Archivio per maggio, 2012

+ Dal Vangelo secondo Luca Lc 1,39-56

In quei giorni, Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Il vangelo ci rivela che Maria è regina della comunicazione e dell’accoglienza. Il mistero della Visitazione, infatti, è il mistero della comunicazione mutua di due donne diverse per età, ambiente, caratteristiche e della rispettosa vicendevole accoglienza. Due donne, ciascuna delle quali porta un segreto difficile a comunicare, il segreto più intimo e più profondo che una donna possa sperimentare sul piano della vita fisica: l’attesa di un figlio. Elisabetta fatica a dirlo a causa dell’età, della novità, della stranezza. Maria fatica perché non può spiegare a nessuno le parole dell’angelo. Se Elisabetta ha vissuto, secondo il Vangelo, nascosta per alcuni mesi nella solitudine, infinitamente più grande è stata la solitudine di Maria. Forse per questo parte “in fretta”; ha bisogno di trovarsi con qualcuno che capisca e da ciò che le ha detto l’angelo ha capito che la cugina è la persona più adatta. Quando si incontrano, Maria è regina nel salutare per prima, è regina nel saper rendere onore agli altri, perché la sua regalità è di attenzione premurosa e preveniente, quella che dovrebbe avere ogni donna. Elisabetta si sente capita ed esclama: “Benedetta tu tra le donne”. Immaginiamo l’esultanza e lo stupore di Maria che si sente a sua volta compresa, amata, esaltata. Sente che la sua fede nella Parola è stata riconosciuta. Il mistero della Visitazione ci parla quindi di una compenetrazione di anime, di un’accoglienza reciproca e discretissima, che non si logora con la moltitudine delle parole, che non richiede un eloquio fluviale ma che con semplici accenni di luci, di fiaccole nella notte, permette una comunicazione perfetta

Da “La donna nel suo popolo”, Ed. Ancora, 1984, pp. 77ss.   ★

+ Dal Vangelo secondo Marco Mc 10,32-45

In quel tempo, mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti ai discepoli ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti.  Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per accadergli: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà». Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Ancora una volta riceviamo da Gesù l’ennesima batosta: ci impegniamo tanto per creare sistemi di governo e amministrazione per vivere in pace, sistemi in cui cerchiamo di far confluire in una sola voce, purtroppo sempre quella più alta e quasi mai quella più giusta, le nostre tante voci e pensieri. “Tra voi però non è così”. No, tra noi non dovrebbe essere così. Tra noi dovremmo vivere in serenità perchè, con stile umile e più umano che mai, ci poniamo in ascolto di chi ci sta intorno e collaboriamo alla felicità di tutti. Ma no, ai discepoli, come a noi del resto, piace stare nelle posizioni di rilievo, quelle da cui tutti possono vederci e ammirarci e noi possiamo controllare ogni cosa: “«Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo»”; bella la convinzione di poter fare tutto, ma un po’ utopistica. Gesù però non nega del tutto che sì, la possibilità di fare cose grandi ce l’abbiamo, solo fa un po’ ‘abbassare la cresta’, come si dice con i bambini. Perchè in fondo, finchè non diamo vero ascolto a chi ci circonda e ci rendiamo disponibili a fare della loro felicità la nostra felicità, non potremo pretendere di essere superiori a nessuno.

★ Riflessione di LaRobi ★

+ Dal Vangelo secondo Marco Mc 10,28-31

In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

Dio ci tornerà cento volte tanto rispetto a quello che abbiamo lasciato. Colmerà il cuore di felicità e gioia, che a quel punto non necessiterà più di nulla. Ha tutto. Lungi dalla ricchezza materiale, cui spesso è associata miseria spirituale. Tutti i giorni facciamo i conti con questa realtà, pensiamo agli oggetti da comprare, usare, buttare, sprecare. Il confronto è inevitabile, e anche se razionalmente siamo in grado di definire e limitare il materialismo nella nostra vita, comunque non possiamo negare che esso esista e ci condizioni. Questa ricchezza è ingannevole: difficilmente realizza la felicità che promette. La vita vale di più del cibo, dei vestiti, dei gioielli, dei soldi … meramente terreni. Mi viene in mente, facendo un riferimento letterario, il Mazzarò verghiano, “ricco come un maiale”, ossessionato dalla “roba”, attaccato ai beni tanto che in punto di morte, “andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini”, al grido di “Roba mia, vieni con me!”. L’esempio rappresenta la frivolezza della ricchezza che niente ha a che vedere con quella di cui ci parla Gesù. La ricchezza di Gesù è molto più grande … è quella dello spirito, dell’anima, della fede, della verità. Lasciare diventa ritrovare, se l’atto di rinuncia si fonda sulla fede. A quel punto l’unica cosa che importa è l’amore. Dio è il dono eterno per l’uomo, è la vita eterna. L’uomo così non ha bisogno di nient’altro, possiede tutto.

★ Riflessione di Nicole ★

Guardate l’umiltà di Dio,
e aprite davanti a Lui i vostri cuori;
umiliatevi anche voi,
perché Egli vi esalti.
Nulla, dunque, di voi
tenete per voi,
affinché vi accolga tutti
Colui che a voi si dà tutto.

San Francesco d’Assisi

+ Dal Vangelo secondo Marco Mc 10,17-27

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».  Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».

Mi colpisce il modo in cui il giovane si congeda da Gesù. Qualcun’altro se ne sarebbe andato arrabbiato, magari dicendo cose poco carine nei confronti di ciò che gli era stato appena detto, pensando magari ” mamma mia che esagerazione, faccio già tanto, che ci sia bisogno anche di dare tutto ai poveri ! “. Il ragazzo invece se ne va rattristato, senza dare giudizi, ma forse consapevole che ciò che Gesù aveva detto poteva essere giusto, ma che lui non era in grado di fare. Infondo si trattava di lasciare qualcosa che lui poteva toccare con mano, che gli dava sicurezza per fare un salto in una realtà che a parole gli piaceva, ma non potendola “toccare” chissà se esisteva veramente o se poteva essere migliore di quella che stava vivendo. E come il ragazzo, così siamo anche noi, spesso bravi a professare la nostra fede, a cercare di viverla rispettando ciò che Gesù ci insegna, ma quando ci viene chiesto di lasciare qualcosa a cui teniamo, non necessariamente un bene materiale o delle ricchezze, ma anche un tipo di vita, di vocazione ( magari vogliamo vederci in un certo progetto a tutti costi e non vogliamo ascoltare quella che invece è la volontà del Padre, il Suo progetto su noi ) facciamo più fatica a lasciarci andare, ad abbandonarci, convinti che stiamo già facendo e dando tanto e magari ci scappa anche una frase del tipo  ” ma Signore non starai esagerando ? non è che mi chiedi troppo ? “. Quello che abbiamo, che possiamo toccare con mano ci attrae, ci lega a se e ci rende faticoso quel salto completo di fiducia verso il Padre, un Padre che ci ama e che non farebbe e chiederebbe mai nulla a nostro discapito. Un Padre di cui dovremmo fidarci di più, completamente, anche quando quello che ci viene chiesto ci sembra troppo. Signore rendici capaci di lasciare tutto quello che può essere superfluo e di avere più forza per abbandonarci completamente a te e alla tua volontà.


★ Riflessione di Lella ★

DOMENICA DI PENTECOSTE   2012

Dal Vangelo secondo Giovanni  15,26-27; 16,12-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

La festa di Pentecoste esprime la verità che Dio abita dentro di noi. Dio non è più presente fisicamente in mezzo a noi; Dio è presente con il suo Spirito. Quando noi sentiamo questa affermazione pur registrandola con la mente e sapendola ripetere a memoria, traduciamo così: E cosa vuol dire tutto questo? Io non lo sento! Cos?è lo Spirito?? Se noi chiediamo alle persone cos’è lo Spirito, la maggior parte non vi saprà cosa rispondere. E se non sa rispondervi è perché non lo conosce, non ne ha esperienza, non lo ha mai vissuto. Molti pensano che lo Spirito sia qualcosa che si aggiunga a quello che siamo. Quindi, ne posso fare anche a meno. Ma lo Spirito non è un di più, ma qualcosa che noi già siamo. Altri pensano, e non vi è cosa più errata, che lo Spirito sia in contrasto con la materia. Per cui spirituale vuol dire disincarnato, fuori del mondo. E quando pensano ad una persona spirituale si immaginano un monaco che vive quasi fuori dal mondo, solo pregando e che odia tutto ciò che c’è nel mondo. Queste persone potrebbero leggere un po’ di più il vangelo e osservare quanto materiale fosse Gesù, che mangiava, beveva, faceva festa, si divertiva e toccava. E non si può dire che non fosse spirituale! Lo Spirito non viene in noi un giorno della nostra vita, ma abita già in noi. Lo Spirito non è nient’altro il modo con cui Dio abita in noi. Ed essere spirituali non è pregare molto, o fare cose religiose, frequentare la chiesa o fare pellegrinaggi. Essere spirituali vuol dire vivere facendo emergere ciò che ci abita dentro. E’ un modo di vivere. Lao-Tse (taoismo) dice: “Tutto è Uno e l’Uno è in tutto”. E così il Buddismo Zen o altre mistiche orientali hanno idee simili: dietro a ciò che si vede (apparenza) c’è una realtà più grande, o meglio, c’è la vera realtà. I mistici cristiani (Eckhart) dicono: “Tutte le creature sono orme di Dio… Dio ha creato tutte le cose, non che le abbia fatte divenire e poi abbia proseguito il suo cammino, ma è rimasto in esse”. Eppure se io guardo una persona non vedo Dio, vedo una persona. Che cosa vedevano questi uomini? Madre Teresa è ancor più chiara. Un giorno disse ad un giornalista: “Vede, io Dio lo vedo chiaramente. E’ qui in questo uomo che soffre o in quello lì, di quel letto lì, abbandonato da tutti. Dio è in me, Dio è in lei. Se lei non lo vede non è un affare mio. Per me la cosa è così evidente!”. Che cosa vedeva questa donna? Che occhi aveva da vedere Dio presente in ogni creatura? Francesco vedeva Dio nell’acqua, nel sole, nella luna, perfino nella sorella morte. Che era, pazzo? Era solo un romantico, un poeta? O aveva valicato la soglia della materia? Gesù che guardava gli uccelli del cielo o i gigli del campo e affermava che neppure Salomone in tutta la sua ricchezza vestiva come loro: cosa vedeva? Era pazzo o aveva varcato al soglia della materia? Quando Gesù proclamava le beatitudini e diceva beati i poveri, quelli che piangono, quelli che soffrono, era un pazzo? Chi vuole soffrire, chi vuole essere perseguitato, deriso o imprigionato? Nessuno che sia sano di mente! E allora, che cosa vedeva Gesù? Non è che avesse valicato la soglia dell’apparenza?

Einstein un giorno definì una formula E=mc2. Questa formula stabilisce che la materia è anche luce, spirito. Questa formula scientifica dice ciò che i mistici da sempre hanno vissuto migliaia di anni prima. Quando guardavano le persone, la natura ed ogni cosa, non vedevano la materialità, ma la luce, lo spirito che abitava in ogni cosa.

Come può allora lo Spirito portarmi a questo sguardo di verità, a questa contemplazione. Penso che prima di tutto devo farlo lavorare in me, devo dargli spazio. Vorrei pregare con voi attraverso le parole di Sant’Agostino:

DONAMI LO SGUARDO INTERIORE

Vieni in me, Spirito Santo, Spirito di sapienza: 
donami lo sguardo e l’udito interiore, 
perché non mi attacchi alla cose materiali, 
ma ricerchi sempre le realtà spirituali. 

Vieni in me, Spirito Santo, Spirito dell’amore: 
riversa sempre più la carità nel mio cuore. 

Vieni in me, Spirito Santo, Spirito di verità: 
concedimi di pervenire alla conoscenza della verità 
in tutta la sua pienezza. 

Vieni in me, Spirito Santo, 
acqua viva che zampilla per la vita eterna: 
fammi la grazia di giungere a contemplare 
il volto del Padre nella vita e nella gioia senza fine. Amen”

Padre Pedro

+ Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 21,20-25

In quel tempo, Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?». Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.

“Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere” è questa la frase che più mi ha colpito del passo di oggi. Credo che ognuno di noi potrebbe contribuire, testimoniare qualcosa che sente essergli arrivato dal Signore, Giovanni lo dice chiaramente: “vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù”, queste parole ci ricordano anche che non dobbiamo pensare di poterci accorgere di ogni benedizione che ci arriva e comprendere il significato di ogni gesto e di ogni avvenimento; anche e soprattutto in questo consiste la Fede: avere fiducia, essere aperti a tutto quello che può succedere, confidando nel fatto che il Signore è sempre al nostro fianco, anche quando così non sembra.

★ Riflessione di Giambattista ★

+ Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 21,15-19

In quel tempo, [quando si fu manifestato ai discepoli ed] essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse “Mi vuoi bene?”, e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse “Mi vuoi bene?”, e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene».
Ii Signore conosce tutto, conosce il nostro cuore eppure lo interroga, lo scruta. Spesso noi diamo per scontato di sapere che cosa proviamo, in che cosa crediamo e di esserne fedeli. Il Signore ci chiede di non farlo, di essere sempre pronti a rinnovarci nell’amore e in ciò che accende la nostra fede a sforzarci di non cadere nell’abitudine ma di vivere con consapevolezza e passione la nostra vita, da cristiani. Seguire Cristo infatti ci darà la forza e il coraggio di essere veri e coerenti con il nostro credo sempre, anche quando ci saranno momenti di forte debolezza e timore, in cui sarà facile cadere nell’ipocrisia. Aiutaci Signore a rispondere ogni giorno alla tua domanda d’amore e a testimoniarla sempre nella nostra vita, nell’incontro con il nostro prossimo.

★ Riflessione di Vale Riccardi ★