Archivio per ottobre, 2011

+Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse al capo dei farisei che l’aveva invitato:
«Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio.
Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

Il vangelo di Luca 14, 12-14 mi fa riflettere sul concetto di gratuità. Il dizionario italiano dice che gratuità è la qualità di colui che è gratutito, cioè dona senza ricevere niente per compenso.

Mi interrogo su quante azioni compio nel quotidiano consapevole del messaggio che Gesù ci lascia in questo Vangelo: la risposta è deludente….poche. Ahh si, come no!! Alcune volte faccio la carità al vulavà al semaforo senza pretendere che mi lavi il vetro, ma in realtà non mi costa niente. Con pochi spicci penso di essermi messa la coscienza a posto per l’intera giornata e di essere dispensata da ogni altra opera di bene.

Se ci penso bene neanche quando preparo la cena per la mia famiglia lo faccio gratutitamente: alcune volte, specie quando sono stanca, mi aspetto un grazie, un commento positivo su quanto era buono (anche se sono consapevole di non essere una gran cuoca!).

Eppure se Gesù ci lascia questo insegnamento, vuol dire che è alla nostra portata.

Penso che la chiave del donare, stia nell’Amore. Se proveremo ad amare tutte le persone che incontriamo ogni giorno con lo stesso Amore che Gesù prova per tutti noi suoi figli, allora non ci verrà cosi’ difficile mettere in pratica il concetto di gratuità. Una mamma farebbe qualsiasi sacrificio per fare felice un figlio senza ricevere nulla di concreto e visibile in cambio. La gioia piena e vera della mamma deriva dalla consapevolezza di aver reso felice il figlio senza che questo le manifesti per forza il suo assenso con un grazie o un sorriso.

Gesù ci vuole anche insegnare di rivolgere l’attenzione agli ultimi della società perché chi accoglie gli ultimi è come se accogliesse Gesù. Pensiamo come sarebbe bello avere Gesù invitato alla nostra mensa….che gioia ne riceveremmo! Prendiamo in considerazione veramente questa possibilità…il Natale è vicino!

Riflessione di **RAFFA** 

+ Dal Vangelo secondo Matteo   Mt 23,1-12

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

Siamo tutti fratelli, ci ammonisce Gesù. Ciò significa, per i presbiteri, i vescovi, che il nostro ministero è sempre e solo servizio al Regno, mai opinione, mai esteriorità, mai prevaricazione, anche se venduta come utile alla costruzione del Regno. E’ chiesta a noi pastori la fatica evangelica del dialogo, l’umiltà (vera!) nata dalla coscienza dei propri limiti, la capacità di chiedere scusa dopo uno sbaglio, la passione e l’amore verso i fratelli che ci sono affidati. Sulla cattedra di Mosé mettiamo la Parola, la presenza del Maestro, non il nostro (fragile e opinabile) modo di vedere le cose. Ai laici questa pagina ricorda che la comunità è loro, ne fanno parte, la animano. Ancora troppe sono le comunità che delegano al parroco “factotum” la gestione dell’annuncio, troppo i fratelli che seguono da una parte all’altra della città il predicatore affascinante, troppi che si lamentano dell’egocentrismo del parroco, senza mettere a disposizione il proprio tempo e i propri carismi per la conversione (propria e del parroco!). Siamo fratelli significa che tutti ci prendiamo cura del buon andamento della comunità, passiamo dalla visione dell’appartenenza alla Chiesa come evento asfittico e ininfluente alla scoperta di essere famigliari di Dio, nella fatica della sopportazione reciproca e della visione evangelica delle scelte. Un’ultima riflessione indirizzata alle persone che, per grazia, hanno vissuto un’esperienza più approfondita del Vangelo: i catechisti, gli appartenenti a movimenti e associazioni… Il rischio è quello descritto da Gesù, di diventare professionisti del sacro, primi della classe un po’ migliori dei cristiani della domenica. Attenti a pensare che il proprio modo di vivere l’esperienza cristiana sia “il” modo. Il Vangelo è uno, le sensibilità molte e lo Spirito continuamente suscita esperienze che appartengono alla Chiesa ma non sono “la” Chiesa. Animo, allora. Ognuno ha un suo compito, ognuno ha la sua esperienza e la sua sensibilità, ognuno vive secondo il proprio carisma. Ciò che ci unisce è il Signore Gesù, lui è l’unico Maestro.

Padre P.

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 6,12-19 

In quei giorni Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli: Simone, che chiamò anche Pietro, Andrea suo fratello, Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo d’Alfeo, Simone soprannominato Zelota,
Giuda di Giacomo e Giuda Iscariota, che fu il traditore. Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo ed esser guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi, venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti.

 Quello che mi viene in mente quando leggo questo tipo di brani del Vangelo è il fatto che ci sia sempre una gran folla a a seguire Gesù. Mi chiedo cosa spingesse la gente ad andare a cercarlo, e poi mi chiedo cosa la spinga a cercarlo oggi, e SE lo cerca oggi. Cerco d’immaginarmi lì tra la moltitudine, o magari a casa mia o al lavoro nei campi; in barca o tra le pecore. D’un tratto qualcuno mi fa: “Oh, hai sentito di quel Gesù da Nazareth? Sembra che sia un gran tipo!” M’immagino poi così fortunato da vederlo passare, con quel suo sguardo che sicuramente sarà stato assurdo! Così assurdo che no, quello non riesco ad immaginarlo. Per avere tanto seguito sicuramente avrà avuto dei buoni argomenti, ed un carattere di uno a cui non puoi non voler bene, che non puoi non amare. Poi penso al funerale di oggi di Simoncelli, il “Sic”: anche lì tanta gente, tra cui c’era anche chi lo ha solo visto in un’intervista, senza saper niente di moto. Simoncelli lo vedevo come uno che, se c’è, qualcosa di bello fa succedere. Ecco, per me è lo stesso per quanto riguarda Gesù: se c’è, quando faccio le cose per Lui (e spero anche CON Lui) qualcosa di bello, che mi fa stare davvero bene, succede sempre. No puoi non amare uno così. Se ci penso, le cose più belle che ho fatto sono state quelle che ho fatto per Lui o CON IL SUO STILE. Sarà un caso?

 TM

(Grazie Nani…)

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 13,31-35

In quel momento si avvicinarono alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere». Egli rispose: «Andate a dire a quella volpe: Ecco, io scaccio i demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno avrò finito. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io vada per la mia strada, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme. Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che sono mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le ali e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa vi viene lasciata deserta! Vi dico infatti che non mi vedrete più fino al tempo in cui direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!».

<<Non mi vedrete più fino al tempo in cui direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!>>

Gesù parla chiaro: vi ho cercati, non mi avete ascoltato, ora fate come volete, aspetto che torniate voi.

È esattamente quello che succede nella vita di tutti i giorni: Lui ci chiama, ci cerca in continuazione, ci manda segnali che noi, ciechi e sordi, siamo bravissimi a non comprendere. Oppure ci “usa” per chiamare chi ancora non lo conosce, ma tanti, troppi, hanno il cuore chiuso a chiave, nella paura di aprirsi al Suo amore. E allora Egli non continua a mandarci miracoli mirabolanti per lasciarci a bocca aperta ed essere sicuro che i Suoi figli credano in Lui. Gesù è perseverante, non pesante. Non vuole costringere nessuno a fare nulla, sebbene non si rassegni a restare accanto a coloro che cerca. Perciò scaccia demòni, compie guarigioni, fa miracoli (è pur sempre il figlio di Dio mandato per salvarci) e lo fa come e quando decide Lui, perché non sono di certo un Erode o un Cesare, emblematici dell’infinita piccolezza umana che vuole avere la pretesa di comandare il potere di Cristo, a guidare decisioni che provengono direttamente da Dio. Poi però smette. Se ne va per la sua strada e ci lascia liberi di decidere.
Ecco, così è l’Amore di Cristo, che non finisce mai, ma nemmeno costringe, e permette di decidere se essere felici sotto le sue ali o meno e che, soprattutto, concede la possibilità della redenzione.

Gesù ci aspetta a braccia aperte. È accanto a noi per amarci e quante volte ci lasciamo sfuggire l’occasione di lasciarlo fare..

Prego per tutti coloro che non riescono a fidarsi del proprio Padre, che hanno paura, che non cedono a credere, nemmeno se i segni brillano chiari davanti ai loro occhi, che gettano la loro vita nell’inutilità, senza un vero motivo per andare avanti. E prego per chi invece ha avuto il coraggio di credere e sta di certo sperimentando quotidianamente l’immensa gioia dell’essere cristiani.
Dio ci ama. Spalanchiamo le porte dei nostri cuori, ne vale la pena.

**RIFLESSIONE DI VALENTINA**

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 13,22-30

Passava per città e villaggi, insegnando, mentre camminava verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Rispose: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete. Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze. Ma egli dichiarerà: Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori d’iniquità! Là ci sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno primi e alcuni tra i primi che saranno ultimi».

Quante volte questa domanda catartica è sorta nei nostri cuori nel timore di ciò che ci aspetta dopo la morte? Forse infinite, ma questa è una defezione puramente umana: limitarsi a certi ragionamenti pratici e aridi. Gesù questo lo sa, conosce la nostra natura, e mira a far maturare i nostri animi. Infatti, è per il suo infinito amore, che in questo Vangelo anziché rispondere alla domanda postagli, mostra un insolito volto severo e quasi di rimprovero! In questo passaggio emerge l’aspetto di un Dio categorico: l’uomo non viene cullato e sollevato pienamente dalle sue paure come ci si aspetterebbe, ma anziché un atteggiamento accondiscendente e paterno, troviamo un Gesù saldo e profetico molto duro nelle sue espressioni. Tutto ciò però, non deve spaventare perchè è frutto di un immenso amore che Dio ha per ognuno di noi: Egli ha a cuore la nostra salvezza! Tuttavia credo che un po’ a tutti susciti grande timore il famoso passaggio: << […]Là ci sarà pianto e stridore di denti>> se mai rimanessimo “chiusi fuori dalla porta”, estromessi dall’amore di un Dio che non ci riconosce! Prospettiva terrificante! Eppure Gesù la propone come eventuale, al fine di risvegliare gli animi intorpiditi di tutti coloro che invece richiedono a Gesù un palliativo per le loro ansie, mentre la soluzione più corretta sarebbe quella di “Sforzarci ad entrare per la porta stretta”. L’unica salvezza sta nella fede e nel mettersi all’opera rispondendo all’amore che Dio ci rivolge; solo così si abbandonerà definitivamente la visione statica e timorosa propria dell’uomo, entrando nel piano di salvezza di Dio.  Rispondiamo all’invito di Gesù, a metterci attivamente in gioco nella vita cristiana di tutti i giorni facendoci portatori della sua parola. Da qui, la preghiera di Madre Teresa mi pare la più esauriente. 

Vuoi le mie mani?

Signore, vuoi le mie mani per passare questa giornata aiutando i poveri e i malati che ne hanno bisogno? Signore, oggi ti do le mie mani.
Signore, vuoi i miei piedi per passare questa giornata visitando coloro che hanno bisogno di un amico? Signore, oggi ti do i miei piedi.
Signore, vuoi la mia voce per passare questa giornata parlando con quelli che hanno bisogno di parole d’amore? Signore, oggi ti do la mia voce.
Signore, vuoi il mio cuore per passare questa giornata amando ogni uomo solo perché è un uomo? Signore, oggi ti do il mio cuore. (Madre Teresa di Calcutta)
★ Riflessione di GIULIA ★ 

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 13,18-21

 Diceva dunque: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo rassomiglierò?  E’ simile a un granellino di senapa, che un uomo ha preso e gettato nell’orto; poi è cresciuto e diventato un arbusto, e gli uccelli del cielo si sono posati tra i suoi rami». E ancora: «A che cosa rassomiglierò il regno di Dio? E’ simile al lievito che una donna ha preso e nascosto in tre staia di farina, finché sia tutta fermentata».

L’attenzione oggi va rivolta alle piccole cose, infinitesimali ai nostri occhi come un granello di senape, che quando viene conquistato dall’Amore e lasciato fecondare cresce, cresce e cresce tanto da accogliere gli altri. Quante volte siamo attratti da ciò che è più grande, più luminoso, più potente, più rumoroso, meglio pubblicizzato e non ci accorgiamo neppure di altri aspetti del mondo che ci circondano sì, ma in maniera più silenziosa e defilata, che magari si rivelerebbero un vero tesoro per le nostre vite? Spesso ci avvicina al Regno dei Cieli passando dalle esperienze che fanno meno scalpore e sembrano meno interessanti…      Il paragone con il lievito mi ha fatto tornare in mente il mio stupore di bambino, ogni volta che la mamma faceva la ciambella in casa: il lievito si mischiava con l’ammasso di farina e uova e ci scompariva dentro… sembrava inutile. Ma non si annullava nella pasta, anzi, il suo effetto era “moltiplicativo”. Infatti ad un certo punto, quatto quatto, aiutava tutto l’impasto a crescere. E’ molto bella questa immagine, se portata alla nostra vita di Cristiani nel mondo: non dobbiamo mai stancarci di operare per l’affermazione del Regno di Dio, anche se a volte ci sentiamo soffocati dalla farina/mondo che sembra essere troppa per le nostre forze. Prima o poi tutto l’impasto che ci circonda si lascerà conquistare e crescerà con noi…   Sarà forse l’orario in cui sto scrivendo, ma sento di collegare questo passo al canto “Ecco quel che abbiamo”, dove una nostra goccia nelle mani del Signore diventa pioggia che si riversa sulla terra (come il granello di senape che viene sparso dal seminatore nel campo) e la feconderà. Anche qui infatti un frammento banale come una goccia d’acqua aumenta esponenzialmente il suo valore se donata nelle mani del Padre.

 Le nostre gocce, pioggia fra le mani tue,

saranno linfa di una nuova civiltà.

E la terra preparerà la festa del pane che

ogni uomo condividerà. […]

Sulle strade il vento da lontano porterà

il profumo del frumento che tutti avvolgerà.

E sarà l’Amore che il raccolto spartirà,

e il miracolo del pane in terra si ripeterà

★ Riflessione di GULLI ★

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 13,10-17

Una volta stava insegnando in una sinagoga il giorno di sabato. C’era là una donna che aveva da diciotto anni uno spirito che la teneva inferma; era curva e non poteva drizzarsi in nessun modo. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei libera dalla tua infermità», e le impose le mani. Subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.
Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, rivolgendosi alla folla disse: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi curare e non in giorno di sabato». Il Signore replicò: «Ipocriti, non scioglie forse, di sabato, ciascuno di voi il bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che satana ha tenuto legata diciott’anni, non doveva essere sciolta da questo legame in giorno di sabato?». Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

Ci sono volte in cui non mi sento molto in grado o molto all’altezza di 
scrivere le mie riflessioni sul Vangelo, dove mi pare di non avere parole abbastanza adeguate…..questa è una di quelle volte, perciò chiedo scusa in anticipo se questa mia riflessione sarà un po’….. come dire, non all’altezza. Forse quello che più salta agli occhi da questo vangelo, è lo sdegno del capo della sinagoga, subito pronto a criticare solo perchè Gesù aveva “curato” di sabato. Questo capo pieno di  ipocrisia e dagli occhi accecati che non condanna chi di sabato scioglie il proprio bue per condurlo a bere e invece ha da ridire su Gesù che scioglie la donna da quel legame a cui satana la teneva costretta da 18 anni, come se questa fosse cosa di poco conto, una cosa che poteva benissimo essere rimandata. Ma quello che più mi è piaciuto di questo brano è il fatto che Gesù ci vede, si accorge di noi, delle nostre carenze e anche se noi non sempre lo cerchiamo ed andiamo a chiedere il suo aiuto, Gesù però c’è e ci salva….sempre, in qualsiasi momento o giorno…… ci salva perchè ci ama. Io ringrazio Dio per tutte le volte che mi ( e ci ) vede, e magari anche senza averglielo chiesto, decide di guarirci, di aprire i nostri occhi verso nuovi mondi e modi di concepire la nostra vita. Ringrazio Dio per l’amore che ha per tutti noi e che spesse volte non siamo in grado di ripagare con la stessa moneta.

★ Riflessione di LELLA ★