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Il ragazzo Blu

Pubblicato: 12 gennaio 2007 in poesia per la pace

 

Lontano, lontano oltre le stelle, tutto è molto differente da qui. E ancora più lontano di lì, tutto è ancora più differente da lì, dove tutto è molto differente da qui. Ma se volassimo lontano, molto molto lontano, verso il luogo dove tutto è completamente differente da qualsiasi altro luogo, forse là tutto potrebbe essere proprio uguale a qui.

Forse, in questa terra lontana, c’è un pianeta grande quanto la nostra Terra, e forse ha degli abitanti, persone che sono quasi come noi, se non fosse perché sono blu e possono avvolgere le orecchie quando non vogliono sentire.

E forse è scoppiata una guerra su questo pianeta lontano, e tante persone blu sono morte. Sono rimasti molti orfani, ed è tra le rovine di una delle case distrutte dalle bombe che sedeva un ragazzino blu e piangeva perché aveva perso il padre e la madre. Rimase seduto lì per molto tempo, e piangeva, ma a un certo punto si fermò perché aveva pianto tutte le lacrime che aveva. Si tirò su il bavero, infilò le mani intasca, e se ne andò. Se incontrava una roccia la prendeva a calci e se vedeva un fiore lo calpestava.

Gli si avvicinò un cagnolino, lo guardò e prese a scodinzolare. Poi girò su se stesso e si mise a camminare a fianco del ragazzo, come se avesse deciso di rimanere con lui.

"Vattene!" diceva il ragazzo al cane. "Devi andartene. Se resterai con me dovrò amarti, e non voglio amare mai più nessuno per tutta la vita."

Il cane lo guardava e scodinzolava amichevolmente. Il ragazzo trovò un fucile accanto al corpo di un soldato morto: Lo raccolse e lo mostrò al cane: "Questo fucile può ucciderti!" disse con rabbia, e il cane scappò.

"Ti porterò con me" diceva il ragazzo al fucile " Sarai un buon amico." E col suo fucile sparò un colpo a un albero morto.

Trovò uno scooter volante appena abbandonato in un campo. Salì e cercò di mettere in moto. Lo scooter volante funzionava.

"Ora ho un fucile e uno scooter volante, " diceva il ragazzo. "Saranno la mia famiglia. Potrei anche avere un cane, ma potrebbe essere ucciso e allora morirei dal piangere."

Volava qua e là col suo scooter volante, quando vide una casa da cui usciva del fumo. " Lì dentro vive ancora qualcuno" disse il ragazzo. Girò intorno alla casa e guardò attraverso le finestre. All’interno c’era soltanto una vecchia che stava cucinando qualcosa.

Parcheggiò lo scooter volante davanti alla casa, prese il fucile ed entrò. "Ho un fucile!" disse alla vecchia. "Devi darmi qualcosa da mangiare!"

"Entra, ti avrei dato qualcosa in ogni caso" disse la vecchia. "Puoi venire avanti e mettere via il fucile."

"Non voglio che tu sia gentile con me!" disse il ragazzo bruscamente " Il mio fucile può ucciderti!"

Così la vecchia gli diede qualcosa da mangiare, e lui volò via.

Ora il ragazzo viveva così. Si era preparato un nascondiglio in una casa abbandonata. Quando aveva fame, volava dove c’era gente, e li obbligava col fucile a dargli qualcosa da magiare.

Altre volte sorvolava i campi di battaglia abbandonati e raccoglieva pezzi dalle armi e dai carri e dai camion abbandonati. Portava tutto al suo nascondiglio.

"Costruirò un robot gigante corazzato!" diceva tra sé. "Sarà alto cento metri e peserà cento tonnellate e io lo comanderò da una cabina in cima alla sua testa. Sarò potente e nessuno potrà farmi niente."

Un giorno una ragazza arrivò al nascondiglio. Il ragazzo uscì col fucile e disse: "Devi andartene! Il mio fucile può spararti!"

"Non voglio darti fastidio, " diceva la ragazza" Sto solo cercando di capire se i funghi hanno ricominciato a crescere."

"Devi andartene!" Diceva il ragazzo. " Non voglio nessuno intorno!"

"Sei solo?"chiese la ragazza

"No, " disse il ragazzo "Ho un fucile e uno scooter volante. Loro sono la mia famiglia. E un giorno avrò un robot gigante corazzato!"

" Non c’è nessun essere vivente con te?"

"Avrei potuto avere un cane. Ma se qualcuno l’avesse ucciso, sarei morto dal piangere"

"Anch’io non ho nessuno, " disse la ragazza. "Potremmo stare insieme."

"Non voglio stare con nessuno che possa essere ucciso da un fucile!"

"Allora immagino che dovrai soltanto trovare qualcuno che non possa essere ucciso da un fucile!" disse la ragazza e se ne andò.

E il ragazzo costruì un robot gigante corazzato e vi entrò. Sedeva nel punto più alto della testa del robot, dove aveva costruito la cabina con i comandi.

Poi partì; e guidava per la campagna nel suo robot gigante corazzato.

La gente rabbrividiva quando lo vedeva arrivare, e pensava soltanto a scappare. Ma nessuno poteva sfuggire al robot gigante corazzato.

Nella cabina c’era un microfono, e tutto quello che il ragazzo diceva al microfono usciva come un ruggito dalla bocca del robot. " C’è qualcuno qui che non può essere ucciso da un fucile?" Tuonava il robot. Ma ovunque arrivasse la gente fuggiva e così non si trovava mai qualcuno che non potesse essere ucciso da un fucile.

Ma un giorno, dall’alto della cabina in cui sedeva, il ragazzo riuscì a vedere che qualcuno non stava scappando, ma stava ritto in piedi laggiù e gli gridava qualcosa; ma lui stava così in alto da non capire quello che gli diceva.

"Non sarà mica qualcuno che non può essere ucciso da un fucile?" pensava il ragazzo e così scese. Era la vecchia che gli aveva dato da magiare qualche tempo prima. "Volevi dirmi qualcosa?" chiese il ragazzo.

"Sì" rispose la vecchia "Ho sentito parlare di qualcuno che non può essere ucciso da un fucile e ho pensato che dovevo dirtelo."

"E chi è?" chiese il ragazzo

"Un vecchio che abita sulla Luna."

"Allora andrò a cercarlo, " disse il ragazzo "Visto che non voglio nessuno intorno che possa essere ucciso da un fucile."

Schiacciò un interruttore e il suo robot gigante corazzato si trasformò in un razzo gigante corazzato e il ragazzo volò sulla Luna.

Una volta sulla Luna il ragazzo ebbe da cercare per molto tempo, ma alla fine trovò il vecchio. Sedeva dietro un telescopio guardando in giù verso il pianeta blu.

"Sei tu l’uomo che non può essere ucciso da un fucile?" chiese il ragazzo al vecchio.

"Direi di sì, " rispose il vecchio.

"E cosa stai guardando col telescopio?"

"Sto studiando gli abitanti di quel pianeta laggiù."

"Credi che potrei restare con te?" chiese il ragazzo

"Forse" disse il vecchio. "Ma cosa trovi di così speciale in me?"

"E’ perché voglio stare con qualcuno che non possa essere ucciso da un fucile. Quando i miei genitori sono morti, ho pianto tutte le lacrime che avevo: avrei anche potuto avere un cane, ma se qualcuno lo avesse ucciso sarei morto dal piangere. E sarei anche potuto restare con una vecchia o con una ragazza. Ma non erano a prova di proiettile e se fossero state uccise, sarei morto dal piangere."

"Va bene" disse il vecchio "puoi restare con me. Nessuno può spararmi, non ci sono fucili qui."

"E’ questa l’unica ragione?" chiese il ragazzo

"Proprio così" disse il vecchio

"Ma io ho portato con me il mio fucile."

"Peccato" disse il vecchio, "Allora non puoi restare con me. Il tuo fucile potrebbe uccidermi."

"Allora dovrò tornare in dietro, " disse il ragazzo.

"Sì, " disse il vecchio.

"Peccato, " disse il ragazzo.

"Ti dispiace?" chiese il vecchio

"Sì, " disse il ragazzo "Mi sarebbe piaciuto rimanere qui".

"Forse potresti buttare via il tuo fucile…" disse il vecchio.

"Forse, " disse il ragazzo "E cosa farei dopo?"

"Potresti guardare con questo telescopio, e forse riusciresti a capire perché quelle persone laggiù non fanno altro che guerre: "

"E perché non fanno altro che guerre?"

"Ma, questo proprio non lo so. Suppongo che abbia qualcosa a che vedere col non conoscersi abbastanza. Sono così tanti, e la loro vita è così complicata che non capiscono l’effetto delle loro azioni sugli altri. Immagino che non sappiano da dove venga la carne che mangiano o dove vada il pane che cuociono. Credo che non sappiano se il ferro che estraggono dalla terra sia usato per fare bulldozer o cannoni. Forse non sanno neanche se la carne che mangiano appartenga ad altri esseri umani. Se potessero vedersi dall’alto, forse capirebbero meglio molte cose."

"Quindi qualcuno dovrebbe mostrarglielo?" disse il ragazzo.

"Forse, " disse il vecchio, "Ma io sono troppo vecchio e stanco per farlo."

Fu soltanto dopo queste parole che il ragazzo lasciò cadere il fucile; e il fucile cadde attraverso lo spazio, giù sul pianeta; e là, andò in mille pezzi.

Così il ragazzo rimase molto molto tempo sulla Luna col vecchio, e scrutava col telescopio, e  studiava le persone laggiù. E forse un giorno è volato giù e ha spiegato a quelle persone in che cosa sbagliavano.