Archivio per la categoria ‘Quelli della IIIa A’

Dal Vangelo del giorno

secondo Giovanni 15,26-16,4

ponte
Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza; e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio. Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, verrà l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma io vi ho detto queste cose perché, quando giungerà la loro ora, ricordiate che ve ne ho parlato. Non ve le ho dette dal principio, perché ero con voi.

Santa Teresa Benedetta della Croce [Edith Stein] (1891-1942),

carmelitana, martire, compatrona d’Europa 
Poesia, Pentecoste 1937

« Il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità »

Chi sei, dolce luce ? …
Sei forse il raggio che scaturisce come il lampo 
dall’alto trono del Giudice eterno, 
penetrando come il ladro nella notte dell’anima 
che misconosceva se stessa (Lc 12, 39) ?
Misericordioso, eppure inesorabile, 
penetri fino alla sua profondità nascosta.
L’anima è spaventata da ciò che vede di se stessa 
e sta in un sacro timore 
davanti al principio di ogni sapienza 
che viene dall’alto 
e ci ancòra saldamente in alto, 
davanti al tuo operare che nuovamente ci ricrea,
Spirito Santo, raggio che nulla può fermare !

Sei forse la pienezza di spirito e di potenza 
che permette all’Agnello di sciogliere i sigilli 
del decreto eterno di Dio (Ap 5, 7) ?
Sul tuo ordine i messaggeri del giudizio 
cavalcano per il mondo e separano, 
con il taglio della spada, il Regno della luce 
dal regno della notte (Ap 6, 2).
nuovo sarà il cielo e la terra nuova (Ap 21,1) 
e tutto ritroverà il suo giusto posto, 
sotto il tuo soffio leggero : 
Santo Spirito, potenza vittoriosa !

I Passi dell’amore

Pubblicato: 4 aprile 2011 in Quelli della IIIa A

Titolo originale A walk to rimember

Genere: Commedia
Regia: Adam Shankman
Interpreti: Mandy Moore (Jamie Sullivan), Shane West (Landon Carter), Peter Coyote (rev. Sullivan), Daryl Hannah (Cynthia Carter).

Nazionalità: Stati Uniti
Distribuzione: Mediafilm
Anno di uscita: 2002

Origine: Stati Uniti (2002)

Soggetto: tratto dal romanzo di Nicholas Spark
Sceneggiatura: Karen Janszen
Fotografia: (Scope/a colori): Julio Macat
Musica: Mervyn Warren
Montaggio: Emma H.Hickox
Durata: 101′
Produzione: Daniel Di Novi.


Il film

In un piccolo centro della Carolina del Nord, Landon, ragazzo agiato e viziato, ne ha commessa una di troppo. Per punizione, viene condannato a lavorare per la scuola, occupandosi dell’attività teatrale. Qui incontra Jamie, figlia unica del pastore del luogo. All’inizio lei fa finta di non conoscerlo, e lo tiene lontano durante le prove. Passata la rappresentazione, Landon le chiede di uscire. Lei acconsente. Infine si baciano e si dichiarano reciproco amore. Una sera, qualche tempo dopo, lei gli dice che ha la leucemia. Sconvolto, Landon va dal padre (che è cardiologo e, separato dalla madre, non vedeva da tempo), gli chiede di aiutarla, ma non c’è più niente da fare. Jamie viene ricoverata. Landon si riconcilia con il padre. Mentre è nel letto d’ospedale, Landon chiede a Jamie di sposarsi. I ragazzi diventano marito e moglie. Dopo l’estate Jamie muore. Quattro anni dopo, Landon la ricorda.

Per riflettere dopo aver visto il film.

Che altro mi manca ancora? Essere perfetti come il Padre. È il superamento della legge che significa non operare per compiere un dovere ma essere perfetti come il Padre…nell’amore.

  • Il film riporta l’attenzione sulle priorità della vita: amore incondizionato, speranza e fede, aspetti che per millenni sono stati il fondamento della vita emotiva degli essere umani.
  • L’amore per Jamie condurrà Landon a decisioni estreme, segnando il rito di passaggio dall’adolescenza all’età adulta.
  • Nel conoscersi meglio Landon e Jamie assistono ad una trasformazione reciproca. Per ciascuno dei due si apre un mondo completamente nuovo.

Una possibile lettura

A leggere la trama, si può avere l’impressione di trovarsi in quel genere di commedia che oscilla tra il lacrimoso e il patetico, puntando alla ricerca della facile commozione. Certo tutto questo c’é, ma bisogna subito aggiungere che la misura di quelle due zone a rischio (quella ‘lacrimosa’ e quella ‘patetica’, appunto) è tenuta in limiti giusti e opportuni, comunque apprezzabili. Se l’orizzonte narrativo è abbastanza schematico, emergono altri aspetti cui viene dato spazio e giusta valenza: la religiosità, l’accostarsi alla fede, la rivalutazione dei vari ruoli familiari. Anche il cambiamento del ragazzo avviene attraverso passaggi di qualche sensibilità. Niente di straordinario, dunque, ma attenzione rispettosa per momenti e situazioni che possono lasciare tracce profonde nella vita di ciascuno.

Questa è una storia d’amore, come sottolinea il regista, ma “è anche la testimonianza che la fede, in noi e nel nostro prossimo, può trasformaci, plasmarci e farci scoprire l’essenza della vita. Landon all’inizio della storia, è arrabbiato, perso, confuso, ma riesce a scrollarsi tutto di dosso per amore di Jamie. Viene illuminato dalla fede, attraverso la spiritualità dell’amore, attraverso il rispetto, il perdono e l’accettazione.

È anche una “storia di crescita”, propone l’autore Nicholas Sparks, che ha scritto il romanzo, da cui è tratto il film. “quando vediamo Landon per la prima volta intuiamo che c’è qualcosa che desidera ma che non riesce ad afferrare. Poi arriva Jamie e lo aiuta nel suo percorso di crescita. Mi auguro che le persone che vedono il film non solo si commuovono ma si possono immedesimare perché, in fondo, tutta la vita è un lungo viaggio alla ricerca di se stessi”.

ps

il passaggio top del film , lo scritto sull’amore e tratto dalla Bibbia

Ia Lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi

Ia Corinzi 13,1-13 :Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi l’amore, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi l’amore, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi l’amore, niente mi giova. L’amore è paziente, è benigno l’amore; non è invidioso l’amore , non si vanta, non si gonfia,non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto,non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
L’amore non avrà mai fine. Le profezie scompariranno,il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta è la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto,quello che è imperfetto scomparirà. Quand’ero bambino parlavo da bambino,pensavo da bambino,ragionavo da bambino, ma divenuto uomo ciò che era da bambino l’ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio in maniera confusa, ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente come anch’io sono conosciuto. Queste dunque le tre cose che rimando : la fede, la speranza, l’amore, ma di tutte queste cose la cosa più grande è l’amore.



Una riflessione di una ragazza sulle domande del Liga


 

HAI UN MOMENTO DIO?

«Tutti
abbiamo un po’ di traffico nell’anima ed è per questo che siamo alla
ricerca continua di risposte…». Non so quanti anni abbia con esattezza,
ma a scrivere è una giovanissima ragazza. Le domande del Liga,
continua, sono le stesse che tutti prima o poi ci facciamo…

Hai un momento Dio?
C’ho un po’ di traffico nell’anima, non ho capito che or’è 

C’ho il frigo vuoto, ma voglio parlare perciò, paghi te.

Che tu sia un angelo od un diavolo, ho 3 domande per te:

chi prende l’inter, dove mi porti e poi dì, soprattutto perché?

Perché ci dovrà essere un motivo, no?

Perché forse la vita la capisce chi è più pratico.

Hai un momento Dio?

No, perché sono qua, insomma ci sarei anch’io.

Hai un momento Dio?

O te o chi per te, avete un attimo per me?

Li pago tutti io i miei debiti, se rompo pago per tre

quanto mi conta una risposta da te, di su, quant’è?

ma tu sei lì per non rispondere, e indossi un gran bel gilet

non bevi niente e io non ti sento com’è?

Perché?

Perché ho qualche cosa in cui credere

perché non riesco mica a ricordare bene che cos’è.

Hai un momento Dio?

No perché sono qua, se vieni sotto offro io.

Hai un momento Dio?

Lo so che fila c’è ma tu hai un attimo per me.

Nel mio stomaco son sempre solo, nel tuo stomaco sei sempre solo

ciò che sento, ciò che senti, non lo sapranno mai….

Almeno dì se il viaggio è unico e se c’è il sole di là

se stai ridendo, io non mi offendo però, perché

perché nemmeno una risposta ai miei perché

perché non mi fai fare almeno un giro col tuo bel gilet.

Hai un momento Dio?

No perché sono qua , insomma ci sarei anch’io

Hai un momento dio?

O te o chi per te avete un attimo per me?

«Tutti abbiamo un po’ di traffico nell’anima ed è per questo che siamo alla ricerca continua di risposte…».
Non so quanti anni abbia con esattezza, ma a scrivere è una
giovanissima ragazza. Le domande del Liga, continua, sono le stesse che
tutti prima o poi ci facciamo…

Una
fede piena di troppe domande, qualcuno la definisce adolescente, come
se la maturità del credere non vivesse di dubbi, di confronti, di luce
chiesta e accolta, ogni giorno. Ci si stupisce poi se si scopre che
santi e sante di una certa popolarità abbiano vissuto notti profonde,
totalmente immerse nel silenzio costante di Dio… forse qualcuno lassù
ama a intermittenza?

Mi piacerebbe spostare l’attenzione su due aspetti, a mio parere centrali: la bellezza del chiedere e la visibilità di Dio.

Chiedere, porre e porsi domande, dubitare non è principio di allontanamento, ma di ricerca e di profondità.
Non è pericoloso che qualcuno dubiti di Dio; infondo nella scienza il
dubbio è stata la condizione di possibilità di ogni conoscenza, ma è
estremamente rischioso che al dubbio non si mostri la luce, che al
viandante non si indichi la via. Troppe volte davanti al dubbio,
consentitemelo, lecito di gente di ogni età sulla reale presenza di Dio
in una storia troppo ferita, l’unica risposta è stata una porta
sbattuta in faccia. Questo è pericoloso ed estremamente grave. Questo è
principio di un allentamento.

Chi chiede cerca la verità e con la Verità in persona ha bisogno di entrare in contatto.

Beati coloro che hanno il coraggio di dubitare: incontreranno Dio faccia a faccia.

Ehi
Dio! Dove cercarti per incontrarti seriamente, per poterti parlare con
calma, per dirti finalmente quello che penso? Hai un momento?

Ligabue
fa un inciso di non poco conto: «O te o chi per te…». Uomini e donne,
tutti chiamati in causa. In quel chi per te ci siamo tutti… tutti quei
figli che hanno incontrato il Padre, che lo hanno visto in azione nella
propria vita, che si sentono amati. Qualcuno più di un altro, perché
chiamato a una scelta più radicale, ma tutti, perché cristiani siamo
chiamati a essere visibilità di Dio oggi.

Ai cristiani, è stato riconsegnato un importante mandato: essere testimoni, annunciare Dio presente.

Non
si tratta di costruire al di là della storia, ma di tenere aperte le
porte di ogni storia perché Dio vi entri. Testimoni della Verità che
vuole incontrare il dubbio; della Via che da tutti vuole essere
percorsa; della Vita che dà senso a ogni esistere .

Beati coloro che accoglieranno chi cerca e indicheranno loro sentieri di Vita: il Padre farà di loro la sua dimora.

 

Dopo “La voglia che non vorrei” che ha avuto un grandissimo successo, ecco il secondo singolo da “Cambio direzione” che ha venduto oltre 70mila copie dalla sua uscita raggiungendo la status di disco di platino. Nek si conferma per l’ennesima volta una realtà della musica italiana, che ha un discreto successo anche all’estero. 

La canzone è ispirata all’inno d’amore di San Paolo: La vita, se non si ha qualcuno con cui condividerla, significa davvero poco. “Se non ami, non hai un vero motivo per vivere…” .Ecco una slide con la canzone ed a seguire il testo

testo:
Puoi decidere le strade che farai
puoi scalare le montagne oltre i limiti che hai
potrai essere qualcuno se ti va
ma se non ami
se non ami
non hai un vero motivo motivo per vivere
se non ami
non ti ami e non ci sei
se non ami
non ha senso tutto quello che fai
puoi creare un grande impero intorno a te
costruire grattaceli e contare un po’ di più
puoi comprare tutto quello che vuoi tu
ma se non ami
se non ami
non hai un vero motivo per vivere
se non ami
non ti ami e non ci sei
se non ami
se non ami
non hai il senso delle cose più piccole
le certezze che non trovi e che non dai
l amore attende e non è invadente e non grida mai
se parli ti ascolta tutto sopporta crede in quel che fai
e chiede di esser libero alle porte
e quando torna indietro ti darà di più
se non ami
se non ami
tutto il resto sa proprio di inutile
se non ami
non ti ami
non ci sei…
senza amore noi non siamo niente mai…

INNO ALLA CARITA’ (San Paolo ai Corinzi)

” Se anche parlo le lingue degli uomini e degli angeli, ma non ho la carità, sono un bronzo sonante o un cembalo squillante: E se anche ho il dono della profezia e conosco tutti i misteri e tutta la scienza; e se anche possiedo tutta la fede, si da trasportare le montagne, ma non ho la carità, non sono niente. E se anche distribuisco tutte le mie sostanze, e se anche dò il mio corpo per essere bruciato, ma non ho la carità, non mi giova a nulla. La carità è magnanima, è benigna la carità, non è invidiosa, la carità non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità; tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine; le profezie scompariranno: il dono delle lingue cesserà; la scienza svanirà; conosciamo infatti imperfettamente e imperfettamente profetizziamo. Ma quando verrà la perfezione sarà abolito ciò che è imperfetto. Quando ero bambino parlavo da bambino, pensavo e ragionavo da bambinio. Ma quando mi sono fatto adulto ho smesso ciò che era da bambino. Adesso vediamo come in uno specchio, in immagine, ma allora vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in parte, ma allora conoscerò perfettamente,come perfettamente sono conosciuto. Ora esistono tre cose: la fede, la speranza e la carità; ma la più grande di esse è la carità.”

Renato Zero  in
"Il dono" – 2005

La vita è un dono

Nessuno
viene al mondo

per
sua scelta
non è questione

di
buona volontà.
Non per meriti si nasce
e non per colpa
non è un peccato

che
poi si sconterà.
Combatte ognuno

come
ne è capace
chi cerca nel suo cuore
non si sbaglia…
La vita è un dono

legato
a un respiro
dovrebbe ringraziare
chi si sente vivo
ogni emozione

che
ancora ci sorprende
l’amore sempre diverso
che la ragione non comprende.
Il bene che colpisce il male
persino quello che fa più soffrire
è un dono che si deve accettare
condividere poi restituire,
tutto ciò che vale veramente
che toglie il sonno e dà felicità.
Si impara presto

che
non costa niente
non si può vendere
ne mai si comprerà.
E se faremo un giorno l’inventario
sapremo che per noi

non
c’è mai fine.
Siamo l’immenso
ma pure il suo contrario
il vizio assurdo

e
l’ideale più sublime…
Ogni emozione ogni cosa è grazia
l’amore sempre diverso
che in tutto l’universo spazia
e dopo un viaggio
che sembra senza senso
arriva fino a noi…

 

“Nessuno viene al mondo per sua scelta”: all’origine di
ogni vita c’è Qualcuno che, da sempre, ci ha pensati e voluti, un Amore che
ha creato ogni cosa e la mantiene in vita. Ogni essere che respira sulla
terra non è frutto del caso, ma nasce dal cuore di Dio. Senza di Lui non
potremmo esistere! Solo in Dio, nostro Padre, troviamo la spiegazione e il
senso della nostra esistenza, che è interamente nelle sue mani, dal suo
inizio al suo termine: “Nessuno può pagare il riscatto di una vita o
chiederne a Dio il prezzo, per quanto si paghi il riscatto di una vita non
potrà mai bastare per vivere senza fine” (Sal
49,8-10).
“Non per meriti si nasce e non per colpa”:
la gratuità è la dimensione più importante della vita, che è un dono. Nessuno
di noi ha fatto niente per venire al mondo, per “meritarsi” di vivere! Siamo
un regalo a noi stessi! E lo stupore è l’atteggiamento giusto da coltivare
davanti a un dono così grande.
“La vita è un dono legato a un respiro /
dovrebbe ringraziare chi si sente vivo”
: in una società che
mercifica anche le relazioni e dà a tutto un prezzo, la gratitudine spesso
non trova cittadinanza. “Grazie”, invece, è la parola che dovremmo
pronunciare di più, nella consapevolezza che niente ci è dovuto, ma tutto ci
è regalato. Ringraziare è sorprendersi continuamente di fronte alla vita e ai
gesti che rompono la catena del “do ut des” e del puro calcolo.
“l’amore sempre diverso che la ragione non
comprende”
: amare, nella sua più profonda verità, significa
donarsi. Le ragioni del cuore sono diverse da quelle della razionalità, del
calcolo matematico. Lo dice anche Pascal: “Il cuore ha ragioni che la ragione
non comprende”. La vita è una palestra dove si impara ad amare, assumendo
sempre di più questa “logica” e traducendola in gesti e atteggiamenti
concreti. La vita è davvero l’arte di amare, di donarsi. Tanti testimoni lo
hanno sperimentato in prima persona: s.Francesco
nella “Preghiera semplice” dice: «È dando che si riceve»; s.Paolo,
che ha speso tutta la vita per l’annuncio del Vangelo, afferma: «Dio ama chi
dona con gioia» (2Cor 9,7)… e anche Giovanni Paolo II, a cui è dedicata
questa canzone.
“Il bene …è un dono che si deve accettare,
condividere e poi restituire”
: un altro termine nel vocabolario
del dono è “condividere”. È nella natura del dono l’apertura all’Altro, agli
altri. La parabola dei talenti ce lo ricorda: i doni che abbiamo ricevuto
(intelligenza, forza fisica, fede…) dobbiamo essere capaci di condividerli,
di investirli senza tenerli egoisticamente per noi stessi. Di essi ci verrà
chiesto conto: “A chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza, ma a chi non
ha sarà tolto anche quello che ha” (Mt 25,29).
“…tutto ciò che vale veramente, che toglie il
sonno e dà felicità”
: i semi di bene nella nostra giornata sono,
in fondo, le cose che poi restano, che valgono veramente e riempiono di
significato il nostro agire. Il dono è come un boomerang: lo “lanci” e ti
ritorna più carico di prima. È il miracolo dell’amore!
“Ogni emozione, ogni cosa è grazia”:
tutto è dono: ogni incontro, ogni sorriso, ogni avvenimento, lieto o triste…
Ogni giorno è una occasione unica per diventare quello che siamo: amore che
si dona! È il segreto che può trasformare davvero il mondo. Qualcuno su una
Croce ce lo ha insegnato. Consapevole di quello che stava vivendo ha detto:
“La vita non mi è tolta ma sono io che la dono” (cf
Gv 10,18). Quel gesto di amore ha cambiato la
storia e continua a interrogare, in ogni tempo, la coscienza degli uomini.
 

 

 

 

Per riflettere

* Sei cosciente che la tua vita è dono di Dio, che niente ti è dovuto,
ma che tutto è “grazia”?
* Ringrazi Dio per il dono della vita, per le persone che hai accanto,
per i beni di cui disponi, per le meraviglie del creato…?
* Sei capace di condividere i tuoi doni, materiali e spirituali con i tuoi
amici e con chi ne ha più bisogno?
* Ciò che conta è amare: nella tua scala di valori che spazio trova
l’amore, la capacità di donarti?

 

 

Pubblico di nuovo questo articolo, per gli studenti della IIIa A (grazie a tutti)

   

Un senso (Vasco Rossi)

Nel suo Album “Buoni o Cattivi”, il rocker Vasco si propone ai suoi fans con la pungente critica nei confronti di una società che guarda sempre più all’apparire e meno alla sostanza, con la sua rabbiosa voglia di ribellione contro un sistema teso alla massificazione, con il suo carico di dubbi e di insofferenze. Qui proponiamo la canzone “Un senso” che con realismo invita a una seria riflessione sull’esistenza.


Voglio trovare un senso a questa sera
anche se questa sera un
senso non ce l’ha.

Voglio trovare un senso a questa vita
anche se questa vita un
senso non ce l’ha.
Voglio trovare un senso a
questa storia
anche se questa storia un
senso non ce l’ha.
Voglio trovare un senso a
questa voglia
anche se questa voglia un
senso non ce l’ha.
Sai che cosa penso che se non ha un senso
domani arriverà…
Domani arriverà lo stesso senti che bel vento
non basta mai il tempo domani un altro giorno
arriverà…
Voglio trovare un senso a
questa situazione
anche se questa situazione un
senso non ce l’ha.
Voglio trovare un senso a
questa condizione
anche se questa condizione un
senso non ce l’ha.
Domani un altro giorno… ormai è qua!
Voglio trovare un senso a
tante cose…

“Voglio trovare un senso a questa vita anche se questa vita un senso
non ce l’ha”:
la nostra vita si muove tra il “non senso” e la ricerca di
senso. Tutta la vita è disseminata di “perché”. Fin da bambini ci poniamo una
serie di domande… Ma a volte questa “arte di farci domande” e di sfidare gli
altri con i nostri “perché” viene meno. Ci lasciamo trascinare come un turbine
dagli eventi e dalle situazioni che a lungo andare creano in noi un senso di
vuoto, una scontentezza interiore, un disagio esistenziale. E allora è
importante fermarsi per riappropriarci di noi stessi.

“Voglio trovare un senso a questa voglia anche se questa voglia un
senso non ce l’ha”:
ci sono due modi di vivere la vita: uno è quello di
seguire i nostri istinti naturali assecondandoli in tutto, l’altro è quello di
seguire quei valori etici e spirituali che vengono dalla nostra coscienza e che
costituiscono un quadro di riferimento per le nostre scelte e le nostre azioni.
Anche nella Bibbia viene descritto questo duplice modo di vivere: “Quelli che
vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che
vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. Ma i desideri della carne
portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla
pace” (Rm 8, 5-6).

L’esperienza stessa ci insegna
che la felicità (pienezza di senso) non ci è data dal poter soddisfare solo e
subito le nostre esigenze materiali, ma dall’avere davanti a noi quei valori
spirituali che soddisfano davvero la nostra sete di verità, come per esempio il
rispetto degli altri, la solidarietà, la pace… La società in cui viviamo, così
impregnata di consumismo, crea in noi bisogni spesso inutili dandoci
l’illusione che la felicità stia nell’avere, nell’accaparrarsi le risorse. In
effetti la vera felicità non la troviamo in primo luogo nel possesso dei beni
materiali, ma nello star bene con noi stessi, con la nostra coscienza, con gli
altri, nel vivere in armonia con l’ambiente che ci circonda, nell’apertura a
Dio.

“Sai che cosa penso / che se non ha un senso / domani arriverà”: ci
capita, a volte, di vivere situazioni incomprensibili, assurde in cui non
riusciamo a trovare nessuna spiegazione né a intravedere una via di uscita…
Eppure ogni situazione che viviamo ha un suo significato nascosto che spesso
non siamo capaci di decifrare. C’è bisogno di tempo e di non far morire in noi
la speranza: prima o poi il senso si svelerà! Coltivare sempre in noi “l’arte
di farci domande” ci permette un approccio diverso alla vita, che è quello di
guardarla faccia a faccia, penetrandola in profondità per scoprire in essa il significato
nascosto… e strada facendo le risposte arriveranno.

“Voglio trovare un senso a tante cose: quante volte facciamo le
cose senza sapere il “perché”! A volte a spingerci è la forza d’inerzia o
l’abitudine, a volte la moda (“tutti lo fanno”)… e tanti altri condizionamenti
culturali e sociali. Quando invece le nostre azioni sono il frutto di una
scelta responsabile e consapevole allora possiamo dire di aver dato un senso a
quello che facciamo.

Se nelle nostre scelte, nelle
nostre relazioni con gli altri e anche nei momenti poco felici della nostra
vita non coltiviamo “l’arte di farci domande” tutto diventerà un non-senso, e
la vita stessa un peso insopportabile. La questione del “senso della vita”
allora è fondamentale… ne va di mezzo la nostra felicità e la nostra
realizzazione personale. Non tenerne conto sarebbe davvero un grosso errore!

PER RIFLETTERE:

Riesci sempre a dare un senso alle cose che fai?

Fai le cose per convinzione personale o perché trascinato dagli eventi e dalle mode?

Credi davvero che il segreto della tua felicità stia nell’arte di farti domande?

Ti ritieni un ragazzo/a istintivo, materialista oppure razionale, spirituale?

Cosa riempie veramente di senso la tua vita?


Nato
a Milano, laureato in chimica ma con una grande passione per la musica,
Alex era una vera e propria promessa della canzone italiana, fino a che
il 13 Aprile 2002, a seguito di un incidente stradale, ha perso la
vita. Dopo la sua scomparsa è stato pubblicato l’album “Semplicemente”,
un’antologia contenente 11 brani noti e tre inediti, in cui
l’autore/interprete affronta temi come l’amore, la speranza, a voglia
di cambiare le cose.

Male che fa male (Alex Baroni)
http://media.imeem.com/m/wxluO9GJpt/aus=false/Male che fa male – Alex Baroni

Dio se ci sei, con i dolori tuoi,
ascolterai una preghiera

i figli tuoi, chiedono amore sai,

ci sentirai, cosi’ vicino a te.

Vite a meta’, cuore indeciso che,

la direzione non ce l’ha
gente che va, senza pensarci su,

il bene e il male non lo sa dov’e’.
Quanti che, li puoi vedere anche tu,
sulle strade soli come sono.
Male che fa male, tu lo puoi fermare,
male che fa male tu non vuoi.
Lasciati parlare, lasciati cercare
lasciati vedere e guarda noi.
Dio se ci sei, di sole e nuvole,

libera noi da questo male
dacci il tuo pane, toglici i debiti
ascolterai queste parole che, gridano,

cosi’ lontano da te
ma lo so che tu le puoi sentire.
Male che fa male, tu lo puoi fermare,
male che fa male tu non vuoi.
Lasciati cercare, lasciati pregare
lasciati vedere e guarda noi.
Quanta gente che ci crede, a qualcosa
e sta lottando anche per noi
quanta gente sta aspettando te.
Male che fa male, tu lo puoi fermare,
male che fa male tu non vuoi.
Lasciati cercare, lasciati parlare
lasciati vedere e guarda noi.
Male che fa male, tu lo puoi fermare
male che fa male tu non vuoi.
Lasciati cercare, lasciati parlare
lasciati vedere e guarda noi


Dio se ci sei, con i dolori tuoi, ascolterai una preghiera”: a
chi nella vita non è mai capitato di dire una preghiera a Dio,
soprattutto in un momento difficile, in una situazione di prova, in un
momento di dubbio?… La preghiera nasce là dove sperimentiamo il
limite della nostra natura, del nostro essere creature fragili e quindi
bisognose di una luce e di un aiuto che ci possono venire solo
dall’altro. E’ indice chiaro della nostra apertura a Dio, ed è
inscritta nel nostro DNA. Tutte le grandi religioni hanno nella
preghiera l’espressione più alta della loro esperienza spirituale.
Pregando stabiliamo il filo diretto con Dio, accorciamo le distanze con
lui, sperimentiamo un profondo senso di pace.

i figli tuoi, chiedono amore sai”: la
grande novità della rivelazione cristiana è l’averci svelato un nuovo
rapporto con Dio. Non più soggetti sottomessi a un Dio che fa paura,
non più dei numeri ma figli che vivono una relazione d’amore con un Dio
che ha il volto di un Padre, che ci ama a tal punto da renderci
partecipi della sua stessa vita divina con la morte/resurrezione del
suo figlio Gesù. E cosa i figli possono chiedere a un padre se non
l’amore? Quell’amore spesso negato, calpestato, incompreso e sottinteso
che a volte sperimentiamo nella nostra vita.

vite a metà, cuore indeciso che la direzione non ce l’ha/gente che va, senza pensarci su”: nella
vita di tutti i giorni, può capitare di perdere quel punto di
riferimento che ci orienta nelle azioni quotidiane, per cui viviamo
senza una direzione ben precisa, trascinati dagli eventi. Invece di vivere ci lasciamo vivere, consegnando
il nostro tempo all’inedia e alla passività. Così a lungo andare
sperimentiamo che la vita stessa diventa un peso, perdiamo
l’entusiasmo, la capacità di apprezzare il positivo che c’è nelle cose,
nelle persone, negli avvenimenti.

il bene e il male non lo sa dov’è:
quando viene a mancare quel punto fermo che è Dio, anche la nostra vita
morale, le nostre scelte e i nostri comportamenti quotidiani non sono
più guidati da una chiara coscienza di ciò che è bene e di ciò che è
male. Il grande problema della nostra epoca è proprio l’aver perso
questa coscienza! E’ il cosìdetto “relativismo etico”: non esistono più norme oggettive riconosciute da tutti, ma ognuno è criterio a se stesso, si
costruisce le proprie “norme” a seconda della circostanza e della
propria convenienza. Il problema, allora, è quello di ricostruire il
giusto rapporto tra esigenza morale/valori normativi e scelte
dell’individuo che vive la sua situazione esistenziale in un contesto
particolare. In ogni scelta non c’è soltanto in gioco la mia libertà ma
anche quella dell’altro con cui mi relaziono. Per cui se
la mia scelta/azione rispetta anche la libertà/dignità dell’altro ed è
in conformità al valore morale oggettivo può dirsi giusta
.

Male che fa male, tu lo puoi fermare/male che fa male tu non vuoi… libera noi da questo male”:
da quando esistono l’uomo e il mondo esistono anche la realtà del bene
e del male. Con la nostra libertà noi siamo ogni giorno chiamati a
scegliere tra queste due possibilità così diverse e opposte tra loro:
male infatti significa “morte”, bene significa “vita”. La rivelazione
biblica a riguardo è chiara: “ PONGO OGGI DAVANTI A TE LA VITA E IL
BENE, LA MORTE E IL MALE… SCEGLI DUNQUE LA VITA, PERCHE’ VIVA TU E LA
TUA DISCENDENZA” (cf Dt 30, 15-19).  C’è quindi
un male che è causato da noi, dalle nostre scelte sbagliate e un male
che subiamo, causato dagli altri. Il primo può essere eliminato con una
conversione della nostra libertà e della nostra coscienza. Il secondo
con il nostro impegno a non rispondere al male con il male e a
impegnarci in prima persona a fare il bene. Dio ci dà certo l’aiuto ma
non può risolvere i problemi con la bacchetta magica… sarebbe troppo
comodo per noi! E poi dove andrebbe a finire la nostra libertà?

lasciati parlare/lasciati cercare/lasciati vedere e guarda noi”:
nell’esperienza religiosa l’illusione più grande è credere che siamo
noi a cercare Dio. In effetti è Dio a cercare noi. Siamo, perciò, noi
che dobbiamo lasciarci cercare e trovare da Lui! Nella
parabola della pecora perduta (Lc 15, 4-7) è proprio Dio che si mette
alla ricerca dell’uomo. E’ sempre Lui a prendere l’iniziativa… Con noi Dio gioca sempre in anticipo!

 

 

PER RIFLETTERE:

Che cos’è per te la preghiera?

Durante la giornata ti riservi spazi di tempo per pregare?

Come vivi il tuo rapporto con Dio? àHai dei punti fermi nella tua vita?

Per te cos’è il bene e il male?

Come ti poni davanti al male? Come lo combatti?

Ti lasci cercare e trovare da Dio?