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Gli ostacoli del cuore

Pubblicato: 12 luglio 2008 in Musica

Elisa  in "Soundtrack ’96-’06" –  2006

 

 

 

 

 

 

 

Gli ostacoli del cuore

C’è un principio di magia
fra gli ostacoli del cuore
mi si attacca volentieri
fra una sera che non muore
e una notte da scartare
come un pacco di Natale.
C’è un principio d’ironia
nel tenere coccolati
i pensieri più segreti
e trovarli già svelati
e a parlare ero io
sono io che li ho prestati.
Quante cose che non sai di me
quante cose

che non puoi sapere
quante cose da portare
nel viaggio insieme.
C’è un principio di allegria
fra gli ostacoli del cuore
che mi voglio meritare
anche mentre guardo il mare
mentre lascio naufragare
un ridicolo pensiero…
Quante cose che non sai di me
quante cose devi meritare
quante cose da buttare
nel viaggio insieme.
C’è un principio di energia
che mi spinge a dondolare
fra il mio dire ed il mio fare
e sentire fa rumore
fa rumore camminare
fra gli ostacoli del cuore…
Quante cose che non sai di me
quante cose

che non vuoi sapere
quante cose da buttare
nel viaggio insieme
.

 

“Gli ostacoli del cuore”: sono le difficoltà di comunicazione che si incontrano normalmente in un rapporto di coppia. Il tempo che ci è regalato per vivere insieme è “una notte da scartare come un pacco di Natale”. È illusorio pretendere di conoscere in modo definitivo la persona che ci vive accanto. Ogni giorno, ogni istante possiamo togliere solo uno strato, un velo che ci separa dalla conoscenza dell’altro. Possiamo quasi dire che l’altro è come una scatola cinese, non è mai quello che appare subito! Il tempo del vivere assieme (un breve tratto di cammino o una vita intera) è la continua possibilità del nostro svelarci all’altro e viceversa. È un movimento di reciprocità che fa sì che due persone crescano nella conoscenza di sé: stando con l’altro non solo mi arricchisco dei suoi doni, ma imparo anche a conoscere meglio me stesso. L’altro mi svela a me stesso. Solo prendendo coscienza di quello che sono posso donarmi pienamente, diventando con l’altro una sola cosa. L’unità nella coppia si realizza quanto più cresce la comunicazione e si impara a condividere “i pensieri più segreti”, le convinzioni profonde, gli ideali e i sogni più veri che abitano il cuore. “Liberare la comunicazione” nella coppia, allora, è la strada per crescere nell’armonia e nella comunione.
“Quante cose che non sai di me quante cose che non puoi sapere”: la bellezza dello stare insieme sta proprio nella consapevolezza che si rimane sempre un mistero l’uno per l’altro, che nell’altro c’è sempre una novità, un aspetto inedito da scoprire. Non si può pretendere di sapere tutto e
subito di chi ci vive accanto, perché non è un oggetto ma una persona. Classificare l’altro e racchiuderlo in qualche definizione è ridurlo a una cosa. Il mistero dell’uomo, invece, è qualcosa di grande, perché è il riflesso del mistero di Dio, essendo egli fatto a Sua immagine e somiglianza. È il fascino del mistero che spinge ad aprirsi l’uno all’altra. La vita di coppia è un percorso fondato sulla fiducia reciproca e sul dialogo sincero. Fiducia e dialogo sono la base per costruire un rapporto duraturo e aprirsi alla comunicazione. Se non mi fido e non mi apro al dialogo rifiuto di mettermi in gioco, perché comunicare è un po’ rischiare, mettere a nudo una parte di se stessi.
“quante cose devi meritare”: la comunicazione è una conquista reciproca e cresce sulla stima e sul rispetto. Costruirla ogni giorno, con fatica e pazienza, è l’impegno di ognuno. Coerenza e trasparenza sono garanzia di credibilità ed eliminano ogni ostacolo nella comunicazione. In questo senso comunicare è attuare una continua conversione. Più si è sinceri e più si cresce.
“quante cose da buttare nel viaggio insieme”: vivere insieme è anche essere capaci di eliminare quegli ostacoli che rallentano o impediscono la comunicazione: l’arroganza, l’impazienza, la superficialità, l’incapacità di perdonare, certe vedute troppo limitate… Il cammino di coppia chiede una continua “potatura”. Amare l’altro/a significa anche rinunciare a una parte di sé, correggere i propri difetti che altrimenti costituirebbero un intralcio.
“quante cose che non vuoi sapere”: quando la comunicazione si ferma a un livello superficiale non si fa nessun passo verso un rapporto maturo. Le coppie più felici e stabili sono quelle capaci di comunicare a un livello profondo, di condividere, oltre ai beni materiali, anche la ricchezza interiore, i valori che danno senso alla vita. Nella nostra cultura l’agnosticismo (il rifiuto del conoscere) e l’edonismo (la ricerca esasperata del piacere) hanno minato alle radici non solo l’esperienza di fede ma anche le relazioni di coppia. Una cultura impregnata così tanto di consumismo e materialismo ha ridotto l’uomo ad oggetto, a merce da comprare, a un prodotto “usa e getta”.
Il messaggio della canzone è chiaro: è importante recuperare il dialogo e la comunicazione nel rapporto di coppia, rimuovendo quegli ostacoli che ne impediscono la crescita. Il segreto per riuscirci è fidarsi l’uno dell’altra, diventare credibili e veri, senza pretendere di conoscere tutto e subito dell’altro. Conoscersi è un cammino che ha bisogno di tempo e che avviene nella libertà di fronte al mistero che l’altro/a è.

 

 

 

Per riflettere

* Quali sono gli ostacoli che normalmente ti impediscono di comunicare con gli altri?
* Quali sono per te le condizioni per una vera comunicazione?
* Nelle relazioni comunichi a livello profondo o solo superficiale?
* Per te l’altro/a è un mistero da scoprire continuamente o una realtà da classificare e definire una volta per tutte?

 

 

Puoi ascoltare la canzone in streming sul sito

 

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Discussione su HEAVEN OUT OF HELL

Pubblicato: 20 giugno 2008 in Musica

   HEAVEN OUT OF HELL  (il brano è in streming sul player di questo Blog)

postato da——-  ellicleo@gmail.it
 

 HEAVEN OUT OF HELL – ELISA (Then comes the sun)

 

So are you turning around your mind
do you think the sun won’t shine this time
are you breathing only half of the air
are you giving only half of a chance
Don’t you wanna shake because you love
cry because you care
feel ‘cause you’re alive
sleep because you’re tired

make heaven, heaven out of hell now

Are you locked up in you counting the days
oh how long untill you have your freedom
just shake because you love
cry because you care
feel ‘cause you’re alive
sleep because you’re tired
shake because you love
bleed ‘cause you got hurt
die because you lived

make heaven, heaven out of hell now…

are you still turning around the same thing
are you still trying that way
are you still praying the same prayers
are you still waiting for that same day to come

climbing the same mountain
you’re not getting higher
you’re running after yourself
can’t let go
hiding in that place you don’t wanna be
you push happiness so far away
but it comes back
to give you all that you’ve given before
to love you the way that you do, like a mirror
look in the air ‘n catch that boomerang
can’t fall anywhere else but in your own hands

and make heaven
heaven out of hell now
make heaven
heaven out of hell now…
make heaven, heaven out of hell now
make heaven
heaven out of hell now
are you still waiting
meke heaven
heaven out of hell now
are you still praying
make heaven
heaven out of hell now
are you still losing
make heaven
heaven out of hell now
make heaven
heaven out of hell now
I wanna fly because
I dream
dream
dream

IL PARADISO DALL’INFERNO

Allora stai davvero tornando sulle tue decisioni?
Sei davvero convinto che questa volta il sole non tornerà a splendere
E ti manca il respiro
Stai concedendo solo mezza possibilità
Non vorresti sentirti scosso da un fremito amando
Non vorresti piangere se perdi ciò a cui tieni
Emozionarti perché sei vivo
Dormire perché ti senti stanco

Fai nascere il paradiso dall’inferno, fallo ora

Ti sei imprigionato in te stesso
Contando disperatamente i giorni che ti separano dalla tua libertà?
L’unica cosa che devi fare è scuotere la tua anima se davvero ami
Piangere per ciò a cui tieni
Emozionarti perché sei vivo
Lasciare che il sangue scorra se sei stato ferito
Morire perché hai vissuto davvero

Stai ancora percorrendo la stessa strada pur sapendo che è sbagliata
Stai ancora provando a risolvere tutto nella stessa maniera senza nessun risultato
Stai ancora pregando per le stesse cose
Stai ancora aspettando invano che arrivi quel giorno

Non sarà scalando le stesse impervie montagne che riuscirai a salire più in alto
Stai scappando da te stessa
Non puoi far finta di niente
Nascondendoti nel posto in cui non vorresti mai trovarti
Non fai altro che respingere la felicità il più lontano possibile da te
ma lei ritorna
Per restituirti tutto ciò che hai sempre dato
Per restituirti l’amore come il riflesso di uno specchio
Alza lo sguardo e afferra quel boomerang
Non potrà che cadere nelle tue mani

Fai nascere il tuo paradiso dall’inferno
Crea il paradiso dal tuo inferno
Che cosa stai aspettando?
Fai nascere il paradiso dall’inferno
Stai ancora pregando
Ma nonostante tutto stai ancora perdendo
Crea il paradiso dall’inferno
Ho voglia di volare
Perché sogno
sogno

CURIOSANDO TRA LE PAROLE…
“Heaven out of hell” è solo una delle innumerevoli
canzoni di Elisa in cui, dietro semplici vocaboli inglesi, si cela in realtà un universo di sensazioni che la cantautrice vuole trasmettere all’ascoltatore.
La sua scelta lessicale è infatti tutto fuorché casuale: la lingua
inglese che Elisa usa per la maggior parte delle sue canzoni rispecchia perfettamente la semplicità che la caratterizza e la rende unica, caratteristica che la lingua italiana, a suo dire, non soddisfa pienamente.
In molti si trovano d’accordo con lei: chi non si troverebbe in difficoltà a dover tradurre semplici parole come “feel” o “shake” laddove i corrispondenti vocaboli italiani “sentire” e “muovere” lascerebbero piuttosto a desiderare?
Lasciando ai posteri l’ardua sentenza è indiscutibile il fatto che, già dopo una prima rapida lettura, il testo di “heaven out of hell” arriva dritto al cuore del lettore, sia quest’ultimo un intenditore di lingua inglese o sia un perfetto profano: elisa riesce sempre a farsi capire!
Irene Vecchiotti

IL PARADISO DALL’INFERNO
Come dichiarato dalla stessa cantante,questo testo così forte e pregno di significato è dedicato a sua madre;sono parole commoventi che arrivano dritte al cuore,un messaggio disperato di una figlia che esorta la madre a reagire,che cerca di convincerla del fatto che si può avere di più,che si può arrivare alla felicità,basta combattere per ottenerla. Elisa descrive una persona stanca e demotivata,che ha creato con le sue stesse mani una prigione fatta di sogni e di illusioni. Una donna intrappolata in un limbo,condannata a convivere con una sensazione di perenne soffocamento,ma che preferisce chiudersi a chiave nella sua gabbia piuttosto che affrontare la dura realtà,che per lei è solo sinonimo di delusioni e sofferenze. La cantante sembra quasi non tollerare l’atteggiamento della donna,quasi come se lo considerasse una manifestazione di debolezza,un capovolgimento dei ruoli che una figlia non può sopportare. “ Fai nascere il paradiso dall’inferno, fallo ora.Ti sei imprigionato in te stesso contando disperatamente i giorni che ti separano dalla tua libertà?L’unica cosa che devi fare è scuotere la tua anima se davvero
ami,piangere per ciò a cui tieni,emozionarti perché sei vivo….”. Questa canzone ha un testo semplice quanto profondo,si arriva al punto focale senza passare per inutili giri di parole:”Non sarà scalando le stesse impervie montagne che riuscirai a salire più in alto.Stai scappando da te stessa,non puoi far finta di niente,nascondendoti nel posto in cui non vorresti mai trovarti.”Elisa lancia un messaggio a tutti coloro che ascolteranno la sua canzone:nella vita bisogna saper rischiare,avere il coraggio di mettersi in gioco,perché ogni emozione vale la pena di essere vissuta,positiva o negativa che sia. Tutto dipende da noi,il nostro vero nemico è nella nostra mente,spesso respingiamo la felicità convinti di non meritarla e ci limitiamo a sopravvivere Si deve lottare contro i propri demoni,le proprie angosce,imparare dagli errori commessi,sperimentare,provare,assaporare tutto ciò che la vita ha da offrirci e lasciare che la felicità finalmente possa arrivare anche da noi
..Nei momenti di sconforto mi dedico sempre questa canzone: ha un qualcosa di magico;sarà che a cantarla è quel dolce folletto dalla voce fatata e sublime,sarà che solo leggendo il titolo trovo la forza per reagire,ma con me funziona davvero,e oggi volevo regalarla a tutti voi.
Sabrina Morelli


Sai cosa è successo oggi?              

Hai un momento Dio?

Pubblicato: 18 marzo 2008 in Musica

Fiorella Mannoia  in "Onda
tropicale" – 2006

Vivo!

Precario, provvisorio,
dispersivo
erroneo, transitorio, transitivo
effimero, fugace e
passeggero.
Ecco qui un vivo
ecco qui… un vivo.
Impuro,
imperfetto,

impermanente
incerto,
incompleto, incostante
instabile, variabile, emotivo.
Ecco qui un
vivo
ecco qui…
E affrontando
il traffico, del traffico equivoco
il
tossico, del transito nocivo
la droga e l’indigesto digestivo
il male che
minaccia il corpo vivo
la mente, il mal dell’ente collettivo
il sangue, il
mal del sieropositivo.
E affrontando queste realtà…
Il vivo afferma,
fermo, affermativo
“Quel che vale davvero

è restar vivo”.
Vivo… è
esser vivo.
Sospeso, non perfetto,

non completo
non
soddisfatto mai,

né mai contento
così
incompiuto e non definitivo.

Ecco qui un vivo
…eccomi!

 

“Precario,
provvisorio, transitorio, transitivo, effimero, fugace e passeggero”
:
è la situazione dell’uomo, viandante e nomade, sempre costretto a piantare
“oltre” la sua tenda. È una verità biblica. Emblematica è la figura di Abramo
che, chiamato da Dio a lasciare la sua terra e la casa di suo padre, intraprende
un viaggio che lo porterà a spostarsi continuamente verso “l’oltre” di Dio (Gn
12,1-9). La società di oggi è in continuo mutamento e questa instabilità la
viviamo sulla nostra pelle (precarietà e mobilità nel mondo del lavoro…). È
importante imparare a metterci sempre in gioco, ad aprirci al nuovo e a
ridefinire noi stessi per affrontare con coraggio e consapevolezza ogni nuova
situazione. “La vita, infatti, non è un cammino semplice e lineare lungo il
quale possiamo procedere liberamente e senza intoppi, ma piuttosto un intricato
labirinto attraverso il quale dobbiamo trovare la nostra strada. Spesso smarriti
e confusi, talvolta imprigionati in un vicolo cieco. Ma sempre, se abbiamo fede,
si aprirà una porta: forse non quella che ci saremmo aspettati, ma certamente
quella che alla fine si rivelerà la migliore per noi” (A. J. Cronin).
“dispersivo, erroneo, effimero”: quante energie
sprechiamo a rincorrere cose inutili lasciandoci ipnotizzare da ciò che è
sensibile, materiale, immediatamente gratificante! La ricerca del piacere,
assunto a valore assoluto, guida le relazioni sociali, la vita familiare,
lavorativa, il tempo libero… È importante unificare la vita, su un punto fermo
che ne sia il “centro di gravità permanente”, che dia senso a quello che
facciamo. Senza un “centro” la vita si disperde in mille rivoli.
“Impuro, imperfetto, impermanente”: è la nostra
condizione di creature fragili, deboli. Il male, il peccato sono dentro di noi.
Nessuno è perfetto: “Signore, non chiamare in giudizio il tuo servo perché
nessun vivente davanti a te è giusto” (Sal 143,2). La consapevolezza
dell’imperfezione non deve condurci all’immobilismo né alla rassegnazione ma
deve diventare il primo passo per dare una sterzata alla nostra vita.
L’esperienza di s. Paolo ci è di esempio quando dice: “Se uno vive in Cristo è
una creatura nuova, le cose di prima sono passate, ne sono nate di nuove” (2Cor
5,17).
“affrontando il traffico… il tossico… la droga…
il male che minaccia il corpo vivo… il sangue”
: la vita quotidiana ci
pone problemi enormi. Il traffico congestiona le città e inquina, mettendo in
pericolo la salute; la schiavitù della droga distrugge tante giovani vite e la
serenità delle loro famiglie; le malattie, lievi o molto gravi, sono una
minaccia al nostro corpo…
“Quel che vale davvero è
restare vivo”
: tra queste realtà è importante non mollare e difendere
a tutti i costi il grande valore della vita, di ogni vita. La qualità della vita
fisica potrebbe essere migliore se ci impegnassimo a non sprecare risorse e a
condividerle, a trovare fonti di energia meno inquinanti, a combattere le
dipendenze da droga e alcool, a garantire a tutti, soprattutto ai Paesi poveri,
il diritto alla cura e alla salute… Anche la vita spirituale potrebbe migliorare
dedicando più tempo alla nostra interiorità, più spazio alla formazione
personale, alla preghiera…
“…non soddisfatto mai, né
mai contento così incompiuto e non definitivo”
: siamo sempre alla
ricerca della pienezza, della felicità. La tensione verso “l’oltre” è
profondamente radicata in noi e ci accompagna per tutta la vita. Molte cose
possono darci il senso della felicità, ma la felicità non è fatta di
soddisfazioni superficiali o di cose materiali, e non è neppure una questione di
soldi. Molti, pur avendo tutto, non sono veramente felici. Il denaro, da solo,
non ha mai fatto felice nessuno! La felicità ha radici più profonde, se la
cerchi sforzati di vivere una vita spirituale autentica, impara a mettere Dio al
centro delle tue scelte perché solo Lui può colmare la tua sete di felicità. E
non è un’impresa impossibile o riservata a pochi…
S. Agostino è un
esempio: dopo aver inseguito per 30 anni la felicità nei piaceri della vita,
rimanendone profondamente deluso, arriva a dire: “Signore, tu ci hai fatti per
te e il nostro cuore trova pace solo quando riposa in te”.

 

 

 

Per
riflettere

*
La vita, le situazioni ti chiedono di “ridefinirti”: come affronti le
novità?
* Cosa guida la tua vita: il piacere,
l’avere, il dare, il
condividere, la ricerca di te stesso, la fede in Dio?
* Oltre a curare la
vita materiale, curi anche la qualità della vita spirituale? Sai coltivare la
tua interiorità?
* Dove cerchi la tua felicità?


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CANZONIERE

Pubblicato: 4 marzo 2007 in Musica

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Sai cosa è successo oggi?

QUANDO FINISCE IL MALE

Pubblicato: 27 febbraio 2007 in Musica
 
QUANDO FINISCE IL MALE (RENATO ZERO)

Ecco che spunta il male
anche da una carezza può
sprigionarsi e degenerare
a volte basta un no.

E come cresce il male
con futili bugie
se la fiducia brilla
di strane fantasie.

Il male ci allontana
qualunque male sia
e se arrivasse all’anima che guaio amica mia.
La forza di un sorriso
certo ci guarirà
anche se il male con il buio un’intesa stringerà.

E su, e su, e su,
non cedere
non puoi permettergli di vincere.
Male è, il male che tu fai a te.
Soli, soli mai…
Quando finisce il male
siamo più forti noi.

Tocca pure ai giganti
di piegarsi davanti a lui
il male non ti risparmi
qualunque faccia hai.

Ma teme le alleanze
e sfugge l’unità
per questo se incontra amore
ui si polverizzerà.
Tenta di indeboire
ogni difesa tua.
E’ a rassegnazione il peggiore male che ci sia.

E su, e su, e su,
aiutiamoci
ci sentiremo meno inutili
su e su finchè si può
c’è ancora tanto mondo sai
ma soli mai!
Quando finisce il male
quanto più amore in noi.

 

Un pezzo di questa canzone mi è arrivata da un mio amico tanto tempo fa e l’ho vista rileggendo i vecchi messaggi dei miei amici… lo faccio quando voglio un po’ di luce… e mi ha colpito particolarmente e allora l’ho cercata e eccomi qui a commentarla, a dire ciò che ha suscitato in me… Parla del male, ma ci sono penso delle frasi veramente bellissime ad iniziare da quando dice che il male può spuntare anche da una carezza, strana idea, insomma in genere la carezza è intesa sempre come senso positivo. Non so esattamente cosa intenda Renato Zero, ma a me vengono in mente due tipi di carezze negative, quelle false, quelle che non sono vere, quelle che servono più che altro per ingannare, per illudere, ma forse ancora di più il fatto che il bene non è sempre fatto di carezze, a volte le cose vanno anche dette con forza, con energia ribadite, proprio perchè importanti, insomma anche Gesù a rivoltato i banchi di coloro che profanavano la casa di Dio, non ha usato sempre carezze… "E come cresce il male con futili bugie" bellissima questa, anche perchè mi sembra che la bugia spesso non sia più neanche considerata tanto un male, invece significa ingannare il nostro prossimo, significa annunciare il contrario di ciò che dovremmo annunciare, noi che ci diciamo annunciatori della Verità, non possiamo vivere di menzogne… "Il male ci allontana, qualunque male sia… male è, il male che tu fai a te" anche questa mi piace tantissimo. Perchè bisogna evitare il male? Perchè abbiamo scelto di seguire il bene, e di portare il bene al mondo, ma anche perchè se noi facciamo il male siamo noi i primi a rimetterci, per questo ci allontana da Dio il male, non perchè Dio si allontani da noi, lui anzi immagino che come la pecorella smarrita mi viene a cercare ogni volta che fuggo, ma il problema è che sono io che dal Bene, da Dio, mi volgo al male e allora non lo vedo più e mi allontano da lui… Male è quindi soprattutto quello che facciamo a noi, questo contenuto della canzone mi affascina veramente. La parte più grave del male che facciamo non sta nell’atto esteriore, ma nell’interno di noi, nel nostro volgerci al male, volgersi dalla parte opposta di colui che ci dà la felicità… Masochisti? eh un po’… Il male non risparmia nessuno poi dice la canzone, tutti devono affrontarlo e decidere di seguire il bene, anche i santi l’hanno affrontato e ce lo troviamo davanti ogni momento in modo che possiamo dire un si continuo al bene e un rifiuto continuo del male. Ma il male così forte a volte, difficile da superare, può essere vinto? Renato propone un sorriso come esempio di qualcosa che vince sul mare, la forza di un sorriso farà luce sul suo buio, a me è successo, il sorriso di chi credeva in lui, mi ha portato al corso e mi ha portato a fare luce nel mio buio. E poi forse c’è il pezzo più bello… il male è divisione, per questo fugge le alleanze, fugge le unioni, fugge l’amore, perchè vincono, perchè lo distruggono, lo disintegrano, Renato dice che l’amore lo "polverizzerà"… Il male continua a cercare di indebolirci, al contrario del bene che ci rafforza e così Renato dice che il peggiore male è la rassegnazione e forse ha ragione, è quella che manca di uno dei più grandi doni del cristiano, uno dei più grandi regali che gli ha portato Gesù in pieno: la speranza. La disperazione, la rassegnazione, sono privi di una via di uscita, si è chiusi dentro un buio che non ha brezze per far entrare un filo di luce che riporti speranza… "aiutiamoci, ci sentiremo meno inutili", la gioia del servire, una convivenza che stiamo organizzando avrà come titolo proprio questo la gioia del servire… Ci sentiremo meno inutili, qui si che realizzeremo noi stessi, nel servizio nell’aiutarci l’un l’altro e nel crescere l’ul l’altro… quando finisce il male il nostro cuore si riempie di amore, e l’amore è gioia, e questo ci dona la felicità… penso sia veramente stupenda questa canzone…


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UN PARAGONE ARDITO

Pubblicato: 10 febbraio 2007 in Musica

Tourniquet

 

Artista: Evanescence
Titolo: Tourniquet
Titolo Tradotto: Laccio Emostatico

Ho provato ad uccidere il dolore
ma ne ho solo attirato dell’altro
giaccio morente
e sto versando rimorsi e tradimenti rosso sangue
sto morendo, pregando, sanguinando e urlando
sono troppo persa per essere salvata?
sono troppo persa?

il mio Dio, il mio laccio emostatico
restituiscimi la salvezza
il mio Dio, il mio laccio emostatico
restituiscimi la salvezza

ti ricordi di me?
perduta per così a lungo
sarai dall’altra parte
o ti scorderai di me?
sto morendo, pregando, sanguinando e urlando
sono troppo persa per essere salvata?
sono troppo persa?

il mio Dio, il mio laccio emostatico
restituiscimi la salvezza
il mio Dio, il mio laccio emostatico
restituiscimi la salvezza

Voglio morire

il mio Dio, il mio laccio emostatico
restituiscimi la salvezza
il mio Dio, il mio laccio emostatico
restituiscimi la salvezza………………….

 
 
Tratta da Fallen, l’album che ha lanciato gli Evanescence, questo testo vive di un paragone ardito, ma interessante. Dio è paragonato al laccio emostatico, vista così sembra quasi una bestemmia……….ma se leghiamo queta affermazione alla prima parte del testo, ci accorgiamo che "Amy lee" scrive: sono troppo persa per essere salvata?
E’ un canto di disperazione di una persona che prova ed ha provato tanto dolore, è disperata……penso : si è infilata nel mondo delle siringhe………..Allora il laccio emostatico è la salvezza poichè evita l’emorragia……. Certo avrebbe potuto trovare altri paragoni per descrivere la salvezza, è cmq un tentativo interssante.


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MALEDETTE MALELINGUE

Pubblicato: 8 febbraio 2007 in Musica
 
 
Maledette malelingue
Ivan Graziani & Camaleonti
(1994)
 
Lo sai cosa fa
lo sai con chi va
e con chi si vede
il pomeriggio dopo palestra
verso le sei
lei sale da lui
all’ultimo piano
lei va da quell’uomo
un uomo maturo
si dice sposato
tanto più grande di lei
Ma cosa faranno ma cosa diranno
per più di due ore
si toccheranno si baceranno
ah! se suo padre sapesse
qualcuno di noi
con un po’ di coraggio
glielo devo dire
e che diamine qua
ci vuole sicuro un po’ di moralità
Ma la gente non lo sa che…
Federica ha quindici anni
anche se una donna è
così la gente vede il male
anche dove non ce n’è.
Lei sta coi grandi e non frequenta
quelli della sua età.
Oh! maledette malelingue
la gente la distruggerà
la gente la distruggerà
SI dice che sì
si dice che no.. Hhuh…
Ma! Vedrai vedrai vedrai
qualcosa ci
sarà
metti la paglia sul fuoco
e un incendio poi scoppierà
lui l’ hanno cacciato allontanato
in un’altra città
E si dice che a lei
suo padre le ha date
di santa ragione
adesso sta chiusa in casa
e per un bel pezzo non uscirà
con un po’ di coraggio
certe puttane vanno punite
e che diamine qua
ci vuole sicuro un po’ di moralità
ma la gente non lo sa che…
Federica ha quindici anni
anche se una donna è
così la gente vede il male
anche dove non ce n’è.
Lei sta coi grandi e non frequenta
quelli della sua età
Oh! maledette malelingue
la gente la distruggerà
Oh! maledette malelingue
la gente la distruggerà
la gente la distruggerà…
 
Le malelingue, una canzone di protesta contro la gente che è pronta a fare giudizi affrettati "Così la gente vede il male anche dove non ce n’è!" Per noi cristiani non è una rivelazione anche Gesù ha detto di non giudicare! Non è solo questo però questa canzone ci lascia un altro messaggio non credere a qualunque voce cattiva! Le cose vengono cambiate passando di voce in voce oppure una persona molto sospettosa potrebbe vedere in un normale gesto qualcosa di negativo! Così si fantastica e la studentessa che va a casa di un uomo sposato fa scatenare la gente pronta a fare già la trama della realtà! Una realtà che può essere diversa dal film che loro hanno ideato nella loro mente! Difficile giudicare in pieno le persone perchè dovremmo conoscerle anche dentro conoscere quello che pensano quello che hanno passato, e questo lo può sapere
solo Dio!


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