Archivio per 28 settembre 2012

Dal Vangelo secondo Luca 9,18-22

Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

Parola del Signore

Oggi chiedo scusa a chi sta leggendo ma vorrei commentare questo brano di Vangelo in un modo un pò insolito: in una sera di un tranquillo mercoledì di settembre si disputa la partita di calcio più importante del giorno allo stadio San Paolo di Napoli, Napoli-Lazio, due squadre di vertice, tutte  e due puntano a vincere il campionato di calcio ed entrambe le tifoserie sono cariche a mille per supportare i propri beniamini, la parola d’ordine è una sola, vincere per raggiungere la Juventus in cima alla classifica. Inizia la partita con strette di mano e formule di rito, tutto è pronto per la grande sfida che, anche se in fondo è una normale partita di un lungo campionato, riveste una particolare importanza per il blasone di ritrovarsi primi della classe. Tutto inizia e dopo soli quattro minuti la squadra ospite passa in vantaggio con un gol di testa del suo bomber, il giocatore più rappresentativo, “Miro” Klose.  In quell’istante se ad un qualunque tifoso della Lazio avessimo chiesto cosa pensava di Miro Klose, cosa avrebbe detto? probabilmente avrebbe risposto che Klose è il bomber, che vincerà la classifica cannonieri e che è un top player, tra i più forti del campionato italiano, e probabilmente in molti in tribuna indossavano magliette con il suo nome, praticamente il loro idolo, rappresentante di quegli ideali di vittoria e di supremazia di cui una tifoseria ha bisogno per essere fedeli alla propria squadra. Tutto è cambiato in un minuto, quando nella testa di Miro Klose cresce la consapevolezza di aver segnato con una mano e non con la testa e nessuno se ne era accorto, e comincia a pensare che non è giusto che la sua squadra sia in vantaggio con un goal “rubato” e decide di confessare tutto all’arbitro, anche aiutato da un difensore avversario ma comunque di sua volontà dice tutto ciò che era successo e l’arbitro ringrazia e annulla la rete riportando il risultato sullo 0-0. Ora mettiamoci nei panni dei tifosi della Lazio in quel momento, il loro idolo, colui che rappresenta il leader della squadra, ha spifferato del tocco di mano all’arbitro, la risposta è scontata: chi gliel’ha fatto fare? Ma se pensiamo in che condizione si trova lo sport in italia e specialmente il calcio, questo episodio assume tutto un significato particolare, perchè il modo comune è di farsi ognuno i propri interessi, senza scrupoli, con scommesse, combine, doping, processi, punti di penalizzazione, squalifiche, ecc. il gesto di Klose deve far riflettere tutti su uno sport che può ancora trasmettere dei valori,  e può sconfiggere tutto il male che ruota attorno a questo ambiente. Certamente il paragone Klose-Gesù è azzardato, ma il scegliere il bene anche se questo mi danneggia, è stato un segno positivo tra tanti segni negativi e quindi va sottolineato. Io credo anche che i tifosi della lazio, nonostante la sconfitta, tiferanno ancora di più per Klose perchè oltre ad essere bravo con la palla è anche una brava persona. Per una volta le buone azioni non sono solo nei cartoni animati della disney.

Riflessione di Max.