Archivio per dicembre, 2007

  (Adatta i seguenti suggerimenti ai propri bisogni…)

Un piano:

  1. Apertura – 2 minuti
  2. Confessione dei peccati – 2 minuti
  3. Lettura della Bibbia – 7 minuti
  4. Meditazione – 2 minuti
  5. Preghiera – 5 minuti
  6. Chiusura – 2 minuti

Hai solo 10 minuti? Prova in questo modo:

  1. Apertura e confessione dei peccati – 1 minuto
  2. Lettura della Bibbia e meditazione – 5 minuti
  3. Preghiera – 3 minuti
  4. Chiusura – 1 minuto

Ricordati che 10 minuti sono molto migliori di niente!

Avrai un gran beneficio se trascorri 2-4 ore una volta al mese come un "giorno con Dio" – per esempio un sabato o una domenica. Incontra il Signore nella lettura della Bibbia, riflessione, programmazione personale, musica, meditazione, e molta preghiera.

a) Apertura – 2 minuti

«Sta’ in silenzio davanti al Signore, e aspettalo» Salmo 37:7. Sii tranquillo. Rilassati nel corpo e nella mente. Da’ tutte le tue preoccupazioni e tensioni a Dio. Sii consapevole della sua presenza. Riposati nel Signore.

Entra nella presenza del Signore con adorazione e lode. Rifletti sulla sua grandezza e potenza 1Cronache 29:11-12. Loda Dio con le proprie parole, oppure usando testi biblici, per esempio i Salmi 145-150. Anche gli inni e cantici di adorazione sono utili.

b) Confessione dei peccati – 2 minuti

«Esaminami, o Dio, e conosci il mio cuore. Mettimi alla prova e conosci i miei pensieri. Vedi se c’è in me qualche via iniqua e guidami per la via eterna.» Salmo 139:23-24. Lascia che la luce di Dio risplenda negli angoli della tua vita, e confessa i tuoi peccati a lui: pensieri, parole, azioni e omissioni Daniele 9:4-10, Salmo 19:13, Giacomo 4:17. Sii il più specifico possibile. Ricevi il perdono di Dio, e la sua potenza per essere cambiato Salmi 32, 51, Isaia 1:18, Romani 12:2, 1Giovanni 1:9.

c) Lettura della Bibbia – 7 minuti

Chiedi al Signore di aprire il tuo cuore e la tua mente Salmo 119:18,130.

Leggi un brano dalla Bibbia. Segui un piano di lettura biblica (per esempio le letture quotidiane di questo sito), o creane uno per te stesso. Forse è meglio iniziare leggendo tutto il Nuovo Testamento. Alterna fra i Vangeli e il resto del NT.

d) Meditazione e ascolto alla voce di Dio – 2 minuti

Scegli un versetto o una frase dal testo che hai letto e medita su di esso. Forse potresti memorizzarlo. Lascia che Dio ti parli. Scrivi nel tuo quaderno quello che lui ti mostra.

e) Preghiera – 5 minuti

Prega per te stesso. Prega per altri: la famiglia, amici, colleghi, vicini. Prega per la tua chiesa, il risveglio, missioni, cristiani perseguitati. Prega per la tua città, la nazione, il mondo. A volte potresti usare il giornale per aiutarti a pregare.

f) Chiusura – 2 minuti

Canta una canzone, o ascolta una casetta o un CD. Ringrazia Dio per la comunione con lui oggi. Chiedi la sua potenza e la sua saggezza per vivere per lui. Ripeti la verità su cui hai meditato.

 


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Pubblicato: 12 dicembre 2007 in Ad gentes


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PAROLA DI PELLE

Pubblicato: 11 dicembre 2007 in Parola di Pelle

Nella
vita ci sono cose di cui l’uomo sente la necessità. Dell’acqua non possiamo
farne a meno perché altrimenti moriremmo, l’amore così cm l’acqua, ci disseta,
ci da forza, ci permette di dare un senso alla nostra vita.

Ci
sono persone che pensano che dell’amore si possa farne a meno, perché ci fa
star male, perché ci delude, o perché semplicemente ci fa paura.

Si,
paura. Paura di metterci in gioco, di scoprirci deboli nei confronti di altri.
Chi vive con questa paura, forse, il vero amore non lo ha provato mai.

Iniziamo
da bambini a ricercare l’amore, quando andiamo dai nostri genitori, ci
attacchiamo a loro in attesa e nella ricerca di una carezza, di una coccola.
Con il diventare grandi, questa ricerca persiste, anzi, forse si fa più forte
perché non andiamo più a ricercare l’affetto di coloro che ci hanno messo al
mondo, ma lo cerchiamo nelle persone che, il destino o il fato, ci hanno messo
di fronte. Non è facile, inizialmente abbiamo paura, è difficile aprirsi con le
persone, chi per timidezza, chi perché ha paura di mostrarsi in ogni suo lato,
debole e forte che sia. L’amore è una cosa che va donata a tutti, nemico o
amico, a chi è in difficoltà, a chi magari non se lo merita perché ci ha fatto
soffrire, a coloro che mai si sono aperti e che mai hanno ricevuto affetto.

I
miei genitori si sono separati che ero ancora bambino, si può dire che l’amore
di madre e padre mai l’ho provato. Porto grande rispetto a mia madre perché da
sola mi ha cresciuto, mi ha dato la durezza che solo un padre può dare, e la
comprensione che solo la madre ha. Quello che forse mi è mancato è stato l’affetto,
gli abbracci, le carezze, per questo lo ricerco negli altri, certo non è
facile, anzi è quasi impossibile ricevere questo tipo di affetto dagli amici,
ma non per questo smetto di ricercarlo.

Nelle
persone credo molto, mi fido quasi subito, forse anche per questo delle volte
prendo delle sonore batoste. Ma non mi interessa, ogni persona ci lascia
qualcosa, ci da insegnamenti, e probabilmente nella nostra immensa ricerca d’amore,
anche da loro lo abbiamo ricevuto. Se le persone ci fanno male, forse lo fanno
perché sono stati loro i primi a soffrire nella loro vita. Non chiudiamo mai le
porte alle persone che ci circondano, anzi, apriamole e diamo la possibilità a
tutti di darci qualcosa, dolce e amara che sia.

L’amore
è serenità, l’amore è dolcezza, un letto caldo dove rifugiarci quando abbiamo
freddo. Non dobbiamo avere paura, se una persona ci fa del male, sforziamoci di
capire ancora di più perché ha bisogno di amore lui più di noi.


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Fermati sul monte
 
Stare "dove è più folto dentro"…


La contemplazione è stata considerata da sempre come la forma più alta
e
profonda di preghiera, e allo stesso tempo si poneva quasi in
competizione
con l’attività. Nulla di più errato! Nella progressiva e
continua
trasformazione in Cristo operata in noi dallo Spirito, Dio ci attrae
verso
di sé in un cammino interiore che porta dalla periferia dispersiva
della
vita alla stanza più interna del nostro essere, dove Egli dimora e ci
unisce
a sé”. Potremmo definire la contemplazione come lo sguardo di Dio che
passa
nel nostro sguardo. Questa finestra di trascendenza che si apre sulla
realtà
delle cose crea delle voragini di contatto con il Mistero. La
contemplazione
dovrebbe essere la fonte profonda della compassione di Cristo
per il nostro
mondo che giunge nell’oggi attraverso la nostra umanità. È
contemplativo
allora colui che, condotto dallo Spirito nella povertà della
sua precaria
esistenza, impara ad attendere nella speranza la venuta del
Signore e non si
pone al di sopra o al di fuori del grido degli uomini, ma se
ne fa carico:
Vieni, Signore, a salvarci! La nostra vita contemplativa, vale
a dire la
nostra apertura a questo amore di Dio che viene a noi nel
quotidiano
esistere è il dono che siamo chiamati a dare agli altri. Il nostro
primo
compito è di spendere ciò che siamo nella relazione intima con Dio.
Abitati
dal suo Amore saremo presenza viva, pagine di vangelo lasciate
ovunque,
profumo di Cristo che naturalmente si espande dal mio cuore in
profondo e
perenne ascolto del Dio vivente. La storia del Diletto che viene
incontro
all’amata per attrarre il suo cuore all’unione profonda è una storia
che si
narra di continuo, il cuore ha un luogo dove andare e può con
fiducia
abbandonare la presa su ciò che passa. È nel deserto di Dio, "dove è
più
folto dentro”, (Giovanni della Croce, Cantico spirituale, strofa 36)
che
potrò incontrare le sofferenze del mondo e come un orologio nella
notte
resterò in attesa del suo ritorno nella vita di ciascuno. Qui è la
fonte di
ogni significato, negli spazi dello Spirito. Sarà necessario
verificare la
mia "statura" contemplativa: Mi sono realmente arreso al
Mistero che è al
centro della mia vita oppure continuo a lottare per rendere
sicura in
qualche modo la mia esistenza? Cerco il volto di Cristo nel volto
delle
persone che incontro? Il mio sguardo riconosce l’invito
dell’amore
trasformante di Dio che si avvicina a me nascosto negli eventi?
Tra le
persone con cui vivo come posso creare le condizioni per rendere il
cuore un
“cuore in ascolto”? Che i miei occhi, Signore, ti vedano… lì dove
mi trovo
a vivere la mia giornata… qui ed ora!


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Martini: la tentazione dell’ateismo

Pubblicato: 3 dicembre 2007 in Martini

C’è una voce in ognuno di noi che ci spinge a dubitare di Dio. «Ecco il senso della fede e la difficoltà di seguirlo sino in fondo»

Il cardinale Carlo Maria Martini. Già arcivescovo di Milano, ora vive a Gerusalemme

Chi è per me Dio? Fin da ragazzo mi è sempre piaciuta l’invocazione, che mi pare sia di San Francesco d’Assisi, «mio Dio è mio tutto». Mi piaceva perché con Dio intendevo in qualche modo una totalità, una realtà in cui tutto si riassume e tutto trova ragione di essere. Cercavo così di esprimere il mistero ineffabile, a cui nulla si sottrae. Ma vedevo anche Dio più concretamente come il padre di Gesù Cristo, quel Dio che si rende vicino a noi in Gesù nell’eucarestia. Dunque c’era una serie di immagini che in qualche maniera si accavallavano o si sostituivano l’una con l’altra: l’una più misteriosa, attinente a colui che è l’inconoscibile, l’altra più precisa e concreta, che passava per la figura di Gesù. Mi sono reso conto ben presto che parlare di Dio voleva dire affrontare una duplicità, come una contraddizione quasi insuperabile. Quella cioè di pensare a una Realtà sacra inaccessibile, a un Essere profondamente distante, di cui non si può dire il nome, di cui non si sa quasi nulla: e tutto ciò nella certezza che questo Essere è vicino a noi, ci ama, ci cerca, ci vuole, si rivolge a noi con amore compassionevole e perdonante. Tenere insieme queste due cose sembra un po’ impossibile, come del resto tenere insieme la giustizia rigorosa e la misericordia infinita di Dio. Noi non scegliamo tra l’una e l’altra, viviamo in bilico (…). Come dice il catechismo della Chiesa cattolica, la dichiarazione «io credo in Dio» è la più importante, la fonte di tutte le altre verità sull’uomo, sul mondo e di tutta la vita di ogni credente in lui. D’altra parte il fatto stesso che si parli di «credere » e non di riconoscere semplicemente la sua esistenza, significa che si tratta concretamente di un atto che non è di semplice conoscenza deduttiva, ma che coinvolge tutto l’uomo in una dedizione personale. Su questo punto, come su tanti altri relativi alla conoscenza di Dio, c’è stata, c’è e ci sarà sempre grande discussione. Per alcuni la realtà di Dio si conosce mediante un semplice ragionamento, per altri sono necessarie anche molte disposizioni del cuore e della persona (…).

È dunque possibile conoscere Dio con le sole forze della ragione naturale? Il Concilio Vaticano I lo afferma, e anch’io l’ho sempre ritenuto in obbedienza al Concilio. Ma forse si tratta della ragione naturale concepita in astratto, prima del peccato. Concretamente la nostra natura umana storica, intrisa di deviazioni, ha bisogno di aiuti concreti, che le vengono dati in abbondanza dalla misericordia di Dio. Dunque non è tanto importante la distinzione tra la possibilità di conoscenza naturale e soprannaturale, perché noi conosciamo Dio con una conoscenza che viene e dalla natura, dalla grazia e dallo spirito Santo, che è riversata in noi da Dio stesso. Bisogna dunque accettare di dire a riguardo di Dio alcune cose che possono apparire contraddittorie. Dio è Colui che ci cerca e insieme Colui che si fa cercare. È colui che si rivela e insieme colui che si nasconde. È colui per il quale valgono le parole del salmo «il tuo volto, Signore, io cerco», e tante altre parole della Bibbia, come quelle della sposa del Cantico di Cantici: «Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l’amato del mio cuore; l’ho cercato, ma non l’ho trovato. Mi alzerò e farò il giro della città; per le strade e per le piazze voglio cercare l’amato del mio cuore. L’ho cercato ma non l’ho trovato. Da poco avevo oltrepassato le guardie che fanno la ronda quando trovai l’amato del mio cuore…» (3,1-4). Ma per lui vale anche la parola che lo presenta come il pastore che cerca la pecora smarrita nel deserto, come la donna che spazza la casa per trovare la moneta perduta, come il padre che attende il figlio prodigo e che vorrebbe che tornasse presto. Quindi cerchiamo Dio e siamo cercati da lui. Ma è certamente lui che per primo ci ama, ci cerca, ci rilancia, ci perdona. A questo punto, sollecitati anche dalle parole del Cantico «ho cercato e non l’ho trovato», ci poniamo il problema dell’ateismo o meglio dell’ignoranza su Dio.

Nessuno di noi è lontano da tale esperienza: c’è in noi un ateo potenziale che grida e sussurra ogni giorno le sue difficoltà a credere. Su questo principio si fondava l’iniziativa della «Cattedra dei non credenti» che voleva di per sé «porre i non credenti in cattedra» e «ascoltare quanto essi hanno da dirci della loro non conoscenza di Dio». Quando si parla di «credere in Dio» come fa il catechismo della Chiesa cattolica, si ammette espressamente che c’è nella conoscenza di Dio un qualche atto di fiducia e di abbandono. Noi sappiamo bene che non si può costringere nessuno ad avere fiducia. Io posso donare la mia fiducia a un altro ma soltanto se questi mi sa infondere fiducia. E senza fiducia non si vive (…). L’adesione a Dio comporta un’atmosfera generale di fiducia nella giustezza e nella verità della vita, e quindi nella giustezza e nella verità del suo fondamento.

Come dice Hans Küng «che Dio esista, può essere ammesso, in definitiva, solo in base a una fiducia che affonda le sue radici nella realtà stessa». Molti e diversi sono i modi con cui ci si avvicina al mistero di Dio. La nostra tradizione occidentale ha cercato di comprendere Dio possibilmente anche con una definizione. Lo si è chiamato ad esempio Sommo Bene, Essere Sussistente, Essere Perfettissimo… Non troviamo nessuna di queste denominazioni nella tradizione ebraica. La Bibbia non conosce nomi astratti di Dio, mai ne enumera le opere. Si può affermare che ciò che la Bibbia dice su Dio viene detto anzitutto con dei verbi, non con dei sostantivi. Questi verbi riguardano le grandi opere con cui Dio ha visitato il suo popolo. Sono verbi come creare, promettere, scegliere, eleggere, comandare, guidare, nutrire ecc. Si riferiscono a ciò che Dio ha fatto per il suo popolo. C’è quindi un’esperienza concreta, quella di essere stati aiutati in circostanze difficili, dove l’opera umana sarebbe venuta meno. Questa esperienza cerca la sua ragione ultima e la trova in questo essere misterioso che chiamiamo Dio. D’altra parte ha qualche ragione anche la tradizione occidentale. Infatti tutte le creature hanno ricevuto da Dio tutto ciò che sono e che hanno. Dio solo è in se stesso la pienezza dell’essere e di ogni perfezione, e colui che è senza origine e senza fine. Tuttavia nel mistero cristiano la natura di Dio ci appare gradualmente come avvolta da una luce ancora più misteriosa. Non è una natura semplicemente capace di tenere salda se stessa, di essere indipendente, di non aver bisogno di nessuno. È una realtà che si protende verso l’altro, in cui è più forte la relazione e il dono di sé che non il possedere se stesso. Per questo Gesù sulla croce ci rivela in maniera decisiva l’essere di Dio come essere per altri: è l’essere di Colui che si dona e perdona.

Carlo Maria Martini

16 novembre 2007