Archivio per settembre, 2012

Dal Vangelo secondo Marco 9,38-43.45.47-48

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».

Questo Vangelo ruota intorno all’egoismo, al preziosismo ed all’invidia di Giovanni &co., con Gesù che usa verbi forti come “tagliare” per mostrare ai suoi discepoli l’importanza di togliere dal proprio cuore questi sentimenti che non fanno bene alle relazioni, al prossimo ma soprattutto a se stessi.
Si accende nell’animo di Giovanni una rivalità senza senso, come se ci fosse qualcuno di estraneo pronto a scavalcare immaginarie gerarchie senza “essere passato dal via”, senza aver fatto tutta la trafila che è toccata ai discepoli.
Questa Parola mi fa pensare a due situazioni: innanzitutto a quella che vivo direttamente (o indirettamente) nella mia parrocchia, nello studio, nel lavoro; in secondo luogo a quella legata alla Parabola del Figliol Prodigo.
Quando ti senti portato per una cosa, quando ti accorgi che riesci e che anche altri riconoscono le tue capacità e ti trasmettono stima, ricevi tanta energia positiva e tanti stimoli nel proseguire il tuo compito; allo stesso tempo però rischia di crescere dentro di te un qualcosa di negativo che ti fa’ credere non solo importante ma addirittura il migliore se non essenziale, in quel progetto.
Questo purtroppo è normale: siamo umani e come tali dobbiamo scontrarci con tutto questo. Penso a tanti momenti vissuti in parrocchia e non solo: ragazzi più piccoli che fanno esperienze di campeggi e di animazione bruciando quelle stesse tappe che tu stesso con fatica hai superato; giovani che ritornano in parrocchia dopo qualche anno e che si ritrovano tra le mani numerose possibilità per mettersi al servizio, possibilità maggiori rispetto a quelle che a te sono state offerte o semplicemente più allettanti; compiti affibbiati a soggetti simili a te che ti fanno sentire “scavalcato”.

In tutte queste situazioni i valori dell’essere cristiano rischiano di andare a farsi friggere senza avere il tempo di accorgersene, rendendo l’uomo così pieno di sdegno, incredulità, amarezza.
Qui entra in scena la seconda situazione di cui parlavo prima: il Figliol prodigo che ritorna a casa dopo aver sperperato tutti gli averi concessi dal Padre e che dal Padre stesso, nonostante tutto, viene riaccolto a braccia aperte. Questo provoca dolore all’altro figlio, quello diligente e mai assente, quello responsabile e attento alle esigenze e alle richieste.
“ Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. “ (Lc 15, 31-32)

 Così risponde il Padre: e questa risposta vale anche per noi.

“Chi non è contro di noi è con noi.”
Dobbiamo essere realmente contenti di avere tante persone con cui condividere la nostra fede e la nostra testimonianza indipendentemente dal percorso e dalle scelte precedenti di ognuno. Gesù vuole bene incondizionatamente ed in egual modo e a ciascuno ha dato il compito di far fiorire ciò che gli è stato donato. Non facciamoci sopraffare dall’invidia e dalla gelosia ma gustiamo la bellezza della Comunità che arricchisce noi stessi e chi la sperimenta.

Riflessione di Marco Paso

Dal Vangelo secondo Giovanni 1,47-51

In quel tempo, Gesù, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Non sapendo bene come commentare questo brano, cercherò di “buttare giù” quello che mi fa venire in mente, concentrandomi essenzialmente sulla prima parte, senza avere alcun tipo di pretesa per quanto riguarda la correttezza dell’analisi o l’esaustività. Pretese che a dire il vero non ho mai. Gesù indica Natanaèle ai discepoli come “un israelita in cui non c’è falsità”, egli conosce i suoi pregi e non ha paura di riconoscerglieli davanti agli altri con la stessa perentorietà con cui, in altri brani, condanna ogni genere di peccatori. Gesù indica una figura esemplare per gli altri, una persona sincera, dote rara allora come oggi, ed è molto bello, secondo me, il fatto che riconosca così apertamente il suo valore. Personalmente mi rendo conto, spesso col senno di poi, di non riuscire a esprimere sufficientemente stima, effetto, gratitudine, amore, nei confronti di chi meriterebbe da parte mia molta più devozione (Amici, Genitori, ecc…). Viceversa a volte mi sento trascurato, o dato per scontato, da persone alle quali ho cercato di dimostrare il mio affetto con grande impegno. Per queste ragioni mi colpiscono tanto quelle poche, semplici, righe: Gesù esprime stima, ammirazione, sincerità nel lodare Natanaèle, e questi si riconosce nelle sue parole di lode e non le commenta, si limita ad eccettarle.

Riflessione di Jacopo

Dal Vangelo secondo Luca 9,18-22

Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

Parola del Signore

Oggi chiedo scusa a chi sta leggendo ma vorrei commentare questo brano di Vangelo in un modo un pò insolito: in una sera di un tranquillo mercoledì di settembre si disputa la partita di calcio più importante del giorno allo stadio San Paolo di Napoli, Napoli-Lazio, due squadre di vertice, tutte  e due puntano a vincere il campionato di calcio ed entrambe le tifoserie sono cariche a mille per supportare i propri beniamini, la parola d’ordine è una sola, vincere per raggiungere la Juventus in cima alla classifica. Inizia la partita con strette di mano e formule di rito, tutto è pronto per la grande sfida che, anche se in fondo è una normale partita di un lungo campionato, riveste una particolare importanza per il blasone di ritrovarsi primi della classe. Tutto inizia e dopo soli quattro minuti la squadra ospite passa in vantaggio con un gol di testa del suo bomber, il giocatore più rappresentativo, “Miro” Klose.  In quell’istante se ad un qualunque tifoso della Lazio avessimo chiesto cosa pensava di Miro Klose, cosa avrebbe detto? probabilmente avrebbe risposto che Klose è il bomber, che vincerà la classifica cannonieri e che è un top player, tra i più forti del campionato italiano, e probabilmente in molti in tribuna indossavano magliette con il suo nome, praticamente il loro idolo, rappresentante di quegli ideali di vittoria e di supremazia di cui una tifoseria ha bisogno per essere fedeli alla propria squadra. Tutto è cambiato in un minuto, quando nella testa di Miro Klose cresce la consapevolezza di aver segnato con una mano e non con la testa e nessuno se ne era accorto, e comincia a pensare che non è giusto che la sua squadra sia in vantaggio con un goal “rubato” e decide di confessare tutto all’arbitro, anche aiutato da un difensore avversario ma comunque di sua volontà dice tutto ciò che era successo e l’arbitro ringrazia e annulla la rete riportando il risultato sullo 0-0. Ora mettiamoci nei panni dei tifosi della Lazio in quel momento, il loro idolo, colui che rappresenta il leader della squadra, ha spifferato del tocco di mano all’arbitro, la risposta è scontata: chi gliel’ha fatto fare? Ma se pensiamo in che condizione si trova lo sport in italia e specialmente il calcio, questo episodio assume tutto un significato particolare, perchè il modo comune è di farsi ognuno i propri interessi, senza scrupoli, con scommesse, combine, doping, processi, punti di penalizzazione, squalifiche, ecc. il gesto di Klose deve far riflettere tutti su uno sport che può ancora trasmettere dei valori,  e può sconfiggere tutto il male che ruota attorno a questo ambiente. Certamente il paragone Klose-Gesù è azzardato, ma il scegliere il bene anche se questo mi danneggia, è stato un segno positivo tra tanti segni negativi e quindi va sottolineato. Io credo anche che i tifosi della lazio, nonostante la sconfitta, tiferanno ancora di più per Klose perchè oltre ad essere bravo con la palla è anche una brava persona. Per una volta le buone azioni non sono solo nei cartoni animati della disney.

Riflessione di Max.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 9,7-9. 
In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti».
Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.

 Parola del Signore.
Questo breve stralcio di Vangelo mi fa riflettere sull’inconsapevolezza del presente. Spesso nella nostra preghiera, nelle testimonianze ecc facciamo riferimento a grandi Santi del passato, a grandi avvenimenti che sembrava fossero possibili solo “quella volta”. Credo che conoscere la vita di un Santo e prenderne esempio specialmente quando il carisma è simile al nostro (e lo capiamo perchè ci tocca particolarmente) sia certamente un buon esercizio per cercare di diventare noi stessi santi; nonostante questo credo che facciano ancora più riflettere storie di persone dei nostri tempi, di quei Santi ancora non dichiarati tali dalla Chiesa ma che hanno lasciato o che tuttora portano una testimonianza dell’amore di Cristo. Forse potremmo sentirli anche più vicini, perchè vivono nel nostro tempo e operano secondo la Parola! Prego allora perchè Gesù ci doni di incontrare nel nostro cammino o anche solo di conoscere Santi del nostro tempo che possano lasciarci anche solo un riflesso di quello che in fondo è la Sua infinita luce.
RIFLESSIONE DI CICCIO

Dal Vangelo secondo Luca 9,1-6 In quel tempo, Gesù convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi. Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite. Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro». Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni.

Che mistero, amici lettori! Gesù affida ai suoi discepoli, a noi, il prezioso messaggio del Vangelo. Ci coinvolge, ci chiede, ci affida la Parola come il Padre l’ha affidata a Lui. Nonostante la nostra fragilità, attraverso i nostri limiti, il Signore Gesù ci dona la gioia di potere dire ad ogni uomo che Dio lo ama e che egli è prezioso nell’immenso progetto che egli ha sul mondo. Ma per annunciare Gesù chiede uno stile particolare, fatto di essenzialità (pochi mezzi!), di comunione (non è un’esperienza solitaria ma fatta insieme), di condivisione (restare nella città, non passarvi di sfuggita), di tolleranza e pace (non c’è spazio per il fanatismo religioso). A queste parole dobbiamo continuamente verificare il nostro stile, la nostra pastorale, i nostri gruppi e movimenti, le nostre progettazioni. La Chiesa è a servizio dell’annuncio o non è, e lo è solo se assolve con precisione al mandato del Signore. In questi tempi ostili e difficili per i discepoli del Nazareno, dobbiamo forse recuperare la franchezza evangelica e la misericordia, per essere liberi di annunciare la novità del Signore Gesù. Non c’è nulla di più difficile che annunciare il vangelo ai cristiani.

fonte LaChiesa

+ Dal Vangelo secondo Luca 8,19-21

In quel tempo, andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti». Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

In questo brano del Vangelo emerge come il legame che ci unisce a Gesù non sia certo un vincolo di sangue ma consista nell’ascolto della sua parola e la sua conseguente messa in pratica. Ecco la fratellanza che unisce tutti gli uomini al Cristo, un nuovo tipo di appartenenza che supera e va oltre i vincoli tradizionali. La dimensione dell’ascolto e quella dell’azione elementi essenziali per realizzare il disegno di Dio. L’invito è forte! Avvicinarsi a Gesù tanto da entrare a far parte della sua famiglia, separandosi e distinguendosi da quella folla indistinta che non cerca e talvolta ostacola l’incontro con il Figlio del Padre.

★ Riflessione di Matteo ★

Dal Vangelo secondo Luca 8,16-18

In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce.
Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce.
Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».

Quando cerchiamo di fare silenzio dentro noi stessi non è facile mettere a tacere il nostro cuore, spesso rigonfio di pensieri. Il Signore oggi ci richiama sull’ascolto grazie al quale la Parola di Dio entra dentro di noi, ci fa pregare e ringraziare. Così, nel momento in cui preghiamo, davanti agli occhi del Signore brilliamo più delle stelle del cielo e diventiamo una cosa sola con Lui che ci ama così come siamo.

Grazie a questo legame forte con Dio, l’uomo guadagna la libertà che da sempre cerca divenendo “terreno buono” per poter far fruttare la Parola che è entrata in lui insieme ai doni che ha ricevuto.

Nel cammino dell’uomo la Parola di Dio è la luce che illumina e indica la strada da seguire.

Riflessione di Chiara