Archivio per marzo, 2012

+ Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 11,45-56

In quel tempo, molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che Gesù aveva compiuto, [ossia la risurrezione di Làzzaro,] credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto. Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinèdrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?».

Questo brano del Vangelo che segue immediatamente la resurrezione di Lazzaro vuole prepararci alla celebrazione della Santa Settimana della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù. I sommi sacerdoti hanno compreso che un miracolo così straordinario poteva far crescere in maniera inarrestabile il movimento di Gesù ed al contrario mandare in frantumi il potere che essi avevano sulle genti. Già Erode aveva cercato di uccidere il Bambino, ora Caifa in piena assemblea incita gli altri contro Gesù e così viene presa solennemente la decisione di ucciderLo. Il Maestro allora si ritira: è infatti giunto il momento della preghiera, della comunione ed a Efraim rimane nascosto con i discepoli. Ma il desiderio della gente di vederLo e di parlargli era così forte che in tanti tra i pellegrini giunti per la Pasqua si recavano al tempio per vederlo. Prego perchè anche noi, spinti dallo stesso desiderio delle folle, continuiamo a cercarLo fidandoci del Suo Amore talmente grande e gratuito da morire per noi.

★ Riflessione di Debora★

+ Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 10,31-42

In quel tempo, i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani. Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.

Gesù non pretende che la gente credi in lui, non impone se stesso agli altri, ciò che freme di trasmettere è che ognuno di noi sappia che, come lui è nel Padre e il Padre è in lui, anche noi siamo destinati a questo. Gesù ci chiama a sentirci tutti figli di Dio, a seguire il suo esempio per tornare alla casa del Padre, perchè ciò che più il Padre desidera è ritrovarci e abitare in noi. Gesù è la via che il Padre ci ha donato, Gesù è la scelta che possiamo fare ogni giorno. In ogni momento possiamo scegliere se camminare verso il Padre o se scivolare nello smarrimento, nell’abbandono, nella tristezza, nella rabbia o nel risentimento. Io sono nel Padre e il Padre è in me così Gesù ci incita: abbiate il coraggio di scegliere me ogni giorno, abbiate il coraggio dell’ amore, della gioia, del perdono perchè se così farete il Padre abiterà sempre più in voi e sarà sempre festa nel vostro cuore!”.
★ Riflessione di Valentina ★

+ Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 8,51-59

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

Mi vengono in mente pochi altri brani in cui Gesù arriva così tanto faccia a faccia con chi vuole condannarlo. Prima del “Tu lo dici” del Venerdì Santo un tentativo molto più schietto di far capire chi era è stato fatto. “Se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte”, esordio con proposta di una verità, di un “giusto” da seguire, a cui succede immediatamente un’accusa che finisce nel brano con un lancio di pietre e nella storia con una crocifissione. Mi chiedo se anch’io, che amo sentirmi apprezzato, sono effettivamente pronto a ricevere tutto questo per la causa che tutti i giorni scelgo di sostenere. Penso che potrebbe farmi bene ripetere 10.000 volte al giorno come fanno certi monaci: “chi mi glorifica è il Padre mio”, come allenamento per affrontare faccia a faccia i pregiudizi e le chiusure. E’ la mia fatica più grande e la affido insieme a voi al Signore nella preghiera. Un abbraccio, buona giornata!
 
P.S.: l’immagine di Pinocchio mi ha fatto molto riflettere, perchè penso al Grillo come Dio che ci custodisce nella nostra ingenuità e umanità, rimanendo pronto ad accoglierci al di là dell’errore. Allo stesso tempo a prima vista Pinocchio risulta così grande in confronto al grillo da poter sembrare in grado di “calpestarlo” o fare a meno di lui, invece sappiamo benissimo che nella favola in questo modo si perde e ritrova sé stesso e la felicità solo al momento del nuovo incontro col piccolo insetto! 🙂
 
★ Riflessione di Ciccio ★

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni Gv 8,31-42

In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato».

Gesù, con una semplicità che è anche nostra oggi, ci propone un invito: andare a casa sua. Una Casa da cui però non usciremo con i compiti fatti o con il ricordo di un bel pomeriggio trascorso in compagnia, bensì con un cuore puro e risanato da quei peccati che inizialmente ci impedivano di accettare l’invito. Radicati come sono in una concezione antica rispetto all’annuncio di Cristo, i Giudei non accettano (o non vogliono accettare) questo invito; non si rendono conto che quei peccati, già completi nei loro cuori, potrebbero essere redenti e spodestati dalla posizione di potere che si sono presi in loro semplicemente con l’accettazione del nuovo messaggio che gli viene annunciato, con il rispondere SI’ ad un invito fatto con Amore. Salta poi completamente la connessione quando Gesù quei peccati glieli fa notare, mentre loro quasi non ci avevano nemmeno fatto caso: “Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto”. A questo punto è naturale porsi l’ovvia domanda: questo invito IO lo accetto? Oppure mi inerpico nell’inventare mille scuse per evitare di mettere poi in luce cose che non mi vanno giù? Signore, ti affido la fiducia che ognuno di noi ripone in Te: affinchè essa non svanisca di fronte agli ostacoli che noi stessi, troppo spesso, ci poniamo da soli lungo il percorso.

★ Riflessione di LaRobi ★

+ Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 8,21-30

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?». E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre.
Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

Ancora una volta Gesù Cristo è immerso in una discussione con i Giudei. In questo brano del Vangelo emerge la distanza tra Gesù (io sono di lassù) e i suoi interlocutori (voi siete di quaggiù), che incatenati dai propri peccati a questo mondo, non ascoltano il vero significato delle parole del Signore. Questi ultimi chiedono con insistenza a Cristo chi sia, egli risponde rivelando la sua origine divina “Io Sono”,che lo stesso Dio utilizza per manifestarsi a Mosè sul monte in cui vennero dettate le Tavole della Legge; Gesù infatti è il Figlio. Ma i Giudei sono ciechi, non vogliono vedere, non capiscono ne comprendono: non hanno fede. Rimarranno nei loro peccati e quindi destinati alla morte. Vivranno invece coloro che in lui crederanno. Gesù parla d’innalzamento, con questo termine indica sia la sua futura crocifissione che la conseguente resurrezione; è nell’innalzamento della croce, nella sofferenza, nel dolore, nella morte che egli fa emergere il suo amore incondizionato per l’uomo. Noi, moderni Giudei, pur riconoscendo la levatura morale di Gesù come uomo, non riusciamo forse a comprenderne totalmente la natura divina, e quindi dovremmo aprirci all’ascolto degli insegnamenti di Cristo nel Vangelo per dare delle basi forti alla nostra fede.

★ Riflessione di Anna e Barba ★

+ Dal Vangelo secondo Luca Lc 1,26-38

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te. A quelle parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo”.

L’incontro e la ricerca di senso

La vergine Maria qui incontra l’angelo Gabriele ma mi sembra che non resti turbata tanto da chi incontra quanto dal senso delle parole che lui le pronuncia in saluto. Maria dimostra di avere una connaturata predisposizione alla ricerca di senso. A questa grazia, si aggiunge nella Vergine, un’apertura di cuore che permette di far nascere Dio dentro di sé; quel Dio che già era con lei ma che adesso attendeva un “Si” pronunciato con tutto il suo essere. Ogni volta che vedo l’immagine della Vergine e dell’angelo, mi vengono in mente una serie di domande su quell’istante, su quell’incontro così speciale. Maria cosa pensava? Quali sentimenti portava nel cuore? Quali paure? L’angelo poi racconta una storia grandiosa e semplice come il cuore di Maria che resta, sospesa nel silenzio, in ascolto.

 La fede

Nulla è impossibile a Dio”.
E’ la frase che muta il turbamento nello slancio dell’“Eccomi”Maria si apre a quella maternità così speciale, si fida e si lascia andare senza paura a ciò che non può ancora vedere con i propri occhi. La piccola vergine, nella sua risposta, porta la freschezza dei bambini quando, ascoltando chi li affianca, si lasciano portare per mano. Potrebbe sembrare un po’ incosciente, invece lei ha la certezza che Dio ha fatto e continuerà a fare grandi cose per lei, come per la cugina Elisabetta. Quando ci lasciamo andare al disegno che Dio ha pensato per noi, quando restiamo nel silenzio delle sue Parole e Lo ascoltiamo con il cuore aperto nelle scelte più difficili, in quel momento moriamo un po’ a noi stessi e ci apriamo ad accogliere un piccolo germoglio come ha fatto Maria. I frutti arriveranno ma la gioia è già nelle cure che diamo a quel piccolo seme perché un giorno possa sbocciare. Ricordo ancora il momento in cui ho dovuto prendere quella scelta così importante. Eravamo in tre in una stanza. L’uomo e la donna mi illustravano il caso in ogni dettaglio, evidenziando i pro e i contro, spiegando le difficoltà e le frustrazioni che mi avrebbero atteso. Io, però, più di tanto non pensavo a tutto ciò che mi dicevano; ero già tanto felice di stare lì, di poter ricominciare una nuova vita, di potermi mettere in gioco. Poi venne il momento del silenzio, della mia scelta. Credo che proprio in quel frangente Ti ho incontrato, perché di sicuro razionalmente avrei dovuto rifiutare quel caso che ancora oggi nessuno vuole e che affascina tanti ma fa paura. Io, grazie a Dio, ho scelto di accettare, di accoglierti, dicendo di si. La mia vita non è più semplice di prima ma di sicuro è piena.piena delle Tue risate, dei Tuoi urli, delle Tue espressioni, delle carezze che Tu mi dai attraverso quel corpo così martoriato che hai affidato a me. Ti ringrazio, Signore, per queste gioie e per queste fatiche; perché mi ricordi che non sono importante io né indispensabile ma utile perché hai bisogno delle mie mani, di ogni mio si; perché, anche quando sono stanca di dire si, mi ricordi che qualcuno ha bisogno di me proprio in quel momento. Grazie Gesù, perché non hai smesso di parlare a tua Madre anche sulla croce, ricordandole che nel dolore più atroce, l’amore per i figli che le affidavi era più importante del lutto stesso. Grazie perché allo stesso modo ogni giorno, tra fatiche e sacrifici, ci ricordi che può sbocciare un fiore anche nel dolore più grande. 

★ Riflessione di Valentina M★

Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 12,20-33

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

Alcuni “Greci” vogliono vedere Gesù: è l’inizio del richiamo che la persona di Cristo eserciterà su uomini di ogni stirpe e di ogni tempo. A chi vuole “vederlo” (termine eloquente in Giovanni: cf. p. es. 1,38.46), il Signore risponde additando la croce. È quella la sua “ora”, il momento nel quale si manifesta nel modo più forte, e svela la propria identità di Figlio che, in tutto e per tutto, è “rivolto verso” il Padre e non verso se stesso. Una identità che è genialmente compendiata nel segno del chicco di grano. Gesù non si ferma qui: la legge del chicco di grano vale per chiunque voglia mettersi al suo servizio, seguirlo, essere dove è lui, cioè nella comunione col Padre, nell'”onore” del Padre. Certo, questo richiede di superare l’opposizione dell’istinto naturale, che tende all’autoconservazione: “l’anima mia è sconvolta”. Gesù supera questo turbamento guardando ancora una volta non a sé ma al Padre: il desiderio che Egli sia glorificato è più forte della naturale ripugnanza nei confronti della morte. Nell’ora della croce si realizzerà così la sconfitta del “principe di questo mondo”, il satana, che comanda appunto sul mondo di coloro che seguono come criterio di condotta l’autoconservazione: tutto questo sarà dimostrato falso e inconcludente dalla croce del Signore. Quel crocifisso innalzato in mezzo alla storia umana diventerà il polo di aggregazione di una umanità nuova, il punto di riferimento per tutti coloro che in qualche modo intuiscono nella croce la manifestazione misteriosa della gloria del Padre e la fine del dominio del padre della menzogna. Il “capo di questo mondo” inganna infatti l’uomo, suggerendogli di provvedere prima di tutto al proprio io, rendendo tutto il resto – il creato, gli altri, persino Dio – un’appendice di se stesso, un proprio strumento; così l’uomo, pensando di assicurarsi la vita, si condanna alla sterilità, all’isolamento, alla morte. Il nostro tempo sembra ben consentire di stabilire rapporti con estrema facilità. Eppure con questo falso presupposto un vero incontro è impossibile. Solo in relazione, non chiusi in noi stessi, possiamo avere la vita; ma per superare isolamento e solitudine è necessario vivere la legge del chicco di grano, dare la vita per averla, perdersi per trovarsi. È fondamentale essere in relazione con Dio: se manca questo rapporto con colui che ha dato la vita per noi, le altre relazioni divengono fragili, malaticce.

Padre P