“Se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore”

Pubblicato: 15 maggio 2012 in Lo Specchio del Vangelo, Vangelo del giorno

+ Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 16,5-11

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore. Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi. E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».

Gesù risponde alla tristezza dei discepoli, provocata dal suo annuncio che presto se ne sarebbe andato, con la promessa dello Spirito: “È bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore”. Non devono turbarsi per l’annuncio della partenza di Gesù, perché egli farà ritorno ad essi attraverso lo Spirito, convincendo “il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio”. Il mondo ha peccato non credendo in Lui; Lui ha trionfato sul mondo che l’ha crocifisso; Satana è stato giudicato e condannato. Lo spirito porta la certezza dell’errore del mondo e aiuta ad aderire a Gesù, testimoniando la vittoria di Cristo e divenendo antidoto della tristezza che pervade i cuori dei discepoli (e i nostri). Sta a noi cogliere il messaggio. Gesù ha compiuto la sua missione in terra e ora torna al Padre da cui era stato mandato. I discepoli non devono rattristarsi per questo. In qualche modo il percorso di Vita di Cristo richiama il nostro: ognuno ha la sua missione da compiere, piccola o grande che sia. E poi muore. Ritorna al Padre. Come Gesù chiede ai discepoli di non penare per la sua morte, così noi dovremmo fare per quella dei nostri cari: guardare alla morte senza ossessione, senza angoscia, ma con pacato dolore che accetta il distacco grazie alla consapevolezza che morire significa andare al Padre; morire significa vivere, come Gesù, l’esperienza del risorgere ad una vita dove l’amore sarà felicità e pienezza per sempre. Facile a dirsi? Forse sì. La morte fa parte della vita e tutti lo sappiamo, ma non è facile accettarla. Il cristiano ha il dovere di misurarsi con la morte, affrontandola con serenità, in quando diverso momento della vita. La morte è l’unica via per incontrare il Signore, questo deve darci la forza. Non bisogna disperarsi dinanzi alla morte, ma è naturale averne timore e piangere la perdita.

★ Riflessione di Nicole ★

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