“Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura”

Pubblicato: 25 gennaio 2012 in Lo Specchio del Vangelo, Vangelo del giorno

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 16,15-18

Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

 Facile a dirsi, difficile a farsi… l’ evangelizzazione è un’ esperienza al contempo difficile e gratificante! Molto spesso ti ritrovi a interloquire con persone che sono solo capaci a denigrarti per ciò in cui credi;  a volte  arrivano incontri speciali dove di fronte a te trovi persone che hanno veramente  sete di Dio e tu, tramite la testimonianza, non puoi fare altro che offrire speranza , armonia e pace ! Ed è proprio in quei momenti che il cuore si riempie di una gioia infinita, perché senti  di essere parte di un grande progetto che il Signore ha per questo mondo. Evangelizzare, dunque, è una vera e propria missione ,che può essere realizzata anche nella quotidianità con amici , familiari, colleghi di lavoro, compagni di scuola, e per chi lo sente veramente nel cuore anche in altri paesi del mondo.  Termino con una preghiera ripescata nei cassetti della mia memoria che ho avuto modo di cantare a squarciagola per le strade di Caracas :

“Llevame donde los hombres necesiten tus palabras       
necesiten tus ganas de vivir
donde falte la esperanza donde falte la alegria
simplemente por no saber de ti”

<< Portami dove gli uomini hanno bisogno della tua Parola,  hanno bisogno della gioia di vivere, dove manca la speranza, dove manca l’allegria, semplicemente perché non conosce Te! >>

★ Riflessione di Elisa ★

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commenti
  1. casamarvelli ha detto:

    Festa della Conversione di San Paolo (25/gennaio)

    Oggi vediamo la potenza di Dio in san Paolo, divenuto da persecutore Apostolo che ha accolto la fede in Cristo e l’ha diffusa, con una fecondità apostolica straordinaria, che non è ancora cessata. Ma poiché siamo ancora nella settimana dell’unità, riflettiamo su alcuni aspetti della conversione di Paolo che si possono mettere in relazione con l’unità.
    San Paolo si preoccupava al massimo dell’unità del popolo di Dio. Fu proprio questo il motivo che lo spingeva a perseguitare i cristiani: egli non tollerava neppure il pensiero che degli uomini del suo popolo si staccassero dalla tradizione antica, lui che era stato educato, come egli stesso dice, alla esatta osservanza della Legge dei Padri ed era pieno di zelo per Dio. Ai Giudei che lo ascoltano dopo il suo arresto egli paragona appunto il suo zelo al loro: “… pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi”. E dunque possibile essere pieni di zelo per Dio, ma in modo sbagliato. San Paolo stesso lo dice nella lettera ai Romani: “Essi hanno molto zelo, ma non è uno zelo secondo Dio”, è uno zelo per Dio, ma concepito secondo gli uomini (cfr. Rm 10,2). Ora, mentre Paolo, pieno di zelo per Dio, usava tutti i mezzi e in particolare quelli violenti per mantenere l’unità del popolo di Dio, Dio lo ha completamente “convertito”, rivolgendogli quelle parole che rivelano chiaramente quale sia la vera unità. “Chi sei, o Signore? Mi disse: Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti”. Nelle tre narrazioni della conversione di Paolo molti dettagli cambiano: alcuni vengono aggiunti, altri scompaiono, ma queste parole si trovano sempre, perché sono veramente centrali. Paolo evidentemente non aveva coscienza di perseguitare Gesù, caricando di catene i cristiani, ma il Signore in questo momento gli rivela l’unità profonda esistente fra lui e i suoi discepoli: “Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti”. Forse proprio allora Paolo ebbe la prima rivelazione del corpo di Cristo, del quale ha parlato poi nelle sue lettere. Tutti siamo membra di Cristo per la fede in lui: in questo consiste la nostra unità. Gesù stesso fonda la sua Chiesa visibile. “Che devo fare, Signore” chiede Paolo, e il Signore non gli risponde direttamente: “Prosegui verso Damasco; là sarai informato di tutto ciò che è stabilito che tu faccia”. Lo manda dunque alla Chiesa, non vuole per il suo Apostolo una conversione individualistica, senza alcun rapporto con gli altri discepoli. Egli deve inserirsi nella Chiesa, Corpo di Cristo, al quale deve aderire per vivere nella vera fede. Dopo la sua conversione Paolo ha conservato in cuore il desiderio di essere unito al popolo di Israele. Lo scrive nella lettera ai Romani con parole che non si possono leggere senza profonda commozione: “Dico la verità in Cristo, non mentisco, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua. Vorrei infatti essere io stesso anatema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne. Essi sono Israeliti e possiedono l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse, i patriarchi; da essi proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli”. Ogni cristiano dovrebbe avere questa tristezza continua, che non impedisce di essere gioiosi in Cristo, perché è una tristezza secondo Dio, che ci unisce al cuore di Cristo. E la sofferenza per il popolo di Israele che non riconosce Cristo, per i cristiani che sono divisi e non giungono all’unità che il Signore vuole.

  2. Cosetta Giovannini ha detto:

    …e possiamo cantare così….

    “Andate per le strade in tutto il mondo,
    chiamate i miei amici per far festa:
    c’è un posto per ciascuno alla sua mensa.

    Nel vostro cammino annunciate il Vangelo,
    dicendo: “E’ vicino il Regno dei cieli”.
    Guarite i malati, mondate i lebbrosi,
    rendete la vita a chi l’ha perduta.

    Vi è stato donato con amore gratuito:
    ugualmente donate con gioia e per amore.
    Con voi non prendete né oro né argento
    perché l’operaio ha diritto al suo cibo.”

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