“Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti”

Pubblicato: 21 Mag 2013 in Lo Specchio del Vangelo, Vangelo del giorno

+ Dal Vangelo secondo Marco 9,30-37

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

flashV24Uno degli spunti che ci dona il Vangelo di oggi è l’umiltà: riporto perciò volentieri le parole trovate in un libro che ho sul comodino che contiene stralci di lettere scritte da Papa Giovanni XXIII

NON SO NEANCHE FARE IL SERVITORE
Chi sono io? Qual è il mio nome? i miei titoli di nobiltà quali sono? Niente, niente! Io sono un servo e nulla più. Nulla mi appartiene, nemmeno la vita. Dio è il mio padrone, padrone assoluto per la vita e per la morte. Che genitori, che parenti, che signori del mondo! Il mio unico e vero padrone è Dio. Dunque, io non vivo che per obbedire ai cenni di Dio. Non posso muovere una mano, un dito, un occhio, non devo guardare innanzi o indietro senza il volere di Dio. Dinnanzi a lui mi sto ritto, immobile, come il più piccolo soldato sull’attenti davanti al suo superiore, pronto ad ogni cosa, magari a gettarmi nel fuoco. Questo deve essere il mio ufficio per tutta la mia vita, perchè io sono nato così; sono un servo! In questa condizione di servo mi devo sempre considerare; non ho però un momento solo in cui possa attendere a me stesso, a servire il mio piacere, la mia vanità ecc. Se lo faccio sono un ladro, perchè rubo il tempo che non è mio, sono un servo infedele, “servus nequam”, indegno della mercede (Mt 18, 32). Guai a me! Eppure l’ho fatto. Che confusione, che rossore! Tanta superbia e presunzione e non so neanche fare il servitore! O Signore mio Dio, io riconosco i vostri diritti sopra di me. Perdonatemi le mie infedeltà. Spesso le inclinazioni cattive mi distraggono dall’attendere il vostro divino servizio. Ora non più.

★ Gulli ★

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