Archivio per 18 febbraio 2012

Italia terra di missione

Pubblicato: 18 febbraio 2012 in Ad gentes, Cultura

Il tema della missione al centro del suo intervento conclusivo dell’incontro “Gesù nostro contemporaneo”, svoltosi a Roma dal 9 all’11 febbraio su iniziativa della Cei.

«Italia, terra di missione». Così Sandro Magister, uno dei più acuti osservatori del mondo ecclesiale italiano e mondiale, titola il suo commento all’incontro internazionale “Gesù nostro contemporaneo”, svoltosi a Roma dal 9 all’11 febbraio su iniziativa del Comitato per il Progetto culturale della Conferenza episcopale italiana.

«Nel tirare le somme delle tre giornate – annota Magister – il cardinale Camillo Ruini – che è stato il principale ideatore dell’evento – ha messo in campo la parola “missione” per indicare come passare dalla teoria alla pratica e vivere da veri “contemporanei” di Gesù».

L’ultimo paragrafo del discorso conclusivo di Ruini esplicita il tema.
«Nella conversazione sui giovani e Gesù è risuonata una domanda: questa grande presenza di Gesù ha il futuro assicurato, qui in Italia e in Occidente, o invece i giovani, pur amandolo e ammirandolo per tanti aspetti, stanno perdendo la fede in lui, in concreto stanno abituandosi a vivere a prescindere dal Gesù vivo e reale, sostituendolo magari con un Gesù immaginario, fabbricato da una cattiva letteratura o costruito sulla misura dei nostri gusti? A questa domanda non c’è una risposta prestabilita, una risposta, cioè, in grado di prevedere il futuro della fede in Italia e in Occidente. In realtà questo futuro è aperto, aperto alla nostra libertà e prima ancora alla libertà e alla misericordia di Dio. Esiste però una risposta precisa e vincolante per ogni credente, che non prevede gli esiti ma indica il nostro compito. Questa risposta si riassume in una parola, che è tra le più antiche e originarie del cristianesimo: la parola missione».

E ancora: «Gesù stesso, con la forza dello Spirito Santo, è colui che è mandato dal Padre, colui che si identifica con la missione che il Padre gli ha affidato. E missionari, mandati da Cristo con il dono dello Spirito, sono gli Apostoli, missionaria era tutta la comunità cristiana delle origini. In ogni epoca la Chiesa ha generato grandi missionari. Oggi probabilmente non basta più che alcuni membri della Chiesa vivano la loro fede come missione, in paesi lontani o qui da noi. Gesù rimarrà sempre nostro contemporaneo, perché vive con noi e per noi nell’eterno presente di Dio. Affinché però anche noi viviamo da suoi contemporanei, con lui e per lui, mi sembra necessario che oggi la missione ritorni ad essere quello che è stata all’inizio: una scelta di vita che coinvolge l’intera comunità cristiana e ciascuno dei suoi membri, ciascuno naturalmente secondo le condizioni concrete della sua esistenza».

Qui trovi il testo integrale dell’intervento del card. Ruini.

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Giusto un anno fa, alla vigilia del fatidico 17 marzo nel quale sono stati celebrati i 150 anni dell’Unità d’Italia, «Mondo e Missione» dedicava la sua copertina e uno speciale all’Italia «Paese di missione» (senza punto interrogativo).

Quanto l’Italia di oggi è ancora – ci chiedevamo – un luogo dove si testimonia il Vangelo? E come guardare allo squilibrio tra una presenza capillare della Chiesa sul territorio e un’incidenza che si riduce sempre di più sulle coscienze?

Queste le domande al centro del numero di marzo 2011, a partire dal titolo provocatorio «Italia, Paese di missione». In un servizio speciale di 24 pagine la rivista si interrogava sulla solidità della testimonianza cristiana attraverso uno sguardo interessante e inedito: quello degli immigrati cattolici che sempre più sono e saranno una componente stabile e preziosa della Chiesa in Italia.

Vale la pena di rileggerlo, a cominciare dall’editoriale di Enzo Bianchi “Un soprassalto di Vangelo”.

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 9,2-13

 In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elìa con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti. E lo interrogavano: «Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?». Egli rispose loro: «Sì, prima viene Elìa e ristabilisce ogni cosa; ma, come sta scritto del Figlio dell’uomo? Che deve soffrire molto ed essere disprezzato. Io però vi dico che Elìa è già venuto e gli hanno fatto quello che hanno voluto, come sta scritto di lui».

La Gloria del Signore si manifesta completamente con la trasfigurazione di Gesù e con la comparsa di Elia e Mosè. Pietro, Giacomo e Giovanni, scelti da Gesù per assistere a questo straordinario avvenimento sono a dir poco spaesati (come dargli torto?) e la loro reazione è un po’ ebete: “maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!” Pietro parla senza aver niente da dire, non sapendo come reagire a ciò di cui era appena stato testimone fa una cosa che per molti (soprattutto oggi) è routine: da aria alla bocca senza pensare a quello che esce. È qui che interviene una voce dal cielo, la voce di Dio che “suggerisce” agli apostoli cosa fare: “ASCOLTATELO”. Gesù è venuto sulla terra per essere un Maestro e le nostre parole, così come le sue, devono essere misurate e prudenti per essere strumenti veramente potenti al servizio del Signore.

★ Riflessione di Jacopo ★