Archivio per novembre, 2012

Dal Vangelo secondo Matteo 4,18-22

In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Parola del Signore

È difficile per noi immaginare come un voce, un invito, un richiamo possa essere decisivo per la vita di una persona. Solo pensando al fascino che Gesù esercitava con tutta la sua persona, e con la sua divina autorità, riusciamo a comprendere come semplici e rozzi pescatori, abbiano potuto, senza esitazione, lasciate le reti, e con esse tutte le loro umane sicurezze, mettersi alla sua sequela. È evidente che l’eco di quanto il Maestro di Nazaret andava facendo e dicendo, fosse arrivato anche sulle spiagge del lago di Tiberiade, anche agli orecchi e al cuore dei due fratelli pescatori Pietro e Andrea. Resta comunque vero che per giungere alla determinazione di «lasciare tutto», cambiare completamente vita, occorre una grandissima fiducia in colui che chiama. A maggior ragione se si pensa che Gesù non fa promesse, non dà sicurezze, non offre compensi, anzi ad uno scriba che esprime il desiderio di volerlo seguire dice: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A Pietro e ad Andrea ha da scandire solo una proposta, non di immediata comprensione: «Vi farò pescatori di uomini». «Ed essi subito, lasciate le reti lo seguirono». Gesù non si ferma! «Andando oltre vide altri due fratelli». Davvero è andata oltre quella voce suadente: quanti e quante hanno sentito lo stesso invito di Andrea e con la stessa sollecitudine, hanno lasciato tutto per seguirlo. Questo ricordo degli apostoli ci sprona a rendere grazie per la chiamata e per tutte le chiamate. Ringraziamo perché sul fondamento degli apostoli poggia la nostra fede. Ringraziamo tutti coloro che in modi e momenti diversi offrono la stessa loro preziosa testimonianza. Ringraziamo il buon Dio se ciascuno di noi si sente concretamente impegnato a vivere ed annunciare la stessa fede trasmessa da Andrea a da tutti gli apostoli.(lachiesa.it)

+ Dal Vangelo secondo Luca 21,20-28

Ma quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, sappiate allora che la sua devastazione è vicina.
Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano ai monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli in campagna non tornino in città;
saranno infatti giorni di vendetta, perché tutto ciò che è stato scritto si compia.
Guai alle donne che sono incinte e allattano in quei giorni, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo.
Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri tra tutti i popoli; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani siano compiuti.
Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti,
mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con potenza e gloria grande.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina»

La Gerusalemme assediata siamo noi. E’ il nostro spirito, il nostro cuore. Gesù ce lo dice chiaramente: ci aspettano dei tempi di devastazione, di calamità che vanno oltre alle nostre possibilità. Sono due le vie: “gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra”. Se crediamo in Cristo, se dedichiamo la nostra vita alla sequela di Gesù, dovremmo morire dalla voglia di incontrarlo, nell’attesa che ciò accada; può darsi che moriremo anche di paura, perchè siamo uomini, è umano cadere. Allora è lì che la fede fa la differenza, nel rialzarsi, nella speranza in qualosa che si trova oltre le nostre possibilità, il disegno di Amore del Padre. Un Dio che è uomo, padre e anche re (“con potenza e gloria grande”) misericordioso, sovrano con indosso una corona di spine e non d’oro, ma in grado di dare la propria vita per il mondo.

Riflessione di Ciccio

Dal Vangelo secondo Luca 21,12-19

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Mi colpisce questa frase a seguito di un dibattito fatto con le mie compagne di facoltà un mesetto fa , in cui mi sono sentita in dovere di controbattere quei luoghi comuni che si dicono quando si vuole attaccare la Chiesa:<< La Chiesa predica bene e razzola male>>, oppure << Credo che esista un Dio, ma non credo nell’istituzione della Chiesa>>. Come biasimare queste affermazioni? Di certo da alcune informazioni giornalistiche emergono episodi che più deturpano l’immagine della Chiesa, e giustamente fanno sorgere molte domande! A tutto ciò c’è una risposta che noi tutti siamo tenuti a dare a queste persone. Non si può, dunque, sottovalutare la presenza del Male! Il male acceca, devia, gioca sulle  nostre debolezze  ed è così che riesce ad entrare in noi stessi. C’è chi si lascia penetrare completamente da esso, c’è chi sa resistergli, c’è chi si rende conto dello sbaglio che sta commettendo e trova la via giusta, quella fatta di un Bene per sé, che si riflette anche nelle relazioni interpersonali. A questo punto non si può anche sottovalutare la presenza del Bene, che lo si può vedere se solo si ponesse lo sguardo su alcune realtà locali dove ci sono persone che spendono  il loro tempo per il Bene comune. Poi si incomincia ad essere attaccati sul piano personale sentendosi dire :<< Siete dei bigotti>>. E’  in questi momenti che il Signore parla alle persone tramite la nostra testimonianza di fede. Spiegavo alle mie amiche che quando ti lasci guidare dal Signore è inevitabile che nella vita compi delle scelte drastiche non conciliabili con i principi che vigono nella società attuale.  Il punto è che finché non si accolgono i segni che il Signore pone sui nostri cammini  non si può comprendere veramente per quale ragione la fede influisce sui nostri stili di vita  . Non avrò sciolto i dubbi, non avrò fatto aprire completamente gli occhi , ma una cosa è certa :<< tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere>>. 

Riflessione di Elisa

+ Dal Vangelo secondo Luca Lc 21,5-11

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».  Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.

Vangelo dal sapore un po’ apocalittico quello di oggi. Innanzi tutto mi ha colpito come le persone che erano in compagnia di Gesù si sono soffermate sulle belle pietre del tempio e quindi sull’aspetto esteriore dell’edificio. Non hanno colto quindi la differenza tra edificio e il significato più profondo che c’è dietro a quel luogo, lo stesso significato che ci fa scrivere la lettera minuscola se intendiamo l’edificio e la lettera maiuscola se intendiamo la comunità di fedeli quando parliamo di c/Chiesa. Mi viene in mente il vecchio canto “Dov’è carità e amore, qui c’è Dio”… quello deve essere il centro della nostra attenzione, non tanto gli edifici o le cose materiali, che seppur ci appaiono magnificenti e massicci sono naturalmente destinati a corrompersi, rovinarsi o addirittura crollare e non esistere più. E’ sempre l’essenza delle cose quella che non passa e quella che deve attirare la nostra attenzione, quella che deve starci più a cuore…. Altra cosa che non passa è la Parola di Dio, come ci ricorda un noto Alleluia “Passeranno i cieli e passerà la terra, la Tua parola non passerà” (oggi sono canterino…). Forti del fatto che l’Amore del Padre che continuamente ci viene presentato dai Vangeli e ci accompagna giorno dopo giorno (Gesù stesso ci rassicura alla fine del Vangelo di Matteo: “Io sono con voi fino alla fine del mondo), non dobbiamo lasciarci demoralizzare dalle difficoltà del nostro mondo, che non è di certo tutto rose e fiori. Anche noi dovremmo cercare di essere esempio vivente di questo Amore e di spenderci per metterlo sempre di più in circolo, passando oltre ai cambiamenti che caratterizzano il nostro tempo e al crollo dei valori. Teniamoci a mente che “quando pensi che sia finita, è proprio allora che comincia la salita: che fantastica storia è la vita”

★ Riflessione di Gulli ★

Dal Vangelo secondo Luca 21,1-4

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio.
Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

Parola del Signore

Per fortuna che c’è Dio che non ci giudica per la quantità ma per la qualità di quello che doniamo, che sa apprezzare quello che per altri può essere pari al niente ( tanto poco da non fare la differenza ) ma che per qualcuno invece è tutto. 
Ci vuole veramente una gran fede nel Signore per compiere un gesto come quello della vedova, una gran fiducia nel fatto che il Signore mi darà di che vivere. Io sinceramente non so se ci riuscirei. Dare un po’ più di quello che è il superfluo forse si, ma dare tutto quello che occorre per vivere a me e alle mie bambine sono consapevole che farei una gran fatica a metterlo in pratica.
Con i tempi che corrono, con la crisi che cominciamo a toccare con mano, perchè, anche se non ha ancora colpito noi direttamente, abbiamo magari un amico, un vicino di casa, un parente che ha perso il lavoro, che fa fatica a ” tirare avanti la baracca” è veramente dura riuscire a mettere in pratica questa parola fino in fondo, ma forse Dio non pretende da noi di dare anche quel poco che abbiamo agli altri senza tenere nulla per noi ( soprattutto se abbiamo una famiglia, dei figli ) ma di avere comunque Fede in lui, nella sua vicinanza, nel suo amore, di non cadere troppo nell’avarizia solo perchè siamo in un momento di difficoltà. Anche se siamo in tempi difficili, incerti, cerchiamo di non chiuderci nelle nostre fatiche, stiamo sempre pronti e aperti a quelle che possono essere le difficoltà del vicino, dell’amico, cercando magari di aiutarci a vicenda. Non permettiamo che le fatiche economiche ci rendano avidi e  inaridiscano anche il nostro cuore.
Prego il Signore affinchè aumenti la nostra fede, fiducia in Lui e nella sua provvidenza in modo tale da renderci capaci di donare non solo il superfluo.
” Prendere riempie le mani, dare riempie il cuore “
Lella

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 18,33b-37.
Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Tu sei il re dei Giudei?».
Gesù rispose: «Dici questo da te oppure altri te l’hanno detto sul mio conto?».
Pilato rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce.

In questo passo di vangelo Gesù umiliato, tradito e consegnato a Pilato affronta un dialogo con quest’ultimo in cui non ci appaiono affanno, desolazione e opposizione a ciò che gli è stato riservato; Gesù infatti si serve ancora una volta principalmente di testimonianze di amore e verità. Egli infatti si fa conoscere dagli uomini per opere e parole e fa comprendere bene loro che il regno a cui appartiene trae origine da Dio e non dal mondo terreno, il quale lo ha rinnegato e tradito ma al quale, allo stesso tempo, ha donato vita e promesso salvezza. Quest’ultimo punto è delineato per esempio dal fatto che nessuno dei suoi servitori ha combattuto per il proprio Signore, come lui stesso afferma; e dal fatto che la sua concezione di potere non derivi di certo dall’esercitazione di violenza e soprusi bensì dall’umiltà, dal perdono, dall’amore e dalla misericordia.

Inoltre mi soffermo a riflettere sulla domanda con la quale Gesù risponde a Pilato che gli chiede con tono di disprezzo e ironia se fosse lui dunque il re dei Giudei: “. Questa risposta di Gesù mi induce a meditare allora sul ricorrente tema del pregiudizio, ed in particolare quello verso Dio, come infatti accade al giorno d’oggi sono tanti coloro che si limitano a giudicare l’ambiente ecclesiale e Dio stesso spesso basandosi solo su dichiarazioni altrui o a volte solo grazie alla forza che deriva dalla massa, dalla collettività. Dio ci espone chiaramente cosa sia bene e cosa sia male in ogni suo modo e vivere nella sua verità e nel suo amore consiste proprio nell’interiorizzare ogni suo insegnamento. Questo passo allora, come molti altri, cela dietro di sé molto più di un semplice tema, infatti ogni singola parola di Dio, sia per la forma in cui viene espressa sia per la sua disposizione nella frase, può essere un determinato spunto di riflessione verso una moltitudine di argomenti che è bene saper cogliere.

*Riflessione di Jessica*

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 20,27-40. 
Gli si avvicinarono poi alcuni sadducei, i quali negano che vi sia la risurrezione, e gli posero questa domanda:
«Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se a qualcuno muore un fratello che ha moglie, ma senza figli, suo fratello si prenda la vedova e dia una discendenza al proprio fratello.
C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli.
Allora la prese il secondo
e poi il terzo e così tutti e sette; e morirono tutti senza lasciare figli.
Da ultimo anche la donna morì.
Questa donna dunque, nella risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito;
ma quelli che sono giudicati degni dell’altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito;
e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio.
Che poi i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando chiama il Signore: Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe.
Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui».
Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene».
E non osavano più fargli alcuna domanda.

 

I sadducei cercano di mettere in difficoltà Gesù prospettando un caso che sembra quasi avere più del giuridico che del teologico: una donna che sposa, uno ad uno, sette fratelli, i quali muoiono uno dopo l’altro senza generare discendenza. Di chi di loro, chiedono i sadducei, la donna sarà moglie nella risurrezione?

Forse i sadducei si aspettano un intricato e poco convincente ragionamento, o forse sperano addirittura di aver lasciato Gesù senza parole: nessuna delle due.

La risposta di Gesù è semplice ma allo stesso tempo completa e coerente; in sostanza ciò che Gesù ci dice è che dopo la morte, come figli di Dio, saremo uguali agli Angeli e così pieni di amore che non avremo più bisogno di concentrarci sull’amore per qualcuno in particolare, e non saremo più vittime di quelle gelosie o piccoli intrighi che alle volte colpiscono, indistintamente, tutti i rapporti umani.

Riflessione di Jacopo.  

Dal Vangelo secondo Luca 19,45-48

In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà casa di preghiera”. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo.

Parola del Signore

“La mia casa sarà casa di preghiera”. In questo brano del Vangelo la casa di cui parla Gesù e che difende è il tempio, la casa di Dio.

Gesù non può accettare che essa venga profanata dagli affari effimeri degli uomini. Chi si reca alla casa di Dio lo fa per incontrarlo per potersi avvicinare a Lui, come potrebbe farlo se il cuore gli viene indurito da preoccupazioni terrene, dal denaro, dal profitto, dalla vanità, dall’avidità? Così il Signore vi si reca per insegnare ogni giorno, cioè per “tracciare dei segni”, per “indicare la strada” da intraprendere per camminare verso Dio, per conoscerlo.

Per far si che le parole di Gesù germoglino in noi però è necessario che il tempio non sia solamente un edificio esterno a noi, ma che proprio il nostro cuore diventi un tempio “portatile”, da custodire e da curare. Perché esse possano trovare terreno feritile è, infatti, necessario che il cuore diventi “casa di preghiera”, tempio in cui poterle sentir risuonare ogni giorno.

Prego il Signore che ci dia la possibilità di ascoltarlo ogni giorno, di avere l’occasione ogni giorno di cogliere il suo insegnamento, che sia per strada, a scuola, parlando con qualcuno o ascoltando musica. Non è facile rendere il nostro cuore un tempio, quasi impossibile, ma se lo vogliamo diventerà sempre più possibile. 

riflessione di Valentina

Dal Vangelo secondo Luca 19,41-44. 
Quando fu vicino, alla vista della città, pianse su di essa, dicendo:
«Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi.
Giorni verranno per te in cui i tuoi nemici ti cingeranno di trincee, ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte;
abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».

RIFLESSIONE DI CICCIO

 

Quella di oggi non è una riflessione sul Vangelo, non voglio che sia interpretato questo brano come una profezia Maya, lungi da me. Il mio pensiero, 

leggendolo, si è però rivolto subito alla città, alle stesse città che vedeva Gesù 2000 anni fa e che oggi sono sipario dell’ennesima insensata guerra. Ora, non credo che in quel territorio oggi succeda tutto questo perchè non hanno riconosciuto Gesù tanto quella volta come magari ai nostri tempi, sarebbe una lettura lontana dal messaggio di misericordia che ci lascia il nostro Signore, che muore in croce per perdonare le nostra chiusura di cuore, è venuto al mondo per salvarci, non per giudicarci! 
La mia preghiera va però a quelle persone che fomentano il clima bellico, nazionalista e non cercano la pace. Prego prima di tutto per la pace del loro cuore, perchè da quella dipende quella nei rapporti con l’altro, che sia una persona o una nazione. Prego perchè vinca il dialogo, perchè trionfi il bene comune, la consapevolezza che la vita è un dono di Dio su cui non possiamo permetterci come uomini di intervenire in modo così brusco, con la forza, con l’abuso di un potere che non ci deve appartenere. Lasciamo che sia Cristo a decidere chi è nel torto, altrimenti si rischia di passarci noi come conseguenza immediata. Pensiamo a custodirci a vicenda, ad andare incontro all’altro con umiltà, non investiamo negli strumenti di prevalicazione.
Mi rende triste vedere alla tv come viene osannato lo strumento bellico di difesa anti-missilistica di Tel Aviv: gran gioiello della tecnica sì…magari il tempo e le energie impiegati per pensarlo potevano essere sfruttati per prevenirla questa guerra. Apriamo gli occhi, cristiani, alla “via della pace” partendo da noi stessi, dai nostri atteggiamenti, perchè siano un esempio di pace più forte che lo sventolare di una buonista bandiera colorata.

Dal Vangelo secondo Luca 19,11-28

In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro.
Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato.
Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”.
Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”.
Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”».
Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.

Ecco una parabola che ha una specie di doppione: si parla sempre di servi, tre per la precisione, che ricevono dei soldi/talenti da un padrone che viene sempre definito come un “uomo severo, che miete dove non ha seminato”.
Chi ce lo fa fare di essere fedeli ad un Dio che metaforicamente si definisce in questo modo lo comprendiamo fino ad un certo punto: accettare l’onnipotenza altrui e non ritrovarla in sé, soprattutto di questi tempi, pare tanto un grande smacco. Eppure Dio è descritto così, è il nostro padrone severo che parte e poi torna per diventare nostro re; ma è un sovrano come gli altri? È uguale a quei personaggi che vediamo OGGI come sovrani, che cioè lo fanno per una gloria personale e perciò sono tanto severi da creare dolore? Risposta scontata: no chiaramente. Qui si parla di un padrone che è severo per Amore, come i migliori Padri. Si parla di servi che non hanno capito il gioco. Si parla di monete che in Quel padrone acquisteranno valore per Tutti, non solo per Lui. Si parla di mettere in circolo ciò che ci è stato donato.

Riflessione di Roby