Archivio per la categoria ‘Lo Specchio del Vangelo’

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Parola del Signore.

Il Verbo è tradotto dalla parola greca Logos, che i filosofi greci usavano per descrivere la ragione umana, il pensiero razionale, l’identità dell’uomo. Per Giovanni il Logos era Dio, paragonato alla Luce, che permette di vedere e di vincere il buio; quindi la risposta alla domanda atavica di cosa ci sta all’origine delle cose e della loro esistenza e presente nel Vangelo ed ha un nome ed un volto, si chiama Gesù Cristo, fonte e culmine di tutte le cose, origine e compimento, qual’è quindi la vera sapienza, la verità, la vera luce da seguire? Come fare per riconoscerla oggi? Gesù ce la ha rivelata, attraverso la sua vita, il suo insegnamento, lasciamoci guidare da lui e seguiamo la sua luce, stiamo vicini alle persone, ascoltiamo prima di giudicare, amiamo senza pretese, non facciamo preferenze, facciamo di più e parliamo di meno, preghiamo di più e lamentiamoci di meno, guardiamo prima i lati positivi e le conquiste invece di soffermarci subito sui difetti e sulle fatiche, ricerchiamo chi non cerchiamo mai, diamo fiducia, perdoniamo, correggiamo, che non significa accusare, ma aiutare senza per forza colpevolizzare l’altro, scegliamo la felicità per le piccole cose piuttosto che l’ansia per le cose costose, scegliamo la gioia di un incontro piuttosto che la tristezza dell’egoismo, liberiamoci dalle zavorre, internet, cellulari, cattive abitudini, vizi, debolezze; in ognuno di noi ci sono domande originarie che contengono il desiderio di trovare quella luce, sta a noi cercarle, attraverso il dialogo e l’ascolto, questa è solo una piccola parte di ciò che Gesù ci mostra nel Vangelo, ma può essere una rivoluzione di amore nella nostra vita, accendiamo la luce di cristo nella nostra storia a partire da ora, saremo così come Giovanni testimoni nel mondo della luce vera che salva. MiD

+ Dal Vangelo secondo Luca

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

Parola del Signore

Il cantico di Simeone, quante volte l’abbiamo recitato insieme al termine di una bella giornata di convivenza o prima di una bella tisana, con chiacchierate a bassa voce prima di dormire, tanta nostalgia di quelle relazioni vere che sono rimaste ancora così come sono, nonostante il tempo passato e le strade diverse, ma c’è qualcosa che non si cancella con il tempo, e che talvolta riaffiora non appena ci si guarda negli occhi, o ci si fa una telefonata, “campiamo di rendita”, in modo inesauribile, cosa sarà mai questa brace che non si esaurisce, la consapevolezza di avere fatto cose grandi nel nostro piccolo, abbiamo intravisto un pochino di quella energia che da sola consola, prega, scalda, forse anche a noi chiusi in quella casa ogni tanto ci è caduta addosso una di quelle fiammelle dello spirito santo, ma non siamo stati bravi ad alimentarla, oppure siamo stati bravi ad applicarla poi in diverse strade che la vita ci ha offerto, chi può giudicare o può controllare la volontà di Dio su di noi? A giudicare dai bei frutti che vedo ogni giorno posso dire che non è stata una bella esperienza che però si è esaurita, ma è stato un incontro con una persona che ci ha aperto una strada da percorrere insieme nel mondo di ognuno, e mi piace tanto camminare insieme a tutti voi, non importa in quali scarpe o in quale strada, l’importante è che non ci perdiamo mai, grazie a tutti della vostra amicizia, lo zio Max.

+ Dal Vangelo secondo Marco 12,13-17

In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso.  Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?». Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono.
Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». E rimasero ammirati di lui.

dal-vangelo-di-gesc3b9-cristo-secondo-marco-12Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”… quale frase più popolare di questa? Sfido a trovarequalcuno che non abbia mai usato questa espressione, magari trasformandola in “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Ma al di là dei frivoli significati che la frase assume nella nostra quotidianità, cosa intendeva dire esattamente Gesù? Alla provocatoria domanda di farisei ed erodiani , Gesù non prende una posizione come volevano i suoi avversari, evitando perciò di discutere della liceità o meno del pagamento in questione. Gesù chiede che gli venga mostrata la moneta: l’immagine di Cesare sulla moneta significa che questa appartiene a Cesare, e di conseguenza gli va restituita. In tal modo, senza cadere nel tranello, si limita a constatare il fatto che l’imperatore, esercitando un governo e un’amministrazione, debba essere pagato. I confini della sfera politica sono chiari dal momento in cui Gesù specifica “a Dio ciò che è di Dio”. La sua promessa risulta qualcosa di più grande e profondo: l’uomo deve essere restituito a Dio, perché appartiene a Dio e perché è stato creato da Dio. L’obbedienza ai “Cesari quotidiani” (autorità, leggi, morale, genitori, canoni della moda, mass media e chi più ne ha più ne metta), ci fa perdere il Vero senso di appartenenza a Dio, lasciandoci privi di riferimenti e in una libertà tale da farci confondere spesso il bene con il male. Così la nostra fede è messa duramente alla prova, tentata dal potere che viene esercitato su di noi. Gesù, ad una domanda che inizialmente sembra non avere nulla a che fare con Dio, risponde parlando proprio di Lui, che ci accompagna e ci aiuta nei momenti difficili, richiedendoci allo stesso tempo un impegno a precise scelte per vivere come suoi figli. L’uomo appartiene a Dio, perché Dio ha creato l’uomo. 

★ Riflessione di Nicole ★

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 10,32-45.
Mentre erano in viaggio per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti a loro ed essi erano stupiti; coloro che venivano dietro erano pieni di timore. Prendendo di nuovo in disparte i Dodici, cominciò a dir loro quello che gli sarebbe accaduto:
«Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi: lo condanneranno a morte, lo consegneranno ai pagani,
lo scherniranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno; ma dopo tre giorni risusciterà».
E gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo».
Egli disse loro: «Cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero:
«Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete ciò che domandate. Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo».
E Gesù disse: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete.
Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
All’udire questo, gli altri dieci si sdegnarono con Giacomo e Giovanni.
Allora Gesù, chiamatili a sé, disse loro: «Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere.
Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore,
e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti.
Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Si ritorna, dopo che il tempo di Pasqua è ormai finito, a parlare di quello che la Pasqua significa: “serviree dare la propria vita in riscatto per molti”. A distanza, cosa ci dice questo brano? Perché è diverso leggerlo prima di Pasqua, in un momento di riflessione e preghiera, e dopo, quando ormai, ammettiamolo, tutta quella profondità e quelle riflessioni pesantissime che facevamo durante la quaresima sono rimaste lì. 
Le domande che i discepoli gli pongono sono legittime: hanno lasciato tutto, lo hanno seguito, gli hanno dato ogni cosa rimastagli, chiedere che succederà di tutto questo è più che giusto. Ma vanno, come spesso succede, oltre, chiedendo già delle ricompense.
Quanto è buono Gesù a sopportare le domande magari legittime, ma così insistenti! Con quale pazienza fornisce ogni volta risposte ed elementi per costruire il futuro di chi lo segue; questa volta ci fornisce uno degli elementi più importanti, quello che ci serve per capire come la Pasqua è per noi salvezza e indicazione: “servire e dare la propria vita in riscatto per molti”. E ognuno la declini nella sua vita, ossia: in che modo io servo e faccio dono al mondo della mia vita? Qual è il percorso che mi permette di farlo?
Questa è Pasqua di Resurrezione, è Vita. Cogliere in ciò che un Uomo ha detto indizi per indirizzare i passi nel percorso.

+ Dal Vangelo secondo Marco 10,28-31

In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia 3 2 discepolilasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

Lascio il commento che Mons. Francesco Lambiasi scrive su questo brano di Vangelo nel suo libro “Sui Passi di Gesù” (editrice AVE)

Ora Gesù può “guardare dentro” i suoi discepoli e consolarsi di come Dio sia più forte di ogni idolo. Anche i discepoli, prima di seguire il Maestro, avevano dei beni: barca (lavoro), famiglia (affetti) ma “hanno lasciato tutto e lo hanno seguito”. Non si era trattato di una cosa difficile, ma addirittura “impossibile”. Si può allora dire che per Dio – e per chi si apre al Vangelo – tutto è facile perchè … “impossibile”! Da notare che nell’elenco del centuplo, del premio centuplicato, ci sono due differenze: rispetto alla prima lista ci sono in più le “persecuzioni” che non possono mai mancare per il discepolo che vuol essere fedele. C’ è anche una differenza in meno: non si nomina più il “padre”; infatti per chi lascia tutto e segue Gesù c’è un solo Padre “quello del cielo” (Matteo 23,9)

★ Gulli ★

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 9,38-40.

Giovanni gli disse: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demòni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri».
Ma Gesù disse: «Non glielo proibite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me.
Chi non è contro di noi è per noi.

imageTipico: quando si crede in qualcosa si tende a “fare squadra”, a dire “noi possiamo, gli altri no, non sono apertamente schierati dalla nostra parte”. Signore, grazie per chi ha scritto queste parole e per chi nella vita le mette davvero in pratica tollerando e accogliendo l’Altro, il Diverso da sé!
Papa Francesco, all’incontro con le associazioni, i movimenti e le nuove comunità, ha insistito tanto su quest’aspetto di chiusura: “Preferisco una Chiesa incidentata perché è uscita fuori che una malata perché chiusa!”; “Fare della nostra Fede una cultura dell’Incontro!”; “Diventare cristiani coraggiosi!”.
Questi alcuni appunti che mi sono presa mentre il nostro Papà nella Fede parlava al cuore di ognuno di noi, che fossimo lì o a casa o ad ascoltare la radio, non importa: parlava ad ogni cristiano, ad ogni musulmano, buddista, indù, etc; parlava ad ogni Figlio di Dio (parafrasandolo)!
Signore, ti ringrazio per il dono di un Papà come Francesco: uno che non si vela nel dire che per primi NOI, che crediamo di essere nel gruppo degli eletti, sbagliamo atteggiamento; uno che ha capito davvero fino in fondo questa tua parola, l’ha fatta sua e ce la restituisce con severità e soprattutto con Amore!
Riflessione di Roby

+ Dal Vangelo secondo Marco 9,30-37

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

flashV24Uno degli spunti che ci dona il Vangelo di oggi è l’umiltà: riporto perciò volentieri le parole trovate in un libro che ho sul comodino che contiene stralci di lettere scritte da Papa Giovanni XXIII

NON SO NEANCHE FARE IL SERVITORE
Chi sono io? Qual è il mio nome? i miei titoli di nobiltà quali sono? Niente, niente! Io sono un servo e nulla più. Nulla mi appartiene, nemmeno la vita. Dio è il mio padrone, padrone assoluto per la vita e per la morte. Che genitori, che parenti, che signori del mondo! Il mio unico e vero padrone è Dio. Dunque, io non vivo che per obbedire ai cenni di Dio. Non posso muovere una mano, un dito, un occhio, non devo guardare innanzi o indietro senza il volere di Dio. Dinnanzi a lui mi sto ritto, immobile, come il più piccolo soldato sull’attenti davanti al suo superiore, pronto ad ogni cosa, magari a gettarmi nel fuoco. Questo deve essere il mio ufficio per tutta la mia vita, perchè io sono nato così; sono un servo! In questa condizione di servo mi devo sempre considerare; non ho però un momento solo in cui possa attendere a me stesso, a servire il mio piacere, la mia vanità ecc. Se lo faccio sono un ladro, perchè rubo il tempo che non è mio, sono un servo infedele, “servus nequam”, indegno della mercede (Mt 18, 32). Guai a me! Eppure l’ho fatto. Che confusione, che rossore! Tanta superbia e presunzione e non so neanche fare il servitore! O Signore mio Dio, io riconosco i vostri diritti sopra di me. Perdonatemi le mie infedeltà. Spesso le inclinazioni cattive mi distraggono dall’attendere il vostro divino servizio. Ora non più.

★ Gulli ★