Archivio per luglio, 2011

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 13,1-23
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti». Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.  Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice: “Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”. Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono! Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

 


Il seminatore
La Parola , come una spada come suggerisce la lettera agli ebrei, ci penetra in profondità, ci apre in due, svela noi a noi stessi, ci schiude a nuovi orizzonti perché Parola diversa, ispirata, ricolma di Dio. Questa fragile e potente Parole, però, è confusa da mille altre voci, miriadi di altri urlanti suoni. La nostra vita è colma di preoccupazioni, il livello del frastuono che ci occupa il cuore è eccessivo e ci impedisce di incontrare la voce di Dio. Un esempio? Quale Parola abbiamo udito domenica scorsa? Difficile da ricordare, vero? Quella era la Parola che avrebbe dovuto illuminare la nostra settimana! Era la Parola del “Venite a me voi che siete affaticati e oppressi…”

Il seminatore esce a seminare.
Ci immaginiamo il gesto ampio e solenne del seminatore, che non ha paura di gettare il seme con abbondanza, fin sull’asfalto, nella speranza che buchi la crosta dura del nostro cuore. Così è Dio: esagera. Non gli importa la stretta logica del guadagno, compie gesti insensati, getta con generosità la Parola. Dio è il grande ottimista della Storia, continua parlare anche quando la Parola cade nel vuoto.
Gesù analizza i risultati della semina. Il primo risultato è disastroso: il Signore semina sulla strada e il seme non riesce neppure a sopravvivere, perché arrivano gli uccelli e la mangiano. Il Signore stesso ne dà l’interpretazione: gli uccelli sono il maligno che non vuole correre il rischio che la Parola buchi l’asfalto della nostra indifferenza e della nostra abitudine.
Il suo metodo? Semplice: il pregiudizio (“Sono tutte cose inventate dai preti…”), l’arroganza (“Sono bastante a me stesso…”), l’indifferenza (“Ho altro a cui pensare…”), e così ci perdiamo la vita vera.
La seconda categoria di persone raggiunte dalla Parola sono gli entusiasti un po’ incostanti. Quanti ne ho incontrati! Sono quelli che, raggiunti dalla Parola, ne restano affascinati, soprattutto emotivamente. Magari è un’esperienza forte che li ha avvicinati: un pellegrinaggio, un ritiro, un gruppo, ma, appena fuori dal contesto, cominciano piano piano a lasciarsi riassorbire dalle preoccupazioni e, inesorabilmente, cadono nella dimenticanza.
É vero che oggi vivere la fede in un ambiente ostile è decisamente difficile, come il seme che cade in mezzo alle pietre, per questo è sempre più necessario vivere la fede insieme, avere degli spazi, dei momenti per ristorarsi, per riappropriarsi della propria fede.
La terza categoria è quella che, pur cresciuta, viene soffocata dalle spine. Chi, dopo aver accolto la Parola, averla maturata, averla accolta con gioia, incontra difficoltà, sofferenze, aridità e ne viene soffocato. Difficoltà sia a livello umano: una malattia, un lutto, che ci allontana definitivamente da Dio, che difficoltà di ordine spirituale: un’aridità prolungata, una fatica interiore…
Infine il seme cade su terra buona e produce frutto, in maniera diversa, rispettando la peculiarità di ciascuno, adattandosi alla vita interiore di ogni uomo.
La Parola produce frutto, crea abbondanza, dona vita, ciò che pensavi essere arido diventa fecondo, ciò che non capivi, si illumina, la tristezza diviene conversione alla gioia.

Terreni buoni
Chi è il terreno buono della parabola?
Io credo che “terreno buono” sia chi si sia riconosciuto almeno un po’ nei precedenti terreni.
Sia chi, con semplicità, abbia sentito questa parola e abbia sentito nel suo cuore la durezza, l’incostanza, la preoccupazione, e abbia paura di perdere la Parola.
Sei deluso della tua nascente vita di fede? Fatichi a restare fedele al Signore? Hai grande nostalgia di Dio ma la vita ti frega? Leggi queste parole e senti un tuffo al cuore?
Buone notizie, fratello, la Parola sta crescendo in te…

Seminatori scarsi
E noi predicatori, lettori della Parola, meditatori, seminatori, catechisti, educatori: animo!
Viviamola, questa Parola, prima di spezzarla col nostro popolo, amiamola e conosciamola, non come una sterile esperienza intellettuale, non come una pezza d’appoggio alle nostre pie idee sulla vita, non come pretesto per demonizzare la vita e il mondo contemporaneo, ma per conoscere Dio e farlo amare.
Nascano delle scuole di meditazione, ogni parrocchia abbia un affetto infinito per la Parola, spezziamola e doniamola questa Parola, facciamo finalmente crescere la conoscenza e l’amore per la Parola!

 

D.P.

Dal Vangelo secondo Matteo 11,25-30

In quel tempo Gesù disse: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero.

Oggi celebriamo la festa del Sacro Cuore di Gesù. Nel vangelo ascoltiamo l’invito di Gesù: “Imparate da me che sono mite ed umile di cuore”. Il vangelo mostra la tenerezza con cui Gesù accoglie i piccoli. Lui voleva che i poveri trovassero in lui riposo e pace. • Il contesto dei capitoli 11 e 12 di Matteo. Questo contesto sottolinea e mette in rilievo il fatto che i poveri sono gli unici a capire ed accettare la sapienza del Regno. Molta gente non capiva questa preferenza di Gesù verso i poveri e gli esclusi. a) Giovanni Battista, che guardava Gesù con gli occhi del passato, rimase nel dubbio (Mt 11,1-15). b) La gente che guardava Gesù con finalità interessata, non fu capace di capirlo (Mt 11,16-19). c) Le grandi città attorno al lago, che ascoltarono la predicazione di Gesù e ne videro i miracoli, non vollero aprirsi al suo messaggio (Mt 11,20-24). d) I sapienti e i dottori, che giudicavano tutto a partire dalla loro propria scienza, non furono capaci di capire la predicazione di Gesù (Mt 11,25). e) Nemmeno i parenti lo capivano (Mt 12,46-50). f) Solo i piccoli lo capivano ed accettavano la Buona Novella del Regno (Mt 11,25-30). g) Gli altri vogliono il sacrificio, ma Gesù vuole misericordia (Mt 12,1-8). h) La reazione contro Gesù spinse i farisei a volerlo uccidere (Mt 12,9-14). i) Loro dicevano Gesù di Belzebù (Mt 12,22-32). j) Ma Gesù non si gira indietro. Continua ad assumere la missione di Servo, descritta nelle profezie (Mt 12,15-21). Per questo, fu perseguitato e condannato a morte. • Matteo 11,25-26: Solo i piccoli capiscono ed accettano la Buona Novella del regno. Gesù rivolge al Padre una preghiera: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te!” I sapienti, i dottori di quell’epoca, avevano creato una serie di leggi che imponevano alla gente in nome di Dio. Loro pensavano che Dio esigeva dalla gente queste osservanze. Ma la legge dell’amore, portata da Gesù, diceva il contrario. Ciò che importa non è quello che noi facciamo per Dio, bensì ciò che Dio, nel suo grande amore, fa per noi! La gente capiva le parole di Gesù e si riempiva di gioia. I sapienti pensavano che Gesù non aveva ragione. Non potevano capire questo insegnamento che modificava il rapporto della gente con Dio. • Matteo 11,27: L’origine della nuova Legge: il Figlio conosce il Padre. Gesù, il Figlio, conosce il Padre. Sa ciò che il Padre voleva quando, secoli prima, consegnò la Legge a Mosè. Ciò che il Padre ci vuole dire, lo consegnò a Gesù, e Gesù lo rivelò ai piccoli, perché loro si aprivano al suo messaggio. Anche oggi, Gesù continua ad insegnare molte cose ai poveri e ai piccoli. I sapienti e gli intelligenti fanno bene a diventare alunni dei piccoli! • Matteo 11,28-30: Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Gesù invita tutti coloro che sono stanchi a trovare in lui riposo. E’ la gente che vive stanca sotto il peso delle imposizioni e delle osservanze che la legge della purezza esigono. E dice: “Imparate da me che sono mite ed umile di cuore”. Molte volte questa frase è stata manipolata per chiedere alla gente di essere sottomessa, passiva. Ciò che Gesù vuol dire è il contrario. Chiede alla gente di lasciare da parte i professori di religione dell’epoca, di staccarsene e di cominciare ad imparare da lui, da Gesù, che è “mite ed umile di cuore”. Gesù non fa come gli scribi che si esaltano nella loro scienza, ma è come la gente che vive umiliata e sfruttata. Gesù, il nuovo maestro, sa per esperienza ciò che succede nel cuore della gente e ciò che la gente soffre. • L’invito della Sapienza Divina a tutti coloro che la cercano. Gesù invita tutti coloro che sono schiacciati dal peso delle osservanze della legge a trovare in lui riposo, poiché lui è mite ed umile di cuore, capace di dare sollievo e di consolare la gente che soffre, che si sente stanca ed abbattuta (Mt 11,25-30). In questo invito risuonano le parole così belle di Isaia che consolava la gente in esilio (Is 55,1-3). Questo invito è legato alla Sapienza Divina, che invita le persone all’incontro con lei (Eccli 24,19), dicendo “le sue vie sono vie deliziose e tutti i suoi sentieri conducono al benessere” (Pro 3,17). E aggiunge: “La Sapienza esalta i suoi figli e si prende cura di quanti la cercano. Chi la ama, ama la vita, quanti la cercano solleciti saranno ricolmi di gioia” (Eccli 4,11-12). Questo invito rivela una caratteristica molto importante del volto femminile di Dio: la tenerezza e l’accoglienza che consola, che dà vita alle persone e le porta a sentirsi bene. Gesù è il riparo ed il seno materno che il Padre offre alla gente stanca (cf Is 66,10-13).

Cosa ti produce tensione e cosa ti dà pace? Per te, vivere in comunità è fonte di pace o di tensione? • Queste parole di Gesù come possono aiutare la nostra comunità ad essere un luogo di riposo per le nostre vite?