Archivio per gennaio, 2012

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 5,21-43

Essendo passato di nuovo Gesù all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla, ed egli stava lungo il mare. Si recò da lui uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, vedutolo, gli si gettò ai piedi e lo pregava con insistenza: «La mia figlioletta è agli estremi; vieni a imporle le mani perché sia guarita e viva». Gesù andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Or una donna, che da dodici anni era affetta da emorragia e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, anzi peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla, alle sue spalle, e gli toccò il mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita». E subito le si fermò il flusso di sangue, e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quel male. Ma subito Gesù, avvertita la potenza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi mi ha toccato il mantello?». I discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che ti si stringe attorno e dici: Chi mi ha toccato?». Egli intanto guardava intorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Gesù rispose: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Và in pace e sii guarita dal tuo male». Mentre ancora parlava, dalla casa del capo della sinagoga vennero a dirgli: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, continua solo ad aver fede!». E non permise a nessuno di seguirlo fuorchè a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava. Entrato, disse loro: «Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». Ed essi lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della fanciulla e quelli che erano con lui, ed entrò dove era la bambina. Presa la mano della bambina, le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico, alzati!». Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare; aveva dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. Gesù raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e ordinò di darle da mangiare.

In questa brano ci troviamo di fronte a due miracoli compiuti da Gesù: la guarigione della donna affetta da emorragia e la resurrezione della figlia di Giairo, uno dei capi della sinagoga. La donna non solo è ammalata ma ha vissuto l’esperienza della disillusione: in tanti ha cercato salvezza e da questi si è trovata delusa. Questa volta però si rivolge con grande fede a Gesù, riconoscendolo come Salvatore, toccando solo il suo mantello è certa di essere guarita; e una volta scoperta dice la verità, si presenta vincendo di la paura del farsi conoscere da Lui. Giairo invece vive nel terrore di perdere un affetto carissimo, la figlia dodicenne. La sua insistente preghiera fa sì che Gesù vada a casa con lui per salvare la bambina in quanto è un Dio compassionevole verso chi soffre, chi è solo, chi è malato, verso tutti. Lo incoraggia dicendogli di non temere ed infatti tutto ciò che sembrava finito, rivive. Preghiamo perchè non ci abbandoni mai la speranza e, come amava dire San Giovanni Bosco di cui oggi facciamo memoria, “rallegriamoci nel Signore” in quanto noi siamo come bambini bisognosi di tutto davanti al Padre che si occupa amorevolmente di noi.

★ Riflessione di Debora ★

Dal Vangelo secondo Marco      Mc 1,21-28

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

«Erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava come uno che ha autorità e non come gli scribi». La stessa annotazione ? con qualche variante ? è ripetuta alla fine dell’episodio: «Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità». Come si vede, l’interesse principale di Marco riguarda l’insegnamento di Gesù, non però il che cosa, ma il come, non il contenuto ma le modalità. E difatti per ora nulla si dice di preciso sul contenuto dell’insegnamento: c’è tempo per farlo. L’evangelista svolge l’argomento secondo una sua pedagogia che va rispettata. Marco avverte subito che l’insegnamento di Gesù colpisce e fa problema, e non è assimilabile agli schemi conosciuti. Così sorge la domanda: che è mai questo? Insegnamento nuovo non significa semplicemente qualcosa di non mai detto prima o di non mai sentito altrove. Non si tratta semplicemente di una novità cronologica. Nella parola di Gesù si avverte la presenza della novità di Dio, una novità qualitativa: qualcosa che ti rigenera, rinnova e ringiovanisce. La parola di Dio ? che risuona nell’insegnamento di Gesù ? è nuova, sorprendente, inaspettata, anche se, dopo averla sentita, comprendi che era proprio la parola che andavi cercando, magari senza saperlo. Ma c’è anche un secondo tema che interessa l’evangelista: il primo gesto compiuto da Gesù è la liberazione di un indemoniato. Un uomo posseduto dal demonio, dà in smanie durante il servizio liturgico: Gesù lo mette a tacere, seccamente: «Taci ed esci da costui». Lo spirito è costretto a obbedire e l’uomo, liberato dallo spirito disgregatore, ritrova se stesso. Gli esorcismi erano di moda e la letteratura rabbinica ne parla, ma per lo più erano lunghi, strani e complicati. Gesù invece si impone allo spirito impuro semplicemente con un comando. È per questo che la folla si meraviglia.

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 4,35-41

In quel medesimo giorno, verso sera, disse loro: «Passiamo all’altra riva». E lasciata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che moriamo?». Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?». 

Gesù e alcuni discepoli si trovano su una barca e stanno navigando per raggiungere la riva. Quando la barca è sorpresa da una tempesta i discepoli si spaventano tanto che temono di morire per la sua furia. Le onde entrano nella barca che rischia di affondare e Gesù, stanco, continua a dormire a poppa. In preda al panico gli uomini lo svegliano per chiedergli aiuto, e a Gesù bastano poche parole per calmare il mare ed il vento e far sentire tutti al sicuro. I discepoli non hanno ancora il tipo di fede che Gesù vorrebbe da loro: completa, incondizionata. Il mare è in tempesta e tutti, pur essendo così vicini al figlio di Dio, temono per la propria vita. Placare le onde non sarebbe neanche stato necessario, il bello della Fede non è che ti evita le difficoltà, ma che ti aiuta a superarle, non ti abbandona mai, è come un vero amico: sempre al tuo fianco, solo noi possiamo tradirla. Non preghiamo il Signore perché ci risparmi sofferenze e difficoltà: fanno parte della vita e senza di esse non potremmo apprezzare nemmeno i momenti più belli; preghiamolo piuttosto perché ci dia la forza di non vacillare mai nella Fede, strumento attraverso il quale possiamo superare ogni avversità.

★ Riflessione di  Jacopo ★

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 4,26-34

Diceva: «Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura». Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra; ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra». Con molte parabole di questo genere annunziava loro la parola secondo quello che potevano intendere. Senza parabole non parlava loro; ma in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa.

A mio avviso in questa parabola Gesù ci parla del regno di Dio che cresce come un seme nel terreno, vuole comunicarci che il regno celesti lo si merita durante tutto il corso della nostra vita mediante le opere d’amore, di carità, di fratellanza. Noi siamo un pò come il seme, che durante il corso della nostra vita, cresce finchè non è maturo, e quando è pronto per la mietitura viene raccolto, così anche noi cresciamo fisicamente, in particolar modo dobbiamo cercare di crescere aumentando sempre di più la nostra fede.

★ Riflessione di Simone ★

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 10,1-9

Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi.
Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l’operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio.

In questo momento di crisi economica, che bello essere operai del Signore! A questo ci chiama Dio con questo brano del Vangelo: non rimanete seduti in poltrona, non perdete tempo con cose effimere, non adagiatevi sulle piccole conquiste, ma portate l’annuncio che “È vicino a voi il regno di Dio”. Il Signore ci ricorda che le vocazioni hanno bisogno di essere pregate per poter nascere e per potersi realizzare. Ed è questa la mia preghiera di oggi: che i cuori dei giovani siano riempiti di inquietudine, che le loro menti siano affollate di domande perché non si accontentino mai di quello che gli viene imposto, ma siano spinti verso la ricerca del progetto che Dio ha su di loro. A quelli che sono già operai del Signore viene detto di creare con gli uomini dei legami sinceri, profondi e duraturi. Di evitare gli scontri e di essere sempre portatori di pace. Come assolvere a tutto questo? Vi lascio le parole della venerabile Carla Ronci: “Vesto con modestia ed eleganza e cerco di far capire, con la mia vita, che il Cristianesimo vissuto, non è croce ma gioia.”

★ Riflessione di Angela ★

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 16,15-18

Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

 Facile a dirsi, difficile a farsi… l’ evangelizzazione è un’ esperienza al contempo difficile e gratificante! Molto spesso ti ritrovi a interloquire con persone che sono solo capaci a denigrarti per ciò in cui credi;  a volte  arrivano incontri speciali dove di fronte a te trovi persone che hanno veramente  sete di Dio e tu, tramite la testimonianza, non puoi fare altro che offrire speranza , armonia e pace ! Ed è proprio in quei momenti che il cuore si riempie di una gioia infinita, perché senti  di essere parte di un grande progetto che il Signore ha per questo mondo. Evangelizzare, dunque, è una vera e propria missione ,che può essere realizzata anche nella quotidianità con amici , familiari, colleghi di lavoro, compagni di scuola, e per chi lo sente veramente nel cuore anche in altri paesi del mondo.  Termino con una preghiera ripescata nei cassetti della mia memoria che ho avuto modo di cantare a squarciagola per le strade di Caracas :

“Llevame donde los hombres necesiten tus palabras       
necesiten tus ganas de vivir
donde falte la esperanza donde falte la alegria
simplemente por no saber de ti”

<< Portami dove gli uomini hanno bisogno della tua Parola,  hanno bisogno della gioia di vivere, dove manca la speranza, dove manca l’allegria, semplicemente perché non conosce Te! >>

★ Riflessione di Elisa ★

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 3,31-35

Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare.
Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: «Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre».

Anche in questo brano, come nell’episodio delle nozze di Cana, Gesù apparentemente si rivolge alla propria Madre in modo poco gentile. Perchè? L’attenzione va spostata su un rapporto ancora più importante della parentela familiare, una relazione bellissima, intima e profonda che ci lega tutti al Padre. Per la grazia che abbiamo ricevuto per amore di Dio Padre e di Gesù, siamo tutti fratelli e questo richiede una costante attenzione verso l’altro, una disponibilità verso il prossimo che nasca davvero da cuore e che sia specchio dell’atteggiamento di un Dio che ci ama incondizionatamente. Per compiere la volontà di Dio dovremmo e dovrei (mi ci butto in mezzo anche io) lasciarci guidare nelle relazioni dall’ Agàpe, l’amore disinteressato senza aspettative di ricevere qualcosa in cambio. So che è tremendamente e drammaticamente difficile lasciarci guidare dall’Agàpe, in un mondo dove prima ancora di muoverci, facciamo i “calcolini” per valutare il tornaconto. Ma quando ci si riesce riceviamo quel “di più” che, pur piccolo che sia, è carburante inesauribile per la nostra vita, fonte di serenità vera. Oggi vorrei ringraziare il Signore per tutte le persone che in parrocchia e nella propria vita si muovono in questa direzione.

★ Riflessione di Gulli ★