«Voi che mi avete seguito, riceverete cento volte tanto»

Pubblicato: 11 luglio 2012 in Lo Specchio del Vangelo, Vangelo del giorno

Dal Vangelo secondo Matteo 19,27-29

In quel tempo, Pietro, disse a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».

Una storiella sull’Amore, quello con la A maiuscola sì, suggerita dall’amico prete:
Un sant’uomo ebbe un giorno a conversare con Dio e gli chiese: “Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l’Inferno”. Dio condusse il sant’uomo verso due porte. Aprì una delle due e gli permise di guardare all’interno.  Al centro della stanza, c’era una grandissima tavola rotonda. Sulla tavola, si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso. Il sant’uomo sentì l’acquolina in bocca. Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall’aspetto livido e malato. Avevano tutti l’aria affamata. Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, legati alle loro braccia. Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po’, ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del braccio, non potevano portare il cibo alla bocca. Il sant’uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze. Dio disse: “Hai appena visto l’Inferno”.  Dio e l’uomo si diressero verso la seconda porta. Dio l’aprì. La scena che l’uomo vide era identica alla precedente. C’era la grande tavola rotonda, il recipiente colmo di cibo delizioso, che gli fece ancora venire l’acquolina in bocca, e le persone intorno alla tavola avevano anch’esse i cucchiai dai lunghi manici.  Questa volta, però, le persone erano ben nutrite e felici e conversavano tra di loro sorridendo.  Il sant’uomo disse a Dio: “Non capisco!”. “E’ semplice”, rispose Dio, “dipende da un’abilità: essi hanno appreso a nutrirsi reciprocamente tra loro, mentre gli altri non pensano che a loro stessi”. (Tagore)

Si adatterebbe meglio ad altri brani? Probabile. Sarebbe più bella senza commenti di sorta? Sicuro. Vi spiego solamente perchè sono così sicura che questa storia c’entra con il brano di oggi: con Gesù siamo chiamati praticamente sempre a ragionare in prospettiva, a dire “umile e piccolo oggi per essere grande domani”, come del resto lui stesso conferma in questo brano all’apostolo Pietro; ma in che senso ‘grande’? ‘Grande’ nell’Amore. Pietro, da vero uomo quale è, ragiona con i canoni terreni e si chiede in che modo l’umiltà può portare alla grandezza, secondo me accostabile in questo caso alla gloria e alla fama; Gesù chiede un cambio di questi canoni, non diventeremo super-famosi o siederemo su troni perchè più importanti di altri, ma semplicemente vivremo la Vera Comunione con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo in un vincolo d’Amore che nulla ha a che vedere con la gloria terrena. “Che cosa dunque ne avremo?” Ne avremo l’Amore Vero.

Riflessione di Roby

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