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MA CHE RAZZA DI DIO C’E’ NEL CIELO?


Roberto
Vecchioni è cantautore e laureato in lettere antiche all’Università
Cattolica di Milano, insegnante di latino e greco nei licei classici.
Ha anche pubblicato libri di poesie e racconti e un romanzo. Nel suo
Album “Il lanciatore di coltelli”, egli intesse un dialogo
generazionale tra padri e figli con la voglia di guardare la realtà per
cercare di capirla dal di dentro. Il tema di Dio, anch’esso incombente
in questo album, è affrontato con l’occhio critico non di un ateo, ma
di uno che cerca la risposta alle domande fondamentali dell’esistenza.

 

  L’infinito silenzio sopra un campo di battaglia quando il vento ha la pietà di accarezzare;

l’inspiegabile curva della moto di un figlio che a vent’anni te lo devi scordare…

Sentire d’essere noi le sole stelle sbagliate in questa immensa perfezione serale;

e non capirci più niente nel viavai di messia discesi in terra per semplificare.

Ma che razza di Dio c’è nel cielo?

Ma che razza di Dio c’è nel cielo?

Ma che razza di guitto mascherato da Signore sta giocando col nostro dolore?

Ma che razza di disperato, disperato amore,

lo potrà mai consolare?

Aprire gli occhi e morire in un fruscio di farfalla

neanche il tempo di una ninna nanna;

l’idiozia della luna, la follia di sognare,

la sterminata noia che prova il mare;

e a questa assurda preghiera di parole, musica, colori,

che Gli continuiamo a mandare,

non c’è nessuna risposta,

salvo che è colpa nostra e che ci dovevamo pensare.

Ma che razza di Dio c’è nel cielo?

Ma che razza di Dio c’è nel cielo?

Ma che razza di disperato, disperato amore,

può tagliare la notte e il dolore?

Ma che razza di disperato, disperato amore più di questo

respirare, più di tutto lo strisciare?

più di questo insensato dolore?

Ma che razza di Dio c’è nel cielo?

Ma che razza di buio c’è nel cielo?

Ma che razza di disperato, disperato amore

più di questo insensato dolore?

Ma che razza di Dio c’è nel cielo?

Ma che razza di buio c’è nel cielo?

Ma che razza di disperato, disperato amore più

di questo non capire, non sapere sbagliare e lasciarsi perdonare?

Ma chi è l’altro Dio che ho nel cuore?

Ma che razza d’altro Dio c’è nel mio cuore,

che lo sento quando viene,

che lo aspetto non so come

che non mi lascia mai,

non mi perde mai e non lo perdo mai

 

 

 

L’infinito silenzio sopra un campo di battaglia…”: è
la realtà assurda e triste della guerra con cui l’uomo di ogni epoca ha
dovuto fare i conti. Anche oggi assistiamo impotenti a focolai di
guerre che si sviluppano in ogni angolo del nostro pianeta.
L’esperienza ci insegna che spesso la guerra nasce là dove finisce il
dialogo, e che i nazionalismi, fondati sul mito del più forte, accecano
la ragione. Ma la guerra non risolve i problemi, anzi, li esaspera
creando una serie di reazioni a catena che continuano a portare solo
morte e distruzione fomentando ancor più l’odio.

l’inspegabile curva della moto di un figlio che a vent’anni te lo devi già scordare”: le
statistiche ci dicono che oggi ogni anno alcune centinaia di giovani
muoiono per incidenti su strada dovuti all’eccesso di velocità, per
stato di ubriachezza, per aver assunto droghe o per pura casualità. E
quando una giovane vita si spezza è davvero un dramma per la sua
famiglia che rimane profondamente segnata da questa disgrazia e sempre
si chiede perché?.

Aprire gli occhi e morire in un fruscio di farfalla neanche il tempo di una ninna nanna”: anche
le cosiddette “morti bianche” interrogano la nostra coscienza. Quanti
bambini muoiono ogni giorno per fame, per malattie o vittime innocenti
di violenze inaudite!

Ma che razza di Dio c’è nel cielo?… Ma che razza di guitto mascherato da Signore sta giocando col nostro dolore?: davanti a questi drammi nasce spontanea la domanda: Ma Dio dov’è? Perché permette queste cose? O, almeno, perché non interviene per raddrizzarle? Dio
non è certamente un pagliaccio che assiste indifferente davanti al
dolore. Lascia l’uomo libero di scegliere tra il bene e il male ma gli
chiede anche di assumersi tutte le responsabilità delle sue scelte. La
guerra, la violenza sono sempre causate dall’egoismo umano. Davanti al
dolore Dio non ci chiede di vendicarci, ma ci invita a denunciare i
mali con le armi non violente del dialogo e della ricerca della verità,
ed anche a perdonare e ad impegnarci in prima persona a costruire un
mondo diverso. Dio non è un mago che risolve sempre tutti i problemi
con la sua bacchetta magica! Al riguardo, nella Bibbia, c’è un
bellissimo libro che varrebbe la pena leggere e racconta la storia di
un uomo di nome Giobbe, che fa l’esperienza del dolore: perde tutte le
sue ricchezze, la sua famiglia, sperimenta l’abbandono degli amici e
l’isolamento, si ammala gravemente, e dopo aver sfogato la sua rabbia
verso Dio – che ritiene responsabile di tutto ciò -, capisce che deve
solo compiere un abbandono fiducioso nella fede rimettendo tutto nelle
mani di Dio. Solo allora la sua vita cambia. Il dolore fa parte della
vita di ogni uomo, e comunque rimane sempre un mistero. Un mistero a
cui Gesù, però, ha dato un senso. Coinvolgendosi pienamente in esso
attraverso la sua morte in croce Egli ci ha insegnato a vivere il
dolore come offerta per un mondo nuovo, perché è sempre dal dono di sé
che nasce la vita.

non capirci più niente nel viavai di messia discesi in terra per semplificare”:
davanti al problema del dolore si sono attivati anche molti “santoni”,
sedicenti messia e creatori di sètte che danno le loro risposte in
diverse direzioni: o ignorano il problema, o lo evadono (anche con
l’assunzione di droghe) o incitano a ribellioni violente (attraverso la
forma passiva del suicidio e di quella attiva dell’omicidio).

e a quest’assurda preghiera di parole, musica, colori, che Gli continuiamo a mandare, non c’è nessuna risposta”:
a volte abbiamo la sensazione che Dio rimanga insensibile e distante
dai problemi che ci affliggono e ci tormentano. Ma è nella “pedagogia
di Dio” rispondere con il silenzio perché vuole che siamo noi a tirare
fuori tutte le risorse possibili, le nostre potenzialità per cominciare
a cambiare il mondo. Vuole che anche noi facciamo la nostra parte. Il
resto lo farà Lui. Ogni preghiera, ogni lacrima versata arriva sempre
al cuore di Dio, solo che i tempi di risposta a volte sono un po’
lunghi… sono i tempi di Dio!.

Ma
chi è l’altro Dio che ho nel cuore? Ma che razza d’altro Dio c’è nel
mio cuore, che lo sento quando viene, che lo aspetto non so come, che
non mi lascia mai, non mi perde mai e non lo perdo mai
”:
in effetti Dio non è poi così lontano, ma è “più intimo a noi che noi stessi”.
Lo abbiamo dentro di noi… perché Lui al tempo stesso è l’infinitamente
grande e lontano e l’infinitamente piccolo e vicino. Dio è tutto, è
dovunque, è talmente invischiato nei nostri drammi umani che nemmeno ce
ne accorgiamo.

E’ il DIO CON NOI!.

 

 

PER RIFLETTERE:

Davanti a drammi come la guerra, la morte, che risposte dà la tua coscienza?

Come reagisci di fronte al dolore?

Che immagine di Dio ti sei fatto fino ad ora?

La strada che ti propone Gesù è convincente per te o ti lasci sedurre da altri “messia” che svendono ricette di felicità?

Credi nell’efficacia della preghiera?

Credi che la preghiera è fatta soprattutto di ascolto e non di parole?

Credi che Dio è anche dentro di te?

ASCOLTA IL BRANO  http://media.imeem.com/m/Wv7SJH3kHi/aus=false/Potrebbe Essere Dio – Renato Zero

Renato riflette su Dio                            postato da (lu1968.cristiani@altervista.org)


Potrebbe essere Dio (Renato Zero)

Se c’era un Dio da discutere…

Adesso, non c’è più.

Sei troppo ingenuo da credere,

che un Dio, sei tu…

Dio, non sarà aritmetica,

né parapsicologia.

Non sta nei falsi tuoi simboli,

nella pornografia!

Ti giochi Dio al totocalcio, lo vendi per una dose,

lo butti via in una frase,

lo cercherai in farmacia…

Pensi Lui vada a petrolio,

la fede, non è un imbroglio…

E, non c’è Dio sulla luna,

ma in questa terra che trema!

Se mai, non sarà Dio,

sarà ricostruire…

Se mai, lo ritroverai,

in un pensiero, in un desiderio,

nel tuo delirio, nel tuo cielo…Dio!!!

…Potrebbe essere Dio…

E anch’io, con te cercherei,

nella paura una strada sicura,

un’altra promessa, magari la stessa: Dio!

Riporta Dio, dove nascerai,

la dove morirai…

Riporta Dio nella fabbrica,

nei sogni più avari che fai…

Ti giochi Dio al totocalcio,

lo vendi per una dose,

lo butti via in una frase,

lo cercherai in farmacia…

E Dio non è un manifesto,

la morte senza un pretesto…

La noia o un altro veleno,

la bocca di un altro squalo…

Se mai, un Dio, non ce l’hai,

io ti presenterò il mio…

Dove abita, io non saprei…

Magari in un cuore, in un atto d’amore,

nel tuo immenso io, c’è Dio!!

…Potrebbe essere Dio…

E tu, al posto suo,

mi tradiresti?

Mi uccideresti?

Mi lasceresti senza, un Dio?

……………………………….

Se mai, non sarà Dio,

sarà ricostruire…

Se mai, lo ritroverai,

in un pensiero, in un desiderio,

nel tuo delirio, nel tuo cielo…Dio


L’ho sentita spesso in questo mese questa canzone e mi ha fatto pensare. Non c’è un Dio da discutere, Dio c’è. Perchè chi è così ingenuo da credere che sia Dio? Non sono forse troppo visibili i nostri difetti e i nostri limiti per poter credere di essere Dei? Eppure c’è chi lo fa, c’è chi si sente un Dio e nella propria vita fa contare solo il proprio bene. Ma è difficile credersi per sempre un Dio, perché nel momento di difficoltà ti accorgi veramente della tua miseria e il tuo essere Dio viene messo in discussione. Caro Zaccheo ti sembrano lontane queste persone? Non tanto se pensiamo al modo in cui utilizziamo la scienza se pensiamo all’aborto, all’eutanasia e alla clonazione. L’uomo vuole essere Dio, ma presto o tardi si accorgerà che non lo è. Come quando ha inventato la bomba atomica facendosi del male da solo. E allora se non crediamo un Dio bisogna pur trovarlo perché noi abbiamo bisogno di un Dio. In cosa lo cerchiamo? Nella sicurezza dell’aritmetica, nella parapsicologia? A volte non crediamo a Dio ma ai maghi sì. Oppure facciamo della passione il nostro Dio e questo lo chiamiamo "vivere senza limiti" essere "liberi", e così ci buttiamo nella pornografia. Lì Dio non c’è ci urla questa canzone! Allora dove vuoi cercarlo? Nella salute e nelle medicine e così abbattiamo la nostra depressione con gli antidepressivi ecc.. Ma alla fine non fanno più effetto e ci troviamo a imbottirci di medicine e a cercare qualche altra cosa. Quanto sarebbe semplice solamente affidarci a Dio e essere felici, affrontare con lui anche le difficoltà con serenità. Ma no, cerchiamo il denaro, più se ne ha e più si ha la felicità! Quante volte ho sentito questa frase: "Altro che il denaro non dà la felicità la dà e come". Ma più se ne avrà e più se ne cercherà e si vorrà sempre ciò che non si ha, non è più semplice accettare ciò che si ha? Ciò che manca a questo mondo non è forse proprio la serenità? Io non la vedo nelle corse impazzite di qua e di là! Non è forse contrario alla serenità non riuscire ad accettare ciò che si ha? E alla fine lo troveremo Dio, ma se eliminiamo tutto ciò che non potrà mai dare la felicità, tutto ciò che ci allontana da Lui per darci un piccolo piacere che poi ci lascia a bocca asciutta e con uno stato di insoddisfazione. Io invece vedo che la serenità l’hanno trovata persone (come i santi) che si sono allontanate da tutto questo. Mi viene in mente San Francesco ora. Caro Zaccheo sono lungo come al solito spero non ti sia addormentato leggendo ciò che ti scrivo ma vorrei pregare insieme a te e a tutti quelli a cui presenterai questo testo affinché tutti riescono a vedere oltre a queste cose che oscurano Dio per arrivare alla vera felicità e serenità

UN PARAGONE ARDITO

Tourniquet

 

Artista: Evanescence
Titolo: Tourniquet
Titolo Tradotto: Laccio Emostatico

Ho provato ad uccidere il dolore
ma ne ho solo attirato dell’altro
giaccio morente
e sto versando rimorsi e tradimenti rosso sangue
sto morendo, pregando, sanguinando e urlando
sono troppo persa per essere salvata?
sono troppo persa?

il mio Dio, il mio laccio emostatico
restituiscimi la salvezza
il mio Dio, il mio laccio emostatico
restituiscimi la salvezza

ti ricordi di me?
perduta per così a lungo
sarai dall’altra parte
o ti scorderai di me?
sto morendo, pregando, sanguinando e urlando
sono troppo persa per essere salvata?
sono troppo persa?

il mio Dio, il mio laccio emostatico
restituiscimi la salvezza
il mio Dio, il mio laccio emostatico
restituiscimi la salvezza

Voglio morire

il mio Dio, il mio laccio emostatico
restituiscimi la salvezza
il mio Dio, il mio laccio emostatico
restituiscimi la salvezza………………….

 
 
Tratta da Fallen, l’album che ha lanciato gli Evanescence, questo testo vive di un paragone ardito, ma interessante. Dio è paragonato al laccio emostatico, vista così sembra quasi una bestemmia……….ma se leghiamo questa affermazione alla prima parte del testo, ci accorgiamo che "Amy lee" scrive: sono troppo persa per essere salvata?
E’ un canto di disperazione di una persona che prova ed ha provato tanto dolore, è disperata……penso : si è infilata nel mondo delle siringhe………..Allora il laccio emostatico è la salvezza poichè evita l’emorragia……. Certo avrebbe potuto trovare altri paragoni per descrivere la Salvezza che viene da Dio, ma in fondo in alcune situazioni Dio è proprio come il laccio se non ci fosse saremmo morti!! Quante volte seppur vivi siamo come morti che camminano, poichè privi di prospettive ed obbiettivi che rendono viva la nostra esistenza?
Nonostante il tema difficile, è cmq un tentativo interssante.


Hai sempre tutte le risposte? Sfida gli amici con Duell Live!

Istruzioni per l'(ill)uso

Pubblicato: 23 luglio 2008 in Quelli della IIIa A

Gemelli Diversi in “Boom” – 2008

 

Istruzioni per l'(ill)uso

 

Il 51% delle famiglie italiane

possiede tre o più televisori,

un adolescente su due passa almeno

tre ore al giorno davanti alla TV.

La sua coscienza viene bombardata quotidianamente da programmi

che propongono falsi miti

e inducono a facili illusioni.

Se avessi in mano il telecomando

di tuo figlio tu cosa faresti?

Cosa ci fai davanti a quello schermo,

fuori c’è un inferno e tu rimani fermo

te ne pentirai non perdere tempo

usa il tuo talento al 100%…

So che cerchi come sfogarti

ed avvicinarti a chi è come te

ma che tu sogni amanti diamanti

tanti contanti un posto al privé.

Ehy ehy se sei un artista

è ora che tu capisca

il punto non è mettersi in mostra

ma la libertà di pensare

gridare il tuo punto di vista

in questa società

che non ha morale…

vuoi lasciare un segno nel mondo

cercare te stesso scavare

più a fondo…

ma va… con la spiritualità che ci si fa

è un conto a 7 zeri

che fa la felicità. Oh…

Vuoi la tua opportunità?

Il tuo giorno da leone

vuoi la vita di una star?

E una folla che grida il tuo nome…

fai attenzione all’assuefazione

che dà la spazzatura

che vedi in televisione.

No signore ha ragione l’autore

nessuna discussione segui il copione,

fissa la tecnica su come si recita

una rissa frenetica a buona domenica

siediti e medita chiediti cosa meriti

o vuoi finire sull’isola dei patetici?

Oh, mio Dio, nooo…

Se tra una bugia e una verità

non sai decidere

vivere nella normalità

sembra impossibile

se la coscienza non ti aiuta

devi scegliere vendi l’anima

o salvi la tua integrità.

Quanti buoni consigli che ignorerai,

rincorrendo il tuo scopo,

quanti cattivi esempi

adeguati ai tempi

scherza col fuoco,

ma la strada più corta

a volte ti porta

dove non vuoi e poi…

 

“Il
51% delle famiglie italiane possiede tre o più televisori / un
adolescente su due passa almeno tre ore al giorno davanti alla TV…”:

la famiglia vive in un contesto comunicativo molto diverso rispetto a
30 anni fa. La Tv, con gli altri mezzi di comunicazione, ha preso il
sopravvento sulle agenzie “educative”  tradizionali (famiglia, scuola,
parrocchia), catalizzando l’attenzione e gli interessi di piccoli e
grandi. È innegabile l’importanza della TV in quanto diffonde notizie,
cultura e favorisce una maggiore condivisione di ciò che succede nel
“villaggio” globale, ma non sono pochi i rischi di un uso esagerato di
TV e nuovi media che, con programmi di scarsa qualità, influiscono
negativamente sulla formazione delle giovani generazioni, creando
spesso atteggiamenti di dipendenza. Inoltre, se da un lato i media
portano il mondo in casa, dall’altro ci spingono ad isolarci e a
ridurre le occasioni di comunicazione in famiglia e fuori, col rischio
di relazioni più povere e di una fuga dalla realtà.

 “Se avessi in mano il telecomando di tuo figlio tu cosa faresti”:
la famiglia, soggetto educativo, è chiamata a dare risposte, a fare
scelte concrete per educare i figli alla capacità critica, offrendo gli
strumenti per un uso intelligente dei media perché imparino a
distinguere finzione e realtà, la qualità dalla volgarità e banalità. È
importante il confronto, il dialogo per mediare i messaggi televisivi,
ma spesso i ragazzi sono lasciati soli. In casa ormai i televisori sono
più di uno e la TV è sottofondo fisso dei pasti che non sono più un
momento di incontro e confronto familiare. Allo sviluppo tecnologico
deve corrispondere quello culturale, etico, educativo. In molte
famiglie manca proprio questo! Famiglia e scuola devono assumere pian
piano questo ruolo di responsabilità, lavorando insieme.

 “la sua coscienza viene bombardata quotidianamente da programmi che propongono falsi miti e inducono a facili illusioni”: qual
è il pericolo? Soprattutto che l’adolescente possa essere condizionato
e spinto ad  atteggiamenti emulativi. La TV può modificare i
comportamenti se non c’è la famiglia vigile accanto, se la scuola non
insegna il giusto “metodo” di lettura dei vari messaggi. La famiglia
dovrebbe adottare “strategie” per arginare gli effetti negativi
che la TV ha sui giovani fruitori. Per esempio: scegliere con i ragazzi
i programmi, regolare il consumo televisivo, educarli al gusto
privilegiando la qualità alla quantità (“fai attenzione all’assuefazione che dà la spazzatura che vedi in televisione”), non lasciarli a lungo da soli davanti alla TV, dialogare e stimolare il senso critico, offrire alternative…

 “non perdere tempo usa il tuo talento al 100 %”: un’altra sfida oggi è educare alla creatività. Educare significa “condurre fuori”, aiutare i giovani a scoprire e tirar fuori le loro potenzialità, passando dalla dipendenza alla creatività personale.

 “la libertà di pensare gridare il tuo punto di vista”:
abbattere il muro dell’omologazione che appiattisce tutto e avere il
coraggio di essere diverso, di andare controcorrente, è un’altra sfida
educativa per famiglia e scuola.

 “vuoi lasciare un segno nel mondo cercare te stesso scavare più a fondo… siediti e medita chiediti cosa meriti”:
davanti alla cultura della dipendenza e dell’apparire veicolata dalla
TV è necessario sviluppare una cultura dell’essere, che aiuti i ragazzi
a coltivarsi dentro, puntando più sull’interiorità che sull’esteriorità
per costruire su basi solide il loro futuro.

 

 

 

Per riflettere

* Quanto tempo al giorno dedichi alla TV?

* Che tipo di programmi segui? Quali sono i criteri con cui li scegli?

* Sai essere critico di fronte a programmi scadenti o a modelli negativi proposti come miti dalla TV?

* In che misura coltivi la tua creatività e non ti adegui alle mode?

* Sai fare scelte che ti aiutano a crescere nella tua interiorità?

 

Guarda il video

http://video.music.yahoo.com/up/music/music/?rn=1307667&vid=44921463&stationId=&curl=http%3A%2F%2Fit.music.yahoo.com%2Far-12023776—Gemelli-Diversi

NUMB (intorpidito)

Pubblicato: 19 luglio 2008 in Quelli della IIIa A

Dedicato a tutti quelli che non riescono ad uscire dalla rete di desideri

che altri hanno proiettati su di loro.

bel testo………ed anche discreta musica ….guarda il video su questo intervento

    

    Artista: Linkin Park

    Titolo: Numb

    Titolo Tradotto: Intorpidito

    Mi sono stancato di essere ciò che desideri io sia

    Sentendomi così sleale, perso sotto la superficie

    Non so cosa ti aspetti da me

    mi tieni sotto pressione per assomigliarti

    (Intrappolato nella risacca, esattamente intrappolato nella risacca)

    ogni passo che faccio è un altro errore per te

    (Intrappolati nella risacca, noi siamo esattamente intrappolati nella risacca)

    Sono diventato così intorpidito

    Non riesco più a sentirti lì

    Diventato così stanco

    Così tanto più consapevole

    di quel che che sto diventando

    Tutto quello che desidero fare

    è essere più come me

    e meno come te

    Non vedi che mi stai soffocando

    Tenendomi troppo stretto, per la paura di perdere il controllo

    Perchè quello che hai pensato io potessi essere

    E’ crollato esattamente di fronte a te

    (Intrappolati nella risacca, noi siamo esattamente intrappolati nella risacca)

    ogni passo che faccio è un altro errore per te

    (Intrappolati nella risacca, noi siamo esattamente intrappolati nella risacca)

    E ogni secondo che spreco è più di quelli che mi posso permettere

    Sono diventato così intorpidito

    Non riesco più a sentirti lì

    Diventato così stanco

    Così tanto più consapevole

    di quel che che sto diventando

    Tutto quello che desidero fare

    è essere più come me

    e meno come te

    E so che potrebbe darsi che anche io fallisca

    ma so che tu eri esattamente come me

    Con qualcuno deluso da te

    Sono diventato così intorpidito

    Non riesco più a sentirti lì

    Diventato così stanco

    Così tanto più consapevole

    di quel che che sto diventando

    Tutto quello che desidero fare

    è essere più come me

    e meno come te

    Sono diventato così intorpidito

    Non riesco più a sentirti lì

    Mi sono stancato di essere ciò che desideri io sia

    Sono diventato così intorpidito

    Non riesco più a sentirti lì

    Mi sono stancato di essere ciò che desideri io sia


I genitori di oggi si trovano a riflettere e a pensare alle scelte che i loro figli dovranno intraprendere. Pensano, spesso con eccessiva preoccupazione, ai loro studi, alla loro professione, al loro posto nella vita e al loro futuro nell’amore. A volte sognano successo, ricchezza, prestigio, proiettando sui figli i loro desideri irrealizzati. Altre volte desiderano semplicemente una crescita serena, che sia senza eccessi, senza intemperanze, né smarrimenti. Alcuni si preoccupano della loro fede e di una seria educazione cristiana; altri la ritengono una questione di minor valore. In questa ricerca continua sul futuro dei figli, ogni papà e ogni mamma devono sempre avere un grande rispetto, una grande attenzione e una vera libertà da ogni attaccamento ai propri schemi: i figli non sono la loro copia o il loro specchio. Sono persone, persone libere e autonome. Pensate, cari genitori, che non c’è niente di più bello di quanto Dio ha immaginato e predisposto per i vostri figli. Introdurre alla vita e alla fede significa insegnare ai bambini che la vita è un dono prezioso e una singolare vocazione. Voi avete la grande responsabilità di parlare ai vostri figli del mistero della vocazione, del fatto che Dio ha un progetto su di loro: non devono ostacolarlo, né devono temere, perché il desiderio di Dio su una persona è il suo bene più grande.

 

Jovanotti in “Safari” – 2008

FANGO

Io lo so che non sono solo

anche quando sono solo…

sotto un cielo di stelle

e di satelliti

tra i colpevoli le vittime

e i superstiti

un cane abbaia alla luna

un uomo guarda la sua mano

sembra quella di suo padre

quando da bambino

lo prendeva come niente

e lo sollevava su

era bello il panorama visto dall’alto

si gettava sulle cose prima del pensiero

la sua mano era piccina

ma afferrava il mondo intero

ora la città è un film straniero

senza sottotitoli

le scale da salire sono scivoli,

scivoli, scivoli

il ghiaccio sulle cose

la tele dice che le strade

son pericolose

ma l’unico pericolo che sento veramente

è quello di non riuscire più a sentire niente

il profumo dei fiori l’odore della città

il suono dei motorini

il sapore della pizza

le lacrime di una mamma

le idee di uno studente

gli incroci possibili in una piazza

di stare con le antenne

alzate verso il cielo

io lo so che non sono solo…

e rido e piango e mi fondo

con il cielo

e con il fango…

la città un film straniero senza sottotitoli

una pentola che cuoce pezzi di dialoghi

come stai quanto costa che ore sono

che succede che si dice chi ci crede

e allora ci si vede

ci si sente soli dalla parte del bersaglio

e diventi un appestato

quando fai uno sbaglio

un cartello di sei metri dice

tutto è intorno a te

ma ti guardi intorno

e invece non c’è niente

un mondo vecchio che sta insieme

solo grazie a quelli che

hanno ancora il coraggio di innamorarsi

e una musica che pompa sangue nelle vene

e che fa venire voglia di svegliarsi

e di alzarsi

smettere di lamentarsi

che l’unico pericolo che senti veramente

è quello di non riuscire più

a sentire niente

di non riuscire più a sentire niente

il battito di un cuore dentro al petto

la passione che fa crescere un progetto

l’appetito la sete l’evoluzione in atto

l’energia che si scatena in un contatto…

 

 

“sotto un cielo di stelle e di satelliti ora la città è un film straniero senza sottotitoli… un cartello di sei metri dice tutto è intorno a te ma ti guardi intorno e invece non c’è niente”:le città sono sempre più anonime, le persone volti senza nome, i rapporti più superficiali e …si vive la solitudine. È una contraddizione che, mentre la tecnica permette di comunicare in tempo reale anche a distanza, aumenti la solitudine. La TV, internet assorbono tanto del nostro tempo e diminuiscono le occasioni per il dialogo e le relazioni. C’è da vigilare per non essere assorbiti nel mondo virtuale e non perdere il legame con la realtà.

“l’unico pericolo che sento veramente è quello di non riuscire più a sentire niente”: il mondo scientifico e tecnico tende a dare poco spazio a emozioni e sentimenti. Tutto è scontato, non c’è la sorpresa di un incontro, la meraviglia per il sole che sorge, un bambino che nasce, un gesto di gratuità. Quando arriviamo ad essere impermeabili alle emozioni, a non saper partecipare alle gioie o problemi altrui, vuol dire che siamo troppo centrati su noi stessi.

“stare con le antenne alzate verso il cielo”: cielo vuol dire Dio, il riferimento ultimo con cui anche nelle difficoltà stabilire un contatto, lanciare un S.O.S. Pregare è sintonizzarsi sulla stessa lunghezza di Dio e parlargli.

“Io lo so che non sono solo anche quando sono solo”:Dio è l’unico che anche nei momenti di maggior solitudine non ci fa sentire soli. È una presenza amica pronta a tenderci la mano per tirarci su dal fango della nostra umanità.

“Mi fondo con il cielo e con il fango”:Siamo creature, fatte di terra e Spirito, il racconto della creazione ce lo ricorda (cf. Genesi). Il nostro è un Dio vicino, si è sporcato le mani coinvolgendosi nella nostra storia e facendosi uomo come noi.

“La città… è una pentola che cuoce pezzi di dialoghi”:la nostra società, sempre più multiculturale, ci pone la sfida dell’integrazione che, però, non vuol dire  annullare tutte le differenze, ma cogliere le diversità culturali come ricchezza da valorizzare, salvaguardando gli elementi tipici dell’identità di un popolo. La diversità non deve farci paura e questo può avvenire col dialogo. Più ci si conosce, più ci si stima e si apprezzano le diversità.

“ci si sente soli dalla parte del bersaglio e diventi un appestato quando fai uno sbaglio”:un certo tipo di informazione tende a criminalizzare chi ha fatto uno sbaglio con pesanti etichette, che finiscono per escluderlo dalla vita sociale precludendogli ogni strada di riscatto. Anche questa è un’intolleranza da evitare: ogni persona, anche se sbaglia, ha sempre la possibilità di ricominciare.

“un mondo vecchio che sta insieme solo grazie a quelli che hanno ancora il coraggio di innamorarsi”:il “mondo vecchio” che Jovanotti rimpiange è quello fatto di rapporti autentici, cose semplici, amore vero, dove conta la persona non i soldi o la carriera. La scienza stessa, per il profitto e interessi egoistici, calpesta i valori della persona. Basta pensare ai problemi legati alla manipolazione e alla mercificazione della vita umana.

“la passione che fa crescere un progetto”:unire le forze e credere fino in fondo è il segreto per iniziare a trasformare il mondo. La passione per gli ideali permette di realizzare grandi sogni. Ma ci vuole tempo, pazienza, capacità di mettersi in gioco per qualcosa che vale veramente. Una vita senza passione e ideali è piatta, arida, destinata alla noia.

“l’energia che si scatena in un contatto”:coltivare le relazioni, aprirsi agli altri ci toglie dall’isolamento in cui ci chiudiamo. E  quando viviamo la solitudine “non siamo soli anche quando siamo soli”, basta alzare gli occhi per scoprire che abbiamo un Padre che ascolta la voce dei suoi figli che gridano a lui e per sentirsi uniti a tutti. È la più grande consolazione che si può sperimentare!

 

 

 

Per riflettere
* Quando ti senti solo, come reagisci?

* Nella solitudine senti la vicinanza di Dio, ti affidi a lui?

* Quanto spazio dai all’amicizia?

* Nella giornata trovi tempo per pregare?

* È importante per te la passione per gli ideali?

* Ti dai da fare per cambiare il mondo ed eliminare

   le tante solitudini di oggi?

L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste
nella ricerca di nuovi paesaggi,

ma nell’avere nuovi occhi.


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Lo strano percorso (Max Pezzali)

  

Nel suo Album firmato interamente a suo nome e non più con il logo 883, Max Pezzali parla dei temi di sempre: Amore, Amicizia, Malinconia, Libertà filtrati dalla sua esperienza personale. Si tratta di un lavoro più intimista, in cui l’autore guarda dentro di sé, rilegge il suo passato e si sente così in grado di dare anche qualche consiglio di vita ai giovani. La canzone che qui presentiamo parla di un passato che non può tornare, la strada imprevedibile, gli incontri, gli addii, il sentire il bisogno di raccontare che c’è un tempo per ciascun evento della vita.

 

C’è un tempo per i baci sperati, desiderati

tra i banchi della prima B

occhiali grandi, sempre gli stessi, un po’ troppo spessi

per piacere ad una così

 

nell’ora di lettere

guardandola riflettere

sulle domande tranello della prof

non cascarci, amore, no!

 

C’è un tempo per i primi sospiri, tesi insicuri,

finchè l’imbarazzo va via,

col sincronismo dei movimenti, coi gesti lenti

conosciuti solo in teoria

 

come nelle favole,

fin sopra alle nuvole,

convinti che quell’istante durerà

da lì all’eternità…

 

Lo strano percorso

di ognuno di noi

che neanche un grande libro un grande film

potrebbero descrivere mai

per quanto è complicato

e imprevedibile

per quanto in un secondo tutto può cambiare

niente resta com’è.

 

C’è un tempo per il silenzio/assenso, solido e denso,

di chi argomenti ormai non ne ha più

frasi già dette, già riascoltate in 1000 puntate

di una soap-opera alla TV

 

sarà l’abitudine

sarà che sembra inutile

cercare tanto e alla fine è tutto qui

per tutti è tutto qui…

 

Lo strano percorso

di ognuno di noi

che neanche un grande libro un grande film

potrebbero descrivere mai

per quanto è complicato

e imprevedibile

per quanto in un secondo tutto può cambiare

niente resta com’è.

 

C’è un tempo per qualcosa sul viso, come un sorriso

che non c’era ieri e oggi c’è

sembrava ormai lontano e distante, perso per sempre,

invece è ritornato con te

 

con te che fai battere

il cuore che fai vivere

il tempo per tutto il tempo che verrà

nel tempo che verrà…

 

Lo strano percorso

di ognuno di noi

che neanche un grande libro un grande film

potrebbero descrivere mai

per quanto è complicato

e imprevedibile

per quanto in un secondo tutto può cambiare

niente resta com’è

 

“C’è un tempo per i baci sperati, desiderati…”: questa espressione sembra riecheggiare il testo biblico di Qoelet, che osservando la storia e il mondo afferma che: “c’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per demolire e un tempo per costruire, un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per abbracciare e un tempo per allontanarsi, un tempo per conservare e un tempo per gettare, un tempo per tacere e un tempo per parlare, un tempo per amare e un tempo per odiare…” (Qo 3,1-8). Questa legge è inscritta in quel microcosmo che siamo noi. La nostra storia personale è segnata da varie tappe che ne scandiscono il cammino, la crescita. In questa crescita ha una grande importanza la dimensione affettiva. Il bisogno di amare e di essere amati ci accompagna fin dal primo momento che veniamo al mondo e gradatamente trova forme di espressione sempre più adeguate. Così dal bisogno di protezione tipico del bambino si passa al bisogno di amicizia, di relazionalità, di tenerezza e di affetto propri degli adolescenti, e poi dei giovani e degli adulti.

“C’è un tempo per i primi sospiri tesi insicuri, finché l’imbarazzo va via”: davanti alle novità, al non ancora conosciuto e sperimentato normalmente abbiamo un po’ paura, siamo insicuri. E’ solo aprendoci con coraggio e coinvolgendoci in prima persona nella nuova esperienza che possiamo vincere ogni timore e pian piano acquistare sicurezza in noi stessi. In questo senso le esperienze nuove della vita ci fanno maturare, dandoci maggiore consapevolezza delle nostre potenzialità, dei nostri doni e anche dei nostri limiti. E’ la dialettica del confronto che ci cambia: confronto con noi stessi, con gli altri, con la storia, con l’ambiente in cui viviamo.

“Lo strano percorso di ognuno di noi che neanche un grande film potrebbe descrivere mai per quanto è complicato e imprevedibile per quanto in un secondo tutto può cambiare niente resta com’è”: la nostra vita è un libro vivente che noi scriviamo giorno per giorno, fatto di momenti belli e anche difficili, di tappe che rimangono come pietre miliari nel nostro cammino. E’ un percorso “strano” perché non sempre va come noi vorremmo. Ci sono gli imprevisti, le battute di arresto, le deviazioni, le sorprese, i tagli con il passato che a volte ci fanno soffrire… Ma tutto questo significa crescere!

“C’è un tempo per il silenzio/assenso: nella fase della crescita è importante scoprire il valore del silenzio, che non è semplicemente l’assenza di parole o di suoni a volte frastornanti come quelli delle discoteche, ma è lo spazio per ritrovare se stessi e per riappropriarsi della propria vita, per andare fino in fondo là dove puoi trovare Dio. E’ importante, infatti, crescere avendo dei punti fermi che ci orientino nelle piccole e grandi scelte senza cadere in balìa delle mode e degli avvenimenti.

“sembra inutile cercare tanto e alla fine è tutto qui per tutti è tutto qui”: rinunciare a cercare il senso della propria esistenza, ad andare in profondità, a volare più in alto è un po’ come darsi la zappa sui piedi perché ci condanniamo ad essere infelici. La vera felicità non sta “tutta qua” ma nella ricchezza della sua interiorità, nella capacità di scoprire Dio nascosto nelle cose, nella bellezza del creato, nella tua stessa vita che è il regalo più bello che hai e che non puoi buttare via.

“C’è un tempo per qualcosa sul viso, come un sorriso che non c’era ieri e oggi c’è”: la vita ci riserva anche gioie profonde che dobbiamo vivere fino in fondo. Dopo la notte c’è il giorno, dopo il buio c’è la luce, dopo la prova e il dolore c’è la pace e la gioia, dopo la solitudine c’è il sole dell’amicizia.

“Lo strano percorso” è l’avventura stupenda della tua vita che tu devi vivere fino in fondo! E allora: “vivi la libertà di essere libero, vivi la gioia di essere felice, vivi la tristezza di essere sconfitto, vivi il dolore dei rimpianti, vivi la forza per affrontare le difficoltà, vivi il profumo dei tuoi ricordi, vivi la vittoria dei tuoi sogni.

PER RIFLETTERE:

  • Nel tuo cammino di crescita quanta importanza ha la dimensione affettiva?
  • Qual è la tua reazione davanti alle novità e agli imprevisti della vita?
  • Per te cosa significa crescere?
  • Come vivi il silenzio?
  • Quali sono le gioie più grandi della tua vita? Come le hai vissute?