Archivio per novembre, 2011

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 4,18-22

Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori. E disse loro: «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedèo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò. Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono.

Quante volte Gesù ha chiamato il mio nome: delle volte sussurandolo, altre volte urlandolo con tutta la voce di cui era capace. E io sorda, testarda, tutta presa a cercare di buttare le reti dalla parte giusta della barca per catturare il mio banco di pesci, quello che rappresenta le cose importanti e vere della mia vita; troppo intenta a cercare quei pesci sempre negli stessi posti per decidere di cambiare rotta, tornare a terra e seguirLo. Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni invece non ci hanno pensato due volte a mollare tutto nel punto in cui si erano fermati per ascoltarlo e prendere la sua strada mentre Lui “andava oltre”. Mi ricorda quando mio cugino è diventato diacono e ci raccontava che questo brano di Vangelo l’aveva colpito perchè Gesù questa volta non si fermava ad aspettare, ma “andava oltre”: Lui ti chiama, ti vuole con sé nel cammino, ma sta a te decidere di stargli accanto. Ti prego, Signore, per riconoscere più spesso il suono della tua voce e cominciare a rincorrerti per riprendere il cammino con Te.
★ Riflessione di LaRobi★ 
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+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 10,21-24

In quello stesso istante Gesù esultò nello Spirito Santo e disse: «Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto. Ogni cosa mi è stata affidata dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare». E volgendosi ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Vi dico che molti profeti e re hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, ma non lo videro, e udire ciò che voi udite, ma non l’udirono».

La prima cosa che mi salta all’occhio di questo passo di Vangelo è che Gesù loda il Padre: non posso certo definirmi un esperto della Scrittura, ma mi pare che poche volte venga riportato un atteggiamento di questo tipo. Gesù ringrazia il Padre proprio perchè si è rivelato alle persone semplici e quindi, potremmo dire che rende lode proprio per la scelta di mandare se stesso in mezzo a noi come nostro fratello in tutto, pronto a condividere l’esistenza terrena come tutti noi… Uomo fra gli uomini. Forse è proprio l’atteggiamento delle persone sapienti dell’epoca, pensiamo agli scribi e ai sacerdoti, a essere di ostacolo alla comprensione della venuta del Signore; quando la saggezza si chiude nella saccenza c’è poco spazio per mettere in discussione le proprie convinzioni e accorgersi con il cuore di quello che sta succedendo intorno a sé. Forse le cose non sono poi così cambiate dopo duemila e più anni, spesso ci costruiamo i nostri piedistealli pensando di essere sulla buona strada per camminare verso Cristo, spesso ci barrichiamo sopra la presunzione di conoscere chissà quanti passi della Bibbia, di partecipare alla Messa domenicale ogni settimana ecc ecc, mentre magari non abbiamo un rapporto profondo e sincero con il Signore. Quando ci rivolgiamo a Lui, dobbiamo infatti, secondo me, anche mettere da parte tutta una serie di presunzioni che ci portano a sentirci già a buon punto o perchè “sulla retta via” o perchè sapienti; il rapporto che si deve instaurare è invece  basato sulla semplicità, sul punto di vista dei piccoli. Un “piccolo” ad esempio era un personaggio presentato nel Vangelo di qualche giorno fa, una povera vedova che gettava due spiccioli nel tesoro del Tempio, mentre i ricchi,  forti del loro patrimonio,  facevano offerte di ben più valore. E Gesù disse che quella vedova aveva in realtà dato più di loro. Alle volte mi (ci?) capita di mettere il cuore in pace dopo aver fatto un qualcosina per una giusta causa, qualcosa che a me è costato proprio zero o quasi… e poi sto bene per un po’ e stacco la spina e non ci penso più. Invece no, le cose più vere e profonde sono proprio quelle che ci costano qualcosa, fatte davvero col cuore, non tanto per fare. Nel mondo di oggi i piccoli sono gli anonimi, tutte quelle persone che non cercano a tutti i costi di emergere con la prepotenza o il successo effimero che sforna sempre nuovi idoli delle folle. Ma questi piccoli sono poi i “miti che erediteranno la terra” (Mt 5, 5) Gesù in questo passo ci suggerisce uno stile, che è poi il suo, vivere come i piccoli,  gli ultimi, quelli che fanno meno rumore nel mondo… preghiamo allora perchè tutti noi possiamo davvero spogliarsi della nostra saccenza (in tutti gli ambiti) e possiamo costruire sempre più realtà e contesti in cui venga valorizzata la persona in quanto tale e non solo in base ai soliti canoni di potere, fama, patrimonio ecc…

★ Riflessione di Gulli ★

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 8,5-11

In quel tempo, entrato Gesù in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava:  «Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente». Gesù gli rispose: «Io verrò e lo curerò». Ma il centurione riprese: «Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Perché anch’io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Fà questo, ed egli lo fa». All’udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: «In verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande. Ora vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli.»

Umiltà e grande fede, questo mi colpisce del centurione. Non si sente degno di far entrare Gesù in casa sua e ha talmente tanta fede da avere la certezza che solo una parola di Gesù sarebbe bastata per salvare il suo servo. Che bello avere una fede così ! Mi chiedo se ho la stessa fede e la mia risposta è un triste “non so”. Ho superato delusioni che inizialmente mi parevano insuperabili, dolori che per tanto tempo mi pareva  mi dovessero schiacciare il cuore, e tutto è stato superato grazie alla fede, ma nonostante questo ho paura di non essere come il centurione. In questi giorni ho potuto “leggere” la forza di una ragazza giovanissima che pur avendo subito una perdita grande ha talmente tanta fede che porta questa croce in modo stupendo, permettendo a Gesù di aiutarla a portarla, e mi sono chiesta tante volte, pensandola, se io ne sarei in grado. Ho due genitori che portano da anni la croce della perdita di un figlio ma che non hanno mai negato a me un sorriso e che non mi hanno mai fatto vivere in una casa “triste” ; ho due nipoti che hanno perso il babbo 5 anni fa ma che nonostante questo vuoto vivono la loro vita con fiducia ….. ho tanti esempi intorno, io stessa per certe cose sono stata un esempio per me stessa, ma ho cmq paura.

Ti prego o Dio di aiutarmi ad alimentare sempre più la mia Fede e la mia fiducia in te e nel fatto che mi sosterrai ogni qual volta ne avrò bisogno.

★ Riflessione di Lella  ★

Dal Vangelo secondo Marco  Mc 13,33-37

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Il padrone è via, e i servi si sentono padroni. Non è così quel che capita oggi? Mai con tanta sfacciataggine e supponenza oggi ciascuno ripete: la vita è mia, la storia è mia e la gestisco io! Ma la festa finisce. Il padrone ritorna. La storia ha termine. La morte, le grandi sfide della vita, le scelte dicono “basta!” all’uso della nostra libertà, e un rendiconto è da fare. “State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso, quando il padrone di casa tornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino, perché non giunga all’improvviso, trovandovi addormentati”. Chi sa l’ora del proprio doversi presentare a Dio? Ed è inutile difenderci, emanciparci, col negare la realtà. Neanche il più accanito degli atei riesce a giustificare la propria scelta; e tutti, davanti alla morte, intuiamo il Mistero e ne sentiamo la presenza. 
L’atteggiamento giusto da tenere è la trepidazione che non presume di sé, ma chiede l’aiuto a Dio. “E’ Dio infatti che suscita in noi il volere e l’operare – scrive san Paolo – secondo i suoi benevoli disegni” (Fil 2,13). Parlando ai cristiani di Corinto, stima i doni di Dio di cui sono stati arricchiti, ma li esorta a chiedere a Dio il dono della fedeltà e della perseveranza: “Egli vi confermerà fino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore: fedele è Dio!” (II lett.). Sant’Agostino continuamente diceva che la grazia più grande da chiedere nella preghiera è quella della perseveranza finale. Ecco allora: fare, ma col Signore, col suo aiuto, entro l’alveo della sua grande opera di rinnovamento che è il Regno di Dio. 

Alla fine, vigilare è sperare. Il cristiano sa di operare entro una causa che è già vincente, in Cristo, primizia dei risorti. La speranza è la molla del fare, contro ogni ostacolo e scoraggiamento. Noi cristiani, più di tutti, dobbiamo credere al mondo e operare per esso, perché lo sappiamo destinato all’eterno. L’Avvento è educazione alla speranza, cioè all’unica forza urgente da immettere in questo nostro mondo che ha visto cadere una dopo l’altra le varie speranze umane, e vive rassegnato ad ogni violenza, ingiustizia e sopraffazione sull’uomo.

Padre P

Dal Vangelo secondo Luca 21,34-36

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Il vangelo di oggi ci fa comprendere un significato veramente importante: quello della quotidianità nella preghiera e nella fede. Infatti ci insegna che non è solo la Domenica il giorno da dedicare al Signore con la messa, ma anche tutti gli altri giorni della settimana. La fede in sostanza deve essere curata giorno per giorno, in modo tale da evitare di incombere in ubriachezze e affanni che appesantiscono il nostro cuore; inoltre questi come un laccio potrebbero colpirti all’improvviso, quindi vegliate in ogni momento pregando perchè solo così avrete la forza di superare le difficoltà della vita.

#Gianmatteo#

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 21,29-33

E disse loro una parabola: «Guardate il fico e tutte le piante; quando già germogliano, guardandoli capite da voi stessi che ormai l’estate è vicina. Così pure, quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino. In verità vi dico: non passerà questa generazione finché tutto ciò sia avvenuto. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. 

Ogni evento di una certa importanza è preceduto da segnali facilmente 
percepibili, così è, ad esempio, per le stagioni  “Guardate il fico e tutte le piante; quando già germogliano, guardandoli capite da voi stessi che ormai l’estate è vicina”, e altrettanto vale per il regno di Dio. La stessa presenza di Gesù è prova dell’evento imminente, le sue parole attraversano il tempo e fanno in modo che tutti possiamo beneficiare della rivelazione che portano. Noi non conosciamo il giorno e l’ora della venuta del regno di Dio, ma sarebbe importante saperli? Avendo la possibilità di essere felici adesso, e sapendo che il regno di Dio si avvicina, preannunciato dalle parole di Gesù, non dobbiamo vivere con ansia l’attesa, ma goderci la vita. Indipendentemente da quando il tempo effettivamente scadrà, affidiamoci alla Parola del Signore, e 
preghiamolo di darci la forza di vivere con serenità la vita di ogni giorno.

★ Riflessione di Jacopo ★

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 21,20-28

Ma quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, sappiate allora che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano ai monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli in campagna non tornino in città; saranno infatti giorni di vendetta, perché tutto ciò che è stato scritto si compia. Guai alle donne che sono incinte e allattano in quei giorni, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo.Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri tra tutti i popoli; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani siano compiuti. Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con potenza e gloria grande. Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

“Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli.” Il brano di oggi mi fa venire in mente subito l’ultima beatitudine, ma ho preferito riportare la versione meno conosciuta del Vangelo di Luca, perchè dice “in quel giorno”. Declino la Gerusalemme del Vangelo al nostro cuore, come qualche giorno fa ha fatto la Fede nella sua riflessione, e penso a quanto il mondo metta sotto assedio il nostro essere cristiani. Penso che lo faccia tanto più quanto noi ci mettiamo in gioco come fedeli, come testimoni di “quel giorno” che deve venire e che farà giustizia. Chi farà giustizia sarà l’Amore, quindi non possiamo considerarci più che fortunati, ma in quanti saranno pronti ad accogliere questo Amore?Abbiamo una missione verso noi stessi: chiudere il cuore alle cose che possono assediarlo, fortificare la nostra Gerusalemme interiore con la preghiera, il dialogo con Dio, la crescita spirituale, e aprirlo quando invece è Gesù che bussa. E una verso gli altri: fare conoscere quell’Amore che giudicherà e che salverà. Rivolgiamo allora il nostro sguardo verso il cielo quando il peso della croce ci mette in crisi, perchè chi l’ha fatto ha salvato sé stesso e il mondo intero.
★ Riflessione di Ciccio ★