Archivio per febbraio, 2013

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 16,19-31.
C’era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente.
Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe,
bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto.
Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui.
Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura.
Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti.
Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi.
E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre,
perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento.
Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro.
E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno.
Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi».

Hamtaro_cute_little_thing_by_DueroRIFLESSIONE DI CICCIO
Che brano tosto, e si trova nel Nuovo Testamento! Dov’è la misericordia? C’è sempre misericordia? Io penso che Dio non faccia del buonismo gratuito: è sempre pronto a perdonare, ma chiede l’apertura del cuore, chiede che il perdono venga desiderato, anche se viene dal peggior peccatore della terra. Mi sorprende come non valga neanche la richiesta che il ricco porge a favore dei suoi fratelli, perchè si ravvedano. Forse perchè viene posta da un uomo che è sempre stato abituato ad avere tutto e a non guardare al di fuori della propria sfera (sono pur sempre i suoi fratelli). Ammetto che mi mette un po’ in difficoltà questo lato del brano, mentre è chiaro l’invito a mettersi in ascolto, ad aprire gli occhi verso chi veramente ha bisogno e spesso ci è dato vicino.
Un pensiero e una preghiera in particolare va alla Caritas, che ho avuto modo di conoscere abbastanza e opera non secondo modalità di buonismo hamtariano e proprio per quelle persone che hanno bisogno non solo di cibo, ma del Vero Pane. 

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+ Dal Vangelo secondo Matteo 20,17-28

In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà».
Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».
image004Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dòminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

La croce è sempre presente nel cuore di Gesù. È la meta della sua vita. Sarà un sacrificio liberamente offerto, e non solo un martirio: Gesù ben lo mostra annunciando con precisione ai suoi apostoli che cosa gli sarebbe accaduto. Certo, egli aggiunge che “il terzo giorno risusciterà”, ma si sente che ora è tutto rivolto alla passione che si avvicina. I sentimenti di Giacomo, di Giovanni e della loro madre appaiono molto umani. Questo bisogno di gloria, questo bisogno di apparire, esiste in ciascuno di noi. Il nostro io resta sempre più o meno occupato dal desiderio di dominare. Ma Gesù ci avverte come avverte Giacomo e Giovanni: se vogliamo essere con lui nella sua gloria, dobbiamo bere per intero il suo calice, cioè dobbiamo anche noi morire, fare la volontà del Padre, portare la nostra croce seguendo Gesù, senza cercare di sapere prima quale sia il nostro posto nel suo regno.
La reazione di sdegno degli altri dieci discepoli è anch’essa molto umana. E Gesù, seriamente, li invita a un rovesciamento totale di valori. Nella nuova comunità per la quale egli sta per dare la vita, il primo sarà l’ultimo, “appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti”. Chiediamo la grazia di divenire servi, e servi davvero umili, pronti a soffrire e a sacrificarsi. Preghiamo Maria perché interceda per noi: ai piedi della croce, ciò che Maria chiede per i suoi figli è che abbiano parte, come lei e con lei, al sacrificio del suo Figlio.

fonte LaChiesa

+ Dal Vangelo secondo Matteo Mt 23,1-12

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.  Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

padre-attempato-autismo-bambinoGesù si rivolge alla folla parlando di scribi e farisei e criticandoli per la poca coerenza e la scarsa serietà: essi “dicono e non fanno”, danno ordini senza mettersi in gioco per primi, si sentono importanti e godono dei saluti della gente, “amano i posti d’onore” e farsi chiamare “rabbì”. Quante volte ci capita di “dire e non fare”, di sprecare parole per farci ammirare dagli altri, di promettere, di illudere… Ogni giorno ci confrontiamo con “scribi e farisei” e talvolta noi stessi facciamo gli “scribi e i farisei”. Non viviamo la nostra relazione con Dio e con gli altri in modo ipocrita e poco sincero, non comportiamoci come quelli che stavano seduti “sulla cattedra di Mosè”, ricoprendo un ruolo importante per il popolo, un ruolo di guida . Gesù li attacca perché riconosce la loro autorità che usano per imporre pesanti leggi, non certo per alleggerire il carico sulle spalle della gente, fanno tutto per essere visti ed elogiati, a loro piace essere salutati sulla piazza pubblica. Non rappresentano altro che il tipo di comunità che legittima e alimenta le differenze sociali.
“Ma voi non fatevi chiamare rabbì”, né padre, né maestro, “perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli”, “il più grande tra voi sia vostro servo;chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato”, così dev’essere la comunità cristiana.

★ Riflessione di Nicole ★

Dal Vangelo secondo Luca 6,36-38

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati.
Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

“ Per ogni fratello, in ogni caso, rendi grazie a Dio : senza di loro non vedresti il volto di Gesù e neppure quello del Padre “. 

Questa frase è tra quelle che mi ha colpito durante l’ultima convivenza fatta con l’equipe della Casa Marvelli. Ho ripensato alla mia vita fino ad oggi, e sono consapevole di dover ringraziare il Signore per tutte quelle persone che ho incontrato, nel bene e nel male, anzi proprio per quelle che più mi hanno fatto soffrire credo di dover rendere grazie, perché senza l’attraversamento di certe fatiche, forse ora non mi sentirei così amata da Dio. Un Dio che ogni giorno mi ricorda che devo continuare così ! che nonostante gli affronti, le cattiverie, i modi non sempre corretti che alcune persone ti riservano, non devo lasciarmi prendere dalla voglia di dare giudizi, condanne,non devo stancarmi di perdonare. Non vuol dire andare via a testa bassa, farsi umiliare o accettare di essere trattati in malo modo senza dire la propria opinione, ma sono sicuramente i modi che fanno la differenza, la posizione che prendiamo quando controbattiamo. Se prenderemo la posizione da “ giudice” saremo solo in grado di giudicare e dare sentenze, mentre adottando quella da cristiano saremo in grado di vedere nell’altro un fratello, magari un fratello che in quel momento ci starà facendo arrabbiare, ma se lo guarderemo come Dio guarda noi forse resisteremo alla tentazione di giudicarlo, di portargli rancore, magari pregheremo per lui, lo affideremo al Padre.  

“ Accogli e ama il fratello com’è e non come vorresti che sia “

E’ anche molto dolce e rassicurante il modo in cui Dio ci ama e soprattutto il modo in cui ci giudica. Lui non è un giudice, anzi come per ogni cosa lascia a noi la facoltà di scegliere, la libertà di decidere come impostare la nostra vita. E in base a questo verremo giudicati, quindi siamo noi a decidere “la misura” in cui verremo giudicati, perdonati. L’unico metro di misura del dono che riceveremo e il metro di misura che noi stessi adoperiamo con gli altri e la nostra capacità di donare e amare. Dio non conosce limiti nel donarsi e chiede lo stesso a noi !.snoopy

Signore aiutami a non cadere nella tentazione che ogni giorno si ripropone del giudicare gli altri con la presunzione di sentirmi “superiore”, aiutami a praticare sempre il perdono e sorreggimi nei momenti in cui magari i fratelli giudicheranno me, affinchè io possa sopportare e portare certe difficoltà nel modo più simile al Tuo.

Riflessione di Lella

Dal Vangelo secondo Luca 9,28-36

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

“Maestro, è bello per noi essere qui” ma non è questo il nostro posto. Non è in discussione la gioia che cresce nel cuore grazie all’incontro con il Signore, bensì il nostro ruolo, la nostra missione. Dove siamo chiamati ad essere? Non sicuramente al calduccio di una tenda a conversare di massimi sistemi con personaggi illustri come Mosè ed Elia e a crogiolarci della loro amicizia, rendendola un’opportunità per pochi eletti. Il Signore ci fa assaporare l’importanza e la necessità di essere con Lui con lo scopo di divenire testimoni per gli altri, per chi non ha avuto la forza e il coraggio diMTabor10 seguirLo al punto di salire sul monte. Monte che non deve diventare il punto più alto che solo i migliori raggiungono e dalla cui cima poter giudicare chi è rimasto indietro, infognato nei propri futili dilemmi quotidiani, ma piuttosto sperimentazione viva di un percorso quale è la Fede, al termine del quale il vero premio non è sentirsi “arrivati”, ma tornare a valle e prendere per mano chi è rimasto giù, camminando insieme verso Gesù.

*Riflessione di Marco Paso*

Dal Vangelo secondo Matteo 5,43-48

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

downloadAmare il prossimo, chiunque esso sia, in qualunque modo si ponga nei nostri riguardi, è una delle cose più difficili e allo stesso tempo più caratterizzanti dell’essere cristiani. L’invito del Signore non è ad essere remissivi o a schivare il confronto per non rischiare di offendere chi ci sta innanzi o perché ne abbiamo paura: ciò che dobbiamo fare è Amare, non temere e nemmeno riverire, non dobbiamo confondere queste cose nei nostri comportamenti. Il Signore ama tutti, anche chi si allontana da lui, anche chi lo offende, e così dovremmo fare anche noi. “Siate perfetti come lo è il Padre vostro celeste”, la perfezione non è dell’uomo, ma tendere alla perfezione sì: il Signore ci chiede di ispirarci a Lui, anche e soprattutto quando non è facile farlo.

Riflessione di Jacopo

Dal Vangelo secondo Matteo 16,13-19

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». greg olsen precious in his sight
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Chi è Gesù? Pietro risponde subito: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
Quanta certezza in queste parole, Pietro ha camminato al fianco di Gesù, l’ha conosciuto e ascoltato e infine l’ha riconosciuto. Signore guidaci nel cammino verso di te, non lasciare che ci perdiamo. Ti prego perchè possiamo incontrare nella vita persone che siano autentici testimoni del tuo amore, perchè possiamo sentirti vicino e vivo in mezzo a noi, perchè un giorno possiamo riconoscerti come ha fatto Pietro e divenire noi stessi testimoni del tuo nome.
Riflessione di Valentina R.