Archivio per dicembre, 2011

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 1,1-18

In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio:  tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta. Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto. A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli rende testimonianza e grida: «Ecco l’uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia.
Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.

Fa molta impressione la figura di Giovanni che, nonostante la grande popolarità acquisita, rimane sempre umile e non permette mai a nessuno di dimenticare che “egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce”. Egli sa subito mettersi da parte, riconoscendo senza esitazione Gesù e sapendo perfettamente che il suo compito era “solo” quello di annunciarlo, “perché tutti credessero per mezzo di lui”. Giovanni era il segno dell’arrivo del Signore, era chiaro e manifesto, non si nascondeva, non bisognava cercarlo, bisognava solo accoglierlo, come si deve fare anche con la fede: bisogna aprire 
il proprio cuore e farci entrare la felicità che essa porta con se, serenamente.

★ Riflessione di Jacopo ★

Annunci

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 2,22-40

Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima». C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui.

Provo ad immedesimarmi nelle figure di questi due genitori,che trovatisi di fronte a un annuncio così grande non possono fare a meno di reagire con stupore. Uno stupore tutto umano, regolato dalla relativa comprensione e dal sentimento di fiducia alle parole di Simeone. E’ un approccio del tutto vicino alla mia idea di stupore: meraviglia e impotenza. Ti chiedo la capacità, Signore, di non smettere mai di provare questo sentimento bello e abile nel rendere viva la Fede.

★ Riflessione di Jas ★

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 2,22-35

 Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima».

In questo Vangelo mi sorprende quanto la figura di Simeone non sembri neanche umana. Il testo lo mostra come uomo “mosso dallo Spirito”, infatti quello che fa non è per nulla scontato o così naturale. Tutto parte dalla sua grande fede che, predisponendolo in un atteggiamento di attesa (“attendeva il conforto d’Israele”, quindi Gesù) gli permette di leggere i segni di Dio e a riconoscerlo nel bambino che una coppia portava al tempio. Addirittura il Vangelo finisce con una profezia di Simeone: quanto poteva essere forte lo Spirito in quest’uomo per essere profeta nei giorni del Cristo?
La mia preghiera parte allora dal cantico di Simeone e da quelle parole care a noi della Marvelli che concludiamo con la compieta le giornate di convivenza. Possano i tuoi servi, Signore, predisporre il cuore all’accoglienza del tuo Natale, lasciando al timone lo Spirito, perchè nelle nostre giornate possiamo vedere i segni della Tua salvezza, l’unica in grado di dare luce a questo mondo tenebroso.
★ Riflessione di Ciccio ★ 

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 2,13-18

Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo». Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio. Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s’infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi. Allora si adempì quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia: Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande; Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più.

Oggi si celebrano i Santi Innocenti, i primi martiri per Cristo, coloro che – come dice San Pietro Crisologo- “hanno ricevuto la morte quando ancora non conoscevano la vita”. Vittime della violenza di un regno umano, primi ad entrare nel Regno di Dio. Il Vangelo di oggi però ci parla anche di Giuseppe, figura silenziosa e discreta, che appare poche volte e parla ancora meno. Di lui sappiamo che per ben due volte un angelo gli appare in sogno. Non un’apparizione come per Maria o Zaccaria. Dio si manifesta a lui in sogno, com’era già stato per un altro Giuseppe, figlio di Giacobbe. Giuseppe è un uomo che crede nei suoi sogni! Non si scandalizza davanti ad un progetto grande che Dio ha su di lui. Credo che oggi sia un’icona importante da cui prendere spunto per non cadere nella disillusione e nella mediocrità, per non “lasciarsi vivere”, ma prendere nelle nostre mani la nostra vita e decidere di farne un autentico e personale capolavoro (cit. Giovanni Paolo II). Un esempio di come fidarsi di Dio, dei doni che ci ha fatto, dei sogni che pone nel nostro cuore e “prendere il largo” (Lc 5,4).
★ Riflessione di Ale ★ 

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 20,2-8

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».  Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.

La Liturgia ci fa fare un bel salto: appena due giorni fa Gesù Salvatore nasceva per noi ed oggi risorge! Un bel modo per ricordarci quel “E li Amò siano alle fine” che contraddistingue l’esistenza terrena del nostro Dio. Uno degli aspetti più belli di questo brano è, secondo me, lo slancio dei discepoli verso il sepolcro che potrebbe simboleggiare il nostro cammino verso il Padre… non un percorso portato avanti strisciando i piedi a stento  giorno dopo giorno, ma un passo deciso e attivo verso una meta da tenere sempre fissa nella mente. I due discepoli arrivano davanti al sepolcro… sono al cospetto del mistero più grande e più bello: è ben specificato come Giovanni (il discepolo che Gesù amava) arrivi per primo ma non entri subito… però è di lui che viene detto “Vide e credette”. Mi domando come mai vengano riportati questi due verbi solo per lui, senza trovare in questo momento grandi risposte.  Beh, loro (come anche Tommaso qualche tempo dopo) hanno visto con i loro occhi il Signore risorto… facile! E noi… 2000 anni dopo questi fatti? Il Signore continua a parlarci direttamente e incessantemente attraverso il Vangelo, che è Parola viva. Anche oggi è possibile trovare il volto di Gesù in tante situazioni, prego perciò per tutte quelle persone che ancora non riescono ad affidarsi completamente al disegno di Amore del Padre perchè vorrebbero vedere con i propri occhi il sepolcro vuoto e le bende al loro posto… perchè possano incontrare Gesù qui in mezzo a noi, oggi.

★ Riflessione di Gulli★

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 10,17-22

Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. Il fratello darà a morte il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire. E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato

Leggendo questo Vangelo mi vengono in mente tre parole : perseveranza, amore e perdono. Perseverare, non stancarsi mai di ascoltare Gesù, la sua parola e quello che ha da insegnarci e perseverare nel cercare di trasmettere anche agli altri i suoi insegnamenti. Solo perseverando potremo amare sempre più come il Signore ci insegna e amare come ci viene detto vuol dire essere capaci di non avere paura di quello che gli altri possono dirci o farci, perchè noi sappiamo bene che nulla potrà ferirci se saremo vicini a Cristo. E se riusciremo ad amare così saremo anche in grado di perdonare, di non augurare il male a chi ce ne fa, ma di pregare per lui. Ti chiedo o Padre di aiutarmi a non stancarmi mai, a essere perseverante nella ricerca di te, del tuo amore e di aiutarmi a non avere paura di dichiarare a tutti l’amore che ho per te. Buone feste a tutti. 

★ Riflessione di Lella ★

 

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 1,1-18

In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta. Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto. A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli rende testimonianza e grida: «Ecco l’uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.

E’ Natale ogni volta che sorridi a un fratello e gli tendi la mano.
E’ Natale ogni volta che rimani in silenzio per ascoltare l’altro.
E’ Natale ogni volta che non accetti quei principi che relegano gli oppressi ai margini della società.
E’ Natale ogni volta che speri con quelli che disperano nella povertà fisica e spirituale.
E’ Natale ogni volta che riconosci con umiltà i tuoi limiti e la tua debolezza.
E’ Natale ogni volta che permetti al Signore di rinascere per donarlo agli altri.

Madre Teresa di Calcutta

 
https://r.office.microsoft.com/r/rlidPowerPointEmbed?p1=1&p2=1&p3=SD17D880F0151D2E1A!6321&p4=&ak=!AE46kr7ELaoOKtM&kip=1&authkey=!AE46kr7ELaoOKtM