Archivio per febbraio, 2012

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 11,29-32

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione. Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

Nonostante Gesù abbia rivolto queste parole a una folla di duemila anni fa, leggendo le prime righe esse sembrano molto adatte ai nostri tempi. Tempi pieni di domande difficili, di paure, di scelte comode, di disagi, di ricerche, di crisi dei valori. Come i nostri antenati, cerchiamo un senso della vita mettendo in dubbio sempre più spesso Dio come fonte della felicità eterna. La nostra mente scientifica vuole una prova materiale della Sua presenza, un segno chiaro della Sua forza… Ci scordiamo, però, che Egli si fa uomo e viene in mezzo a noi ogni giorno nella persona di Cristo. Non è una dimostrazione sufficiente? Sembra proprio di no: Gesù viene rifiutato da chi è troppo preso dalla propria ricerca da non accorgersi della Sua vicinanza. E così l’incarnazione dell’amore divino, Cristo, muore sulla croce. Ma risorgerà per allontanare le ombre dei timori e delle incertezze e per salvare chi abbia creduto e chi gli abbia teso la propria mano per farsi condurre dal Padre. Signore, ti chiedo di darmi l’attenzione necessaria e il cuore aperto affinché, nonostante gli impegni di ogni giorno, riesca sempre a ricordarsi e a notare la Tua presenza nascosta dietro ai visi dei miei fratelli e affinché sia capace di affidarmi a Te – fonte di sollievo e gioia!

 ★ Riflessione di Paulina ★

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 6,7-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Un bel Vangelo quello di oggi. Un vangelo che tutti conosciamo a memoria. Una preghiera che recitiamo fin da piccoli, spesso senza ragionarci troppo su. Capita ad ogni età di pregare con leggerezza, per chiedere aiuto, sostegno o per rendere note quelle necessità e quei bisogni che in realtà il Padre conosce già prima che vengano esposti. Gesù ci insegna a non sprecare parole, a non ripetere “formule fisse” solo per essere ascoltati. Dio conosce il nostro bene ancora prima che eleviamo a Lui le nostre preghiere. “Voi dunque pregate così”, afferma Gesù prima di recitare il Padre Nostro. Rileggere questa preghiera mi mette in difficoltà e mi fa capire che questo insieme di parole che ripeto da anni senza esitazioni, contiene una varietà di significati e una profondità che mai avevo colto. Se penso al “Padre Nostro” mi vengono in mente tutti i momenti comunitari in cui si recita la preghiera o tutte le volte che ci si prende per mano, creando un’unica grande catena di persone … ma non mi vengono in mente momenti in cui ho pensato veramente a quello che dicevo. E solo ora, grazie al vangelo di oggi, sento la necessità di analizzare questa preghiera che da sempre mi accompagna. Mi trovo così a divorare riflessioni, spiegazioni e commenti per cercare di dare un senso a questo insieme di frasi che “conosco” da circa vent’anni. Per questo motivo l’unica cosa che mi sento di fare, oltre a consigliare a chi fosse nella mia stessa situazione di cogliere l’occasione per chiarire alcune idee in merito, è quella di condividere una riflessione che ho trovato sul web durante la mia ricerca e che ritengo molto sintetica e interessante:

non dire PADRE
se ogni giorno non ti comporti da figlio;
non dire NOSTRO
se vivi isolato nel tuo egoismo;
non dire CHE SEI NEI CIELI
se pensi solo alle cose terrene;
non dire SIA SANTIFICATO IL TUO NOME
se non lo onori;
non dire VENGA IL TUO REGNO
se lo confondi con il successo materiale;
non dire SIA FATTA LA TUA VOLONTA’
se non l’accetti quando è dolorosa;
non dire DACCI OGGI IL NOSTRO PANE
se non ti preoccupi della gente che ha fame
e senza cultura e senza mezzi per vivere;
non dire PERDONA I NOSTRI DEBITI
se conservi un rancore verso tuo prossimo;
non dire NON LASCIARCI CADERE IN TENTAZIONE
se hai intenzione di continuare a peccare;
non dire LIBERACI DAL MALE
se non prendi posizione contro il male;
non dire AMEN
se non prendi sul serio le parole
del PADRE NOSTRO.

★ Riflessione di Nicole ★

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 25,31-46

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Dio lo troviamo ovunque, in qualsiasi angolo della nostra vita ed è una continua possibilità di scegliere se diventare capra o pecora. Il  rapporto con Dio, quello che vivremo una volta partiti da questa terra, lo costruiamo qui. Però non credo che basti fare l’elemosina al ragazzo di colore che troviamo fuori dal supermercato o a quello che ti lava il vetro al semaforo……questa elemosina credo serva giusto per scaricare un po’ la nostra coscienza. Credo che Dio ci chieda molto di più. Ci siamo mai guardati veramente intorno ? Ci siamo mai accorti che magari il nostro vicino di casa è in difficoltà ?, che l’anziana che abita infondo alla via avrebbe bisogno di qualcuno che magari la accompagni a fare la spesa ?. Abbiamo mai invitato a casa anche il bambino “straniero” che va a scuola con i nostri figli ? Siamo capaci di perdonare veramente anche un torto grande ?. Saremo mai in grado di pregare anche per chi in questa società ha compiuto gesti veramente spregevoli, invece di essere solo capaci di giudicare ? Avrei tante altre domande da pormi per capire da che parte potrei essere se dovessi andarmene da questa terra proprio ora, e sinceramente non sarei così convinta di meritarmi la destra. Prego affinchè questo tempo di Quaresima mi aiuti ad essere più perseverante nella preghiera, con gli occhi più aperti verso chi mi trovo ad incontrare ogni giorno e essere più caritatevole, non solo nelle grandi cose ma nei piccoli gesti di ogni giorno, quei piccoli gesti che per qualcuno possono essere però importanti e che mi aiuteranno ad essere pecora e non capra. 

★ Riflessione di Lella ★

Riempi tu lo spazio vuoto… 🙂

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+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 1,12-15

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 5,27-32 

In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.
Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla numerosa di pubblicani e d’altra gente, che erano con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».

Bellissimo passo del Vangelo di Luca, chiaro e semplice come la lezione che impartisce: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi». Gesù non si rivolge a un’élite, i suoi insegnamenti non sono per chi è già sulla strada giusta, ma per i peccatori, Egli sfida la società e banchetta allo stesso tavolo con i pubblicani, suscitando le critiche dei farisei, perché sono loro ad aver bisogno di aiuto e non li si può “snobbare”. L’intento è chiaro, ma purtroppo non è così facile metterlo in pratica, per paura di confrontarsi, per timidezza o per semplice pigrizia. Io per primo spesso mi sento un po’ a disagio uscendo dalla mia “cerchia” e cercando di coinvolgere persone che non ne fanno parte in attività legate, anche in senso lato, alla Chiesa, ben sapendo che se non fosse stato per il coraggio (e per la testardaggine) di alcune persone io stesso oggi non farei parte di questo mondo. È una defezione caratteriale che devo sforzarmi di correggere, e come me tanti altri, riuscirci non è facile ma senza questo genere di apertura anche verso chi ci è più “ostile” non possiamo dire di essere veramente Cristiani.

★ Riflessione di Jacopo ★

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 9,14-15. 
Allora gli si accostarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno.

Cosa vuol dire oggi per noi Digiuno? Fare un pò di dieta? Mangiare un pò meno? Strafogarsi il giorno dopo? Credo che ci sia poca chiarezza tra chi lo pratica, infatti un digiuno senza preghiera, senza solidarietà per chi ha bisogno d’aiuto, senza consapevolezza dei propri peccati e senza un vero desiderio di cambiare veramente la nostra vita, non vale assolutamente niente, l’unico effetto e farci sentire un pò più di fame il giorno dopo o addirittura la sera stessa. E poi non si digiuna solo a tavola, ma si digiuna di Televisione, di Internet, di cose futili e non necessarie, inoltre si digiuna dallo sperperare il proprio tempo ma si cerca di dargli un senso, un effetto; Si digiuna dai nostri atteggiamenti egoistici, dal litigare, facendo spazio all’attenzione verso gli altri, verso l’altro, attraverso la preghiera, la carità cristiana; digiunare dal male è possibile ed è ancora meno difficile se lo si fa insieme ad altre persone che come noi hanno capito che occorre semplificare le nostre vite togliendo tutte quelle cose che le rendono complicate, lontane da Dio, unica vera fonte della nostra Felicità. Signore ti prego, aiutami a cambiare veramente vita, aiutami ad essere sempre più simile a Te, ad avere il tuo stesso sguardo verso i miei fratelli e verso la mia famiglia. sotto lascio qualche spunto per una riflessione ulteriore

** Riflessione di Max **

S. Paolo – Prima lettera ai Corinzi 13,1

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,
ma non avessi la carità,
sarei un bronzo risonante o un cembalo squillante.

Se avessi il dono della profezia
e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza
e avessi tutta la fede in modo da spostare le montagne,
ma non avessi la carità,
non sarei nulla.

Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri,

se dessi il mio corpo per essere arso,

e non avessi la carità,
non mi gioverebbe a nulla.

La carità è paziente, 

è benigna la carità;

la carità non invidia, non si vanta,
non si gonfia, non manca di rispetto,
non cerca il proprio interesse, non si adira,
non tiene conto del male ricevuto,
ma si compiace della verità;

tutto tollera, tutto crede,
tutto spera, tutto sopporta.

La carità non verrà mai meno.

Le profezie scompariranno;
il dono delle lingue cesserà, la scienza svanirà;
conosciamo infatti imperfettamente,
e imperfettamente profetizziamo;
ma quando verrà la perfezione, sparirà ciò che è imperfetto.

Quando ero bambino, parlavo da bambino,
pensavo da bambino, ragionavo da bambino.
Da quando sono diventato uomo,
ho smesso le cose da bambino.

Adesso vediamo come in uno specchio, in modo oscuro;
ma allora vedremo faccia a faccia.
Ora conosco in parte, ma allora conoscerò perfettamente,
come perfettamente sono conosciuto.

Ora esistono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità;
ma la più grande di esse è la carità.


Digiuna dal giudicare gli altri: 

scopri Cristo che vive in loro. 

 Digiuna dal dire parole che feriscono: 
riempiti di frasi che risanano. 
 
Digiuna dall’essere scontento: 
riempiti di gratitudine. 
 
Digiuna dalle arrabbiature: 
riempiti di pazienza. 
 
Digiuna dal pessimismo: 
riempiti di speranza cristiana. 
 
Digiuna dalle preoccupazioni inutili: 
riempiti di fiducia in Dio. 
 
Digiuna dal lamentarti: 
riempiti di stima per quella meraviglia che è la vita. 
 
Digiuna dalle pressioni e insistenze: 
riempiti di una preghiera incessante. 
 
Digiuna dall’amarezza: 
riempiti di perdono. 
 
Digiuna dal dare importanza a te stesso: 
riempiti di compassione per gli altri. 
 
Digiuna dall’ansia per le tue cose: 
compromettiti nella diffusione del Regno. 
 
Digiuna dallo scoraggiamento: 
riempiti di entusiasmo nella fede. 
 
Digiuna da tutto ciò che ti separa da Gesù: 
riempiti di tutto ciò che a Lui ti avvicina. 
 
Spirito Santo, che hai condotto Gesù nel deserto, 
dove Egli ha digiunato per quaranta giorni e quaranta notti, 
per l’intercessione di Maria SS., 
Madre di Gesù e Madre mia, 
aiutaci a digiunare così come tu vuoi.

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 9,22-25

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?».

Convertirsi, responsabilizzarsi e seguire la Verità: Gesù in questo inizio di quaresima ci lascia tre comandi, chiari e coincisi. Potrebbe e dovrebbe essere la nostra colazione di ogni giorno, non solo quella dei prossimi 40, per vivere per la salvezza, per la resurrezione. Il convertirsi e seguire Gesù con responsabilità potrebbe spaventarci perchè è una scelta contro le logiche del mondo, che potrebbe farci apparire come perdenti agli occhi dello stesso. Ma sarei curioso di conoscere quanti di celebrità, politici e uomini di potere vari sono veramente felici: i gossip ci parlano continuamente di separazioni, atti al di fuori dell’ordinario di ogni genere che li caratterizza…non hanno forse perso sé stessi per avere tutto quello che vogliono? Allora io prego perchè noi cristiani, prima degli altri, possiamo cominciare a convertirci, alzandoci la mattina e prendendo sulle spalle con amore gli impegni presi e tutte le piccole cose che siamo chiamati a vivere sotto la legge di Gesù, l’unica in grado di convertire i cuori, quella dell’Amore. Buona colazione!
★ Riflessione di Ciccio ★

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 6,1-6.16-18

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Con il Mercoledì delle Ceneri inizia la Quaresima, che ci prepara alla Pasqua, al grande sacrificio d’amore di Gesù che salva l’umanità con la sua morte e resurrezione. Questo tempo ci serve per pregare, e soprattutto per convertire il nostro cuore, tenendo sempre a mente quanto il Signore ci ha amato. Il Vangelo di oggi ci chiede una conversione non solo verso le buone azioni (che già magari compiamo, chi più e chi meno) ma verso l’atteggiamento e lo spirito da tenere quando le compiamo. Non una sofferenza o un peso e neppure un modo per metterci in mostra… ma piuttosto un qualcosa di sentito veramente dal profondo. Se viviamo i gesti di carità e di attenzione verso l’altro con questa attitudine, sicuramente ci sentiamo parte del grande amore del Padre verso tutta l’umanità e nulla ci sembrerà più un peso… ma un’ “offerta viva, gradita a Te”.

Il Santo Padre, inizia il messaggio per la Quaresima di quest’anno citando questo passo: «Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone» (Eb 10,24) . Prego affinchè davvero in questi 40 giorni possiamo riscoprire la bellezza dell’avere attenzione verso l’altro.

★ Riflessione di Gulli ★

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 9,30-37

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Il Vangelo di Marco narra l’annunciazione della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù ai discepoli. In questo episodio è interessante soffermare l’attenzione sull’atteggiamento dei discepoli quando Gesù chiede loro di cosa avessero discusso lungo la strada: “essi tacevano”. Questo silenzio è quello di chi si sente colpevole. Pensandoci, quante volte ci capita di comportarci come i discepoli? O addirittura di ricorrere a giustificazioni o bugie? Emerge la piena consapevolezza dei discepoli di aver fatto qualcosa di non giusto, “per la via infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande”. Ambizione, competitività, prestigio, individualismo, egoismo, autopromozione sono parole ricorrenti nella nostra vita. L’insegnamento che Gesù impartisce ai suoi discepoli è ben diverso: “Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti”. Il potere, le capacità, la forza fisica … tutto deve essere utilizzato non per comandare ma per servire. L’attenzione deve essere posta verso gli altri, in particolare i più piccoli e i più deboli. Gesù per dare un segno forte di questo concetto prende un bambino, emblema della persona fragile, e lo pone in mezzo. A questo punto dice ai discepoli “Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato”. Gesù si identifica nei più piccoli, nei più deboli, e proprio accogliendo questi si accoglie Dio stesso.

★ Riflessione di Nicole ★