Archivio per giugno, 2012

+ Dal Vangelo secondo Matteo Mt 8,5-17

In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito. Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva. Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: “Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle malattie”.

Gesù è in cammino, entra in uno dei suoi paesi preferiti, Cafarnao, città non molto grande ma crocevia di tante culture diverse, dove incontra persone con cammini diversi, ma con quella cosa che ti permette di entrare in comunione con Dio, l’umiltà e il servizio; l’umiltà non è una cosa facile, ti obbliga ad abbandonare le tue convinzioni, i tuoi progetti, ti spinge a lasciare i pensieri inutili che ti riempiono la testa per lasciare entrare la Sua Parola, riuscendo ad ascoltarla dall’inizio alla fine, senza le interruzioni solite , il contrario dell’umiltà è la superbia, l’essere sufficienti a se stessi, illudersi di non aver bisogno di Dio nella propria vita; poi c’è il servizio, che è il caricarsi delle infermità e dei bisogni dell’altro,  con la consapevolezza di non essere padroni di niente ma semplicemente operai di Dio, strapagati in gioia e sempre a debito verso chi aiutiamo, perchè ciò che si riceve nel servizio è sempre di più di quello che si spende.

Gesù ti prego affinchè tu riesca a raccogliere le nostre infermità e i nostri peccati, così potremo diventare sempre più operai del Tuo disegno di redenzione del mondo

★ Riflessione di Max ★

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 Dal Vangelo secondo Matteo 16,13-19

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». 
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Oggi la chiesa festeggia due grandi santi Pietro e Paolo, due persone con origini diverse ma fondamentali per la nascita e la crescita della chiesa cattolica e due grandi esempi di fede e amore verso Dio. S.Pietro era un pescatore ed ha cominciato a seguire Gesù dal momento in cui lo ha chiamato lungo il lago e San Paolo era invece un persecutore dei cristiani folgorato dall’amore per Cristo lungo la via di Damasco. Pietro alla domanda di Gesù: “Ma voi, chi dite che io sia?” risponde senza esitare e senza pensarci due volte: “Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente”. Pietro aveva capito chi era realmente Gesù, aveva capito la sua vera natura e Gesù  lo sceglie per diventare il fondatore e la guida della chiesa, nonostante le sue fragilità, i suoi dubbi, il suo rinnegamento. E chi è Gesù per noi? Sapremmo anche noi dare una risposta così decisa, convinta? Ti prego Signore di aiutarci a riscoprirti ogni giorno come il figlio del Dio vivente attraverso una fede autentica e sincera. Ti affido anche il nostro Papa Benedetto XVI nel suo importante compito di pastore e guida della chiesa che Tu gli hai affidato. 

Riflessione di Cosy

+ Dal Vangelo secondo Matteo Mt 7,21-29

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande». Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.

Gesù ci chiama a fondare la vita su di Lui, senza cercare i grandi miracoli o le grandi imprese da dedicare al suo nome. Ci chiede di vivere nel nostro piccolo, nella nostra comunità, nelle nostre relazioni e i nostri impegni secondo gli insegnamenti di amore e pace che ci ha donato. La giustizia che conta nel suo giudizio divino di misericordia non è quella del nostro mondo, fuoco dell’iniquità, ma la Sua; la difficoltà sta nel rifondare il concetto di “giusto o sbagliato” per mezzo di categorie che non sono quelle che ci vengono proposte o imposte, sbattute in faccia continuamente dagli strumenti di comunicazione. Si coglierebbe la vera essenza della giustizia solo resettando tutto ciò e usare la Parola come unico media e la preghiera come unico mezzo di comunicazione, per questo penso sia veramente difficile. Prego perchè ognuno possa sentirsi e trovarsi accompagnato, mai solo, nel cammino verso Dio, per non arrivare ad essere unicamente qualcuno che grida “Signore, Signore” per farsi accogliere da Lui, ma sentirsi veramente di averlo scelto e di essersi quindi presentati da tempo a quell’amico, fratello e Padre che ci ama davvero.

★ Riflessione di Ciccio ★

+ Dal Vangelo secondo Matteo Mt 7,15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete.  Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete».

Si contano tremila sette negli Stati Uniti e duemilacinquencento in Europa. Ognuna di queste sette si attribuisce il monopolio della verità, e, di conseguenza, si adopera a convincervi che, fuori della loro dottrina, marcireste nell’errore.  Da qualche tempo gli evangelisti televisivi degli Stati Uniti lamentano un calo di ascolto, dovuto ad alcune delle loro prediche, o al loro agire scandaloso. Tutti si ricordano di James Jones, in Guyana, che impose il suicidio a novecento dei suoi adepti. Il lavaggio del cervello (attentato supremo alla libertà) non fallisce mai i suoi obiettivi.  I capi delle sette si impongono come investiti da Dio di una missione particolare e salvifica. Essi si considerano eletti, puri, e perciò dicono di essere incompresi e perseguitati. Essi posseggono la capacità di suscitare turbamento, paura e insicurezza nei loro adepti, di farli regredire in qualche modo, rendendoli incapaci di “essere” al di fuori del giro della setta. Alcuni capi giungono fino al punto di minacciare di morte coloro che osassero rinnegare “la loro fede”.  Il pericolo viene dal fatto che questi illuminati (o questi profittatori) recitano la persuasione come dei virtuosi, alternando dolcezza e fermezza con un’arte consumata. Essi “seducono” i loro “fans”, che finiscono con l’inghiottire tutto con delizia. Ogni volta che la convinzione o la pratica religiosa indietreggiano, le sette prendono piede.
L’intolleranza dei loro fondatori verso quelli che non pensano come loro giunge spesso fino all’aggressività. Purtroppo, non sembra che la carità abiti i loro cuori. E, senza carità, non si può essere che falsi profeti.  Fu chiesto un giorno al pastore di una setta come andasse la sua chiesa: “Non molto bene – disse -, ma grazie a Dio le altre non se la cavano meglio”.  Grazie, Signore, della serenità che mi dà la tua Chiesa.

★ da LaChiesa.it ★

+ Dal Vangelo secondo Matteo Mt 7,6.12-14

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi. Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti. Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».

Confucio ha detto: “Non fate agli altri ciò che non volete che gli altri facciano a voi”.
Cristo ha detto: “Fate agli altri ciò che vorreste che gli altri facessero a voi”.
La nostra fede non deve essere sulle difensive. Noi abbiamo troppa tendenza a focalizzare i nostri esami di coscienza sui divieti. Non ho fatto né questo né quello, dunque non ho nulla da rimproverarmi. Quando mi capita di rimproverare amichevolmente a uno dei miei parrocchiani le sue rare apparizioni in chiesa, egli mi risponde, convintissimo: “Forse non vengo in chiesa, ma ciò non mi impedisce di essere un credente migliore di molti altri. Non uccido, non rubo, non tradisco nessuno, non faccio del male a nessuno…”.
Molto edificante, non è vero? Mi resta tuttavia il compito di portarlo a capire che la fede in Gesù Cristo non consiste unicamente nell’evitare il male, ma nel fare il bene.
Che ciò gli stia bene o meno, un cristiano sarà giudicato in base all’amore, cioè la messa in atto della sua fede.
I comandamenti di Dio dovrebbero servire come carta di tutte le religioni, di tutte le ideologie, di tutte le politiche, poiché rispondono a ciò che ognuno desidera nel più profondo di se stesso: vita, amore, rispetto, libertà, felicità…
Non dovremmo prendere che una sola risoluzione nella nostra vita e applicarci a viverla nei confronti di tutto e contro tutto: “Metterci al posto di ciascuno dei nostri fratelli e agire come ameremmo che essi agissero nei nostri confronti”. ★ da LaChiesa.it★

+ Dal Vangelo secondo Matteo Mt 7,1-5

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.  Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Il Vangelo di oggi non avrebbe nemmeno bisogno di essere commentato. Ciascuno di noi conosce perfettamente ciò che Cristo ci ha lasciato detto, ciascuno di noi sa che solo uno è il giudizio che ci spetta, eppure è uno dei comportamenti più naturali dell’uomo quello di sentirsi in potere di giudicare qualsiasi cosa abbia davanti agli occhi. Ma è uno dei tanti limiti frutto della sua fragilità e insicurezza e Gesù ci ama in ogni nostra imperfezione…
Tutto ciò che posso fare è pregare perchè ciascuno di noi ricordi sempre che ogni singola creatura è stata creata da Dio secondo un disegno di Amore molto più grande di quanto possiamo comprendere e accettare il suo creato anche nei lati che ci sembrano negativi è un accettare la Sua volontà e fidarsi di quel disegno.

★ Riflessione di Valentina ★

Domenica 24

Pubblicato: 24 giugno 2012 in Lo Specchio del Vangelo, Vangelo del giorno

+ Dal Vangelo secondo Luca Lc 1,57-66.80

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».  Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio.  Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui. Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.