Archivio per aprile, 2013

+ Dal Vangelo secondo Giovanni 14,27-31

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».

Ciò che Gesù ci lascia in eredità è la Pace. Quindi non un’eredità come generalmente la intendiamo noi, legata alla sfera materiale. Non dal-vangelo-di-gesc3b9-cristo-secondo-giovanni-14sono certo soldi, case, terreni, gioielli o beni vari. Gesù ci porta altro. Ci porta quel qualcosa che è in grado di penetrare in profondità nel cuore. Una pace che differisce da quella che il mondo può dare. Il mondo può darti la pace di una vacanza super lussuosa, di un armadio stracolmo di vestiti, di un frigorifero traboccante di cibo, di un conto in banca abbondante … può darti dunque una pace momentanea, frivola, superficiale. Ora c’è. Dopo forse non c’è più. La pace che dà il mondo è legata all’avere. La Pace portata da Gesù, invece, viene dal Padre e diventa sia il legame tra quest’ultimo e gli uomini peccatori sia il legame tra uomo e uomo. Questa Pace noi uomini dobbiamo realizzarla perdonandoci, amandoci, sostenendoci, aiutandoci … Siamo tutti fratelli e sorelle nella Pace, dono di Dio, che viene attraverso Gesù. Sono quotidiani gli input che creano divisioni, asti, litigi, contrapposizioni, tradimenti, guerre,ipocrisie … ma con la forza di Gesù si può portare la Pace. È chiaro che questo obiettivo non è facile da raggiungere, ma il tentativo va fatto con la consapevolezza che il cammino sarà inevitabilmente accidentato e turbolento. L’importante è imparare a conservare la Pace nelle piccole cose, perché le grandi guerre non sono che la somma delle nostre piccole guerre e dei nostri piccoli egoismi. Perché impegnarci nel diffondere la Pace di Cristo? Perché questa è dono di amore completo e totale. Ricercare nella nostra vita la Pace vera è un impegno che implica disponibilità ed umiltà affinché questa sia costruita prima nei nostri cuori per poi essere portata anche nella società.

★ Riflessione di Nicole★

+ Dal Vangelo secondo Matteo 11,25-30

In quel tempo, Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

 disease_coronary_artery_disease_1Gesù parla a tutti, non solo ai “grandi” e ai colti ma soprattutto ai piccoli, ai semplici. Ci invita a seguirlo, ad andare verso Lui, a essere come Lui,abbandonandoci alla sua volontà.
La bellezza di un Dio che non si esalta ma  parla ai più umili, di un Dio che ti chiama, ti accoglie, ti da ristoro, ti da sollievo e ti consola. Se riusciamo a capire queste cose, come possiamo poi non vivere andando verso Lui ? come possiamo resistere alla bellezza e alla serenità di una vita al sua fianco ? Quando si prova la gioia che solo il sentirsi “illuminati” dal suo amore ti sa donare, non è pensabile il tornare indietro, prendere altri sentieri, perchè sei consapevole che il senso del tuo cammino può essere solo uno.
Ti ringrazio Signore per tutte le volte che stanca e oppressa dai problemi e dalle fatiche di ogni giorno, ho trovato rifugio e ristoro tra le tue braccia.
 
Riflessione di Lella

 Dal Vangelo secondo Giovanni

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

Parola del Signore

Vi do un comanda­mento nuovo, che vi amiate gli uni gli al­tri.
Sì, ma di quale amore? Parola così abusata, parola che a pronunciarla male brucia le labbra, dicevano i rabbini. Noi confondiamo spesso l’amore con un’emo­zione o un’elemosina, con un gesto di solidarietà o un momento di condivisione.
Amare sovrasta tutto questo, perché contiene il brivido e­mozionante della scoperta dell’altro, che ti appare non più come un oggetto ma co­me un evento, come colui che ti dà il gusto del vivere, che spalanca sogni, che ha la forza dolce delle nascite, che ti fa nascere, con il me­glio di te. Per amare devo guardare u­na persona con gli occhi di Dio, quando adotto il suo sguardo luminoso divento capace di scoprirne tutta la bellezza e grandezza e uni­cità. E da questo si sprigiona fervore, meraviglia, incanto del vivere. Io vado dall’altro come ad una fonte, e mi dis­seta. Allora lo posso amare, e nell’amore l’altro diventa il mio maestro, colui che mi fa camminare per nuovi sen­tieri. Allo stesso modo anche i due sposi devono amarsi come due maestri, ciascuno maestro dell’altro, ciascuno messo in cammino verso o­rizzonti più grandi. Lasciar­si abitare dalle ricchezze del­­l’altro, e la vita diventa im­mensamente più felice e li­bera. Allo stesso modo an­che il povero che incontro o lo straniero che bussa alla mia porta li posso guardare come fossero i «nostri si­gnori» (san Vincenzo de Pao­lis), e imparare quindi a da­re come faceva Gesù: non come un ricco ma come un povero che riceve, come un mendicante d’amore. E pen­sare davanti al povero: sono io il povero, fatto ricco di te, dei tuoi occhi accesi, della tua storia, del tuo coraggio.
Vi do un comandamento nuovo. Non si tratta di una nuova ingiunzione, ma del­la regola che protegge la vi­ta umana, dove sono rias­sunti del destino del mondo e la sorte di ognuno: «abbia­mo tutti bisogno di molto a­more per vivere bene» (Ma­ritain).
Dove sta la novità? Già nel­l’Antico Testamento era scritto ama Dio con tutto il cuore, ama il prossimo tuo come te stesso.
La novità del comando sta nella parola successiva: Come io ho a­mato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Non dice quanto vi ho ama­to, impossibile per noi la sua misura, ma come Gesù, con il suo stile unico, con la sua eleganza gentile, con i capo­volgimenti che ha portato, con la sua creatività: ha fat­to cose che nessuno aveva fatto mai. I cristiani non so­no quelli che amano (lo fan­no in molti sotto tutte le latitudini) ma quelli che ama­no come Gesù: se io vi ho la­vato i piedi così fate anche voi, fatelo a partire dai più stanchi, dai più piccoli, i vo­stri signori…
Come Lui, che non solo è a­more, ma esclusivamente a­more.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 14,7-14.

Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre. Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

 imagesCAMBK9PO“Io sono nel padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse”: Gesù in pratica dice “se proprio non riuscite a credere in quello che vi dice il vostro cuore e avete bisogno di una prova tangibile della mia identità, ecco i miracoli, che io posso compiere perché sono tutt’uno col Padre”.

“Anche chi crede in me compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre”, ma come si possono compiere opere “più grandi” di quelle di Gesù? Dopotutto nessuno di noi, neanche il più pio, ha la capacità di fare miracoli, allora quali sono le “opere” di cui parla Gesù che noi potremmo fare e che sono anche più grandi delle sue? Io credo che Gesù si riferisca al grande potere che noi abbiamo di testimoniare la Sua Parola e di essere il mezzo attraverso il quale il Signore entra nei cuori degli altri. Questo è il nostro grande potere e non dobbiamo sottovalutarlo: cambiare il cuore di una persona, alla lunga, può voler dire cambiare il mondo.

Riflessione di Jacopo

+ Dal Vangelo secondo Marco Mc 16,15-20

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

5_jesus--772830E’ finita. Siamo alla fine del vangelo di Marco, una fine tra l’altro aggiunta in un secondo momento, quando l’evangelista (di cui oggi la Chiesa celebra anche la festa) ci voleva lasciare con le donne che tornano a casa dal sepolcro vuoto col cuore colmo di dubbi, stupore e angoscia. E non dicono niente a nessuno; e quando parlano, non vengono credute. Per Marco la fede è frutto di un incontro personale con Cristo; i Dodici credono alla risurrezione del loro maestro soltanto quando Egli si manifesta davanti a loro, proprio in questo brano; e le sue prime parole non sono di certo morbide: “e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto” (Mc 16,14). Proprio a questi uomini increduli e duri di cuore il Risorto affida una missione importantissima: “Andate!”. Proprio a noi, che a volte vacilliamo nella fede come i Dodici, continua ad affidare lo stesso compito: “Andate!”. “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura”… che compito difficile che ci dai, Gesù. Tu vuoi che siamo annunciatori del tuo Vangelo ovunque e per tutti, in ogni ambito della nostra vita. E in questo andare non ci lasci soli: “il Signore agiva insieme con loro”… quant’è bella questa frase! Quante volte ci sembra di dover scontarci col mondo per portare avanti il messaggio cristiano… eppure, anche nelle difficoltà quotidiane – a scuola, in famiglia, con gli amici – Lui è con noi, opera con noi! Allora, è finita davvero?

 

Ora così dice il Signore che ti ha creato, o Giacobbe, che ti ha plasmato, o Israele: “Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni. 2Se dovrai attraversare le acque, sarò con te,

i fiumi non ti sommergeranno;

se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai,

la fiamma non ti potrà bruciare,

3  poiché io sono il Signore, tuo Dio,

il Santo d’Israele, il tuo salvatore.

4Perché tu sei prezioso ai miei occhi,

perché sei degno di stima e io ti amo,

do uomini al tuo posto

e nazioni in cambio della tua vita.

5 Non temere, perché io sono con te;

(Is 43,1-5)

 Riflessione di Valentina Marchetto

 + Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 12,44-50

In quel tempo, Gesù esclamò: «Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».

imagesI primi due aspetti che mi impressionano tanto in questo brano sono la FIDUCIA e l’OBBEDIENZA del Figlio di Dio. Gesù si è fidato. É venuto sulla terra per fare ciò che Suo Padre ha pensato per noi. Senza troppi “se” e “ma”, ha eseguito passo dopo passo e in totalità il compito affidatogli, non dubitando mai nel “perché” di tutto questo. Cristo è stato obbediente. Nonostante le proprie paure tanto umane, non ha mai smesso di compiere la volontà del Padre. Ed è proprio questo l’insegnamento di Gesù. Dobbiamo fidarci del Padre – fonte della luce – che parla a noi attraverso la persona di Cristo. Dobbiamo obbedire alle parole del Padre che non vogliono essere un ordine severo ma un invito alla vita eterna nel calore del Suo amore. Dobbiamo essere proprio come il Maestro: obbedienti e fiduciosi, per non rimanere nelle tenebre ma per poter prendere parte alla salvezza del mondo per la quale Egli è venuto in mezzo a noi, è morto ed è risorto.

Riflessione di Paulina

+ Dal Vangelo secondo Giovanni 10,22-30

Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente». Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

image002Questo brano del Vangelo di San Giovanni ci propone l’immagine a noi familiare delle pecore che “ascoltano la voce del Pastore” il quale le conosce ad una ad una ed esse così lo seguono con fiducia. Nell’immagine delle pecore radunate attorno al pastore pieno di premura e di amore per esse, è facile intravedere la comunità dei credenti che è tale proprio perchè Dio Padre ha aperto i cuori all’ascolto della voce del suo Figlio, riconosciuto non solo come il Messia che fa le opere stesse di Dio, ma proprio come il Figlio che è “una cosa sola” con il Padre.
E noi? Apriamo le orecchie per ascoltare la Sua voce nel frastuono del mondo odierno? A quanti credono in Lui, il Signore riserva la Sua premurosa attenzione donando ad essi la vita eterna.

Concludo con le parole di Ch. De Foucauld: << Quanto siamo felici di essere nelle mani di un tale Pastore… Egli cerca il nostro vero bene e ci sa dare ad ogni ora l’alimento necessario >>

★ Riflessione di Debora ★

gesu_porta Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

Parola del Signore

 

All’inizio di questa settimana, il Signore ci esorta a seguirlo senza paura perché ci ha creati e ci ama tantissimo, così come siamo.

Per fare questo, Gesù utilizza l’immagine più tenera, quella del pastore che guida le pecore. Egli le guarda, conosce i loro nomi e, se una di loro si perde, lui si affanna per recuperarla e ricondurla all’ovile.

Il Signore ci chiede di custodirci gli uni gli altri e di non avere paura se la “porta” che dobbiamo attraversare è un po’ stretta perché conduce alla vita vera che è Cristo stesso.

Gesù è venuto nel mondo per vederci felici e regalarci una vita che non avrà mai fine!

CHIARA

Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 10, 27-30

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Nel Vangelo di questa IV domenica di Pasqua sono pochi i versetti che la liturgia ci offre, ma molto densi e a tratti difficili. Ho dovuto fare silenzio nel mio cuore e nella mia testa per far parlare la Parola del Signore… non so ancora se ci sono riuscita, ma proviamo a mettere per iscritto qualcosa. Ho riletto diverse volte il Vangelo, ma ciò che mi resta fisso in testa è sempre la stessa cosa: questo testo è ricco di aggettivi possessivi e pronomi personali che si riferiscono alla relazione di Gesù con il Padre e alla nostra con Lui. Non voglio fare un’analisi grammaticale del testo, ma richiamiamoci velocemente i versetti:

– le MIE pecore ascoltano la MIA voce;
– e io LE conosco ed esse MI seguono;
– do LORO la vita;
– nessuno LE strapperà dalla MIA mano;
– il Padre MIO ME le ha date;
– nessuno può strapparLE.
Nel profondo del cuore cerco di capire perché proprio questo mi ha colpito e quello che emerge è la mia relazione con il Padre. Tutti questi aggettivi mi fanno pensare a come Dio ci “possegga”. Una possessione che certamente non è quella che conduce al peccato, ma un possesso che può essere solo divino.
Ciascuno di noi Gli appartiene: Egli ci ha pensato, voluto e amato ancor prima di realizzarci. Quando è difficile per me affermare “Io e il Padre siamo una cosa sola“: vorrei trovare la forza e il coraggio di Gesù per farlo, vorrei non aver paura di fronte alle crisi, alle sofferenze e alle provocazioni, di affermare che io e Lui siamo una cosa sola, che tutte le relazioni scaturiscono da una sola: quella con Lui.
Metterti al centro della mia vita è la strada verso la santità: ogni giorno devo mettermi a promemoria che davanti a tutto e a tutti ci sei solo Tu: la Tua voce, la Tua mano.
E posso farmi aiutare in questa domenica anche dai discepoli, Paolo e Barnaba, che nonostante il rifiuto del popolo “erano pieni di gioia e di Spirito Santo“. In più San Giovanni ci consola con la consapevolezza che “asciugherai ogni lacrima dai nostri occhi“.
Ecco cosa ricevo oggi dalle letture: la consapevolezza del TUO AMORE ETERNO. Aiutami a ricambiare questo amore.*Rspiritoiflessione di Chiara Barta”

+ Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 6,60-69

In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

La parola del Signore, come notano molti discepoli, è dura, complessa, difficile da credere perché, come dice Gesù, “le parole che vi ho dette sono spirito e vita” e questo spinge tanti increduli ad allontanarsi da Lui. I Dodici rimangono, sanno che quelle che hanno ascoltato sono veramente “parole di vita eterna” e riconoscono in Gesù “il Santo di Dio”. In questo brano sono dunque presenti due categorie di persone che compiono scelte diverse, il punto non è quale scelta fanno, il punto è proprio il fatto che scelgono: il Signore ci indica la strada ma sta soltanto a NOI scegliere se imboccarla o meno e, se sì, in quale misura. Non ci sono maledizioni o condanne per i discepoli che se ne vanno e nonostante il fatto che molti se ne fossero già andati Gesù chiede anche agli apostoli se vogliono restare o meno: preferirebbe rimanere solo piuttosto che essere circondato di persone che restano con lui contro la loro volontà, forzatamente. Per quelli che se ne vanno c’è solo pietà, non condanna, pietà per coloro che, per pigrizia o incredulità, ritardano sempre di più il momento dell’incontro con Dio.

★ Riflessione di Jacopo ★