alla fine. Non devono passare da una casa all’altra, bensì vivere lì stabilmente. Devono divenire membri della comunità e lavorare per la pace, cioè per ricostruire i rapporti umani che favoriscono la Pace. Per mezzo di questa pratica, loro riscattano un’antica tradizione della gente, criticano la cultura di accumulazione, tipica della politica dell’impero romano ed annunciano un nuovo modello di convivenza.
Le azioni raccomandate da Gesù per l’annuncio del Regno sono queste: accogliere gli esclusi, fidarsi dell’ospitalità, spingere alla condivisione, vivere stabilmente e in modo pacifico. Se questo avviene, allora possiamo e dobbiamo gridare ai quattro venti: Il Regno è tra di noi! Annunciare il Regno non consiste in primo luogo nell’insegnare verità e dottrine, catechismo o diritto canonico, ma portare le persone ad una nuova maniera di vivere e convivere, una nuova maniera di pensare e di agire partendo dalla Buona Novella, portata da Gesù: Dio è Padre e Madre, e quindi tutti siamo fratelli e sorelle.

Dal Vangelo del giorno

secondo Giovanni 17,20-26

In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:] «Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me. Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo. Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».

A questo punto del capitolo 17 la preghiera di Gesù si allarga fino ad abbracciare tutti i discepoli che in futuro crederanno in lui per la parola dei suoi primi discepoli. Per essi chiede al Padre il dono dell’unità più profonda, modellata e fondata sulla comunione di vita tra il Padre e il Figlio.

Il “come” indica il modello e il fondamento dell’unità dei credenti. I cristiani devono ispirarsi all’ideale realizzato dalle persone della Trinità; nella loro vita di comunione devono tendere a questa unità perfetta. Una vita di unione e d’amore così profonda nella comunità cristiana riveste un valore fortissimo per suscitare la fede: “Affinché il mondo creda che tu mi hai mandato” (vv.21 e 23).

Gesù ha donato ai discepoli la gloria ricevuta dal Padre (v.22), ossia ha reso i credenti partecipi della sua divinità. Questa gloria divina rifulge in modo unico nel Figlio, per questo Gesù domanda al Padre di farla contemplare ai credenti (v.24). Il dono della gloria di essere figli di Dio è stato concesso ai discepoli in vista dell’unità: “affinché siano una cosa sola, come noi siamo una cosa sola” (v.22).

I cristiani, consapevoli di essere figli dello stesso Padre e di formare la famiglia di Dio devono vivere uniti, in perfetta comunione di mente e di cuore, a somiglianza del Padre e del Figlio; anzi, sono inseriti nella vita della Trinità, perché il Padre è nel Figlio e il Figlio è nei discepoli. Quindi, rimanendo vitalmente uniti a Cristo, i credenti vivono in comunione perfetta con Dio e così si realizza la perfezione dell’unità.

Tale unità dei cristiani avrà un effetto di salvezza per l’umanità: susciterà la fede nella missione divina di Gesù e il riconoscimento dell’amore del Padre per i discepoli. Il Padre ama i credenti come ama Gesù e li ama in lui.

Nel v. 24 Gesù esprime la sua estrema volontà: “Padre, voglio”. Gesù chiede che i suoi discepoli partecipino alla sua gloria in paradiso. Al malfattore, crocifisso con lui, Gesù assicura: “Oggi sarai con me in paradiso” (Lc 23,43).

Il passo finale di questa preghiera si apre con l’invocazione “Padre giusto”: essa è una variazione di “Padre santo” (17,11); ambedue le invocazioni esprimono la trascendenza e la natura di Dio. Nel salmo 145,17 gli aggettivi giusto e santo, riferiti al Signore, sono sinonimi.

Nelle ultime invocazioni di questa preghiera Gesù ricorda al Padre che egli e i suoi discepoli hanno riconosciuto la sua santità, ossia la sua trascendenza divina. Il mondo tenebroso invece non ha voluto conoscere Dio perché ha rifiutato la luce di Cristo e quindi non può giungere a Dio, perché nessuno va al Padre se non per mezzo del Figlio (Gv 8,19.39ss; 14,6ss).

L’uomo Gesù ha riconosciuto il Padre per esperienza diretta e in maniera vitale. I suoi discepoli si sono inseriti in questa corrente di luce aprendosi alla fede nell’Inviato di Dio (v.25).

Nelle battute finali Gesù riprende la tematica della rivelazione del nome del Padre ai suoi amici (17,6.26). La manifestazione passata della rivelazione (“ho manifestato loro il tuo nome”) ricorda il ministero pubblico di Gesù fino allo scoccare dell'”ora” presente. La manifestazione futura (“lo manifesterò”) riguarda gli avvenimenti finali della vita terrena di Cristo, ossia la sua glorificazione con la passione, morte, risurrezione e ascensione. L'”ora” di Gesù costituisce la manifestazione piena e definitiva del nome del Padre, della manifestazione del suo amore, del dono dell’amore di Dio ai discepoli. L’amore del Padre per i credenti è concesso in occasione dell’esaltazione suprema del Figlio (v.26).

Dal Vangelo secondo Giovanni

17,1-11

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato.
Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse. Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.
Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te».

Nella dolorosa e serena preghiera che – secondo Giovanni – Gesù innalza al Padre dopo l’ultima Cena, esiste un particolare che colma il cuore di gioia profonda. Gesù sa di avere adempiuto alla sua missione, sa che – malgrado le difficoltà – l’uomo, se vuole, può cercare e trovare il vero volto di Dio, lasciarsi illuminare dalla sua presenza, acquistare la vita eterna che è conoscere il Padre. Inviato dal Padre perché ogni uomo conoscesse il suo vero volto, Gesù ha adempiuto la sua missione e si prepara all’ultimo, definitivo gesto: la morte in croce. Ora sta a noi accettare o rifiutare il vero volto di Dio, continuare a dimorare nella dimenticanza o allargare il nostro cuore allo stupore del Vangelo. Ma, quanto è difficile credere! Gli ostacoli sono molti e la nostra fragilità infinita, pensiamo di avere convertito il nostro cuore e dobbiamo, dolorosamente, constatare la nostra incoerenza infinita. Gesù, allora, prega per noi, per coloro che il Padre gli ha affidato. Sì, amici, eravamo presenti nella preghiera di Gesù, proprio lì, nel momento più drammatico della vita del Signore, in quell’orto dell’ultima scelta, dell’ultimo dono io, tu, eravamo presenti. Amico che inizi la giornata, non temere, il Maestro ti conosce, ti ama ed ha pregato per te. Dimora nella serenità: il Signore ti conosce e ti ama.

E’ la seconda notte che passo in convivenza e stando qui mi sembra tutto magico. E’ strano da spiegare ma, le sensazioni, le abitudini, sono diverse. Soprattutto io sono diversa. Mi conosco il sufficiente e ora qui in cappella mi rivedo in diversi brani del Vangelo. Forse sono riuscita a trovare un motivo in più per continuare ad ascoltarti, motivo valido per me: mi completi, come alla nostra età può fare un’amica, ma Tu in modo diverso. Mi dai una forza incredibile e una bontà immensa, mi da il coraggio di prendere e partire. Sono emozioni difficili da provare alla mia età, ho 12 anni in fondo, e di questa cosa ti ringrazio infinitamente. Ora ti prego di guardarmi ed ascoltarmi: portami nel tuo cammino sempre e impedisci alle tentazioni negative di avvolgermi.

Io sono qua per te.

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Signore, oggi mi sono un po’ soffermata a pensare…,

pensare a Te, a quello che quotidianamente fai per me, per noi, per il MONDO.

Spontaneamente mi è sorta una domanda:

Ma come fai? … Come fai a perdonarci sempre? Come fai a starci sempre accanto? Come riesci a non smetterci di amarci dopo tutto il male che riusciamo a fare?

Poi ho provato a darmi una risposta…

forse è l’amore verso un figlio, così immenso, che ti fa essere così speciale.

Potrei scrivere pagine su pagine, libri su libri con scritti i “GRAZIE” per tutto ciò che fai; ma per ora voglio dirtene soltanto uno

GRAZIE PER QUESTA CONVIVENZA

Con la quale ci stai facendo avvicinare sempre più a Te…

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Ho iniziato a venire a Messa per caso, perchè un giorno me l’hanno detto le gemelle e io ho detto sì, ma non avrei mai pensato di provare tutte queste emozioni….

In quel periodo ero tutt’altro che felice ma come sempre questo lo sapevo solo io, perché agli altri facevo vedere tutti quei sorrisi stampati in faccia ma in realtà non ero io, era solo quello che volevo che gli altri vedessero di me. Era da anni, che era morto un mio carissimo amico ed io non facevo altro che pensare a lui, e mi facevo mille domande…perchè proprio lui, era così piccolo…12 anni, aveva tutta la vita davanti, poi cercavo di consolarmi, dicendomi che aveva smesso di soffrire…ma sapevo che non potevo andare avanti così, mi dovevo fare aiutare da qualcuno ma non ce l’ho mai fatta a superare questa mia corazza. E mi sentivo sola! Nel suo anniversario sono andata alla Messa e ho resistito, mi sono tenuta tutto per me, poi una volta usciti ho abbracciato sua mamma e li non ce l’ho più fatta, ho incominciato a piangere e sono scappata alla macchina perchè volevo che nessuno mi vedesse ma nello stesso tempo speravo che qualcuno venisse a consolarmi. Quando mio babbo, mia zia e mia nonna sono venuti alla macchina per andare a casa, hanno trovato me, lì disperata e mia zia mi ha abbracciata, ma io in quel momento volevo solo l’abbraccio di mio babbo, volevo che mi stasse vicino, so che non è da lui, ma in quel momento io l’ho preso come un segno che non mi volesse bene; una volta arrivati a casa, ha deciso di andare a comprare il gelato, io ho capito che per lui era un modo per consolarmi, ma io volevo solo un abbraccio, solo quello e lui non l’ha fatto. Da lì il nostro rapporto è andato peggiorando, ora ci diciamo giusto qualche parola; non dico che sia colpa sua, ma io non vedo in lui affetto e quindi mi distacco.

Iniziando a venire a Messa sono sorti in me molti pensieri, ogni volta che tornavo a casa pensavo e riflettevo sul Vangelo letto e sulla mia vita, accorgendomi così di tanti errori fatti. Penso di avere iniziato a vivere la Messa seriamente da quando ho incominciato a venire qui. Nello stesso tempo però mi dispiaceva perchè non parlavo a nessuno di questa mia “trasformazione” e di quanto la Messa mi stesse aiutando.

Questa convivenza per me è stata un’esperienza bellissima perchè mi ha aiutato a scrivere questa lettera che altrimenti non avrei mai scritto, mi ha messo a confronto veramente con la mia timidezza , che è un aspetto che molti non conoscono di me (strano ma vero), con i miei problemi, con le mie fragilità.

Avrei preferito dirle a voce queste cose ma non ce l’avrei mai fatta! Grazie!

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Signore, non vengo mai a pensare in Chiesa, ma oggi, ho voluto provare, mi sono sfogato, ti volevo ringraziare per le persone di questa convivenza, purtroppo finirà … ti volevo anche chiedere perchè spesso la vita è ingiusta con me, e non solo, per caso è una Tua prova? Bhè se lo è, mandami qualcuno con cui poterla superare, perchè da solo non ce la faccio più…

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Signore, è 3 giorni che sono qui e mi sto divertendo molto; stare qui in convivenza non è una noia ma un piacere =D; oggi è stato veramente bello, siamo stati a casa da scuola perchè c’era la campestre, quelli che la facevano sono andati a scuola, gli altri no.

Quando sono tornati abbiamo saputo che Andre era arrivato 1°

WOOOH! BRAVO!

Vabbeh aiuto Pedro che lo vedo in difficoltà.

Ciao a te che stai leggendo <3<3<3

Giadinaaa ❤ ahah

Grazie a D. e a tutti i giovani educatori per la disponibilità. Il seme che mettete nel cuore di questi giovani, possa nel futuro crescere e diventare dell’alto grano, profumato, buono, dorato, dal quale ricavare del buon pane che sfami la fame di ognuno di loro.

Tu che sei l’altissimo, dammi la luce per vedere i miei fratelli come fossero Gesù, e per loro donare la vita. P.

Sta iniziando la terza settimana di convivenza.

Il giro di boa.

Signore, è stupendo vivere con Te!

La casa è un’altra con Te che vivi insieme a noi, ed è completamente diverso vivere qui qualche giorno rispetto a più di 2 settimane!

Signore, qui c’è quella scintilla che tanto cerco in troppi ambiti, e questa è una delle poche certezze che ho al momento. GRAZIE per essere il mio Punto Fermo!

Il mese di Avvento più intenso di sempre, con la parola “Comunità” al centro.

E ovviamente Te Signore, al quale chiedo sempre aiuto solo nelle situazioni insostenibili e al quale chiedo solo ciò che voglio, come se stessi parlando con un genio della lampada o un babbo natale qualsiasi per intenderci.

Avevo preso la decisione di trascorrere qui un mese per riscaldare e correggere il mio modo di apportarmi a Te, soprattutto nella preghiera; e purtroppo non sono stato capace, nelle modalità che mi ero prefissato, di riuscire in questo.

Ho trovato si costanza nella preghiera quotidiana, ma non la profondità giusta, quella che mi serve per sentirmi davvero figlio Tuo.

La risposta che mi sono dato è che in realtà ho avuto la presunzione di credere che le persone al mio fianco avrebbero sistemato e riordinato la mia vita senza che muovessi un solo dito.

Il bisogno che ho della comunità per affrontare con un sapore cristiano la mia vita è reale, ma è reale anche la necessità che qualcuno di specifico risvegli in me la buona volontà di fare affinchè, non continui ancora a dare aria alla bocca.

Abbandono questa convivenza con l’amaro in bocca e la sensazione di aver perso l’ennesima occasione di crescere nella fede; ma fortunatamente Signore non conosci limite alla misericordia.

Ti ringrazio per aver rallegrato le mie giornate attraverso quei meravigliosi bimbi che sono un dono grande del tuo amore verso Max, la Cosetta e la Lella.

Quello che mi prefiggo, per il nuovo anno, è di chiudere la bocca, gli occhi e le orecchie per aprire il mio cuore a Te. Mi dispiace Signore, scusami.

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Vegliate dunque”

Ti prego o padre affinchè io possa avere l’umiltà di capire che sono peccatrice… ti prego aiutami a non sentirmi mai “arrivata”, a non farmi pensare di essere sempre nel giusto, fammi capire che non dovrò mai smettere di vegliare.

Signore fai di me uno strumento della Tua Pace. Dammi prontezza e fammi essere attento ai bisogni dei miei fratelli e della mia Famiglia.

Prego il Signore di far capire ai miei genitori, quanto sono importanti per me e vorrei chiedergli scusa se non gli ho resi felici e se non li ho premiati per tutti i sacrifici che hanno fatto per me, vi amo mamma e papà, scusa ancora,

La prima a scrivere nell’ormai terzo anno di Casa Marvelli! Che onore, Signore!

Certo, concentrarsi mentre le bimbe strillano non è il massimo, ma ce la posso fare, ho troppo bisogno di calmarmi per permettermi di andare via…

Signore, quante cose sono cambiate in tre anni. Mi guardo intorno in questa cappellina e mi rivedo a parlare dei problemi di relazionarmi al

mio gruppo insieme a Pedro durante la prima convivenza, le tante confessioni fatte seduti sui cuscini, i libri che mi sono sempre proposta di leggere senza successo, le preghiere donate e ricevute. Ed ora sono qui ad insegnare ai più piccoli che anche loro lo possono fare, che è bello stare con te anche solo per un giorno, ma INTERO.

Te li affido, Signore buono, sono piccoli, ma quando si impegnano dimostrano di saper dare tanto a molti, ed è questo che amo di loro. Sostienimi nel difficile compito di trasmettergli questo amore, ce la metterò tutta anche io.

TI VOGLIO BENE SIGNORE.

Il diario di casa Marveli… che strano!

Sarà tipo la seconda volta che ci scrivo…

Oggi è come se mi avesse chiamato a fermarmi, a restare qui, steso sul tappeto della cappellina, sfinito, mentre tutti vanno a letto.

Sono qui come “educatore” del biennio, stiamo facendo un percorso sulla regola di vita e sento quella strana sensazione di odore di vernice di sepolcro imbiancato di fresco a parlare di preghiera e condivisione. Io che oggi faccio fatica di ricordarmi di pregare, io che faccio talmente fatica a dire un “come va, parlami di te, dimmi chi sei” da non sentirmi degno di essere qui come educatore.

Come posso io, con tutte le mie povertà, dare qualcosa a questi ragazzi? Come posso portarti anche solo il quintuplo delle perle che mi hai affidato? Perle davvero, da restare senza parole.

  • Nessuno è così povero da non poter donare qualcosa a chi è più povero di lui – Reminescenze del campo di servizio a Roma di tanti anni fa.

L’unica cosa che mi tiene ancora in piedi è che mi fido di Te. Non so cosa vuoi da me, non so cosa mai potrò dare o far passare, ma mi fido di Te.

Non mi resta nient’altro, o forse nient’altro vale la pena.

Questa piccola cosa l’ho sudata, sofferta, pianto tanto, ma mi è rimasta. La cosa che i miei progetti crollano come castelli di carta .

Ciò non significa che non ci cada, ciò non significa che sia ancora in grado di mettermi in ascolto di ciò che vuoi da me, invece di aspettare un altro segno eclatante come quelli che mi hai viziato ad attendere e trovarmi puntualmente davanti nei momenti bui. E’ pra però che cresca, diventi adulto nella fede. “Hanno Elia e i profeti, ascoltino loro”…forse non mi sarà dato altro segno se non quello di Giona. Vorrei chiederti quindi due cose, ma prima ti ringrazio: ti ringrazio della tua misericordia, della tua grandezza nell’accogliermi sempre così piccolo e vile, ti ringrazio della tua fiducia, perché mi metti davanti persona da aiutare e che mi aiutano. Ti ringrazio dei compagni di viaggio, dell’equipe Acg, della Fede, di tutti coloro che mi sono esempio. Ti chiedo invece due cose: una grazia particolare del Tuo Spirito: che sia lui a suggerirmi cosa chiederti nella preghiera, che sia Lui a farmi venire nostalgia di Te, nostalgia d’. L’altra è di darmi luce nei rapporti, luce che scalda il mio cuore e scioglie le mie paranoie, perché possa io essere luce per gli altri, ma non perchè io sono luce, ma perché divento Te, vera Luce, perché porto Te e non me stesso. Questo ancora non so bene come farlo, insegnami ad annullarmi, a diventare vuoto di solo amore, che ascolta senza pensare, ama senza chiedere, accoglie senza timore.

Caro Gesù,

per quante cose devo ringraziare?

Ho ricevuto un sacco, troppo, e spesso senza nemmeno darci troppo peso. Credo di non aver mai ringraziato abbastanza.

Sarebbe bello poter far sapere a tutte le persone, che hanno lasciato un pezzettino di sé nel mio cuore, che le ringrazio tanto, anche se alcune di loro magari mi hanno ferita. Mi hanno solo fatta crescere. Dato che per ringraziare tutti ci vorrebbe/vorrà tanto altro tempo, intanto grazie a te x tutto, oggi in particolare per la convivenza-vanza che stiamo facendo. Qui la gente si dona in modo impressionante. E’ davvero bellissimo.

Grazie x loro, prego perchè tu li abbracci sempre, anche quando ne dubitiamo.

GRAZIE (:

Mi rituffo nel mondo cartaceo per una notte, abbandonando così schermo e tastiera. Finita la compieta, ho deciso di prendermi qualche minuto per dirti che HO BISOGNO DI INCONTRARTI NEL MIO CUORE. HO BISOGNO DI SENTIRTI NELLA PAROLE DI CONFORTO E NEL CALORE DI UN ABBRACCIO, DI VEDERTI NEGLI OCCHI DI CHI MI CIRCONDA.

IO SENZA UNA GUIDA NON SOLO MI PERDO, MI VADO PROPRIO A SCHIANTARE.

E’ un periodo dove fatico a trovare stimoli, fiducia, positività. Non so cosa sto cercando, ma credo proprio di non stare cercando nulla ora. Eppure è troppo spoglio questo periodo, ad accarezzare la superficie rabbrividisco…

Avrò detto 6mila volte che è ora di rimboccarsi le maniche, di dare una svolta al mio modo di essere… e non capisco cosa cavolo sto aspettando! Sto solamente allungando e corroborendo il mio malessere…

La gente mi vede e mi tratta come se fossi un pezzo importante di una grande macchina, ma è tutta apparenza, non sono che la ruota di scorta bucata.

Sto male e ho bisogno di TE. Ma davvero tanto, e adesso come adesso, non riesco a fare di più, perdonami.

Il cuore in pieno inverno,

le emozioni ancora in letargo.

Prima esperienza di Convivenza alla Marvelli. Finalmente riscopro la gioia semplice e vera dello stare insieme e dell’incontrare assiduamente Te, Signore.

Vengo da tanti anni di volontariato in un istituto di Suore: loro mi hanno formato per 11 anni facendomi sempre capire che la cultura è si importante ma lo è ancora di più la persona: a quella da mettere al centro! In questi anni ho speso tantissime ore fra quelle 4 mura a svolgere servizio con le attività più disparate. Non era solo un’abitudine, ogni volta dentro me c’era la voglia di andare e dare il mio contributo. Credo che sia molto importante donarsi (e donare il proprio tempo) in maniera disinteressata. Purtroppo però, preso dalle mille attività, in Istituto ti incontravo sempre meno, lavoravo e basta, potevo essere lì come da qualsiasi altra parte. Il volontariato mi riempiva il cuore e innalzava il mio Spirito, ma paradossalmente mi allontanava dall’incontro profondo e intimo con te.

Poi dopo infinite indecisioni, una mattina di inizio settembre (della serie, all’ultimo minuto) mi sono svegliato con la convinzione di trasferirmi a Bellaria (e solo di seguito c’è stata la scelta dell’università!)

Ancora non me la so spiegare questa mia voglia: tu chiami sempre e in tanti modi, chissà che questa volta non ci abbia azzeccato almeno un po’…

Qui ho incontrato persone ricche in spirito ed una comunità unita e allo stesso tempo che accoglie senza pregiudizi.

GRAZIE SIGNORE per le amicizie, benedicile e rafforzale nel tuo nome; GRAZIE SIGNORE per questa settimana trascorsa alla Marvelli; grazie per gli educatori che ci doni, per i missionari di Villaregia che ci hanno fatto visita; GRAZIE SIGNORE per la tua presenza che qui si respira 24 ore su 24 e dappertutto.

Come dice una canzone, negli ultimi tempi mi sento “IN BILICO TRA TUTTI I MIEI VORREI, SORRETTO DA UN’INSENSATA VOGLIA DI EQUILIBRIO… SUL FILO DI UN RASOIO”. Ti chiedo umilmente Signore di fare un po’ di ordine nel mio cuore: mostrami la tua via ed io umilmente risponderò ECCOMI, per sentirmi ancora di più tuo figlio.

Messa Rock

Pubblicato: 6 giugno 2011 in Ad gentes, Cultura, Serata Musicale

Rivivi la Messa rock, è stata registrata

sulla nostra internet webTv

http://www.ustream.tv/channel/casamarvellilive

Alleluia, alleluia.
Se siete risorti con Cristo,
cercate le cose di lassù,
dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio.
Alleluia.
Dal Vangelo        del giorno

Gv 16,29-33

Abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!

In quel tempo, i discepoli dissero a Gesù: “Ecco, adesso parli chiaramente e non fai più uso di similitudini. Ora conosciamo che sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio”.
Rispose loro Gesù: “Adesso credete? Ecco, verrà l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto proprio e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.
Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!”.

Liturgia caldea
Inno dell’ufficio del secondo giorno di « Ba’oussa », di Sant’Efrem

« Perché abbiate pace in me »

Signore, eterna è la tua misericordia. O Cristo, che sei pura misericordia, donaci la tua grazia; stendi la mano e vieni in aiuto a quanti sono tentati, tu che sei buono. Abbi pietà di tutti i tuoi figli e vieni in loro soccorso; dacci, Signore misericordioso, di ripararci all’ombra della tua protezione e di essere liberati dal male e dai seguaci del Maligno.

La mia vita si è avvizzita come una ragnatela. Nel tempo dello sconforto e del turbamento, siamo divenuti come dei profughi, e i nostri anni si sono avvizziti sotto la miseria e le sventure. Signore, tu che placasti il mare con una sola parola, placa anche nella tua misericordia i turbamenti del mondo, sorreggi l’universo che vacilla sotto il peso delle sue colpe.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Signore, la tua mano misericordiosa riposi sopra i
credenti e confermi la tua promessa agli apostoli: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Sii il nostro soccorso come sei stato il loro soccorso e, con la tua grazia, salvaci da ogni male; donaci la sicurezza e la pace, affinché ti rendiamo grazie e adoriamo il tuo santo Nome in ogni tempo.